Messa in straming

Ecco il link alla messa

https://youtu.be/PLTo5Bvu7d0 

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Solennità della Trinità

Santissima TrinitaParrocchia S. Agata – Monticello
Parrocchia S. Maria della Purificazione – Torrevilla

Considerate la vostra semenza

Ho moltissima simpatia, affetto e stima per il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, ma questa faccenda della Trinità l’ho sempre trovata difficile da capire: è uno, ma tre, una sostanza, tre persone.
Ma oggi percepisco che proprio in questa festa che celebriamo quest’anno, dopo e dentro un tempo così difficile e inedito, c’è una grazia particolare.
L’abbiamo chiamato “lockdown” per addolcire un termine che in italiano suona proprio male, duro: confinamento.  Isolamento. Ciascuno nella sua casa ha fatto esperienza del vivere come su un’isola su cui non aveva scelto di abitare, in cui si è trovato naufrago. Ci siamo adattati.  È abilità dell’uomo. Ci si adatta a tutto. Perfino i prigionieri dei campi di sterminio hanno imparato a farlo. Adattarsi o morire.  Sommersi o salvati. Noi non siamo stati certo in un campo di sterminio o in guerra, non ci siamo stati per anni.
Nondimeno, nel giro di poche settimane siamo stati messi tutti insieme, in una volta sola, di fronte alla dura realtà di una condizione umana che è di estrema fragilità. L’angoscia della malattia grave e della morte si è insinuata in tutti i rapporti sociali e li ha fatti vacillare.  L’insicurezza del presente e del futuro è diventata paura. Siamo stati costretti ad abbandonare l’idea malsana del “tanto non capiterà a me” con cui abbiamo giustificato molti comportamenti irresponsabili, prendendo atto che poteva capitare a chiunque.
È grazia allora celebrare oggi questa festa della Trinità che ricorda, a noi, uomini e donne creati ad immagine di Dio che non siamo fatti per vivere confinati dentro noi stessi e neppure dentro un piccolo spazio: Dio creò l’essere umano a sua immagine; a immagine di Dio lo creò (Gen 1,27)
Non siamo fatti per rimanere da soli e neppure con la sola compagnia di Dio: Non è bene che l’uomo sia solo. (Gen 2,18a).  Non siamo fatti per far tutto da soli: voglio fargli un aiuto che gli corrisponda. (Gen 2,18b).
Siamo fatti ad immagine di un Dio che è Trinità. Che è relazione e relazione di amore.
Non siamo fatti per vivere in una situazione di lockdown, isolati o confinati.
Quei confini che nella storia gli uomini hanno difeso con le armi si sono rivelati inutili, scavalcati da un virus che non ha guardato in faccia nessuno. Quei confini e distanziamenti che abbiamo posto a difesa del contagio ci hanno privati della presenza dell’altro e ce ne hanno fatto avvertire la necessità.
Abbiamo scoperto che ogni buona relazione è vicinanza e distanza, è parola e silenzio, è presenza e assenza. A chi è stato costretto a vivere da solo è mancata la parola, la vicinanza, la presenza, l’incontro, la compagnia. A chi è stato costretto a vivere in una obbligata e continua compagnia è mancata la distanza, il silenzio, l’assenza, il distacco, la solitudine.
Ci è di aiuto nel mettere in ordine questo tempo e questa esperienza, la qualità della relazione che vivono il Padre, il Figlio e lo Spirito. Non una somma di persone, semplicemente uno accanto all’altro, ma il vivere l’uno per l’altro.
La Trinità rivede il detto che sostiene che l’unione fa la forza e ci insegna che la comunione è più che l’unione.
La qualità di una relazione non è nello starci solo vicini, ma nell’essere l’uno per l’altro: questo fa la  forza.
La logica dell’unione vuole che 1+1+1 dia come risultato 3.
La logica della comunione vuole che 1x1x1 dia come risultato 1.
E anche la matematica è fatta salva, insieme alla logica di Dio.
Un Padre per il Figlio per lo Spirito fa un Dio. Il Dio della Trinità. Dove l’uno è per l’altro, a favore dell’altro, alla ricerca dell’altro. Dove il tutto è più della somma delle parti.
Perché l’amore funziona così. L’amore non mette solo insieme, moltiplica. L’amore non solo mette accanto, mette l’uno per l’altro. Così dovremmo tornare ad incontrarci, ad abbracciarci di nuovo.
Ogni parola con cui rompiamo il silenzio dovrebbe essere parola che vale quel silenzio. E ogni silenzio dovrebbe essere detto e ascoltato come parola buona. Ogni incontro dovrebbe essere impegno e promessa per l’altro e non distrazione e disimpegno.
Ogni abbraccio dovrebbe essere dono e premura e non solo gratificazione e fretta, tocco di anime e non solo di corpi. Ogni vicinanza dovrebbe essere accoglienza. Ogni lontananza dovrebbe essere attesa. Creati a sua immagine anche noi siamo più felici quando viviamo secondo questa logica d’amore: uno a favore dell’altro. Ciascuno sostenuto dall’altro e pronto a sostenere l’altro. Non solo pronti a spartirsi i compiti, ma pronti a sostenersi nei reciproci compiti, a prendersi cura l’uno dell’altro.
Non solo capiremo, ma saremo una spiegazione efficace della Trinità.
Credo che questo stile di relazioni sia quel peso che ancora non siamo capaci di portare, la verità pesante ma insieme leggera del Vangelo.  È grazia allora celebrare oggi questa festa della Trinità che ricorda che la differenza la fa sempre l’amore. Preghiamo il Padre perché ci insegni la tenerezza e la misericordia; il Figlio perché ci insegni la passione che è sacrificio e dono di sé; lo Spirito perché ci riempia del fuoco dell’Amore

