IV dopo Pentecoste

domenica 20Parrocchia S. Agata – Monticello
Parrocchia S. Maria della Purificazione – Torrevilla

Quale è il volto di Dio che emerge dalle letture di questa domenica? La Parola di Dio non sembra avere le idee confuse, o forse più semplicemente, se non ben compresa, rischia di confonderci le idee.
La prima lettura ci racconta di un Dio che minaccia di distruggere la città di Sodoma e Gomorra, dopo aver preso atto di quanto grande e grave sia il loro peccato, di quanto sia malvagio il proprio comportamento. Nello stesso tempo ci racconta di un Dio che ha cura di salvare la famiglia di Lot, nipote di Abramo, dalla pioggia di zolfo che fa cadere sulle due città, distruggendole. Gli angeli fecero premura a Lot, dicendo: «Su, prendi tua moglie e le tue due figlie che hai qui, per non essere travolto nel castigo della città».
Ci mostra come questa premura alla fine non sia sufficiente a salvare la moglie di Lot che, contravvenendo al comando di Dio di scappare senza voltarsi indietro, viene trasformata in una statua di sale.
Il finale del racconto è lieto per Lot: Dio si ricordò di Abramo e fece sfuggire Lot alla catastrofe. È tragico per tutti gli abitanti di Sodoma e Gomorra: Abramo andò di buon mattino… contemplò dall’alto Sòdoma e Gomorra e tutta la distesa della valle e vide che un fumo saliva dalla terra, come il fumo di una fornace.
Ci racconta, per le parole di san Paolo, una netta condanna per tutti gli ingiusti che vengono elencati in tutte le loro forme immorali, idolatri, adùlteri, depravati, sodomìti, ladri, avari, ubriaconi, calunniatori, rapinatori, dichiarando che nessuno di loro potrà aver parte nel regno di Dio. Nello stesso tempo ricorda che siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e nello Spirito del nostro Dio.
Il vangelo ci dice che il regno dei cieli è simile ad un re che generoso invita alla festa di nozze per il figlio e lo fa con insistenza, non lasciandosi scoraggiare dal primo rifiuto a partecipare. Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze! Ma quando per la seconda volta l’invito viene declinato perché tutti già impegnati chi al proprio campo, chi ai propri affari, allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.
Poi di nuovo il generoso e cordiale comando: La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”.  Il finale sembra essere di nuovo un rovesciamento della situazione: il re scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”.
Ma non è altrettanto e soprattutto vero che è il nostro stare davanti a Dio che spesso è confuso e ambiguo? Non siamo noi quegli abitanti di Sodoma e Gomorra che spesso trascuriamo gli avvertimenti e i rimproveri di Dio continuando nella nostra condotta, se non malvagia, quanto meno indifferente a lui e distratta? Non siamo noi come la moglie di Lot che ci voltiamo indietro, timorosi che l’obbedienza al comando di Dio sia a nostro svantaggio e sfavore?
Noi siamo coloro che vivono la propria libertà all’insegna del «Tutto mi è lecito!» trascurando che non sempre quello che è lecito, giova, trascurando le conseguenze… tanto non capiterà proprio a me. Basta farlo di nascosto; basta non farsi scoprire; tanto poi rimedio; tanto cosa c’è di male; lo faccio solo; smetto quando voglio; lo so che non dovevo farlo, ma questa volta non sono riuscito a resistere… Sono forte.
Non è così. Non lo è per l’ultima sigaretta, per l’ultimo gratta e vinci, non lo è per l’ultimo cioccolatino, per l’ultima parolaccia, per l’ultima sfuriata.
Sono tanti i modi con cui trascuriamo quelle situazioni in cui la vita ci mette di fronte a ciò che è lecito e possibile fare e ciò che invece giova fare.
Tutto è lecito. E se anche non sono sicuro che quello che voglio giova, intanto lo prendo.
La libertà ci mette nella condizione di fare quello che vogliamo e di rimandare le conseguenze.
Il cristiano deve giudicare il proprio agire non tanto a partire da ciò che è lecito e giusto in maniera astratta, ma da ciò che produce un reale vantaggio di bene per la propria vita di fede e a favore dei fratelli; non da ciò che semplicemente vuole, ma da ciò che vale.
Anche la libertà può divenire un idolo del quale si diventa schiavi: accade tutte le volte che ci si fa prendere dalla falsa certezza di essere padroni della nostra vita, dimenticando che in realtà siamo solo i custodi di un dono che Dio ci rinnova ogni giorno.
Occorre essere decisi nelle nostre scelte. La prima lettura di Genesi ci mette di fronte al potere del rimpianto e dell’incertezza. La moglie di Lot diventa una statua di sale.
L’idea che la nostra vita sarebbe migliore se avessimo fatto scelte diverse a volte ci rende incapaci di scegliere davvero e affrontare la vita per quello che è, spesso con il solo risultato di peggiorare le cose.
Il Signore guidi e accompagni la nostra libertà per non lasciarci dominare da nulla, ma per poter ogni giorno contare sulla sua grazia che libera e da vita.

