XIII domenica dopo Pentecoste

tempioDomenica 14 agosto 2016
vangelo Matteo (Mt 21,10-16)

In quel tempo. Mentre il Signore Gesù entrava in Gerusalemme, tutta la città fu presa da agitazione e diceva: «Chi è costui?». E la folla rispondeva: «Questi è il profeta Gesù, da Nàzaret di Galilea».
Gesù entrò nel tempio e scacciò tutti quelli che nel tempio vendevano e compravano; rovesciò i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe 13e disse loro: «Sta scritto: La mia casa sarà chiamata casa di preghiera.
Voi invece ne fate un covo di ladri».
Gli si avvicinarono nel tempio ciechi e storpi, ed egli li guarì. Ma i capi dei sacerdoti e gli scribi, vedendo le meraviglie che aveva fatto e i fanciulli che acclamavano nel tempio: «Osanna al figlio di Davide!», si sdegnarono, e gli dissero: «Non senti quello che dicono costoro?». Gesù rispose loro: «Sì! Non avete mai letto:
Dalla bocca di bambini e di lattanti hai tratto per te una lode?».

Commento

Una pagina di vangelo rivoluzionarie e gloriosa. Che ci parla del tempio, casa di preghiera, come una casa accogliente e traboccante di vitalità. Gesù cerca sempre una casa. Un luogo caldo dove qualcuno Lo accoglie.

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XII domenica dopo Pentecoste

gerusalemmeDomenica 7 agosto 2016
vangelo Matteo (Mt 23,37–24,2)

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Gerusalemme, Gerusalemme, tu che uccidi i profeti e lapidi quelli che sono stati mandati a te, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una chioccia raccoglie i suoi pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto! Ecco, la vostra casa è lasciata a voi deserta! Vi dico infatti che non mi vedrete più, fino a quando non direte:
Benedetto colui che viene nel nome del Signore!».
Mentre Gesù, uscito dal tempio, se ne andava, gli si avvicinarono i suoi discepoli per fargli osservare le costruzioni del tempio. Egli disse loro: «Non vedete tutte queste cose? In verità io vi dico: non sarà lasciata qui pietra su pietra che non sarà distrutta».

Commento

L’esperienza di Gerusalemme ci aiuta a leggere in filigrana la nostra relazione con Dio. Egli ci tiene come una chioccia, ma noi rifiutiamo quello che egli ci dona e uccidiamo il messaggio dei portatori della buona novella.
Il rischio è di farci un’immagine di Chiesa che abbiamo in testa ma che non entra in dialogo. Cerchiamo con il Pietro di oggi la Chiesa insieme senza escludere nessuno e facendo respirare in tutti la gioia di essere dei salvati

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XI domenica dopo Pentecoste

Domenica 31 luglio 2016
vangelo Luca (Lc 16,19-31)

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”. Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”. E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».

Commento

Il Signore chiede ad ogni uomo di ricordarsi della sua fine, del giudizio, dell’inferno, del paradiso, così non peccherà in eterno.
Il ricco cattivo non pensa alla sua fine. Vive l’oggi come se fosse eterno. Questa falsa visione della vita lo fa dannare. L’eternità beata è un frutto della nostra fedeltà a Dio.

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X domenica dopo Pentecoste

giovane-riccoDomenica 24 luglio 2016
vangelo Luca (Lc 18,24b-30)

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio. È più facile infatti per un cammello passare per la cruna di un ago, che per un ricco entrare nel regno di Dio!». Quelli che ascoltavano dissero: «E chi può essere salvato?». Rispose: «Ciò che è impossibile agli uomini, è possibile a Dio».
Pietro allora disse: «Noi abbiamo lasciato i nostri beni e ti abbiamo seguito». Ed egli rispose: «In verità io vi dico, non c’è nessuno che abbia lasciato casa o moglie o fratelli o genitori o figli per il regno di Dio, che non riceva molto di più nel tempo presente e la vita eterna nel tempo che verrà».

Commento

Gesù dice: “Quando è difficile per un ricco entrare nel regno dei cieli“. Difficile perché gli occorre un grandissimo dono da parte del Signore che si chiama fede. La fede è quella luce potentissima che illumina la mente, riscalda il cuore, infuoca la volontà, rischiara lo spirito, in un istante vede la più pura verità di Dio e delle cose, del tempo e dell’eternità, di tutto l’universo visibile e invisibile e secondo questa purissima visione di verità, agisce, si decide. Questo dono è purissima grazia di Dio sempre da chiedere al Signore. Questa fede occorre ad ogni uomo, occorre al ricco e anche al povero, dal momento che tutti dobbiamo usare i beni di questo mondo secondo la volontà di Dio e non invece secondo avarizia e concupiscienza del nostro cuore.

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IX domenica dopo Pentecoste

vangelo 2Domenica 17 luglio 2016
vangelo Matteo (Mt 22,41-46)

In quel tempo. Mentre i farisei erano riuniti insieme, il Signore Gesù chiese loro: «Che cosa pensate del Cristo? Di chi è figlio?». Gli risposero: «Di Davide». Disse loro: «Come mai allora Davide, mosso dallo Spirito, lo chiama Signore, dicendo:
Disse il Signore al mio Signore:
Siedi alla mia destra
finché io ponga i tuoi nemici
sotto i tuoi piedi?
Se dunque Davide lo chiama Signore, come può essere suo figlio?». Nessuno era in grado di rispondergli e, da quel giorno, nessuno osò più interrogarlo.

Commenti

Un buon educatore è chiamato costantemente a capire il momento più adatto per provocare in un ragazzo la domanda giusta. Perché una domanda ben posta manifesta una disponibilità e una predisposizione sincera verso l’altro. Gesù, quando domanda ci fa comprendere che Dio non si serve degli uomini, non li sfrutta, ma ha bisogno di loro.

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VIII domenica dopo Pentecoste

8 pentecosteDomenica 10 luglio 2016
vangelo Matteo (Mt 22,15-22)

In quel tempo. I farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo il Signore Gesù nei suoi discorsi. Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio». A queste parole rimasero meravigliati, lo lasciarono e se ne andarono.

Commento

Dell’uomo è la materia: mantello, tunica, denaro. Anche il corpo dell’uomo, che è di materia, è dell’uomo. Anche la terra è dell’uomo. Se la vuole, che se la prenda. Il regno di Dio è senza terra, senza denaro, senza mantelli, senza tuniche. Di Dio invece è l’anima, lo spirito, l’obbedienza alla sua Parola, l’ascolto della sua voce.

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VII domenica dopo Pentecoste

vangelo 2Domenica 3 luglio 2016
vangelo Giovanni (Gv 6,59-69)

In quel tempo. Il Signore Gesù disse queste cose, insegnando nella sinagoga a Cafàrnao. Molti dei suoi discepoli, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?». Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono». Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre».
Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».

Commento

Il verbo andare, viene ripetuto più volte, dà una immagine della fede viva, attiva, non certo debole. E’ quello che deve essere la fede secondo il nostro Dio: un continuo andare, camminare, partire e ripartire.
La nostra deve essere una fede intesa come un andare anzitutto dietro a Gesù, camminare dietro di Lui. Non un tirarsi indietro, un tornare indietro andando da un’altra parte.

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VI domenica dopo Pentecoste

nuova alleanzaDomenica 26 giugno 2016
vangelo Giovanni (Gv 19,30-35)

In quel tempo. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito.
Era il giorno della Parasceve e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato – era infatti un giorno solenne quel sabato –, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con lui. Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua. Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera; egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate.

Commento

La missione di Gesù è stata la riconciliazione e una nuova alleanza tra la nostra umanità e quel Dio che in Gesù ha portato a termine il suo progetto, nonostante la resistenza dell’uomo. Quel dono di Sé Gesù l’ha voluto perpetuare in un segno – l’Eucaristia – per dilatare a tutti e far crescere l’alleanza. La messa è il sacrificio della nuova ed eterna alleanza, memoriale della morte e della risurrezione di Cristo, che celebriamo nell’attesa della sua venuta.

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V domenica dopo Pentecoste

quaresimaDomenica 19 giugno 2016
vangelo Luca (LC 13,23-29)

In quel tempo. Un tale chiese al Signore Gesù: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”. Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori. Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio»

Commento

Ascoltare Gesù significa cambiare registro! Come dicesse: “lascia stare gli altri: sforzati anzitutto tu, datti una mossa. Prenditi le tue responsabilità e cammina”. Gesù preme che nella vita per essere salvati ci siamo sforzati di praticare la giustizia, ecco perchè prendere le nostre responsabilità.

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IV domenica dopo Pentecoste

vangelo 2Domenica 12 giugno 2016
vangelo Matteo (Mt 5,21-24)

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Avete inteso che fu detto agli antichi: Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.
Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono»

Commento

Il Vangelo non è un manuale di istruzioni, fatto di regole pronte per l’uso, già definite e da applicare. Il Vangelo di Gesù vuole, piuttosto, aiutarci a pensare. Dando spazio anzitutto al valore della coscienza e a quella responsabilità dell’agire che non può essere delegata a nessun legislatore.
Che bello pensare alla legge come di libertà!  Gesù invece vuole far parlare meglio la Legge. Gesù va alla sorgente della legge, perché sta dicendo che dobbiamo prendere le mosse da dove prende inizio ciò che poi diventa parola e gesto. Diventa azione. Lo scopo della legge è quello di custodire e sostenere, far fiorire l’umanità dell’altro.

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