La ripresa delle sante messe

Parrocchia sant’Agata di Monticello Brianza
e santa Maria della Purificazione di Torrevilla

Il 18 maggio è la data tanto attesa dalla quale possiamo tornare a celebrare l’Eucarestia.
Questa possibilità ci rincuora, anche se sappiamo che ci stiamo avviando non ad un ritorno alla normalità, ma stiamo cercando di tornare semplicemente a fare il possibile.
“Dopo tre mesi di gesso, cara grazia se stai in piedi. Osi qualche passo, magari non disdegnando una stampella o una spalla amica. A nessuno viene in mente di correre.” (M. Antonelli)
Con questa efficace immagine, mons. Mario Antonelli, vicario episcopale per l’Educazione e la Celebrazione della Fede, ci invita a osare qualche passo con pazienza e a far nostro con fiducia tutto quel carico di restrizioni, indicazioni, raccomandazioni che ci permettono di vivere di nuovo l’Eucarestia.
Anche il nostro vescovo ribadisce che dopo un trauma “quello che si faceva di corsa poi si fa pian piano, con fatica; quello che si faceva con disinvoltura invece bisogna farlo con molta attenzione, perché la gamba che deve riprendere la funzionalità duole. Immagino questo periodo come quel periodo di riabilitazione che chi ha subìto un trauma deve affrontare con determinazione, perché se uno non ci mette la buona volontà non si
riabilita. Però anche con gradualità e prudenza, perché se uno fa le cose troppo in fretta rischia di riprendere i dolori che il trauma ha causato.”
Distanziamento, protezione, scaglionamento, controllo: sono parole con cui dovremo imparare a fare i conti. La disposizione interna di panche e sedie all’interno delle nostre chiese deve essere modificata. Di ciascuna Chiesa e di ciascuno luogo dove si celebra deve essere stabilita la capienza. Occorre stabilire procedure e tempi per l’igienizzazione del luogo stesso.
Questo richiede la collaborazione di molti se non di tutti.
Come regolare l’accesso? chi pulisce? chi anima con il canto la celebrazione?
Ci stiamo lavorando, prendendo il tempo necessario per non improvvisare una cosa così importante e ridurre al minimo gli inconvenienti e i disagi che probabilmente ci saranno comunque.
È necessaria la collaborazione attiva di chi canta, legge e suona; di chi organizza gli ingressi e le uscite; di chi pulisce dopo ogni celebrazione nella maniera e con i prodotti corretti.
È necessaria la collaborazione attenta e responsabile di chi partecipa.

  • Raccomandiamo di arrivare almeno 15 minuti prima delle celebrazioni, per consentire un accesso ordinato. Raggiunto il numero massimo consentito non sarà più consentito l’accesso in Chiesa.
  • Non è possibile l’accesso a chi ha sintomi Influenzali o temperatura corporea superiore a 37,5°.
  • Ci saranno porte da cui entrare e porte da cui uscire.
  • Durante la celebrazione occorrerà indossare la mascherina così come prevede la normativa regionale per i luoghi aperti al pubblico e ci si potrà sedere distanziati solo nei posti indicati da appositi adesivi
  • Sarà omesso lo scambio della pace e la processione offertoriale.
  • Le offerte non saranno raccolte durante la celebrazione, ma attraverso appositi contenitori collocati agli ingressi.
  • Saranno disponibili i foglietti per la Messa, ma ciascuno dovrà portare a casa il proprio.
  • La Comunione sarà ricevuta dal proprio posto

chiesa Monticello corNon meno necessaria risulta paradossalmente la collaborazione di chi accetterà seppur a malincuore di rinunciare alla partecipazione semplicemente perché non possiamo entrare in chiesa oltre il numero consentito dalle normative: nella chiesa di Monticello non più di 80 persone; nella chiesa di Torrevilla non più di 50 (più eventuali posti all’esterno, fatta salva la distanza e il tempo favorevole.)
Con l’intenzione di evitare disagi, assembramenti, malumori o delusioni, abbiamo pensato almeno inizialmente di regolare la partecipazione tramite una “prenotazione” attraverso cui chiediamo di comunicare la propria presenza e rendiamo possibile verificare se c’è disponibilità di posto in Chiesa per la messa a cui si intende partecipare.

