V dopo il martirio del precursore

Cappella dei Penitenti Bianchi - FolonFinalmente una parabola. Una Parola dentro cui accomodarsi per lasciarsi scomodare. Protetti perché a metterci la faccia sono altri: È il dottore della legge, seppure anche lui esterno alla parabola, che si espone con una domanda e che chiede a Gesù di esporsi: si alzò per mettere alla prova il Signore Gesù; È l’uomo che scendeva da Gerusalemme a Gerico che cade nelle mani dei briganti; Sono anche i briganti; È il sacerdote che percorreva la stessa strada.  È il levita. È il samaritano. È l’albergatore. Sono loro che ci mettono la faccia: li possiamo osservare, ascoltare, giudicare, interrogare… sapendo che per avere risposte, dobbiamo avere l’ardire di provare a metterci nei loro panni e infine mettere in gioco noi stessi. A far nascere la parabola stessa è una domanda fatta per mettere alla prova Gesù ma certamente seria, pratica: cosa devo fare? Cosa devo fare per avere la vita eterna? È domanda che nel Vangelo si ripete più volte: è la stessa del giovane ricco. È la stessa che viene rivolta a Giovanni Battista per tre volte, dalla folla, dai pubblicani e poi dai soldati. Cosa dobbiamo fare? Perché il Vangelo non è una teoria. È una parola che chiede di diventare una pratica. L’uomo saggio è colui che innanzitutto ascolta perché solo così sa cosa mettere in pratica. E infatti Gesù, alla domanda del dottore della legge risponderà con una domanda che dice: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Sta scritto: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai». La prima considerazione che mi pare importante fare è che per sapere cosa fare, occorre ascoltare. Dicevo che su questo il Vangelo è molto chiaro. Non ascoltare quello che abbiamo dentro, ma una Parola che viene da Dio. Se mentre cammini per la strada, incontrando quell’uomo malmenato, ti fermi ad ascoltare quello che hai dentro, allora potresti ritrovarti nei panni del sacerdote o del levita. Se ascolti le tue paure, scappi perché potrebbero aggredire anche te; se ascolti i tuoi pregiudizi, quell’uomo mezzo morto forse se l’è cercata e meritata; se ascolti la tua agenda o il tuo senso pratico, hai sicuramente qualche impegno che ti aspetta e qualche cosa da fare; se ascolti le tue insicurezze, penserai che non sei capace di aiutare quell’uomo ed è meglio che lo faccia qualcuno d’altro; e passerai oltre. Ascolta, come ha ricordato la prima lettura, è il primo comando: ascolta, o Israele, e bada di metterli in pratica, perché tu sia felice.  Nell’ascolto della Scrittura si impara la vita e si impara a capire la via da seguire. Ascolta e istruisci il tuo cuore. Si impara che quell’obbedire e mettere in pratica è la strada semplicemente della vita, prima ancora che essere la strada per la conquista della vita eterna. Non serve preoccuparsi dell’aldilà, della vita eterna, se non siamo preoccupati di chiederci se la vita che facciamo, qui ed ora, è conforme alla vita eterna. Leggi. Impara la vita che è quella cosa che comincia quando cominci ad amare: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Il buon samaritano della parabola salva innanzitutto se stesso dalla morte, prima ancora che l’uomo incappato nei briganti. Fare il bene fa bene. Amare fa vivere. Non domandarti chi è il tuo prossimo, ma se tu sei disposto a farti prossimo. Non domandarti chi ha diritto al tuo amore, chi se lo merita, a chi convenga darlo. Lo vide, passò oltre. Vide e ne ebbe compassione. In quello sguardo sull’altro, è fatto dono di uno sguardo su se stessi. Si capisce chi è il prossimo ma si capisce quando sono capace di farmi prossimo. Gesù invita il dottore della legge a mettersi non dal punto di vista del sacerdote, del levita e neppure da quello del samaritano, ma da quello dello sfortunato viandante, e gli domanda: “Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?”. Il dottore della legge risponde giustamente: “Chi ha avuto compassione di lui”. Per l’uomo derubato e ferito dai briganti il prossimo è il samaritano: egli si è comportato come suo prossimo.  Solo se sai metterti nei panni dell’uomo povero, malmenato, puoi dire chi è il prossimo. Se ti levi dalle tue sicurezze dentro le quali non hai forse neppure bisogno di un prossimo e dentro le quali forse fai fatica a farti prossimo; se senti compassione, ovvero se sai sentire il dolore dell’altro come fosse tuo; se sei capace di non andartene, ma di fermarti… allora sei pronto a diventare prossimo di qualcuno. Fratelli, non siate debitori di nulla a nessuno, se non dell’amore vicendevole; perché chi ama l’altro ha adempiuto la Legge. Perciò gettiamo via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce. Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo. Come spesso capita, Paolo ha certo parole potenti e incoraggianti, chiare e quindi comprensibili. Possano diventare vita per noi che le ascoltiamo: ecco la cosa migliore che possiamo fare.