Che belle quelle persone
che hanno occhio,
che chiedi loro una foto
e hanno il senso della fotografia,
hanno il senso dello spazio
ti fanno abbinare con la geometria del luogo
e sfruttano tutte le luci del sole
per dare al volto la luce che meriti
quelle persone che hanno occhio
così in gamba
che quando hai bisogno di una mano
si alzano in piedi
senza che tu chieda aiuto,
quelle persone che hanno lo sguardo allenato
a vedere le cose che non si vedono
che hanno fatto loro l’alfabeto del silenzio,
che belle quelle persone
che hanno occhio
che ti riempiono di punti di vista
quando chiedi loro un parere
che ti guardano senza distrarsi
e per ascoltarti non usano solo le orecchie
usano anche le mani
usano la pelle
ti ascoltano con le guance,
tutto il loro corpo a servizio della voce
che hai bisogno di uscire
che belle quelle persone
che si vestono
senza troppo impegno
perché hanno imparato
che il cuore sta bene con tutto. [Gio Evan]

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Solennità di Pentecoste

chiesa monticello 2020Parrocchia S. Agata – Monticello
Parrocchia S. Maria della Purificazione – Torrevilla

Tu respirami vicino
Togli loro lo spirito, muoiono e ritornano nella loro polvere. Sono questi gli effetti devastanti che hanno sperimentato molti di coloro che hanno contratto l’infezione da Covid 19, ma quando il salmista scriveva queste parole non pensava certo all’epidemia in cui siamo precipitati.
Più facilmente pensava alla fragilità della nostra vita, alla consapevolezza della nostra piccolezza, alla continua possibilità di ritrovarci a fare i conti con la debolezza, la precarietà e l’insicurezza.
A chi se lo era dimenticato, questo virus lo ha ricordato in maniera beffarda e crudele.
Basta un niente a volte; non sempre sai spiegarti cosa sia veramente successo. Il perché sia successo rimane poi la domanda a cui non è proprio possibile dare risposta e che pure tormenta l’animo e che conviene abbandonare il prima possibile. Pensava soprattutto alla fragilità non immediatamente come qualcosa da sfidare, ma qualcosa innanzitutto da accogliere, non come qualcosa contro cui lottare, ma qualcosa da affidare al Signore. Non come ad un ostacolo, ma come ad una opportunità di speranza.
Togli loro il respiro: muoiono, e ritornano nella loro polvere…
Mandi il tuo spirito, sono creati, e rinnovi la faccia della terra.
Il sentirsi come polvere, il sentirsi smarriti è la condizione del cristiano, ma ancor più dell’uomo, semplicemente dell’uomo, di fronte a tante situazioni incomprensibili, faticose, dolorose.
La nostra vita è davvero fragile al punto da essere appesa a volte ad un respiro. Spesso non ci facciamo caso, siamo abituati a tener duro, a resistere e a non arrenderci.
Ci vergogniamo a farci vedere deboli, ci vergogniamo delle nostre lacrime.
Ci vergogniamo ad ammettere che a volte abbiamo bisogno di un abbraccio, di un sorriso, di una parola; che abbiamo bisogno di una mano perché da soli non ce la facciamo. Nessuno di noi basta a se stesso.