Il sistema è ancora in fase di sperimentazione e sarà reso presto accessibile tramite il sito
www.parrocchiemonticello.it dove troverete tutti gli aggiornamenti, gli avvisi e le comunicazioni.
Per quanto possa apparire bizzarro prenotarsi per andare a messa, ci pare una soluzione meno stravagante dello sgomitare o del tirare a sorte alle porte della Chiesa per decidere chi entra.
Sarà comunque possibile per chi non è abituato a queste modalità digitali, prenotarsi con una telefonata.
Ricordiamo che per le persone anziane o non in perfetto stato di salute, è sospeso l’obbligo del precetto festivo. Sarà possibile seguire la messa festiva delle ore 11.00 celebrata nella Chiesa di Monticello tramite il canale Youtube “Parrocchie Monticello Brianza” o continuare a seguire la celebrazione della messa in televisione. chiesa torrevilla cor
Questo tempo di digiuno eucaristico, dovrebbe averci insegnato che alla messa non si partecipa spinti dal precetto, ma per amore di quel Signore che continuerà a starci vicino.
Certamente avvertiamo il rischio – reale – che queste «necessarie misure da ottemperare con cura» penalizzino il senso dell’Eucaristia e del suo frutto, la sua bellezza desiderabile di comunione grata con il Signore Gesù e di comunione ecclesiale, nella libertà gioiosa dei figli di Dio. Osiamo dunque qualche passo, con pazienza. Che vuol dire con la passione dell’amore del Signore, patendo i tempi con il loro carico di disagi e di restrizioni, pazientando nell’attesa di condizioni che gradualmente consentano di celebrare ancor più
degnamente l’Eucaristia. (mons. Mario Antonelli)
Nella logica di un inizio graduale ricominceremo

  • Venerdì 22 alle ore 9.00 nella Chiesa di Torrevilla con la messa feriale nella memoria di santa Rita
  • Sabato 23 alle ore 18.00 nella Chiesa di Monticello con la messa festiva di vigilia
  • Domenica 24 alle ore 9.30 nella Chiesa di Torrevilla
  • Domenica 24 alle ore 11.00 nella Chiesa di Monticello con la messa della VII domenica dopo Pasqua

Confidando nella vostra comprensione e collaborazione ci affidiamo al Signore perché continui a guidare i nostri passi, ad ascoltare la nostra preghiera e farci sentire la sua presenza. Il buon andamento di queste prime celebrazioni ci suggerirà quali altri passi fare nelle settimane successive.
  don Marco con il Consiglio Pastorale

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Prima Comunione

Abbiamo ragione di sperare che questa sia l’ultima domenica dove la possibilità di partecipare all’Eucarestia passa solo attraverso un video.
Da domenica 24 maggio, seppur ancora parzialmente e con molte limitazioni, avremo la ripresa delle celebrazioni in Chiesa.
A questo proposito vi invio questa lettera con le prime indicazioni.
Non troverete ancora tutte le informazioni necessarie.
Stiamo preparando e perfezionando ancora alcune cose.
Vi invito oggi a ricordare nelle vostra preghiera i 21 bimbi che oggi avrebbero ricevuto per la prima volta Gesù Eucarestia.
Oggi per loro è certo un giorno particolare.
Lo sia anche per noi che chiediamo al Signore di custodire nel loro cuore l’attesa e la gioia di quel momento e quell’incontro.  (Don Marco)

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Sesta domenica dopo Pasqua

6dopo pasqua2020Parrocchia S. Agata – Monticello
Parrocchia S. Maria della Purificazione – Torrevilla