Pubblicato in Vangelo della domenica | Lascia un commento

III dopo Pentecoste

3pentecosteParrocchia S. Agata – Monticello
Parrocchia S. Maria della Purificazione – Torrevilla

Le odierne letture sembrano scelte per la celebrazione di un matrimonio, ma faremmo grande torto alla Parola pensare che siano brani “riservati” solo agli sposi. La Parola è sempre per tutti e ciascuno semplicemente la ascolta dentro la sua condizione di vita. Allora mettiamoci in ascolto soprattutto di questo Vangelo consapevoli di essere davanti ad una questione spinosa e delicata: è lecito a un marito ripudiare la propria moglie?
Che la questione sia spinosa è confermato dal fatto che i farisei la usano per mettere alla prova Gesù e che i discepoli, una volta rimasti soli con Gesù, gli chiedono di spiegarsi meglio, forse non convinti dalla prima risposta data da Gesù.
Nel 1974, attraverso un referendum, una domanda simile è stata fatta al popolo italiano. Una legge, nel 1970, aveva introdotto quello che viene chiamato divorzio, la possibilità giuridica di scioglimento del vincolo matrimoniale tra un uomo e una donna.  La domanda, quindi, era: volete abrogare quella legge?
La maggioranza degli italiani, quasi il 60%, votò no.  Quella legge doveva rimanere. Doveva essere possibile sciogliere il matrimonio civile e se il matrimonio era stato celebrato in chiesa come sacramento doveva essere possibile far cessare gli effetti civili del matrimonio. Doveva essere possibile per un uomo ripudiare la propria moglie e viceversa. Dovessimo ripetere quel referendum, il risultato sarebbe lo stesso e forse con una maggioranza ancora grande, tanto che i tempi di attesa per ottenere il divorzio si sono via via accorciati.
Ripudiare. Divorziare. Separarsi. Rompere. Lasciarsi. Non riconoscere più come proprio qualcosa che pur è nostro (o lo era fino a quel momento). Sono tutti sinonimi.
A chi non è mai venuto il pensiero di dire ad un certo punto: basta! adesso è troppo; mi arrendo; rinuncio; non ne voglio più sapere!
Accade anche a me. Accade ogni volta che la strada si fa in salita; quando vengo ferito per l’ennesima volta; ogni volta che ho l’impressione che Dio mi stia chiedendo troppo; ogni volta che la fatica si fa grande, che la stanchezza si trasforma in tristezza; ogni volta che la durezza della vita ti porta a gridare: adesso basta!
Il cuore si indurisce, non perché diventa cattivo, ma perché sente il bisogno di difendersi, sente il bisogno di mettere una corazza, di prendere una distanza. Semplicemente per non essere più ferito.
Credo che possa accadere ad un marito verso una moglie e viceversa. Può accadere ad un genitore verso un figlio o viceversa. Ci sono tante situazioni nella vita in cui ciascuno può decidere di “divorziare” anche solo perché stanco.
Ci sono tanti piccoli divorzi che ciascuno di noi può scegliere e accettare e che lentamente ci portano lontano.
Cominci a cedere su una cosa; a rassegnarti sull’altra; a diminuire l’impegno su un’altra ancora; a disinteressarti fingendo di non vedere; ad ascoltare la tua stanchezza invece che guardare il volto e il bisogno dell’altro; cominci a rifiutare alcune situazioni; a rifiutarti di fare alcune cose… a nascondere e a nasconderti.
Tanti piccoli passi indietro sui quali occorre però vigilare per non trovarsi alla lunga lontano; divorziato; separato. Con il cuore duro… Impossibile da ferire, ma anche impossibilitato ad amare.
Le amicizie vere, o meglio quelle che aspirano a diventarlo, non si spezzano al primo errore, al primo torto e nemmeno al secondo o al decimo. L’amore ha bisogno della prova per diventare vero, altrimenti è gioco, è reciproca convenienza, è dare per avere.
La sfida davanti alla quale il Vangelo oggi ci pone credo sia questa: sei disposto a non chiuderti, a non mettere la corazza, a non fare passi indietro, a incamminarti sulla strada larga di quello che la legge ti permette di fare e lasciare il sentiero a volte stretto e impervio dell’amore?
Sei disposto a non lasciare che il tuo cuore sotto il peso della prova e del dolore, non diventi duro come la pietra semplicemente per non lasciarti ferire ulteriormente?
Non esiste amore sicuro, al riparo dal dolore: amare significa in ogni caso, essere vulnerabili, essere disposti a soffrire. Qualunque sia la cosa che vi è cara, il vostro cuore prima o poi avrà a soffrire per causa sua, graffiarsi, ferirsi e magari anche spezzarsi.  Se vuoi avere la certezza che esso rimanga intatto, allora non donarlo a nessuno. Proteggilo dietro qualche passatempo, dentro qualche hobby, qualche piccolo lusso o piacere, ma non donarlo a nessuno; evita ogni tipo di coinvolgimento.
Chiedi a Mosè o alla legge di tenerti aperta l’uscita di sicurezza, di prevedere un piano B o la via di fuga.
Oppure, se vuoi essere discepolo, chiedi sempre al Signore di farti contemplare il suo cuore ferito e di insegnarti ad amare.
Il vero dramma non è la separazione, ma è smettere di amare perché non si è più disposti a vivere la passione e con passione.

