Sesta domenica dopo Pasqua

6dopo pasqua2020Parrocchia S. Agata – Monticello
Parrocchia S. Maria della Purificazione – Torrevilla

Di cosa sai?
El sa de nagòt. Questa espressione certamente dialettale, mi ha sempre colpito. Non sa di niente. Come spesso capita, la tradizione popolare conosce modi efficaci per esprimere le proprie certezze e giudizi.
Non sa di niente è espressione che definisce un cibo che non ha sapore e che perciò non offre soddisfazione al palato. Non sa di niente è anche però espressione che descrive la pochezza di una persona, la sua inconsistenza e la sua leggerezza. Non sa di niente è espressione che definisce una persona senza spessore.
Presa alla lettera, l’espressione dialettale può anche indicare una persona che non conosce nulla, non è esperto in nulla, non ha mestiere e non si appassiona a nulla. Non ha arte né parte. Pietro e Giovanni, erano persone semplici e senza istruzione; così le definisce il libro degli Atti degli apostoli, ma non erano persone che non sapevano di niente.
Lo dimostra il fatto che chi li aveva ascoltati rimaneva stupito e li riconosceva come quelli che erano stati con Gesù. Avevano il suo sapore. Pietro questa volta non se ne vergogna. Non era accaduto così nel cortile della casa del sommo sacerdote quando una giovane donna gli disse: «Anche tu eri con il Nazareno, con Gesù» e Pietro negò, dicendo: «Non so e non capisco che cosa dici».
Erano persone semplici e senza istruzione, ma sapevano di qualcosa. Avevano il pensiero di Cristo e sapevano di Lui.
Lo Spirito li aveva riempiti. La promessa di Gesù si è compiuta: il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. Questa era la loro ricchezza. Sono loro stessi a dirlo all’uomo, zoppo fin dalla nascita guarito all’ingresso del tempio mentre chiede l’elemosina: “Oro e argento non ho, ma quello che possiedo te lo do: nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, cammina”.
In questo tempo di pandemia, molto si discute di salute, molto si discute di economia. Il “bilancio” appare negativo. Potremmo certo dire che questo virus ci sta rendendo più poveri. Ci spaventa per questo. Si desiderano e si invocano riaperture, ma sono ancora più le cose che ci sono impedite di quelle che possiamo fare.
Ma senza mettere in discussione il valore della salute e dei beni materiali, quale è davvero il nostro tesoro?
Quali sono il nostro oro e argento? Chi è il nostro Dio?
Mi aveva fatto pensare vedere l’imponente statua del Cristo Redentore che campeggia sulla città di Rio de Janeiro, nella sera di Pasqua, grazie a un gioco di luci, vestita con un camice da medico, per ringraziare tutti gli operatori della sanità impegnati nell’emergenza coronavirus.
In questo tempo di prova che dura certamente da più tempo di quanto abbiamo inizialmente immaginato, e che ci sta mettendo a dura prova, a chi ci stiamo affidando?
Un gioco di luci ha facilmente trasformato il Cristo in un medico e altrettanto facilmente si può trasformare un medico e la medicina in un Dio. Lo stesso vale per l’economia. Vale per i politici e le loro promesse miracolose.
La medicina, la scienza, l’economia, le scienze umane: ci aspettiamo tante risposte e tante soluzioni da loro, come se potessero tutto e diventa facile lasciar cadere, in mezzo a tante urgenze, quella promessa semplice e forse per questo snobbata che Gesù fa ad ogni suo discepolo: Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Cosa sappiamo di questo Dio di Gesù? E quanto ne vogliamo sapere? C’è il rischio di non volerne sapere nulla in un momento come questo dove i problemi sono ben altri. Per questo oggi voglio lasciarmi stupire da Pietro e Giovanni, persone semplici e senza istruzione, che non hanno oro e argento, ma guariscono quell’uomo zoppo che chiede l’elemosina e si attende di ricevere dei soldi.
Oggi siamo tutti come quell’uomo: zoppi, impossibilitati a muoverci, alla ricerca e bisognosi di aiuto. Quello che invochiamo e attendiamo dal mondo sono soluzioni pratiche, concrete. Oggi però anche noi, come quell’uomo, abbiamo bisogno di qualcosa di più di una piccola elemosina e di soluzioni pratiche. Pietro e Giovanni non avevano oro e argento, ma avevano la potenza dello Spirito Santo, la pace che il Signore aveva loro donato e che risponde a quel bisogno profondo del cuore. Confidando in quella potenza
guariscono. Abbiamo bisogno anche noi di qualcuno che come san Paolo ci ricordi che in nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati.
Sappiamo a sufficienza di questo Dio per poter anche noi ricevere da Lui la sua pace e la sua salvezza e offrirla al mondo? Il mondo ha bisogno anche di questo. Ne ha bisogno ciascuno di noi.

 

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