Di cosa sai?
El sa de nagòt. Questa espressione certamente dialettale, mi ha sempre colpito. Non sa di niente. Come spesso capita, la tradizione popolare conosce modi efficaci per esprimere le proprie certezze e giudizi.
Non sa di niente è espressione che definisce un cibo che non ha sapore e che perciò non offre soddisfazione al palato. Non sa di niente è anche però espressione che descrive la pochezza di una persona, la sua inconsistenza e la sua leggerezza. Non sa di niente è espressione che definisce una persona senza spessore.
Presa alla lettera, l’espressione dialettale può anche indicare una persona che non conosce nulla, non è esperto in nulla, non ha mestiere e non si appassiona a nulla. Non ha arte né parte. Pietro e Giovanni, erano persone semplici e senza istruzione; così le definisce il libro degli Atti degli apostoli, ma non erano persone che non sapevano di niente.
Lo dimostra il fatto che chi li aveva ascoltati rimaneva stupito e li riconosceva come quelli che erano stati con Gesù. Avevano il suo sapore. Pietro questa volta non se ne vergogna. Non era accaduto così nel cortile della casa del sommo sacerdote quando una giovane donna gli disse: «Anche tu eri con il Nazareno, con Gesù» e Pietro negò, dicendo: «Non so e non capisco che cosa dici».
Erano persone semplici e senza istruzione, ma sapevano di qualcosa. Avevano il pensiero di Cristo e sapevano di Lui.
Lo Spirito li aveva riempiti. La promessa di Gesù si è compiuta: il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. Questa era la loro ricchezza. Sono loro stessi a dirlo all’uomo, zoppo fin dalla nascita guarito all’ingresso del tempio mentre chiede l’elemosina: “Oro e argento non ho, ma quello che possiedo te lo do: nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, cammina”.
In questo tempo di pandemia, molto si discute di salute, molto si discute di economia. Il “bilancio” appare negativo. Potremmo certo dire che questo virus ci sta rendendo più poveri. Ci spaventa per questo. Si desiderano e si invocano riaperture, ma sono ancora più le cose che ci sono impedite di quelle che possiamo fare.
Ma senza mettere in discussione il valore della salute e dei beni materiali, quale è davvero il nostro tesoro?
Quali sono il nostro oro e argento? Chi è il nostro Dio?
Mi aveva fatto pensare vedere l’imponente statua del Cristo Redentore che campeggia sulla città di Rio de Janeiro, nella sera di Pasqua, grazie a un gioco di luci, vestita con un camice da medico, per ringraziare tutti gli operatori della sanità impegnati nell’emergenza coronavirus.
In questo tempo di prova che dura certamente da più tempo di quanto abbiamo inizialmente immaginato, e che ci sta mettendo a dura prova, a chi ci stiamo affidando?
Un gioco di luci ha facilmente trasformato il Cristo in un medico e altrettanto facilmente si può trasformare un medico e la medicina in un Dio. Lo stesso vale per l’economia. Vale per i politici e le loro promesse miracolose.
La medicina, la scienza, l’economia, le scienze umane: ci aspettiamo tante risposte e tante soluzioni da loro, come se potessero tutto e diventa facile lasciar cadere, in mezzo a tante urgenze, quella promessa semplice e forse per questo snobbata che Gesù fa ad ogni suo discepolo: Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Cosa sappiamo di questo Dio di Gesù? E quanto ne vogliamo sapere? C’è il rischio di non volerne sapere nulla in un momento come questo dove i problemi sono ben altri. Per questo oggi voglio lasciarmi stupire da Pietro e Giovanni, persone semplici e senza istruzione, che non hanno oro e argento, ma guariscono quell’uomo zoppo che chiede l’elemosina e si attende di ricevere dei soldi.
Oggi siamo tutti come quell’uomo: zoppi, impossibilitati a muoverci, alla ricerca e bisognosi di aiuto. Quello che invochiamo e attendiamo dal mondo sono soluzioni pratiche, concrete. Oggi però anche noi, come quell’uomo, abbiamo bisogno di qualcosa di più di una piccola elemosina e di soluzioni pratiche. Pietro e Giovanni non avevano oro e argento, ma avevano la potenza dello Spirito Santo, la pace che il Signore aveva loro donato e che risponde a quel bisogno profondo del cuore. Confidando in quella potenza
guariscono. Abbiamo bisogno anche noi di qualcuno che come san Paolo ci ricordi che in nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati.
Sappiamo a sufficienza di questo Dio per poter anche noi ricevere da Lui la sua pace e la sua salvezza e offrirla al mondo? Il mondo ha bisogno anche di questo. Ne ha bisogno ciascuno di noi.

 

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In nessun altro c’è salvezza……

redentore2020In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome dato agli uomini,
nel quale è stabilito che noi siamo salvati. Atti, 4,12

Mentre prepari la tua colazione, pensa agli altri,
non dimenticare il cibo delle colombe.
Mentre fai le tue guerre, pensa agli altri,
non dimenticare coloro che chiedono la pace.
Mentre paghi la bolletta dell’acqua, pensa agli altri,
coloro che mungono le nuvole.
Mentre stai per tornare a casa, casa tua, pensa agli altri,
non dimenticare i popoli delle tende.
Mentre dormi contando i pianeti, pensa agli altri,
coloro che non trovano un posto dove dormire.
Mentre liberi te stesso con le metafore, pensa agli altri,
coloro che hanno perso il diritto di esprimersi.
Mentre pensi agli altri, quelli lontani, pensa a te stesso,
e dì: magari fossi una candela in mezzo al buio.   (Mahmoud Darwish)