Pubblicato in Vangelo della domenica | Lascia un commento

II dopo Pentecoste

domenica 6Parrocchia S. Agata – Monticello
Parrocchia S. Maria della Purificazione – Torrevilla

Quando leggo questi versetti del Vangelo, mi trovo a volte a ricordare un’altra pagina di vangelo.
Sono alcuni versetti del capitolo 13 del vangelo di Matteo dove si dice: Ecco, il seminatore uscì a seminare. E mentre seminava… una parte cadde sulle spine e le spine crebbero e la soffocarono. Quello seminato tra le spine è colui che ascolta la parola, ma la preoccupazione del mondo e l’inganno della ricchezza soffocano la parola ed essa non dà frutto. Mi sono tornate in mente perché quell’invito a non preoccuparsi del cibo e del vestito rischia di essere come il seme che cade in mezzo alle spine delle nostre apprensioni per l’emergenza sanitaria ed economica che stiamo vivendo. Perché la situazione che stiamo vivendo ha riempito il nostro cuore di preoccupazioni, che forse non conoscevamo, e che rischiano di soffocare questa Parola e di impedirle di dare frutto.
In molte trasmissioni televisive che cavalcano il pessimismo e la rabbia, la protesta e il malcontento, queste parole del Vangelo sarebbero subito derise e forse anche disprezzate.
Se mal intese, potrebbero del resto sembrare irrispettose e offensive di fronte alle difficoltà di tante famiglie… non preoccupatevi per la vita, di quello che mangerete; né per il corpo, di quello che indosserete. La vita infatti vale più del cibo e il corpo più del vestito. Sono parole che in tempi come i nostri possono assomigliare a quel seme che cade sulle spine e viene soffocato.
Come non lasciar morire allora parole così, che sono per noi parole di Vangelo, dentro le preoccupazioni del nostro tempo? Come permettere loro di essere invece seme caduto nel terreno dissodato che porta molto frutto?
* Io credo che la prima cosa da fare sia non deriderle e credere alla loro forza. Soprattutto credere che nascono, prima ancora che dalla nostra capacità di metterle in pratica, da una promessa precisa che il Vangelo non trascura di ricordare: il Padre vostro sa che ne avete bisogno. Il Padre nostro sa che la vita ha bisogno del cibo, il corpo di un vestito e che la nostra ansia comunque non è soluzione a questa necessità.
Il Padre nostro sa che il cibo è per la vita e che è sciocco spendere la vita per accumulare cibo nel tentativo di placare la nostra ansia e di mettere al riparo la nostra vita e il nostro futuro con l’accumulo di ricchezze e di beni: chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? Se non potete fare neppure così poco, perché vi preoccupate per il resto?
* La seconda cosa forse è imparare a vedere Dio in azione nella storia degli uomini. Guardate i corvi: non seminano e non mietono, non hanno dispensa né granaio, eppure Dio li nutre. Guardate come crescono i gigli: non faticano e non filano. Eppure io vi dico: neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro.
Guardate… per tre volte risuona questo invito.  Per guardare occorre alzare gli occhi.
Troppo facilmente ci illudiamo di fare un servizio alla vita affannandoci per essa.
L’invito a non affannarci non è un invito a essere senza pensiero o senza sguardo per le cose, se mai ad avere un pensiero e uno sguardo più profondo: “guardate”, “osservate”.