 

Pubblicato in Vangelo della domenica | Lascia un commento

IV dopo il martirio del precursore

IMG_4185In quel tempo. I Giudei si misero a mormorare contro il Signore Gesù…  Un altro Vangelo che chiede un passo indietro per essere meglio compreso. Chiede la lettura di tutto il capitolo 6 del Vangelo di Giovanni o almeno il richiamo alla memoria di cosa sia appena accaduto in quel tempo, di quali siano i fatti e i motivi che hanno portato i giudei a mormorare contro il Signore Gesù. I fatti sono questi: il giorno prima, Gesù, sulla riva del mare di Tiberiade, aveva compiuto il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci a beneficio di una folla che lo aveva seguito, ascoltato e si ritrovava comunque affamata. «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; avevano detto i discepoli aggiungendo subito: ma che cosa sono per tanta gente?» . Proprio quel poco, messo nelle mani di Gesù, pur tra la perplessità e i timori dei discepoli, quel giorno diventa però il molto sufficiente a sfamare tutti e perfino a riempire 12 ceste con gli avanzi. Nel cuore di quella gente si era così fatta strada l’intuizione che quel Gesù non era un profeta qualsiasi. Scrive Giovanni: la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!» e cerca così Gesù con l’intenzione di farlo re, ma annota sempre Giovanni, «Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.» Gesù si sottrae a questa ricerca. Egli non è venuto per essere Re in quella maniera. Egli è venuto perché all’uomo non manchi mai quel pane, non attraverso il miracolo della moltiplicazione, ma attraverso lo stile della condivisione e perché così non manchi mai la vita. Gesù stesso tenta di sciogliere questa incomprensione: In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna. Ma come abbiamo sentito nei versetti appena ascoltati: i Giudei continuarono a mormorare. Questa incomprensione trova il suo motivo nello sguardo diverso su quanto accaduto sulla riva del mare di Tiberiade, dove la gente era rimasta meravigliata e soddisfatta dal miracolo della moltiplicazione del pane senza cogliere la profonda intenzione e il grande insegnamento di Gesù. Quel giorno, davanti a quella folla e proprio in risposta alla sua fame, Gesù non moltiplica i pani, ma racconta il senso della croce e anticipa l’Eucarestia. Davanti a quella folla Gesù dona il pane, ma presto donerà se stesso come Pane. Sulla Croce viene svelata la verità profonda di questo miracolo: il nostro Dio si “spezza per noi”, per farci vivere. Il nostro Dio è davvero un Padre che darebbe la sua vita per far vivere i suoi figli e le sue figlie. Rileggete le parole di questo Vangelo, guardando alla croce: «Io sono il pane della vita; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Il vero miracolo, vuol far intendere Gesù, non è la moltiplicazione che produce ricchezza materiale, ma la divisione e la condivisione, che è generata dall’amore e genera la vita. Il mormorare dei Giudei manifesta la loro resistenza nei confronti di un Dio che ha certo moltiplicato quel giorno il pane per avere l’attenzione degli uomini, ma non certo per comprarli riempendo loro semplicemente la pancia. Il mormorare dei Giudei nasce da quella logica umana che ritiene la moltiplicazione delle ricchezze la soluzione alla povertà, alla fame, e ad ogni bisogno dell’uomo. Il loro mormorare racconta la fatica a capire che la soluzione proposta da Dio è invece quella della divisione che nasce dalla condivisione; la stessa fatica del resto che l’uomo prova nel comprendere la Croce. Come diceva padre Turoldo: «Credo sia più facile moltiplicare il pane, che non distribuirlo. C’è tanto di quel pane sulla terra che a condividerlo basterebbe per tutti» Gesù sta cercando di far comprendere ai suoi discepoli e ai Giudei un pensiero per la verità semplice: io faccio vivere. Io alimento la vita, anche quella di chi come Elia, non ne può più, è stanco, affamato, impaurito; la vita di chi sta camminando nel deserto e ritiene il cammino troppo lungo per le sue sole forze ed è tentato di dire: basta! Io faccio vivere, dice Gesù. Io sono il pane della vita non perché libero dalla fame, ma perché libero dalle catene dell’egoismo e dalla paura del condividere, dal timore che quel che abbiamo sia così poco da poter bastare solo a noi stessi. Se torniamo indietro a quel giorno sul mare di Tiberiade possiamo vedere Gesù compiere tre gesti che permetteranno a tutti di sfamarsi: prese i pani e, dopo aver reso grazie, li distribuì. Prendere, rendere grazie, distribuire. Sono queste le tre azioni di colui che di sé dirà: io sono il pane della vita. Sono le tre azioni che generano vita per tutti e per sempre.