Io non sono un uomo di lettere o di scienza.
Io pretendo umilmente di essere un uomo di preghiera.
È la preghiera che ha salvato la mia vita,
senza la preghiera, da molto tempo avrei perso la ragione.
Se non ho perduto la pace dell’anima, nonostante tutte le prove,
è perché questa pace viene dalla preghiera.
Si può vivere qualche giorno senza mangiare, ma non senza pregare.
La preghiera è la chiave del mattino, è il catenaccio della sera.
La preghiera è l’alleanza santa tra Dio e gli uomini
per ottenere di essere liberati dalle grinfie del principe delle tenebre.
Dobbiamo fare una scelta:
o allearci con le forze del male o, al contrario, con le forze del bene.
Ecco la mia testimonianza personale;
chiunque ne faccia l’esperienza vedrà che la preghiera quotidiana
aggiunge qualche cosa di nuovo alla sua vita, qualche cosa
che non ha un equivalente in null’altro. (Mahatma Gandhi)

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Quinta domenica dopo Pasqua

Parrocchia S. Agata – Monticello
Parrocchia S. Maria della Purificazione – Torrevilla

Di cosa mormori e perché esiti?

Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Ecco la Parola che oggi il vangelo ci propone in questa quinta domenica del tempo di Pasqua. Un sentiero chiaro: nessuna possibilità di fraintendimenti, nessuna scorciatoia consentita, nessuna scusa e nessun ripiego.
La strada è quel comando che già nel giovedì santo abbiamo ascoltato e che il vangelo non si stanca di ripetere proprio perché sia buona notizia per ogni uomo: Vi ho dato infatti l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri.  Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri». In quel comando, santa Teresina di Lisieux troverà la sua ragione di vita: “la mia vocazione l’ho finalmente trovata: la mia vocazione è l’amore! Si, ho trovato il mio posto nella Chiesa e questo posto, Dio mio, me l’hai dato tu!”
E in quel comando noi possiamo trovare la buona notizia che indica anche oggi la strada e ci fa camminare senza smarrimenti verso il futuro.
Ci penseranno gli epidemiologi e i virologi a dire cosa fare perché l’epidemia non riparta. Ci penseranno i politici, gli economisti e i sociologi a dirci cosa fare perché l’economia non collassi e nessuno resti indietro e precipiti nella povertà. Ma provvederà il vangelo a dirci l’unica cosa che il cristiano avrà a cuore di fare perché la sua vita, quella degli altri e il mondo intero non siano vinti dal male.
Osservare la Parola, lasciarsi amare da Dio e restituire almeno un po’ di quell’amore al cielo e alla terra.
E farlo, come ci raccomanda san Paolo, senza mormorare e senza esitare.
La mormorazione è perdita di tempo; è ciò che ti trattiene dall’azione; è ciò appunto che fa esitare perché troppo preoccupati di dar voce al dubbio, alla sfiducia, alla previsione negativa, al rimpianto.
Il popolo di Israele più volte verrà rimproverato per questo atteggiamento specialmente nel suo cammino di liberazione dall’Egitto verso la terra promessa.
Ad ogni difficoltà si alza la mormorazione contro Mosè e contro Dio: Fossimo morti per mano del Signore nella terra d’Egitto, quando eravamo seduti presso la pentola della carne, mangiando pane a sazietà! Invece ci avete fatti uscire in questo deserto per far morire di fame tutta questa moltitudine” (Es  16,3) e questa mormorazione è strettamente legata alla mancanza di fede.
Nel salmo 106 troviamo scritto: Presto dimenticarono le sue opere, non ebbero fiducia nel suo progetto, non credettero alla sua parola. Mormorarono nelle loro tende, non ascoltarono la voce del Signore.
La mormorazione non è tanto il parlar male, ma è innanzitutto il dare ascolto ai propri pensieri negativi piuttosto che alla parola del Signore; è dare voce all’immaginazione piuttosto che alla profezia.
Ha certo la capacità di creare complicità, ma quasi mai risolve la situazione che l’ha generata.  Sotto il peso della mormorazione anche Mosè vacilla perché la mormorazione può portare altri al peccato di incredulità.
Anche in questo tempo, è pratica che ha numerosi motivi per essere esercitata, ma davvero ci serve?
È questo il servizio che possiamo dare al mondo sofferente perché trovi la strada della risalita dal fondo in cui questa epidemia sembra averlo condannato?
Non è piuttosto questo il momento di trattenere quella marea di parole senza controllo che ci nascono da un cuore impaurito, per lasciar entrare quella Parola che è buona notizia e diventa comando?
È solo nutriti da quella Parola e tenendola salda che ci sarà possibile risplendere come astri nel mondo.
È solo nutriti da quella Parola che non aspetteremo le parole degli scienziati per capire quale contributo noi siamo chiamati a dare ancora alla fine dell’epidemia. È solo nutriti da quella Parola che non aspetteremo le parole di politici ed economisti per capire quale contributo di giustizia, di onestà, di solidarietà, di rettitudine personale il mondo ha ora bisogno da parte di ciascuno per rialzarsi.
Un prossimo vaccino, un Fondo salva-stati, i contributi dello Stato faranno la loro parte, ma non faranno tutto.  Molto di più potrà il piccolo contributo di tutti gli uomini di buona volontà che il Padre ama.
In questa pandemia in cui sembra che le sorti del mondo siano finite nelle mani di un virus, possiamo far tornare Dio a prendere dimora in noi e nel mondo stesso: il sentiero è chiaro; nessuna possibilità di fraintendimenti, nessuna scorciatoia consentita, nessuna scusa e nessun ripiego: chi mi ama, osserverà la mia parola. Oggi è anche tradizionalmente la festa della mamma: chi come le mamme è capace senza mormorare ed esitare ad amare? Solo Dio. Un mondo nuovo attende di nascere dopo questa pandemia.
Troverà in ciascuno di noi madri premurose che senza mormorare ed esitare lo aiuteranno a vedere la luce?
Teniamo viva la fede, la speranza, la carità e la comunione celebrando la nostra fede nelle case. Buona domenica e buona festa della mamma