Il rimedio a questa mancanza non è nell’opera delle nostre mani, non è nemmeno dentro di noi, ma come ci suggerisce la parola di Dio è proprio in quelle parole del salmo: Mandi il tuo spirito, sono creati, e rinnovi la faccia della terra. È del respiro di Dio che abbiamo bisogno, della sua presenza.
“Anche se il mondo è un gran casino, tu respirami vicino e mi vedrai spiccare il volo” canta Marco Mengoni.
Potremmo pregare così oggi il Signore: “tu respirami vicino” proprio sapendo che non è possibile fuggire dalla fragilità; che ignorarla sarebbe un errore e non cambierebbe la nostra situazione; che se crediamo di non essere fragili lo diventiamo di più, ma se sappiamo di esserlo, possiamo esserlo dignitosamente e stare dignitosamente di fronte alla fragilità di altri e possiamo soprattutto fare i conti con l’unica domanda possibile: chi ci salverà? Non vi lascerò orfani: verrò da voi; voi mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete.
Il Padre ci darà un Paraclito. Ecco il nostro aiuto. Lo spirito difensore grazie al quale non abbiamo bisogno di cercare altre alleanze, grazie al quale non dobbiamo temere alcun nemico.
Il nostro aiuto è nel nome del Signore, in quel Gesù che dice: io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre.
Il nostro aiuto è in quello Spirito che oggi invochiamo e che ha come compito proprio quello di fare memoria di questa speranza preziosa per la nostra vita più di qualsiasi altra ricchezza.
Oggi, al termine del tempo pasquale o meglio al compimento della Pasqua, questo stesso Spirito Consolatore è comunicato a ciascuno di noi. A lui possiamo affidare questo tempo: Lo Spirito non cancella la nostra fragilità, non ci sottrae ad essa, ma ci abilita a fare delle nostre ferite luoghi di comprensione, di ascolto, di solidarietà con gli altri, di apertura alla speranza.
Il vangelo di domenica scorsa ci ha ricordato come i due discepoli di Emmaus riconoscono Gesù nello spezzare il pane. Quel pane spezzato di cui siamo tornati a nutrirci sostiene il cammino del cristiano. Quel pane, se non è fragile non si spezza e non è commestibile. Ma il suo spezzarsi non significa rompersi e diventare inservibile, ma diventare servibile alla tavola degli uomini. È la condizione del suo potersi donare e diventare vita.
Questa fragilità che stiamo sperimentando, visitata e animata dal respiro di Dio, diventi occasione di fecondità e creatività, di lealtà e di coraggio, di generosità e di grandezza di cuore.
Non venga contagiato il nostro cuore dalla meschinità e dal disinteresse, dalla paura dell’altro e dalla mediocrità. Oggi ci è donato il respiro di Gesù, perché anche il nostro respiro affannato ritrovi vigore, ritrovi forza, recuperi finalmente speranza.
Rinnoviamo allora insieme, gli uni per gli altri, con fiducia la preghiera della Sequenza del Veni Creator: «Vieni, Santo Spirito, manda a noi dal cielo un raggio della tua luce.
Vieni, consolatore perfetto, ospite dolce dell’anima, dolcissimo sollievo.
Vieni, tu che sei riposo nella fatica, riparo nella calura, conforto nel pianto. Vieni, Santo Spirito».

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link alla diretta streaming messa 31 – 05- 2020

ecco il link alla diretta

https://youtu.be/Rfzf9UgnFP4

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Settima domenica dopo Pasqua

settima domenica pasqua2020Parrocchia S. Agata – Monticello
Parrocchia S. Maria della Purificazione – Torrevilla

Salvare il salvabile o lasciarsi salvare?
Quanto dista Gerusalemme da Emmaus? Circa undici km. È Luca stesso che ce lo dice. Ma questa risposta identifica quella distanza come uno spazio semplicemente fisico. C’è un’altra risposta possibile. Gerusalemme dista da Emmaus lo stesso spazio che c’è tra la speranza e delusione, tra la fiducia e lo smarrimento, tra il trionfo e la sconfitta, tra l’ardire e la disperazione.
Uno spazio enorme che può riempirsi di molte cose: di tristezza: si fermarono con il volto triste; di lamentela e rammarico: “conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto”; di incredulità e cecità: “alcune donne sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Ma alcuni dei nostri sono andati alla tomba, ma lui non l’hanno visto”; di sentimenti di sconfitta: “Noi speravamo che egli fosse colui che
avrebbe liberato Israele”; di rabbia: “Solo tu sei forestiero a Gerusalemme!”.
In questo spazio stanno camminando due discepoli. Di uno di loro conosciamo il nome: Clèopa. Di nessuno dei due sappiamo come, quando e perché lo siano diventati: se per chiamata: “seguimi” o per scelta personale: “ti seguirò ovunque tu vada”. Non sappiamo cosa li abbia convinti ad andare dietro a Gesù.
Di sicuro qualcosa aveva toccato e mosso il loro cuore, qualcosa che aveva sconvolto o almeno cambiato le loro vite. La voglia di novità, l’attesa come ogni buon ebreo del messia, il fascino indiscutibile di quel Gesù che girava predicando e compiendo miracoli e che pure non era tenero con chi decideva di seguirlo: Il figlio dell’uomo non ha dove posare il capo; chi si volge indietro non è degno del regno dei cieli. Volete andarvene anche voi? Ci avevano creduto e scommesso, lasciato tutto e giocato il futuro: noi speravamo…
Sì, ci avevano sperato tanto. Avevano accettato l’invito di Gesù con entusiasmo. Avevano lasciato tutto per seguirlo, affascinati dalla sua persona e convinti della sua causa. Ora però tutto sembrava finito. Nel peggiore dei modi. I suoi nemici avevano catturato Gesù, sottoposto a processo. L’avevano torturato e condannato, come fosse un malfattore, lui che aveva solo fatto del bene a tutti quelli che aveva incontrato. Poi l’avevano ucciso. Tutto era
finito così. Pazienza… era stato un bel sogno, finito troppo presto e nel modo più tragico.
Quegli undici km sono, passo dopo passo, l’ammissione della sconfitta, la consapevolezza che ti prende il cuore quando ti accorgi di essere stato ingannato o di esserti ingannato con la sola differenza che in quest’ultimo caso non puoi neppure prendertela con qualcuno.
Ma che importa, ad un certo punto occorre salvare il salvabile: torniamo a casa. Inutile rimanere a Gerusalemme.
Chissà se ad Emmaus conoscevano qualcuno o se quella meta era stata scelta per evitare di sentirsi dire da chi li aveva visti partire: te l’avevo detto! Sei il solito ingenuo sprovveduto.
Salvare il salvabile: è pur sempre una strategia, talvolta perfino un buon piano di azione, un buon ripiego.
Io credo che anche noi, in questo tempo possiamo riconoscerci in questi due discepoli che camminano dentro quegli undici km. Anche noi fino a tre mesi fa pensavamo di avere la vita e il futuro nelle nostre mani; poi all’improvviso: la fine di ogni certezza. Ora anche noi assomigliamo a uomini che si stanno preoccupando di salvare il salvabile. L’ho sentito tante volte in questi mesi: speriamo di uscirne migliori.
Perché questo accada non possiamo avere a cuore solo di salvare il salvabile. Molte libertà che vogliamo salvare forse è meglio perderle; alcune libertà che abbiamo perso è meglio non andare a riprenderle.
Meglio lasciarsi salvare dal Signore che salvare il salvabile.
Occorre imparare ad attendere la salvezza a Gerusalemme. Occorre fidarsi di quelle donne che credono ai primi indizi della resurrezione e la annunciano. Occorre anche sapere riconoscere nella mancanza di un cadavere la prova che serve alla fede. Dovremo imparare ad avere meno e sentirci più liberi, non più poveri.
Senza averne paura. Senza ritenerla una sconfitta. Senza diventar poveri di gioia, divorati dalla lamentela, dal rammarico, dalla rabbia, incapaci di scorgere i segni della resurrezione e della speranza.
Salvarsi è lasciarsi raggiungere da una Parola che mette ordine a tutto ciò che è accaduto in questi giorni.
«Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?».
In questi mesi senza Eucarestia non ci è mancata la possibilità di ascoltare Gesù conversare con noi attraverso le Scritture. Quella Parola non ci è mai stata tolta. Nessuno può zittire Dio.
Quella parola ha la capacità di far ardere il cuore nel petto! Non solo battere: ardere!
Per i discepoli in cammino verso Emmaus, l’incontro con il Signore è stato di nuovo così coinvolgente e sconvolgente, da spingerli ad invertire la rotta. Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme. Non più verso Emmaus a salvare il salvabile, ma verso Gerusalemme a lasciarsi salvare con nel cuore e sulla bocca il nome di Gesù: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!».
Ora torniamo a poter spezzare anche il pane, a poter dare compimento pieno al comando di Gesù: prendete e mangiate. Ci aiuti a non accontentarci di salvare il salvabile. Ci aiuti a custodir viva in noi la speranza, la fede, la carità. Tenga viva in noi la voglia di continuare a sognare e a non smettere di farlo solo perché in questo momento tutto assomiglia ad un incubo! Niente ripieghi!
La direzione del nostro cammino sia Gerusalemme, non Emmaus!

NESSUN GIORNO SENZA AMORE.

Il mondo com’era prima già era ingiusto e faticoso.
Adesso se aggiungiamo a quel mondo le mascherine diventa un misto di pena e noia.
Dopo il panico non ci vuole la normalità, ci vuole la rivoluzione.
E invece perfino nella vita intima delle persone sembra ci sia solo stanchezza.
L’amore sembra finito. Chi esagera con l’amore sembra che non sta bene.
I desideri piccoli vengono ignorati, i desideri grandi vengono respinti.
In questo caso non c’entrano le scelte dei governi. Siamo noi che emaniamo ogni giorno invisibili ordinanze che bloccano l’immaginazione.
Si sente nell’aria questa penuria di slanci, si sente nelle parole che ci scambiamo questa mancanza d’aria.
Bisogna ripartire, ci ripete l’agenda ufficiale.
Ma riattivare le fabbriche serve a poco se non riattiviamo il desiderio.
La vita è un incrocio di abitudine e avventura.
La vita quotidiana è gradevole se contiene una vigilia, la speranza di un bacio, la prospettiva di un mondo altro.
Se togliamo dalla vita della gente l’utopia di un mondo nuovo e la prospettiva amorosa, resta solo l’impaccio delle mascherine, la vita contratta di chi esce di casa per schivare gli altri, non per incontrarli.
Davanti a una malattia che colpisce l’intimità dei corpi noi non possiamo reagire limitandoci a consumare e produrre merci.
Dobbiamo trovare il modo di tenere vivo l’amore.
Se il governo fa decreti per tenere in vita il sistema produttivo, spetta a noi fare decreti per tenere in vita l’amore.
È un compito grande che spetta a ognuno di noi, ogni giorno.
Nessun giorno senza amore, questo ora dovrebbe essere la nostra legge, l’ordinanza più urgente e più rispettata.                           (Franco Arminio)

domenica 24-2020

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Santa Messa in streaming

Oggi domenica 24 maggio 2020 è possibile seguire la Santa Messa delle ore 11.oo celebrata da Don Marco nella parrocchia di Monticello collegandosi al canale di youtube della parrocchia al seguente link:

https://www.youtube.com/channel/UC5BvhFqfz7Wzp-jB7t4DFXA

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Ripresa della celebrazione delle Sante Messe

messa Monticello 23-05-2020Abbiamo ricominciato a celebrare insieme e questo è il primo motivo di gioia, pur consapevoli della situazione che ancora chiede responsabilità e attenzione, consapevoli delle difficoltà, dei limiti e delle condizioni non ideali di questo celebrare.
In tutto questo navighiamo a vista.
Non perché non conosciamo la meta, non per pigrizia o imperizia, non per paura, ma per non dover trovare a pentirci né di aver affrettato una scelta, né di averla ritardata; per evitare ostacoli e pericoli
Navigare a vista non è navigare a caso. Riteniamo non sia ancora possibile tornare al consueto orario delle messe.
Con il Consiglio pastorale si è deciso di programmare un passo alla volta, pronti a rallentare il passo, ma anche a cogliere il momento opportuno per fare di più.
Nella settimana tra lunedì 25 maggio e domenica 31 maggio sarà possibile partecipare alla messa in questi luoghi, giorni e orari.

  • Martedì 26 maggio alle ore 9.00 nella Chiesa di Torrevilla
  • Mercoledì 27 maggio alle ore 20.30 nella Chiesa di Monticello
  • Venerdì 29 maggio alle ore 9.00 nella Chiesa di Torrevilla
  • Sabato 30 maggio alle ore 18.00 nella Chiesa di Monticello messa di vigilia della Solennità di Pentecoste
  • Domenica 31 maggio alle ore 9.30 nella Chiesa di Torrevilla
  • Domenica 31 maggio alle ore 11.00 nella Chiesa di Monticello
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Sanificazione della chiesa

La chiesa è stata tutta sanificata e viene sanificata ogni fine santa messa, per la nostra sicurezza.

Si ricorda che per tutte queste celebrazioni, sarà ancora necessario segnalare la propria presenza tramite il sistema online di prenotazioni, così da evitare la delusione di dover tornare a casa o la gara a chi arriva prima. Tempo permettendo, ricordiamo che sarà possibile, qualora i posti fossero tutti occupati, partecipare alla celebrazione sul sagrato rispettando le distanze necessarie

sanificazione  sanificazione 1

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Solennità dell’Ascensione 20 maggio

ascensioneParrocchia S. Agata – Monticello
Parrocchia S. Maria della Purificazione – Torrevilla

I vostri passi siano un massaggio per la terra
È piuttosto difficile esultare per una festa che celebra una partenza e una distanza! Gesù se ne va, sparisce dalla nostra vista, e ai suoi discepoli dice che è inutile continuare a guardare il cielo: ritornerò.
Sì, ma quando? E come? E dove? Ma se tu fossi stato qui… e perché non torni?
Forse per questo la solennità dell’Ascensione non è molto sentita e non ci trova granchè partecipi.
Matteo si sbarazza presto del problema: conclude il suo vangelo con parole che rassicurano: «Io sono con voi tutti i giorni». Sono: verbo al presente.
Il punto è comprendere che questa “separazione” assicura una “unione” più profonda, universale e continua.
Domanda molto attuale non solo per il nostro rapporto con il Signore, ma anche per i rapporti tra noi.
#distantimauniti è più facile da dire che da vivere.
Il tempo dopo l’Ascensione e i giorni che viviamo non sono vuoti. Non è tempo perso.
Non è un tempo insignificante o senza contenuto, non un tempo in cui abbandonarsi alla disperazione.
Come gli apostoli a quel tempo domandavano: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?», noi oggi potremmo chiedere: ma quando finirà questa prova, quando la situazione e la nostra vita ritroveranno la loro tranquillità?
La risposta è quella di sempre: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra».
Il tempo dopo l’Ascensione, il tempo che viviamo è tempo della speranza, una speranza che non delude perché il Signore è con noi.
Credo sia importante fermarci proprio su questa considerazione: il tempo in cui viviamo è anche per noi tempo di questa attesa, così come lo fu già per i discepoli.
Non un tempo in cui abbandonarsi a rimpianti, non un tempo in cui abbandonarsi irresponsabili al destino, non un tempo in cui cedere alla disperazione.
Il tempo in cui viviamo non è un ladro che ci ruba qualcosa.
Non è necessario allora affrontarlo a muso duro, sulla difensiva, armati e incattiviti, corazzati e arrabbiati: “i vostri passi devono diventare un massaggio per la terra, non un calcio”.
Abbiamo cominciato l’anno con l’invito a considerare ogni situazione come un’occasione.
“I cristiani sono il popolo della Pasqua, il popolo dell’Alleluia. La loro gioia è quella perfetta letizia che commuove nei fioretti di san Francesco. Cantano l’Alleluia non perché hanno avuto successo, non perché hanno visto realizzarsi i loro progetti, non perché sono benestanti e in buona salute. La gioia e il canto dei cristiani è nella fede, perché il Signore Gesù è risorto dai morti, perciò è vivo, è vicino.” Queste sono le parole del nostro vescovo nella lettera per il tempo pasquale.
La festa dell’Ascensione ci ricorda che la terra non è luogo di minaccia e la vita non scorre nel tempo di perdita in perdita, ma è il luogo della fiducia e della fede nella presenza del Signore che riempie tutte le cose.
Scelti da Dio, santi e amati, rivestitevi dunque di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità, sopportandovi a vicenda e perdonandovi gli uni gli altri, se qualcuno avesse di che lamentarsi nei riguardi di un altro. Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi. Ma sopra tutte queste cose rivestitevi della carità, che le unisce in modo perfetto. Col 3,12-14
È il tempo in cui vivere la virtù della pazienza che ci introduce alla capacità di cogliere quando è prudente aspettare e quando è necessario avere coraggio, quando un gesto, un’azione o una parola sono prematuri o quando sono affrettati; quando è troppo presto e quando si rischia di arrivare tardi, quando bisogna riflettere e quando bisogna agire.
Nell’attesa del Signore è ancora possibile anche per ciascuno di noi rinunciare a ciò che dà
soddisfazione nell’oggi per preparare le grandi cose di domani. Sia anche per noi questo il tempo di questa attesa del ritorno del Signore, il tempo della fede, della fiducia in Dio Padre. Il tempo della carità.

Trattate tutti con curaimmagine 20-5
adesso che uscite di nuovo,
non tornate a sconsolarvi a parole
non fatevi prendere dall’ovvio
e non fate come se niente fosse,
iniziate a vivere come se tutto fosse
non esultate con il corpo
non spaccate il mondo
per festeggiare la libertà,
esultate composti, a cuore giunto,
anche gli occhi fanno una luce forte
che manco le palle da discoteca,
imparate ad usarli
iscrivetevi a lezioni di comprensione,
prendete appunti alla facoltà dello sguardo
muovetevi in punta di piedi
ora che uscite,
non per paura e diffidenza,
fatelo per restare con la danza per terra,
per non fare troppo rumore
intorno a chi ne è ancora ferito,
muovetevi in punta di piedi
per presentare la leggerezza come rimedio al danno,
i vostri passi devono diventare
un massaggio per la terra,
non un calcio
dobbiamo continuare
ora più che mai a salvarci a vicenda,
abbiamo la grande occasione
di praticare la misericordia,
il servizio, l’aiuto
questi sono momenti d’oro,
finalmente usciamo tutti allo scoperto
ovvero: fragili.
e non importa che la mascherina
nasconde il sorriso,
ribellatevi anche a questo
e praticate il sorriso contrario, quello degli occhi,
quando gli occhi sorridono, infatti,
si chinano verso giù
fanno l’opposto delle labbra
sono il semicerchio che chiude il cerchio della bocca,
e allora educhiamoci tutti al sorriso di su
quello che piega verso giù
e chiudiamo il cerchio della felicità
trattate tutti con cura
adesso che tornate ad uscire,
che dentro le persone ci sono guerre così forti
che se doveste vivere anche un solo loro boato
non avreste orecchie a sufficienza per reggere l’impatto,
non sopportereste nemmeno il suono dello sparo
del proiettile che vive in loro
e se proprio non ce la fate
ad aiutare gli altri
a reggere loro un po’ di lotte che abbiamo in comune
se proprio non riuscite a stare accanto
alle guerre interiori degli altri,
almeno non ricordategliele. (Gio Evan)

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Prenotazioni Sante Messe

Con l’intenzione di evitare disagi, assembramenti, malumori o delusioni, abbiamo pensato  di regolare la partecipazione tramite una “prenotazione” dove  chiediamo di comunicare la propria presenza e rendiamo possibile verificare se c’è disponibilità di posto in Chiesa per la messa a cui si intende partecipare. Ricordiamo che  i numeri consentiti dalle normative sono: 

  • nella chiesa di Monticello sono 84 più due disabili con accompagnatore
  • nella chiesa di Torrevilla sono 64 più un disabile con accompagnatore

E’ possibile prenotarsi in due modalità:

1 modalità – Accedendo ai seguenti link

Seguire quanto segue

  • Accedere alla pagina cliccando sul link sopra citati – andare sul pulsante SELEZIONARE UNA DATA
  • Si apre una nuova pagina dove si sceglie la data della Messa a cui si vuole partecipare – andare sul pulsante BIGLIETTI
  • Nella nuova schermata selezionare il numero dei biglietti (max 6) – andare sul pulsante REGISTRATI
  • Compilare con i propri dati nella nuova schermata quindi CONFERMA
  • riceverete una mail che riporta iscrizione, che sarà da portare quando si va alla messa

Se non ci sono più posti non si apre la schermata dove inserire i dati ma compare la scritta EVENTO ESAURITO

2 modalità – attraverso telefonata

Questa modalità telefonica è pensata per chi non ha la possibilità di farlo online, è caldamente consigliato usare la prima modalità: 3665417224 dalle 17.00 alle 19.00 

Per le prime Messe non sono contemplati i posti all’esterno. Ricordiamo che sarà possibile assistere alla Messa anche via steaming sul canale YOUTUBE della parrocchia  https://www.youtube.com/channel/UC5BvhFqfz7Wzp-jB7t4DFXA e verrà comunicato di volta in volta l’orario

Confidando nella vostra comprensione e collaborazione ci affidiamo al Signore perché continui a guidare i nostri passi, ad ascoltare la nostra preghiera e farci sentire la sua presenza. Il buon andamento di queste prime celebrazioni ci suggerirà quali altri passi fare nelle settimane successive.
  don Marco con il Consiglio Pastorale

 

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