Non “chiudete gli occhi”. Guardate il creato e ascoltate la sua voce di protesta; ci dice papa Francesco nell’apertura dell’Enciclica Laudato sii: “Protesta per il male che le provochiamo, a causa dell’uso irresponsabile e dell’abuso dei beni che Dio ha posto in lei. Siamo cresciuti pensando che eravamo suoi proprietari e dominatori, autorizzati a saccheggiarla. La violenza che c’è nel cuore umano ferito dal peccato si manifesta anche nei sintomi di malattia che avvertiamo nel suolo, nell’acqua, nell’aria e negli esseri viventi.”. Ancora aggiunge: “Se teniamo conto del fatto che anche l’essere umano è una creatura di questo mondo, che ha diritto a vivere e ad essere felice, e inoltre ha una speciale dignità, non possiamo tralasciare di considerare gli effetti del degrado ambientale, dell’attuale modello di sviluppo e della cultura dello scarto sulla vita delle persone”.
* La terza cosa è far nostra la convinzione che è già ben chiara al Padre: il Padre vostro sa che ne avete bisogno.
Tutti ne abbiamo bisogno! Non può essere più accettabile che qualcuno abbia troppo e altri poco se non nulla. Scandaloso è che “nel 2018 26 individui possedevano la ricchezza di 3,8 miliardi di persone, la metà più povera della popolazione mondiale. Nel 2017 queste fortune erano concentrate nelle mani di 46 individui e nel 2016 nelle tasche di 61 miliardari… A metà 2018 il 20% più ricco tra gli italiani possedeva circa il 72% dell’intera ricchezza nazionale.” (Articolo del IlSole24ore)
È Dio che non mantiene le sue promesse o è l’uomo che ha smesso di crederci e ha deciso di far funzionare il mondo in una maniera diversa, relegando la povertà di milioni di persone ad uno spiacevole effetto collaterale indesiderato della propria ricchezza?
Accade così che mentre tra i poveri si vive la vera solidarietà e la condivisione di quello che si ha, tra i ricchi ci si accontenta di essere semplicemente generosi con il proprio superfluo.
Questa parola è seme prezioso. Non lasciamo che cada in mezzo alle spine. Con questa parola Dio non intende deriderci e essere irrispettoso delle nostre preoccupazioni, ma ci sta offrendo la soluzione ai nostri bisogni e ai nostri affanni. Perché questo accada dobbiamo cominciare a fidarci e farci trovare terreno buono. 

Un uomo d’affari vide con fastidio che un pescatore sdraiato accanto alla propria barca fumava tranquillamente la pipa.
“Perché non stai pescando?” – gli domandò.
“Perché ho già pescato abbastanza pesce per tutto il giorno” – rispose placidamente il pescatore.
“Perché non ne peschi ancora?”
“E cosa ne farei?”
“Guadagneresti più soldi. Allora potresti avere un motore da attaccare alla barca per andare al largo e pescare più pesci. Così potresti avere più denaro per acquistare una rete di nailon, e avendo più pesca avresti più denaro. Presto avresti tanto denaro da poterti comprare due barche o addirittura una flotta. Allora potresti essere ricco come me” – disse soddisfatto l’uomo d’affari.
“E a quel punto cosa farei?” – domandò il pescatore.
“Potresti rilassarti e goderti la vita”.
“Cosa credi che stia facendo ora?” – fu la risposta.

Pubblicato in Vangelo della domenica | Lascia un commento

Campo estivo

campo estivo

Alla riunione di lunedì 7 giugno alle 20.30 in oratorio verrà presentata anche la proposta per le settimane dal 12 luglio al 30 luglio e dal 23 agosto al 3 settembre. Lungo tutta l’estate, in collaborazione con l’amministrazione comunale, si cercherà di fare attività con i ragazzi affidandosi in queste settimane al lavoro della Lionsport che già lo scorso anno ha gestito le attività del centro estivo comunale.