Per seguire la santa messa

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La liberazione di Silvia Romano

Silvia RomanoLa liberazione avvenuta ieri di Silvia Romano, la cooperante italiana rapita in Kenia il 20 novembre 2018 ci offre motivi di gioia e di speranza e ci dice che non è inutile crederci!
Sono stata forte, ho resistito: queste sono tra le prima parole che ci arrivano da Silvia.
Questa è la lettera aperta che Eva Pastorelli, volontaria internazionale oggi impegnata con Focsiv, ha pubblicamente letto e idealmente indirizzato a Silvia in occasione dell’ultima conferenza nazionale del CSVnet che ha riunito i Centri servizio volontariato di tutta Italia e che quest’anno aveva per tema «La follia dei volontari».
«Cara Silvia, sono Eva. Non ci conosciamo ma spero ne avremo la possibilità. In attesa di quel momento, che spero giunga presto, ti scrivo. È da un po’ che volevo farlo, ma in mezzo a tutte queste voci, dichiarazioni, opinioni più o meno autorevoli, mi ha fermato il pensiero sottile, la sensazione scomoda di apparire arrogante.
Abbiamo qualcosa in comune, tu ed io? Ho deciso di andare oltre questa domanda, mettendo per iscritto quello che sento quando penso a te, al tuo trascorso e al tuo presente. Non voglio più chiedermi se sia il caso: mi sto buttando, e porto con me le riflessioni che mi hanno accompagnata in questi mesi. E in questo mare di parole, vorrei ti giungessero anche le mie, per darti conforto e alimentare quel coraggio che ti è, ci è, proprio. Sì, parlo al plurale perché tu ed io condividiamo molto, e come noi, migliaia di giovani in Italia.
Quando penso a noi, vedo due giovani donne volitive, decise, che hanno preso una posizione. Abbiamo scelto. Sempre. Una sola cosa ci è toccata senza che la scegliessimo ed è stata la fortuna di nascere in Italia, in Europa, una delle regioni privilegiate di questo pianeta.   Abbiamo potuto studiare, approfondire, viaggiare liberamente e ci sono stati garantiti quei diritti che altrove, nel mondo, sono lesi giornalmente. Siamo a tutti gli effetti delle privilegiate. E potevamo godere di questa situazione in modi diversi. Animate dal desiderio di vivere in una società più giusta e più equa, abbiamo scelto di dedicarci agli ultimi, ai più vulnerabili, aprendo la testa e il cuore e volgendo lo sguardo verso chi non è stato fortunato quanto noi. Perché, come hai scritto anche tu, (tutti) “Meritano di avere le nostre stesse opportunità perché siamo tutti esseri umani in cerca di libertà, realizzazione, felicità”. Abbiamo scelto di intraprendere un percorso di studi che ci dotasse di strumenti utili per comprendere la realtà, andando al di là dei confini, imparando che le periferie del mondo si assomigliano. Verso questi luoghi abbiamo indirizzato il nostro interesse e siamo partite per raggiungerli. Ci siamo, quindi, allontanate da tutto ciò che era quotidiano, routine, comfort. Lontane da casa, ma sentendoci nel posto giusto; distanti dal supporto dei cari, ma pronte a tessere nuove relazioni, utilizzando approcci sconosciuti fino a poco prima. Abbiamo scelto di prestare volontariato in paesi dilaniati dai conflitti sociali, nei quali la dignità umana è costantemente lesa da sfruttamento, discriminazioni, corruzione ed ingiustizie. E in questi luoghi abbiamo visto la determinazione di chi continua a lottare nonostante gli ostacoli appaiono insormontabili; abbiamo goduto della generosità di chi vive con poco e darebbe tutto ciò che ha pur di farti sentire a casa; grazie all’incontro con diverse culture e tradizioni abbiamo affrontato le nostre debolezze e scoperto nuovi punti di forza. Abbiamo smesso di dare per scontato ciò che tale ci sembrava: avere sempre a disposizione dell’acqua per potersi lavare, poter raggiungere una località percorrendo strade asfaltate; darsi un appuntamento e poter arrivare puntuali. Ci siamo arricchite interiormente, grazie all’incontro con una realtà diversa dalla nostra e alla condivisione di un percorso con chi quella realtà la vive. E non siamo delle “ingenue, un po’ folli, illuse di poter cambiare il mondo”. Siamo donne generose e tenaci, consapevoli che i piccoli gesti possono fare la differenza nel costruire un mondo migliore, per tutte e tutti. Siamo donne che hanno scelto consapevolmente, in autonomia e supportate da chi ci conosce da sempre.
Silvia, tu ed io abbiamo scelto di partire per poi per offrire le nostre competenze al servizio dell’Altro. Ed ora che lo leggo nero su bianco ne sono convinta: noi due, cara, abbiamo tanto in comune. Solo una cosa ci fa divergere: io, al contrario di te, ho potuto scegliere di tornare. Augurandoti di poter continuare a scegliere, ti mando l’abbraccio della parte migliore di questo Paese. Quella come te. Tua».

