Parrocchia S. Agata – Monticello
Parrocchia S. Maria della Purificazione – Torrevilla
Di cosa mormori e perché esiti?
Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Ecco la Parola che oggi il vangelo ci propone in questa quinta domenica del tempo di Pasqua. Un sentiero chiaro: nessuna possibilità di fraintendimenti, nessuna scorciatoia consentita, nessuna scusa e nessun ripiego.
La strada è quel comando che già nel giovedì santo abbiamo ascoltato e che il vangelo non si stanca di ripetere proprio perché sia buona notizia per ogni uomo: Vi ho dato infatti l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri». In quel comando, santa Teresina di Lisieux troverà la sua ragione di vita: “la mia vocazione l’ho finalmente trovata: la mia vocazione è l’amore! Si, ho trovato il mio posto nella Chiesa e questo posto, Dio mio, me l’hai dato tu!”
E in quel comando noi possiamo trovare la buona notizia che indica anche oggi la strada e ci fa camminare senza smarrimenti verso il futuro.
Ci penseranno gli epidemiologi e i virologi a dire cosa fare perché l’epidemia non riparta. Ci penseranno i politici, gli economisti e i sociologi a dirci cosa fare perché l’economia non collassi e nessuno resti indietro e precipiti nella povertà. Ma provvederà il vangelo a dirci l’unica cosa che il cristiano avrà a cuore di fare perché la sua vita, quella degli altri e il mondo intero non siano vinti dal male.
Osservare la Parola, lasciarsi amare da Dio e restituire almeno un po’ di quell’amore al cielo e alla terra.
E farlo, come ci raccomanda san Paolo, senza mormorare e senza esitare.
La mormorazione è perdita di tempo; è ciò che ti trattiene dall’azione; è ciò appunto che fa esitare perché troppo preoccupati di dar voce al dubbio, alla sfiducia, alla previsione negativa, al rimpianto.
Il popolo di Israele più volte verrà rimproverato per questo atteggiamento specialmente nel suo cammino di liberazione dall’Egitto verso la terra promessa.
Ad ogni difficoltà si alza la mormorazione contro Mosè e contro Dio: Fossimo morti per mano del Signore nella terra d’Egitto, quando eravamo seduti presso la pentola della carne, mangiando pane a sazietà! Invece ci avete fatti uscire in questo deserto per far morire di fame tutta questa moltitudine” (Es 16,3) e questa mormorazione è strettamente legata alla mancanza di fede.
Nel salmo 106 troviamo scritto: Presto dimenticarono le sue opere, non ebbero fiducia nel suo progetto, non credettero alla sua parola. Mormorarono nelle loro tende, non ascoltarono la voce del Signore.
La mormorazione non è tanto il parlar male, ma è innanzitutto il dare ascolto ai propri pensieri negativi piuttosto che alla parola del Signore; è dare voce all’immaginazione piuttosto che alla profezia.
Ha certo la capacità di creare complicità, ma quasi mai risolve la situazione che l’ha generata. Sotto il peso della mormorazione anche Mosè vacilla perché la mormorazione può portare altri al peccato di incredulità.
Anche in questo tempo, è pratica che ha numerosi motivi per essere esercitata, ma davvero ci serve?
È questo il servizio che possiamo dare al mondo sofferente perché trovi la strada della risalita dal fondo in cui questa epidemia sembra averlo condannato?
Non è piuttosto questo il momento di trattenere quella marea di parole senza controllo che ci nascono da un cuore impaurito, per lasciar entrare quella Parola che è buona notizia e diventa comando?
È solo nutriti da quella Parola e tenendola salda che ci sarà possibile risplendere come astri nel mondo.
È solo nutriti da quella Parola che non aspetteremo le parole degli scienziati per capire quale contributo noi siamo chiamati a dare ancora alla fine dell’epidemia. È solo nutriti da quella Parola che non aspetteremo le parole di politici ed economisti per capire quale contributo di giustizia, di onestà, di solidarietà, di rettitudine personale il mondo ha ora bisogno da parte di ciascuno per rialzarsi.
Un prossimo vaccino, un Fondo salva-stati, i contributi dello Stato faranno la loro parte, ma non faranno tutto. Molto di più potrà il piccolo contributo di tutti gli uomini di buona volontà che il Padre ama.
In questa pandemia in cui sembra che le sorti del mondo siano finite nelle mani di un virus, possiamo far tornare Dio a prendere dimora in noi e nel mondo stesso: il sentiero è chiaro; nessuna possibilità di fraintendimenti, nessuna scorciatoia consentita, nessuna scusa e nessun ripiego: chi mi ama, osserverà la mia parola. Oggi è anche tradizionalmente la festa della mamma: chi come le mamme è capace senza mormorare ed esitare ad amare? Solo Dio. Un mondo nuovo attende di nascere dopo questa pandemia.
Troverà in ciascuno di noi madri premurose che senza mormorare ed esitare lo aiuteranno a vedere la luce?
Teniamo viva la fede, la speranza, la carità e la comunione celebrando la nostra fede nelle case. Buona domenica e buona festa della mamma
Per seguire la santa messa