Pubblicato in Oratorio | Lascia un commento

Solennità della Trinità

Santissima TrinitaParrocchia S. Agata – Monticello 
Parrocchia S. Maria della Purificazione – Torrevilla

Celebriamo quest’oggi la solennità della santissima Trinità, la festa che ci ricorda che Dio è uno, ma non solitario; che il Dio dei cristiani è un Dio cui piace la Comunione, tanto da essere lui stesso Comunione di tre persone: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.
Tre persone legate tra loro, ma distinte, perché fare la comunione non significa fondersi in una cosa sola, perdendo l’originalità di ciascuno; distinte ma non separate perché unite da quel legame particolare che solo l’amore sa creare.
Certo rimane vero che quando noi vogliamo fare i conti con Dio, i conti non tornano mai. C’è sempre qualcosa che ci sfugge, qualcosa che non entra nei nostri schemi, nelle nostre logiche e nelle nostre tattiche.
Queste tre persone che sono un Dio solo e un Dio solo che sono tre persone fa saltare ogni contabilità.
Un Dio che è Padre. Un Dio che è Spirito. Un Dio che è Figlio.
Ma è bello anche custodire e rimanere dentro questa difficoltà a fare i conti con Dio, per evitare di pensare di aver già capito tutto, imparando a stare di fronte a questo Dio che rimane distante dalla nostra comprensione, ma non irraggiungibile; è lì a portata di mano – pensate a quando lo riceviamo nella Comunione – ma non manovrabile e controllabile, incomprensibile ma così amabile e affascinante.
Possiamo proprio dire che Dio non è calcolo e quantità, ma semplicemente amore e bellezza;
E l’amore e la bellezza non li puoi spiegare facilmente, li puoi solo ammirare, gustare, lasciarti conquistare e consegnarti.
Anche con la bellezza e l’amore i conti non tornano mai e, come per Dio, sono più facili da vivere che da spiegare.
Provate a raccontare chi è Dio, ma provate anche solo a raccontare cosa è l’amore… e vi accorgerete che siamo capaci al più di balbettare qualche parola, di mettere insieme qualche pensiero, ma che sia Dio che l’amore ci sfuggono nella loro pienezza, sono sempre qualcosa di più di quello che noi riusciamo a cogliere.
E quel di più genera e sostiene la ricerca continua, l’affidamento che diventa scoperta, diventa conoscenza nuova, diventa meraviglia.
Dio, come l’amore, non lo conosci attraverso le definizioni pur accurate e precise che ne puoi dare, ma lo conosci nella relazione che stabilisci con Lui e con l’altro.
Dio, come l’amore, non lo conosci nell’astrazione del pensiero o di un’ideale, ma perché ti fidi e ne fai allora esperienza concreta, quotidiana, materiale.
* È bello anche custodire e rimanere dentro questa difficoltà a fare i conti con Dio per imparare che ci sono alcune cose che non possono essere messe nel conto, perché sono gratuite. Sono di solito le cose belle e vere che fanno vera e bella la vita. Sono ad esempio l’amore, l’amicizia, il perdono, la gentilezza… e Dio.
Nessuna di queste cose si compra, nessuno di queste si vende. Neppure le si merita, ma semplicemente si offrono e si accolgono, senza aspettarsi nulla in cambio, senza prezzo, senza possibilità di reso. Quando è dato è dato.
*  Da questi conti che non tornano possiamo imparare che i conti non possono proprio tornare perché sia con Dio che con l’amore, più dai, più ne ricevi. I conti non tornano, perché più ami, e più ti ritrovi nel cuore amore. Quasi come se in te avessi scoperto una sorgente inesauribile. Più ne metti in circolo, più te ne ritorna e viceversa, più giochi al risparmio, meno te ne rimane. Ti impoverisci. Con Dio, come per l’amore, quando l’amore lo doni, non lo perdi, ma lo scopri.
* Da questi conti che non tornano, possiamo imparare che, come per Dio e come per l’amore, non sai dire chi ci guadagna di più: se chi ama o chi è amato. È una gara senza fine. Dove non c’è inizio né fine. Non c’è prima né dopo. Nell’amore come in Dio c’è l’eternità e l’unica sconfitta è che qualcuno smetta di amare.
A quel punto è la fine della vita. È l’inizio della morte. Per chi ama e per chi è amato.
Perché quando due si amano, la vita scorre dall’uno all’altro, andata e ritorno.
* Da questi conti che non tornano, possiamo imparare che con Dio, come per l’amore, niente può essere un obbligo o dato per scontato, ma con Dio come per l’amore, quando cominci ad amare davvero non smetteresti mai, quando cominci a credere sul serio, tutto si fa più chiaro, tutto diventa più comprensibile, coinvolgente e interessante; quando conosci davvero e profondamente questo Dio del Vangelo, non lo lasceresti mai.
Non è normale questo Dio che è uno e trino. È padre e Figlio e Spirito.
No, non è normale questo Dio, ma come non sono normali le persone che amano.
Chiudo con alcune parole di una preghiera di sant’Alselmo: Signore Dio mio, insegna al mio cuore dove e come cercarti, dove e come trovarti. Guarda, Signore, esaudiscici, illuminaci, mostrati a noi. Insegnami a cercarti e mostrati quando ti cerco: non posso cercarti se tu non mi insegni, né trovarti se non ti mostri. Che io ti cerchi desiderandoti e ti desideri cercandoti, che io ti trovi amandoti e ti ami trovandoti.

