IV dopo Pentecoste

domenica 20Parrocchia S. Agata Monticello
Parrocchia S. Maria della Purificazione Torrevilla

Quale è il volto di Dio che emerge dalle letture di questa domenica? La Parola di Dio non sembra avere le idee confuse, o forse più semplicemente, se non ben compresa, rischia di confonderci le idee.
La prima lettura ci racconta di un Dio che minaccia di distruggere la città di Sodoma e Gomorra, dopo aver preso atto di quanto grande e grave sia il loro peccato, di quanto sia malvagio il proprio comportamento. Nello stesso tempo ci racconta di un Dio che ha cura di salvare la famiglia di Lot, nipote di Abramo, dalla pioggia di zolfo che fa cadere sulle due città, distruggendole. Gli angeli fecero premura a Lot, dicendo: «Su, prendi tua moglie e le tue due figlie che hai qui, per non essere travolto nel castigo della città».
Ci mostra come questa premura alla fine non sia sufficiente a salvare la moglie di Lot che, contravvenendo al comando di Dio di scappare senza voltarsi indietro, viene trasformata in una statua di sale.
Il finale del racconto è lieto per Lot: Dio si ricordò di Abramo e fece sfuggire Lot alla catastrofe. È tragico per tutti gli abitanti di Sodoma e Gomorra: Abramo andò di buon mattino… contemplò dall’alto Sòdoma e Gomorra e tutta la distesa della valle e vide che un fumo saliva dalla terra, come il fumo di una fornace.
Ci racconta, per le parole di san Paolo, una netta condanna per tutti gli ingiusti che vengono elencati in tutte le loro forme immorali, idolatri, adùlteri, depravati, sodomìti, ladri, avari, ubriaconi, calunniatori, rapinatori, dichiarando che nessuno di loro potrà aver parte nel regno di Dio. Nello stesso tempo ricorda che siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e nello Spirito del nostro Dio.
Il vangelo ci dice che il regno dei cieli è simile ad un re che generoso invita alla festa di nozze per il figlio e lo fa con insistenza, non lasciandosi scoraggiare dal primo rifiuto a partecipare. Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze! Ma quando per la seconda volta l’invito viene declinato perché tutti già impegnati chi al proprio campo, chi ai propri affari, allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.
Poi di nuovo il generoso e cordiale comando: La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”.  Il finale sembra essere di nuovo un rovesciamento della situazione: il re scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”.
Ma non è altrettanto e soprattutto vero che è il nostro stare davanti a Dio che spesso è confuso e ambiguo? Non siamo noi quegli abitanti di Sodoma e Gomorra che spesso trascuriamo gli avvertimenti e i rimproveri di Dio continuando nella nostra condotta, se non malvagia, quanto meno indifferente a lui e distratta? Non siamo noi come la moglie di Lot che ci voltiamo indietro, timorosi che l’obbedienza al comando di Dio sia a nostro svantaggio e sfavore?
Noi siamo coloro che vivono la propria libertà all’insegna del «Tutto mi è lecito!» trascurando che non sempre quello che è lecito, giova, trascurando le conseguenze… tanto non capiterà proprio a me. Basta farlo di nascosto; basta non farsi scoprire; tanto poi rimedio; tanto cosa c’è di male; lo faccio solo; smetto quando voglio; lo so che non dovevo farlo, ma questa volta non sono riuscito a resistere… Sono forte.
Non è così. Non lo è per l’ultima sigaretta, per l’ultimo gratta e vinci, non lo è per l’ultimo cioccolatino, per l’ultima parolaccia, per l’ultima sfuriata.
Sono tanti i modi con cui trascuriamo quelle situazioni in cui la vita ci mette di fronte a ciò che è lecito e possibile fare e ciò che invece giova fare.
Tutto è lecito. E se anche non sono sicuro che quello che voglio giova, intanto lo prendo.
La libertà ci mette nella condizione di fare quello che vogliamo e di rimandare le conseguenze.
Il cristiano deve giudicare il proprio agire non tanto a partire da ciò che è lecito e giusto in maniera astratta, ma da ciò che produce un reale vantaggio di bene per la propria vita di fede e a favore dei fratelli; non da ciò che semplicemente vuole, ma da ciò che vale.
Anche la libertà può divenire un idolo del quale si diventa schiavi: accade tutte le volte che ci si fa prendere dalla falsa certezza di essere padroni della nostra vita, dimenticando che in realtà siamo solo i custodi di un dono che Dio ci rinnova ogni giorno.
Occorre essere decisi nelle nostre scelte. La prima lettura di Genesi ci mette di fronte al potere del rimpianto e dell’incertezza. La moglie di Lot diventa una statua di sale.
L’idea che la nostra vita sarebbe migliore se avessimo fatto scelte diverse a volte ci rende incapaci di scegliere davvero e affrontare la vita per quello che è, spesso con il solo risultato di peggiorare le cose.
Il Signore guidi e accompagni la nostra libertà per non lasciarci dominare da nulla, ma per poter ogni giorno contare sulla sua grazia che libera e da vita.

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