Domenica 12 giugno 2016
vangelo Matteo (Mt 5,21-24)
In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Avete inteso che fu detto agli antichi: Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.
Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono»
Commento
Il Vangelo non è un manuale di istruzioni, fatto di regole pronte per l’uso, già definite e da applicare. Il Vangelo di Gesù vuole, piuttosto, aiutarci a pensare. Dando spazio anzitutto al valore della coscienza e a quella responsabilità dell’agire che non può essere delegata a nessun legislatore.
Che bello pensare alla legge come di libertà! Gesù invece vuole far parlare meglio la Legge. Gesù va alla sorgente della legge, perché sta dicendo che dobbiamo prendere le mosse da dove prende inizio ciò che poi diventa parola e gesto. Diventa azione. Lo scopo della legge è quello di custodire e sostenere, far fiorire l’umanità dell’altro.