Pubblicato in Vangelo della domenica | Lascia un commento

Incontro insieme

brasato

BRASATO D’ASINO CON POLENTA
SOLO DA ASPORTO SU PRENOTAZIONE

domenica 6 giugno 2021 dalle ore 12.00 Oratorio di Torrevilla
Prenotazione obbligatoria entro il 2 giugno telefonando a Pinuccia 3348381521 oppure compilando l’apposito modulo https://form.jotform.com/211455168420046
L’evento si svolgerà nel pieno rispetto delle normative anti-covid

Pubblicato in Oratorio | Lascia un commento

Solennità di Pentecoste

pentecosteParrocchia S. Agata – Monticello 
Parrocchia S. Maria della Purificazione – Torrevilla

Dove abita il tuo Spirito, Signore? Oggi, ascoltando il racconto degli Atti degli Apostoli, di quella prima e possente Pentecoste, ci sentiamo autorizzati a dire: lo Spirito abita le case dove sono riuniti dei discepoli.
Pochi discepoli dice il Vangelo, a cancellare la paura che per sentir vera la fede si debba essere in tanti, si debba esser convinti, si debba esser forti, si debba essere all’altezza.
Quei discepoli non erano tanti, non erano convinti, non erano forti, non molto credibili tanto che neppure tra di loro riuscivano a “convincersi”, non erano pronti ad essere testimoni.
Ma allo Spirito, non manca certo la capacità di iniziativa: mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste e i discepoli si trovavano tutti insieme nello stesso luogo… venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo.
Non ci sono per lo Spirito luoghi privilegiati. Luoghi migliori di altri per arrivare, improvviso e gagliardo, impetuoso ma benevolo. Non ci sono luoghi adatti o inadeguati.
Ogni luogo può diventare la sua casa. Ogni casa può riempirsi della sua presenza.
Non ci sono per lo Spirito neppure luoghi irraggiungibili o inaccessibili, non esistono luoghi da lui abbandonati o dimenticati, ignorati e sconosciuti.
Invochiamolo ed egli ci raggiungerà!
Le parole della risposta al salmo ce lo hanno ricordato:
Del tuo Spirito, Signore, è piena la terra. Mandi il tuo spirito e rinnovi la faccia della terra.
Vogliamo ripetere questa frase, non come distratta risposta ad un salmo, ma come risposta ad ogni situazione che siamo chiamati a vivere.
Signore del tuo Spirito è piena la terra e perciò sentiamo che ne sono piene quelle situazioni felici in cui questa promessa la sentiamo come già realizzata e ne sono piene quelle situazioni faticose e dolorose in cui facciamo fatica ad alzare lo sguardo, facciamo fatica a capire dove sei, cosa fai, dove invocarti e dove trovarti.
Signore del tuo Spirito è piena la terra… e quindi ne è pieno il nostro cuore.
La parola del Vangelo ci rassicura sulla volontà e la promessa di Dio: Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani.
Proprio questo sentirci abitati da Dio diventa sorgente della nostra pace, diventa la nostra speranza, ci dona consolazione; sentirci abitati anche quando e proprio quando ci sentiamo vuoti o svuotati; quando ci sentiamo soli; quando ci sentiamo smarriti.
Noi quest’oggi non vedremo lingue di fuoco, non lo vedremo scendere dal cielo come quel giorno descritto dagli Atti degli Apostoli, ma non per questo non lo possiamo sentire e vedere.
Occorre lo sguardo giusto, occorre l’orecchio giusto. Occorre il silenzio giusto attorno e dentro di noi.
Uno Spirito, dice la Scrittura, che lavora e prega incessantemente dentro di noi, che grida Abba Padre. Un vero, grande e prezioso tesoro che ciascuno di noi porta dentro di sé, nel profondo del nostro essere, anche se non gli prestiamo attenzione, anche a volte a nostra insaputa.
Come quel giorno è arrivato improvviso in quella casa, a volte improvviso ci scuote, ci permette di fare quel passo che non riuscivamo a fare da tempo, ci fa vedere quello che cercavamo e ci sembrava di non riuscire a capire e a trovare.
Ogni nostra preghiera non dovrebbe avere altro scopo che spalancargli le porte e metterci in contatto con lui; permetterci di ascoltare quello che ci sussurra nel nostro intimo; sentire la dolcezza di questo ospite invisibile ma reale.  Sentirne tutta la forza che diventa nostra forza.
Belle le parole della sequenza del Vieni Santo Spirito: I nostri sensi illumina, fervore nei cuori infondici; rinvigorisci l’anima nei nostri corpi deboli.
Guardiamoci attorno mossi da questo Spirito che riempie la terra. Andiamo in cerca della sua presenza, della sua azione. La storia non è fatta solo da noi, dal nostro impegno, dal nostro lavoro, dalle nostre attività. La Pentecoste ci ricorda che l’umanità vive e cammina anche grazie al dono di Dio che percorre la terra e custodisce la storia degli uomini.
Questo Spirito che non si incontra nell’agitazione, ma nell’attesa e nella preghiera, nella disponibilità a fare la volontà di Dio.
Preghiamo il Signore perché di nuovo rinnovi e tenga vivo questo dono per noi. Preghiamo di darci sempre le parole giuste con cui invocarlo, di darci gli occhi giusti per accorgerci della sua presenza, della sua azione intorno a noi e dentro di noi e per lasciare che operando in noi ci trasformi continuamente in creature nuove.