Il nostro mondo e il nostro tempo ha bisogno ancora di questa follia!

 

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Meditazione Casa di Paolo VI

casa di Paolo VIRiaprono le prime aziende; abbiamo più libertà di movimento; dal 18 maggio potremo tornare a celebrare messa pur con le dovute cautele e restrizioni: è iniziata la fase 2.
È qualche tempo che penso a questa proposta, ma forse è proprio questo il momento giusto per farla perché non possiamo abbassare la guardia.
Non possiamo vivere questo tempo come un semplice tornare alla vita di prima: a lavorare, a riprendere quello che avevamo lasciato in sospeso, a sistemare quello che l’emergenza ha messo sottosopra e… a smettere di guardare al Signore e di dedicarci del tempo per la preghiera.
Io credo che proprio ora dobbiamo tenere vive la nostra vita spirituale a cui, proprio in questo tempo senza messa, abbiamo dedicato una attenzione perfino più grande del solito
Don Franco Brovelli della casa di spiritualità Paolo VI di Concenedo di Barzio, propone ogni sabato mattina una meditazione e un tempo di ritiro. Solitamente tutto questo avviene dal vivo, ma in questo tempo di emergenza accade online e viene poi pubblicato sul canale youtube.
Semplicemente, per chi volesse, l’invito è a cogliere questa occasione.
È possibile farlo collegandosi in diretta il sabato mattina attraverso la pagina Facebook della Casa oppure, forse più comodamente, perché non vincolata ad un orario, ascoltandola sul canale Youtube https://www.youtube.com/channel/UCcWvOgvJ3aqvKF0g5ZMCU9g 
Al momento sono già presenti le meditazioni di sabato 18 e 25 aprile e sabato 3 maggio.
Non abbiate fretta di ascoltarle tutte subito.
Trovatevi un tempo nella settimana in cui fermarvi, scegliete il luogo giusto, staccate dal resto e ascoltate la meditazione sulla Parola di Dio proposta da don Franco.
Sono sicuro che non potrà che farci bene e che sarà di grande aiuto a tornare alla vita di prima, meglio di prima.

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IV Domenica di Pasqua

27-4diPasqua_immagineParrocchia S. Agata – Monticello
Parrocchia S. Maria della Purificazione – Torrevilla

Chi hai seguito?
Il mercenario vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; Quando il lupo si avvicina scopri chi è il pastore e chi è il mercenario. Il lupo non è solo un pericolo, ma è anche una lente di ingrandimento, una cartina di tornasole, la prova del nove: chiamatelo come volete.
Finchè va tutto bene, la pecora è al sicuro: anche il mercenario va bene. Fa il suo mestiere. Il pastore lo paga per accompagnare le pecore al pascolo, controllare che nessuna si allontani, (nel caso riportare a casa le novantanove), riaccompagnarle all’ovile all’imbrunire e tornare a casa propria.
Ma quando arriva il lupo e lo vede arrivare abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.
Il mercenario non è necessariamente cattivo, il suo mestiere lo fa anche bene, ma non gli si deve chiedere di più. Non è pagato per mettersi nei guai, non è pagato per dare la vita… vada il pastore a cercare quella persa!
Chissà se il mercenario ha capito che il pastore non ha neppure bisogno di essere pagato per dare la vita perché conosce le sue pecore e le sue pecore conoscono lui.
È sempre così: il tempo della prova e del pericolo è anche tempo di grandi rivelazioni e scoperte. In questo tempo di quarantena ed emergenza abbiamo potuto capire e scoprire qualcosa di più delle persone che conosciamo: sia di quelle con cui abbiamo avuto una vicinanza quotidiana sia di quelle con cui abbiamo dovuto tenere le distanze. Alcune ci hanno deluso, altre ci hanno sorpreso; di alcuni è cresciuta la stima, di altri abbiamo ridimensionato l’importanza; da alcune abbiamo continuato a ricevere del bene, di altre
abbiamo sperimentato con dolore distanze inattese: non sono lupi cattivi, semplicemente sono stati lontani.
Analogamente, in questo tempo se – solo se! – non siamo state troppo occupati ad osservare e giudicare gli altri, abbiamo potuto capire qualcosa di più anche di noi stessi. Facile credere di essere capaci, di essere pronti, di sapere, di saper fare… è quando arriva il lupo che scopri davvero se lo sei e chi sei.
Scopri il coraggio di cui sei capace, ma prima ancora scopri l’altruismo che ti manca: la semplice capacità di mettere l’altro davanti a te, o più semplicemente il desiderio di stare accanto all’altro.
Scopri che le tue maschere non bastano più a nascondere chi c’è sotto.
Scopriremo alla fine che anche noi abbiamo deluso e di aver deluso noi stessi perché non abbiamo fatto tutto il bene che potevamo fare, non ci siamo fatti prossimo a chi ci aspettava, abbiamo perso l’occasione per lasciar venire fuori la parte migliore di noi. Siamo stati troppo preoccupati di salvare noi stessi nel momento del pericolo. Non siamo cattivi; non siamo il lupo; siamo solo poco altruisti e poco amorevoli e disponibili.
Quando arriva il lupo però, non è solo il momento in cui scopri chi è il pastore e chi è il mercenario, ma scopri anche chi è la pecora.
Questo tempo di quarantena ci ha permesso e ci permette di scoprire anche la nostra fede, chi è il nostro Dio.
3 maggio chiesaLe pecore che si sono lasciate portare al pascolo dal mercenario, ne avevano solo paura.
Per quello ogni giorno gli hanno obbedito, hanno seguito i comandi. Peggio ancora, forse hanno semplicemente fatto quello che facevano tutte le altre pecore, anche senza capire. Non c’era bisogno di ascoltare una voce, bastava imitare quel che fan tutti. Non hanno fiducia nel mercenario, ne hanno timore.
Sanno che cerca il suo tornaconto, e hanno furbescamente imparato da lui a cercare il proprio.
Il biologo evoluzionista William D. Hamilton ha osservato che il gregge è essenzialmente egoismo organizzato: di fronte ad un predatore, molte specie animali cercano la massima protezione compattando il gregge, secondo una logica individualistica ed egoista per cui i più forti cercano riparo al centro del gruppo, lasciando i più deboli all’eterno, esposti al predatore: non sono diversi dal mercenario.
Le pecore che invece si sono lasciate portare al pascolo dal pastore, lo hanno fatto seguendo la voce, dando fiducia. Lo conoscono e soprattutto si sentono conosciute per questo non seguono semplicemente il gregge: seguono una voce, sapendo che come dice la Scrittura: «Chiunque crede in lui non sarà deluso».
Hanno imparato dal pastore che la logica migliore è quella del dare la vita. Si organizzano, si dice nel libro degli Atti, non solo per ascoltare la Parola, ma anche per servire. Il loro pastore, sulla croce non ha ceduto alla tentazione di salvare sé stesso, alla misera logica del “si salvi chi può”.
La sua voce è affidabile appunto perché non fugge, ma dà la vita per le pecore, nessuno gliela toglie, ma la offre da sé stesso. Come ci ha ricordato Francesco sulla vuota piazza di san Pietro la sera del 27 marzo, quando nel cuore nasce il grido «siamo perduti» ci si accorge che non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo, ma solo insieme perché nessuno si salva da solo.
Ora il lupo è in mezzo a noi. Nessuno sia cosi mercenario da scappare; nessuno impari da lui lasciandosi conquistare e guidare dall’egoismo; nessuno smetta proprio ora di ascoltare la voce del buon pastore che offre la sua vita per le pecore e ci insegna a fare altrettanto.

3 maggio messa

Dal discorso in occasione della giornata del 1 maggio, festa dei lavoratori
dell’Arcivescovo Mario Delpini
Tre parole:
1- Lo sguardo.
Alziamo lo sguardo verso la città promessa, verso la rivelazione di una alternativa alla tirannide di Babilonia. Anche se tutti vogliono convincerci a una ossessiva concentrazione sull’emergenza, quasi a predisporci alla resa, quasi a convincerci che, quando poi si riprende il lavoro, bisogna lavorare a qualsiasi condizione, quasi ad alimentare la rabbia e lo scoraggiamento, noi alziamo lo sguardo. C’è una possibile alternativa, c’è una città in cui si vive non per accumulare profitti, ma per far risplendere la gloria di Dio, cioè l’amore che rende capaci di amare. Alziamo lo sguardo e accogliamo la promessa di Dio.
2- Il pensiero.
La contemplazione della città santa, la considerazione della disastrosa rovina di Babilonia aiutino a pensare, a cercare insieme. Aiutino a tener viva la cultura del lavoro,
il pensiero critico e il pensiero costruttivo, il pensiero che sogna e il pensiero che organizza, il pensiero che ha il senso del proprio limite e il pensiero che coglie il limite del pensiero altrui, il pensiero che produce cultura e non solo slogan. Il pensiero che cerca il senso di ogni cosa. Il pensiero che non disprezza i pensatori di mestiere e il pensiero che sa ascoltare anche la voce dei semplici, il gemito dei poveri, il pensiero che riflette sulle le notizie censurate delle disgrazie altrui e si domanda: ma perché i poveri sono poveri?
3- La resistenza.
La città che Dio ama costruire è solida, resiste alle tempeste, è fondata sulla roccia. L’impresa di aggiustare il mondo, di rimediare al disastro, chiede solidità, impegna a resistere. La forza della resistenza viene dall’essere attaccati alla roccia, radicati nel Dio che non delude e non abbandona. Uomini e donne di preghiera possono resistere nella tempesta. La forza della resistenza viene dall’essere insieme. L’insistenza sulle dodici porte, i dodici angeli, le dodici fondamenta, i dodici apostoli mette in evidenza l’insieme, la compattezza del popolo e la completezza del disegno. Nell’appartenenza convinta al popolo di Dio in cammino nella storia, è possibile la perseveranza che affronta le sfide e non si lascia abbattere dalle sconfitte. L’umanità così umiliata dalla globalizzazione della pandemia, così tribolata dalla globalizzazione dell’iniquità, così minacciata da logoranti, crudeli, conflitti, da questa specie di terza guerra mondiale a pezzi, invoca una conversione alla solidarietà. “Senza una visione di insieme non andrà bene a nessuno” (Papa Francesco). Senza una pratica quotidiana, strutturale della solidarietà tutti prima o poi saremo tra le vittime.

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Domenica 3 maggio

giornata mondialeOggi domenica 3 maggio e con molta probabilità anche domenica 10, non possiamo ancora celebrare la messa. Non abbiamo al momento una data certa per la ripresa. Non scoraggiamoci, non perdiamoci d’animo. Oggi possiamo assistere di nuovo alla messa celebrata in Duomo alle ore 11.00.
In quella che è la giornata del Seminario vorrei invitarvi ad una preghiera particolare per tutti gli educatori e seminaristi e tutti coloro che contribuiscono al buon andamento della vita seminaristica che ha subito uno stravolgimento a causa del covid-19. Non abbiamo notizie sicure neppure su quando potrebbero essere le prossime ordinazioni sacerdotali solitamente fissate per il secondo sabato di giugno. Ricordiamo anche loro nella nostra preghiera.

Il foglietto per seguire la Santa Messa

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Solidarietà con le suore di Clausura

biscotti clausuraLe suore di clausura del monastero di Montereggiano di Gubbio, stanno chiedendo aiuto per la vendita dei loro biscotti. Questo tempo di restrizioni, ha impedito loro le vendite abituali e ora, per poter sostenere la vita in monastero hanno bisogno di trovare altri modi per vendere i prodotti del loro lavoro.
Per chi volesse sostenerle, può compilare il seguente modulo. Per la consegna verrete contattati. GRAZIE

https://tinyurl.com/y775jj7x

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