Pubblicato in Vangelo della domenica | Lascia un commento

Lectio Divina 2021/2022

In vista della Lectio Divina 2021/2022 organizzata dall’Azione Cattolica del decanato, quest’anno, nella Chiesa di Viganò, chi volesse avere il libretto può prenotarlo a questo link https://form.jotform.com/212686850732057

Lectio divina 2021 2022

 

Le date:

22 ottobre 2021
26 novembre 2021
14 gennaio 2022
04 febbraio 2022
25 febbraio 2022

E’ possibile seguire le meditazione anche online sulla piattaforma ZOOM

Pubblicato in News | Lascia un commento

III dopo il martirio del precursore

Nil calamaro giganteicodemo, perché quella notte hai cercato Gesù? Dopo aver letto questo Vangelo, mi sono domandato a lungo quali potessero essere i motivi che hanno portato Nicodèmo, uno dei capi dei Giudei, dal Signore Gesù. Di notte. L’ora propizia per discorsi intimi, profondi e sinceri, ma anche l’ora di chi non vuole farsi vedere ed esporsi troppo. Forse più semplicemente l’ora di chi ha perso il momento buono del giorno per far le cose e si riduce all’ultimo. L’ora di chi ha perso l’occasione e tenta di rimediare rubando gli ultimi frammenti di giorno per rincorrere l’attimo. Mentre cercavo risposte, mi sono imbattuto in questa pagina del romanzo “Il calamaro gigante”  di Fabio Genovesi attraverso la quale mi è parso sentire Nicodemo rispondere alla mia domanda: perché quella notte hai cercato Gesù?