Pubblicato in Vangelo della domenica | Lascia un commento

VII domenica di Pasqua

domenica vangelaoParrocchia S. Agata – Monticello 
Parrocchia S. Maria della Purificazione – Torrevilla

Ancora una volta, come due domeniche fa, la pagina del vangelo che ci è regalata ci porta ad ascoltare le parole della preghiera che Gesù rivolge al Padre al termine dell’ultima cena. Dopo aver parlato ai suoi discepoli, Gesù si mette in disparte e prega. Parla con il Padre. Come già dicevo, quelle che stiamo ascoltando non sono parole di insegnamento, sono semplicemente parole di preghiera, parole da origliare, da raccogliere e custodire, come fa del resto Giovanni prima di scriverle nel suo vangelo.
Ascoltandole credo possiamo davvero meravigliarci nel sentire che non si sta rivolgendo al Padre per se stesso. Avrebbe certo avuto buone ragioni: Gesù conosce cosa lo aspetta nei prossimi giorni. Lo aveva preannunciato ai suoi discepoli più volte: il Figlio dell’uomo doveva molto soffrire, ed essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, poi venire ucciso e, dopo tre giorni, risuscitare.
Non sta pregando il Padre di difenderlo e di salvarlo dalla morte. Neppure nel Getsemani quando tornerà a pregare poco prima di essere arrestato dirà semplicemente: «Padre mio, se questo calice non può passare via senza che io lo beva, si compia la tua volontà».
È cosa che non può passare inosservata questo Gesù che prima di entrare dentro la sua passione e di andare a morire in croce non prega per se stesso, ma prega per i suoi discepoli.
Ascoltandole, credo possiamo soprattutto emozionarci nel sentire Gesù, alla vigilia della sua passione, che si rivolge al Padre non per lamentarsi della pochezza dei suoi discepoli; non per mandare a quel paese Giuda che di lì a poco lo avrebbe tradito; non per brontolare di Pietro dopo aver fatto il gradasso ed essersi detto pronto ad andare a dare la propria vita per Gesù; non per parlare male degli altri discepoli che lo avrebbero lasciato solo; prega per loro.
Prega esprimendo la preoccupazione che ha nel cuore per ciascuno di loro: Quand’ero con loro, io li custodivo nel tuo nome, quello che mi hai dato, e li ho conservati, e nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si compisse la Scrittura.
E ora chi si occuperà di loro? Chi continuerà a custodirli, a vegliare e proteggerli? Padre, pensaci tu!
Gesù che conosce il cuore di ciascuno dei suoi discepoli sa che non sono ancora pronti. Sa che le vicende della passione e della morte in croce saranno un duro colpo per il loro morale e ancora di più per la loro fede. Sa che cominceranno a dubitare di tutto quello che ha loro insegnato.
Lo sa Gesù, come lo sappiamo noi. Perché il cuore di quei discepoli non è diverso dal nostro.
Non ci sentiamo mai abbastanza protetti da Dio. Abbiamo sempre paura che la vita all’improvviso ci possa mostrare il suo volto più severo; che le tempeste si abbattano, i fiumi straripino, i venti soffino troppo violenti perché la casa resista; che Dio si possa dimenticare di noi e che il maligno possa avere la meglio. I loro dubbi sono i nostri; le loro paure sono identiche a quelle che abitano il nostro cuore: la paura di non farcela, di non essere pronti, di non poter controllare tutto, di non avere certezze, la paura della morte.
