Parrocchia S. Agata – Monticello
Parrocchia S. Maria della Purificazione – Torrevilla
Le odierne letture sembrano scelte per la celebrazione di un matrimonio, ma faremmo grande torto alla Parola pensare che siano brani “riservati” solo agli sposi. La Parola è sempre per tutti e ciascuno semplicemente la ascolta dentro la sua condizione di vita. Allora mettiamoci in ascolto soprattutto di questo Vangelo consapevoli di essere davanti ad una questione spinosa e delicata: è lecito a un marito ripudiare la propria moglie?
Che la questione sia spinosa è confermato dal fatto che i farisei la usano per mettere alla prova Gesù e che i discepoli, una volta rimasti soli con Gesù, gli chiedono di spiegarsi meglio, forse non convinti dalla prima risposta data da Gesù.
Nel 1974, attraverso un referendum, una domanda simile è stata fatta al popolo italiano. Una legge, nel 1970, aveva introdotto quello che viene chiamato divorzio, la possibilità giuridica di scioglimento del vincolo matrimoniale tra un uomo e una donna. La domanda, quindi, era: volete abrogare quella legge?
La maggioranza degli italiani, quasi il 60%, votò no. Quella legge doveva rimanere. Doveva essere possibile sciogliere il matrimonio civile e se il matrimonio era stato celebrato in chiesa come sacramento doveva essere possibile far cessare gli effetti civili del matrimonio. Doveva essere possibile per un uomo ripudiare la propria moglie e viceversa. Dovessimo ripetere quel referendum, il risultato sarebbe lo stesso e forse con una maggioranza ancora grande, tanto che i tempi di attesa per ottenere il divorzio si sono via via accorciati.
Ripudiare. Divorziare. Separarsi. Rompere. Lasciarsi. Non riconoscere più come proprio qualcosa che pur è nostro (o lo era fino a quel momento). Sono tutti sinonimi.
A chi non è mai venuto il pensiero di dire ad un certo punto: basta! adesso è troppo; mi arrendo; rinuncio; non ne voglio più sapere!
Accade anche a me. Accade ogni volta che la strada si fa in salita; quando vengo ferito per l’ennesima volta; ogni volta che ho l’impressione che Dio mi stia chiedendo troppo; ogni volta che la fatica si fa grande, che la stanchezza si trasforma in tristezza; ogni volta che la durezza della vita ti porta a gridare: adesso basta!
Il cuore si indurisce, non perché diventa cattivo, ma perché sente il bisogno di difendersi, sente il bisogno di mettere una corazza, di prendere una distanza. Semplicemente per non essere più ferito.
Credo che possa accadere ad un marito verso una moglie e viceversa. Può accadere ad un genitore verso un figlio o viceversa. Ci sono tante situazioni nella vita in cui ciascuno può decidere di “divorziare” anche solo perché stanco.
Ci sono tanti piccoli divorzi che ciascuno di noi può scegliere e accettare e che lentamente ci portano lontano.
Cominci a cedere su una cosa; a rassegnarti sull’altra; a diminuire l’impegno su un’altra ancora; a disinteressarti fingendo di non vedere; ad ascoltare la tua stanchezza invece che guardare il volto e il bisogno dell’altro; cominci a rifiutare alcune situazioni; a rifiutarti di fare alcune cose… a nascondere e a nasconderti.
Tanti piccoli passi indietro sui quali occorre però vigilare per non trovarsi alla lunga lontano; divorziato; separato. Con il cuore duro… Impossibile da ferire, ma anche impossibilitato ad amare.
Le amicizie vere, o meglio quelle che aspirano a diventarlo, non si spezzano al primo errore, al primo torto e nemmeno al secondo o al decimo. L’amore ha bisogno della prova per diventare vero, altrimenti è gioco, è reciproca convenienza, è dare per avere.
La sfida davanti alla quale il Vangelo oggi ci pone credo sia questa: sei disposto a non chiuderti, a non mettere la corazza, a non fare passi indietro, a incamminarti sulla strada larga di quello che la legge ti permette di fare e lasciare il sentiero a volte stretto e impervio dell’amore?
Sei disposto a non lasciare che il tuo cuore sotto il peso della prova e del dolore, non diventi duro come la pietra semplicemente per non lasciarti ferire ulteriormente?
Non esiste amore sicuro, al riparo dal dolore: amare significa in ogni caso, essere vulnerabili, essere disposti a soffrire. Qualunque sia la cosa che vi è cara, il vostro cuore prima o poi avrà a soffrire per causa sua, graffiarsi, ferirsi e magari anche spezzarsi. Se vuoi avere la certezza che esso rimanga intatto, allora non donarlo a nessuno. Proteggilo dietro qualche passatempo, dentro qualche hobby, qualche piccolo lusso o piacere, ma non donarlo a nessuno; evita ogni tipo di coinvolgimento.
Chiedi a Mosè o alla legge di tenerti aperta l’uscita di sicurezza, di prevedere un piano B o la via di fuga.
Oppure, se vuoi essere discepolo, chiedi sempre al Signore di farti contemplare il suo cuore ferito e di insegnarti ad amare.
Il vero dramma non è la separazione, ma è smettere di amare perché non si è più disposti a vivere la passione e con passione.