“Già, eccola la parola assassina: ormai. Lei non passa mai di moda, e ora come allora serve a non partire, non fare, non provare mai a cambiare le cose intorno a noi. È una parola corta, ma basta a riempire una vita di scontento, giorno dopo giorno fino all’ultimo, raccontandoci che per essere felici è troppo tardi, ormai. Quante volte ci lamentiamo del lavoro, delle scelte, di mariti e mogli, fidanzati o compagni e insomma della vita tutta intorno e addosso a noi. E diciamo scemenze tipo che l’infanzia era l’età più bella, la più libera e spensierata.  Ma non è mica vero: come può essere libera, un’età in cui per fare qualsiasi cosa devi chiedere il permesso a genitori, familiari, maestri, catechisti e adulti in generale? È quando diventi grande che sei libero davvero, non devi obbedire a nessuno, e disegnare la tua vita spetta a te. Solo che ce la disegniamo da schifo. Da bambini abbiamo un sacco di sogni, ma ce li teniamo dentro perchè è troppo presto, in attesa di diventare adulti e realizzarli. Poi però cresciamo, e decidiamo che i sogni sono roba da bambini, e al posto di quelli ci riempiamo i giorni di obblighi e doveri e altra roba che non ci piace e non ci fa felici, e vorremmo cambiare ma non cambiamo nulla di nulla, perchè è troppo tardi, ormai. La fregatura è proprio questa, che tra il troppo presto e il troppo tardi dovrebbe esserci un lungo tempo giusto, libero e luminoso per fare quello che vogliamo, però nessuno lo trova mai. Troviamo invece un sacco di scuse: siamo troppo giovani, o troppo vecchi, oppure siamo sfortunati, diversi, siamo nati nel posto sbagliato. O magari sono gli altri che sono cattivi, sono invidiosi, sono raccomandati, sono… sono tutte scuse, che ci raccontiamo per non fare nulla. E io non ho niente contro le scuse, anzi le amo. Sono preziose quando le usi con gli altri, per evitare cene noiose, ritrovi di parenti, riunioni di condominio e altri inaccettabili furti di vita. Ma che senso hanno le scuse, se le raccontiamo a noi stessi per non essere felici?”

Mi sono così scoperto simile a Nicodemo: nella scontentezza che a volte avvolge l’animo; nella rassegnazione che fa smettere di sognare; nello scoraggiamento che nasce dalle sconfitte o dalle incomprensioni. A Gesù non sarà stato necessario porre quella domanda a Nicodemo. L’evangelista Giovanni annota poco prima: “Gesù (…) conosceva tutti e non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull’uomo. Egli, infatti, conosceva quello che c’è nell’uomo”. Gesù conosceva Nicodemo e ciò che lo aveva portato a cercarlo nel cuore della notte e le sue parole vanno diritto al cuore, lo feriscono e provocano: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio».  Il cuore ferito di Nicodemo reagisce, obiettando e contestando: «Come può nascere un uomo quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?». L’azione del nascere, sembra dire Nicodemo, non è azione che decidiamo noi; nessuno si concepisce da solo e nasce; solo qualcun’altro lo può fare. Altri sono decisivi nel momento del nostro venire al mondo. Non ci siamo entrati noi nel grembo di nostra madre la prima volta, figuriamoci la seconda… Come può un uomo nascere e farlo quando ormai è vecchio… ormai, la parola assassina è la parola che ha ucciso tanti nostri buoni propositi naufragati dolorosamente nelle tempeste della vita. Quando il presente non ci piace e ci lamentiamo, ci irrigidiamo nell’aggrapparci a quello che siamo e che abbiamo; quando siamo spaventati dal nuovo e la parola ORMAI ha preso casa nel nostro cuore forse è il momento come Nicodemo di andare a cercare Gesù; vincere quella resistenza al cambiamento che nasce dalla paura di perdere qualcosa, di perdere il controllo, di conservare almeno quello che abbiamo. È il momento di lasciarci pungere e provocare come Nicodemo: occorre rinascere. È il momento perché il vento soffia dove vuole e ne senti la voce”. È il momento di lasciarci sostenere da Isaia perchè in noi sarà infuso uno spirito dall’alto; allora il deserto diventerà un giardino e il giardino sarà considerato una selva. Nel deserto prenderà dimora il diritto e la giustizia regnerà nel giardino. Praticare la giustizia darà pace, onorare la giustizia darà tranquillità e sicurezza per sempre.  Lasciarci incoraggiare da san Paolo perchè: l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato. Ci sono storie di resurrezioni meravigliose in questo mondo che dovrebbero meravigliarci e incoraggiarci. I giochi paraolimpici ne sono stata una recente testimonianza: storie di resilienza e di nuovi inizi. Replicò Nicodèmo: «Come può accadere questo?». Gli rispose Gesù: «Tu sei maestro d’Israele e non conosci queste cose? La Scrittura stessa è testimone di storie di nuovi inizi, ti sei dimenticato Nicodemo? La fede nella resurrezione mette in gioco la forza della vita che resiste alla tentazione della morte e della distruzione e ci dice che non solo è possibile una vita dopo la morte, ma è possibile anche ridare vita ad una vita che sembrava perduta, ritrovare speranza dove c’era disperazione, fiducia dove c’era tradimento. Il Signore doni anche a noi la possibilità di compiere quel cammino che è stato di Nicodemo perché anche noi possiamo ritrovare quella giovinezza e freschezza interiore che nasce dalla fede e che è fonte di vita e di pace.