Lo sa Gesù e prega per loro, come prega per noi, con parole delicate e premurose: Padre santo, custodiscili nel tuo nome. Prego che tu li custodisca dal Maligno; perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia.
Un nome in cui essere custoditi. La difesa dal male. La pienezza della gioia. Ecco i tre doni richiesti da Gesù mentre esprime la consapevolezza del suo ritorno al Padre e la sua preoccupazione di non poter più accompagnare di persona il cammino dei suoi discepoli.
Voglio spendere una parola sulla pienezza della gioia che Gesù chiede per noi.
Viviamo in un tempo in cui la felicità non sembra più solo un diritto, ma soprattutto un dovere e se non lo sei ti fa sentire in colpa e in difetto; viviamo in un mondo la cui economia si regge sulla nostra infelicità, in un mondo che fondamentalmente ha interesse a vederci infelici perché è proprio quando sei infelice che sei più propenso a spendere, a comprare, a consumare e quindi a far guadagnare.
Nel cenacolo ascoltiamo invece Gesù che questa gioia la chiede gratuitamente a Dio e nella sua pienezza, non per il suo tornaconto, ma per il nostro bene. Se è Gesù stesso che chiede al Padre questa cosa, non possiamo certo pensare che la sua preghiera venga disattesa o cada nel vuoto.
Il salmo stesso ci aiuta a far nostra questa consapevolezza di un amore che ci precede e ci custodisce quando ci fa dire: Signore, tu mi scruti e mi conosci, ti sono note tutte le mie vie. Sei tu che hai formato i miei reni e mi hai tessuto nel grembo di mia madre. Io ti rendo grazie: hai fatto di me una meraviglia stupenda; meravigliose sono le tue opere, le riconosce pienamente l’anima mia.
Noi non siamo del mondo, noi siamo di Dio. Gli apparteniamo e il mondo non può strapparci dalla sua mano. Provate a strappare qualcosa dalle mani di Dio se ne siete capaci.
Quella sera, i discepoli ebbero la fortuna di sentirlo pregare, ad alta voce, con le parole che anche noi abbiamo oggi riascoltato. Lasciamoci emozionare come si è emozionato Giovanni quella sera, intuendo che quelle parole erano per noi Vangelo, non una tra le tante buone notizie, ma la Buona Notizia.

Pubblicato in Vangelo della domenica | Lascia un commento

Oratorio Estivo 2021

Proposta delle nostre tre parrocchie per l’oratorio estivo, in base a criteri stabiliti dalle normative anti-covid – scarica il volantino

PERIODO – 4 settimane dal 14/06 al 09/07

ISCRIZIONI –  settimanali per il solo pomeriggio o per la giornata intera

ORARI
Entrata: 08.00-08.30 Entrata pomeridiana: 13.30-14.00 Uscita: 16.30-17.30

PRANZO – al sacco portato da casa

RIUNIONE UNFERMATIVA
Lunedì 24/05 ore 21.00 in oratorio a Monticello (in caso di maltempo in chiesa)
Alla riunione è consigliata la partecipazione di un genitore per famiglia

iscrizioi oratorio 2021

 

Pubblicato in Oratorio | Lascia un commento

Prima comunione

Prima comunione

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento