II dopo Pentecoste

domenica 6Parrocchia S. Agata – Monticello
Parrocchia S. Maria della Purificazione – Torrevilla

Quando leggo questi versetti del Vangelo, mi trovo a volte a ricordare un’altra pagina di vangelo.
Sono alcuni versetti del capitolo 13 del vangelo di Matteo dove si dice: Ecco, il seminatore uscì a seminare. E mentre seminava… una parte cadde sulle spine e le spine crebbero e la soffocarono. Quello seminato tra le spine è colui che ascolta la parola, ma la preoccupazione del mondo e l’inganno della ricchezza soffocano la parola ed essa non dà frutto. Mi sono tornate in mente perché quell’invito a non preoccuparsi del cibo e del vestito rischia di essere come il seme che cade in mezzo alle spine delle nostre apprensioni per l’emergenza sanitaria ed economica che stiamo vivendo. Perché la situazione che stiamo vivendo ha riempito il nostro cuore di preoccupazioni, che forse non conoscevamo, e che rischiano di soffocare questa Parola e di impedirle di dare frutto.
In molte trasmissioni televisive che cavalcano il pessimismo e la rabbia, la protesta e il malcontento, queste parole del Vangelo sarebbero subito derise e forse anche disprezzate.
Se mal intese, potrebbero del resto sembrare irrispettose e offensive di fronte alle difficoltà di tante famiglie… non preoccupatevi per la vita, di quello che mangerete; né per il corpo, di quello che indosserete. La vita infatti vale più del cibo e il corpo più del vestito. Sono parole che in tempi come i nostri possono assomigliare a quel seme che cade sulle spine e viene soffocato.
Come non lasciar morire allora parole così, che sono per noi parole di Vangelo, dentro le preoccupazioni del nostro tempo? Come permettere loro di essere invece seme caduto nel terreno dissodato che porta molto frutto?
* Io credo che la prima cosa da fare sia non deriderle e credere alla loro forza. Soprattutto credere che nascono, prima ancora che dalla nostra capacità di metterle in pratica, da una promessa precisa che il Vangelo non trascura di ricordare: il Padre vostro sa che ne avete bisogno. Il Padre nostro sa che la vita ha bisogno del cibo, il corpo di un vestito e che la nostra ansia comunque non è soluzione a questa necessità.
Il Padre nostro sa che il cibo è per la vita e che è sciocco spendere la vita per accumulare cibo nel tentativo di placare la nostra ansia e di mettere al riparo la nostra vita e il nostro futuro con l’accumulo di ricchezze e di beni: chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? Se non potete fare neppure così poco, perché vi preoccupate per il resto?
* La seconda cosa forse è imparare a vedere Dio in azione nella storia degli uomini. Guardate i corvi: non seminano e non mietono, non hanno dispensa né granaio, eppure Dio li nutre. Guardate come crescono i gigli: non faticano e non filano. Eppure io vi dico: neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro.
Guardate… per tre volte risuona questo invito.  Per guardare occorre alzare gli occhi.
Troppo facilmente ci illudiamo di fare un servizio alla vita affannandoci per essa.
L’invito a non affannarci non è un invito a essere senza pensiero o senza sguardo per le cose, se mai ad avere un pensiero e uno sguardo più profondo: “guardate”, “osservate”.
Non “chiudete gli occhi”. Guardate il creato e ascoltate la sua voce di protesta; ci dice papa Francesco nell’apertura dell’Enciclica Laudato sii: “Protesta per il male che le provochiamo, a causa dell’uso irresponsabile e dell’abuso dei beni che Dio ha posto in lei. Siamo cresciuti pensando che eravamo suoi proprietari e dominatori, autorizzati a saccheggiarla. La violenza che c’è nel cuore umano ferito dal peccato si manifesta anche nei sintomi di malattia che avvertiamo nel suolo, nell’acqua, nell’aria e negli esseri viventi.”. Ancora aggiunge: “Se teniamo conto del fatto che anche l’essere umano è una creatura di questo mondo, che ha diritto a vivere e ad essere felice, e inoltre ha una speciale dignità, non possiamo tralasciare di considerare gli effetti del degrado ambientale, dell’attuale modello di sviluppo e della cultura dello scarto sulla vita delle persone”.
* La terza cosa è far nostra la convinzione che è già ben chiara al Padre: il Padre vostro sa che ne avete bisogno.
Tutti ne abbiamo bisogno! Non può essere più accettabile che qualcuno abbia troppo e altri poco se non nulla. Scandaloso è che “nel 2018 26 individui possedevano la ricchezza di 3,8 miliardi di persone, la metà più povera della popolazione mondiale. Nel 2017 queste fortune erano concentrate nelle mani di 46 individui e nel 2016 nelle tasche di 61 miliardari… A metà 2018 il 20% più ricco tra gli italiani possedeva circa il 72% dell’intera ricchezza nazionale.” (Articolo del IlSole24ore)
È Dio che non mantiene le sue promesse o è l’uomo che ha smesso di crederci e ha deciso di far funzionare il mondo in una maniera diversa, relegando la povertà di milioni di persone ad uno spiacevole effetto collaterale indesiderato della propria ricchezza?
Accade così che mentre tra i poveri si vive la vera solidarietà e la condivisione di quello che si ha, tra i ricchi ci si accontenta di essere semplicemente generosi con il proprio superfluo.
Questa parola è seme prezioso. Non lasciamo che cada in mezzo alle spine. Con questa parola Dio non intende deriderci e essere irrispettoso delle nostre preoccupazioni, ma ci sta offrendo la soluzione ai nostri bisogni e ai nostri affanni. Perché questo accada dobbiamo cominciare a fidarci e farci trovare terreno buono. 

Un uomo d’affari vide con fastidio che un pescatore sdraiato accanto alla propria barca fumava tranquillamente la pipa.
“Perché non stai pescando?” – gli domandò.
“Perché ho già pescato abbastanza pesce per tutto il giorno” – rispose placidamente il pescatore.
“Perché non ne peschi ancora?”
“E cosa ne farei?”
“Guadagneresti più soldi. Allora potresti avere un motore da attaccare alla barca per andare al largo e pescare più pesci. Così potresti avere più denaro per acquistare una rete di nailon, e avendo più pesca avresti più denaro. Presto avresti tanto denaro da poterti comprare due barche o addirittura una flotta. Allora potresti essere ricco come me” – disse soddisfatto l’uomo d’affari.
“E a quel punto cosa farei?” – domandò il pescatore.
“Potresti rilassarti e goderti la vita”.
“Cosa credi che stia facendo ora?” – fu la risposta.

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