 

Pubblicato in Vangelo della domenica | Lascia un commento

Festa dell’Oratorio

PARROCCHIE DI MONTICELLO BRIANZA

festa oratorio 21

SABATO 25 e DOMENICA 26 SETTEMBRE 2021

SABATO 25  – Fiaccolata a San Pietro al Monte per preadolescenti e adolescenti

DOMENICA 26 –
campanelle 21CAMPANELLATA – Ritrovo alle 10.15 in tre punti del paese (baita alpini Monticello, cimitero e chiesetta di Casirago) per una camminata fino alla Limonera, dove ci si unirà ai ragazzi della fiaccolata per arrivare in oratorio con la fiaccola e le campanelle

S. MESSA – ore 11.00 in campo. A seguire lancio dei palloncini.

PIC – NIC – in oratorio con pranzo al sacco, salamelle e patatine

giochi 21GIOCHI – dalle 14.00 alle 18.00 organizzati dagli animatori.
A seguire merenda. Per bambini fino alla 1°media.

E’ obbligatoria la prenotazione per ogni singolo evento (campanellata, pic-nic e giochi).
Iscrizioni entro il 23/09 al seguente link: https://forms.gle/vjAWpt2Fo2ZQ7Q5u5

Volantino

Pubblicato in Oratorio | Lascia un commento

Fiaccolata

ORATORI DI MONTICELLO BRIANZA

fiaccolata21

 

Il 25 settembre, Fiaccolata per aperura della festa Oratorio pergamena fiaccolata 21
Ritrovo ore 15:00 in oratorio a Monticello, trasferimento in macchina fino a Civate, Salita a piedi a fino a SAN PIETRO AL MONTE e visita dell’abbazia.
Ore 19.30 ritorno in oratorio e cena, giocone serale

Iscrizioni aperte a tutti i ragazzi che hanno terminato la 1° media
Per iscriverti manda un messaggio ad Alice (333 295 6862) entro il22/09
Costo €5

Per la visita dell’abbazia è richiesto il green pass per i ragazzi sopra i dodici anni

Volantino

Pubblicato in Oratorio | Lascia un commento

II dopo il martirio del precursore

volto tristi Ogni buona serie televisiva prima di mandare in onda una puntata nuova, propone un riassunto delle precedenti, che sei libero di guardare o saltare a secondo della tua memoria. Oggi, anche se ormai abbiamo già letto la “puntata” di vangelo di oggi, credo che, per comprendere meglio quanto ascoltato, sia cosa buona fare un passo indietro, alla “puntata” precedente, per comprendere il dove siamo, il quando e i fatti che hanno generato questa discussione tra Giovanni e i Giudei perché di discussione si tratta visto che come scrive Giovanni al versetto 18: i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo, perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio. La guarigione di un uomo paralizzato da 38 anni avvenuta di sabato era diventato il pretesto di questa avversione: non puoi prendere il tuo lettuccio e portarlo in giro: l’accusa all’uomo guarito. Non puoi guarire di sabato: l’accusa a Gesù. Quello che abbiamo appena ascoltato possiamo immaginarlo proprio come un processo che i giudei fanno a Gesù colpevole di quella trasgressione e, come in ogni buon processo, ognuno porta i suoi testimoni dal momento che nessuno può discolparsi da solo: “se fossi io a render testimonianza a me stesso, la mia testimonianza non sarebbe vera; ma c’è un altro che mi rende testimonianza, e so che la testimonianza che egli mi rende è verace”.  Gesù ne convoca quattro.  Giovanni Battista: Voi avete inviato messaggeri da Giovanni ed egli ha reso testimonianza alla verità. Se non vi basta, dice Gesù, ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni. Il Padre, che mi ha mandato, ha dato testimonianza di me. Ancora poi testimoniano a mio favore tutte le Scritture. Infine le opere che compio: i miracoli, che confermano ciò che dico! Ma dopo essersi difeso, Gesù sembra voler chiedere anche ai suoi accusatori di fare altrettanto… voi non avete mai ascoltato la sua voce – la sua parola non rimane in voi;  non credete a colui che egli ha mandato.  Ma voi non volete venire a me… vi conosco: non avete in voi l’amore di Dio.  voi che ricevete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene dall’unico Dio. Tocca loro ora discolparsi e chiamare a difesa dei testimoni. Tocca ora forse anche a noi provare a pensare: chi potrebbe testimoniare a difesa del mio essere cristiano. Chi potrei chiamare per dire: sì, mi sento di dire che quest’uomo è un cristiano. Lo capisco da come parla e da come a volte non parla, custodendo con il silenzio la carità e la verità; lo capisco da come prega; da come pensa, dalle scelte quotidiane che fa, dal fatto che in lui abitano i frutti dello spirito: amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé. Chi è il vostro Giovanni Battista che può testimoniare che voi siete un buon cristiano? Vostra moglie potrebbe essere un buon testimone? Vostro marito? I vostri figli? I vostri colleghi di lavoro, i vostri parenti?  I vostri amici sanno che siete cristiani? Non un perfetto cristiano, ma un buon cristiano: che ci prova, sbaglia, ma siccome  crede davvero nel perdono e nella sua forza, quel perdono lo chiede e lo accoglie, si rialza e ci prova ancora; un buon cristiano che non si accontenta di quello che sa, ma dedica tempo e attenzione alla sua fede perché cresca, perchè la sua conoscenza non rimanga limitata a quello che ha imparato a catechismo da bambino; perché la sua fede, come abbiamo ascoltato settimana scora nella prima lettura, non sia un imparaticcio di precetti umani; un uomo che si dedica alla preghiera nella consapevolezza che a pregare si impara pregando, perché non accada mai di farlo solo con la bocca e con le labbra. Quali sono le opere che testimoniano che siete un buon cristiano? Quali scelte raccontano la vostra fede, quali offerta del proprio tempo, dei propri talenti, della propria gentilezza? Quale parola di vangelo potrebbe essere il buon riassunto di chi siete, quale versetto potrebbe essere un giorno scritto sulla vostra tomba a ricordare quale uomo saggio siete ora che dopo aver ascoltato la parola l’ha messa in pratica? Per dirla con le parole del teologo tedesco Bonhofer: “Se ti accusassero di essere cristiano, troverebbero prove contro di te?”. O siamo anche noi, come dice nell’Evangelii Gaudium Papa Francesco, semplicemente amanti della mondanità spirituale, nascosti dietro apparenze di religiosità e persino di amore alla Chiesa, ma assetati della gloria umana, amanti del proprio benessere personale, preoccupati più dei propri interessi che non di quelli del Signore. Facciamo nostre le parole del profeta Isaia perché diventino la nostra invocazione: Perché, Signore, ci lasci vagare lontano dalle tue vie e lasci indurire il nostro cuore, così che non ti tema? Ritorna per amore dei tuoi servi, per amore delle tribù, tua eredità». E le parole del salmo diventino la nostra preghiera: Fa’ splendere il tuo volto, Signore, e noi saremo salvi.

Pubblicato in Vangelo della domenica | Lascia un commento

FESTA DI SAN MICHELE

 festa SanMichele 21SABATO 25 SETTEMBRE
ore 18:00 Santa Messa
ore 19:00 cena
DOMENICA 26 SETTEMBRE
ore 8.00 Santa Messa
ore 10:00 Santa Messa solenne presieduta da Mons. Paccanelli
ore 12:30 pranzo
ore 15:30 Vespri e benedizione
ore 16:30 grande tombolata con ricchi premi
– aspirapolvere senza fili
– friggitrice ad aria
– Airpods
– smartwatch Xiaomi
– e tantissimi altri premi …..
ore 19:00 cena
LUNEDI’ 27 SETTEMBRE
ore 9:00 Santa Messa per tutti i defunti
ore 19:00 cena

NEL RISPETTO DELLA NORMATIVA VIGENTE, SARA’ POSSIBILE ACCEDERE ALRISTORANTE ESCLUSIVAMENTE CON PRESENTAZIONE DEL GREEN PASS EPREVIA PRENOTAZIONE AL NUMERO 3311526408 ANCHE PER ASPORTO(preferibilmente tramite messaggio WhatsApp)

Scarica il volantino

Pubblicato in News | Lascia un commento

Festa della Madonna della Cintura

Parrocchia Sant’Agata di Monticello Brianza

Festa della Madonna della Cintura 2021

In pellegrinaggio con Maria tra le casemadonna cintura21

sabato 4 settembre – ore 20.30 – rosario meditato
Sulla piazza della chiesa parrocchiale di Torrevilla
domenica 5 settembre – ore 20.30 – rosario meditato
Nel cortile di Cascina Rampina
 lunedì 6 settembre – ore 20.30 – rosario meditato
Nel cortile del Condominio san Carlo III, via Roma 25/35
martedì 7 settembre – ore 20.30 – rosario meditato
A Casirago nel cortile famiglia Giussani in via Alberto da Giussano, 6

 MERCOLEDÌ 8 SETTEMBRE – NATIVITÀ DELLA B.V. MARIA,
Ore 20.30 Santa Messa in Chiesa Parrocchiale

giovedì 9 settembre – ore 20.30 – rosario meditato
Nel cortile dell’Arcieria L’Usignolo in via provinciale 63
venerdì 10 settembre – ore 20.30 – rosario meditato
Nel cortile condominio Gli Aceri in via Jacopo della Quercia
sabato 11 settembre – ore 20.30 – rosario meditato
Sul sagrato della Chiesa di Monticello

DOMENICA 12 SETTEMBRE
Ore 11.00     Santa Messa solenne
Ore 20.30     Rosario meditato in Oratorio per le famiglie, affidando il nuovo anno scolastico e tutti i ragazzi

LUNEDÌ 13 SETTEMBRE
Ore 20.00     Messa al cimitero in suffragio di tutti i defunti

Pubblicato in News | Lascia un commento

I dopo il martirio del precursore

 

IMG_3037 2Poiché questo popolo / si avvicina a me solo con la sua bocca / e mi onora con le sue labbra, / mentre il suo cuore è lontano da me / e la venerazione che ha verso di me / è un imparaticcio di precetti umani, / perciò, eccomi, continuerò / a operare meraviglie e prodigi con questo popolo; La lettura di queste parole di Isaia che aprono la prima lettura, fanno con buona ragione pensare ad un solenne rimprovero che il profeta rivolge a Gerusalemme per conto di Dio.  Un rimprovero pesante e che credo possiamo anche ritenere motivato. La venerazione del popolo nei confronti di Dio parte da una conoscenza scolastica di Dio stesso: quello che avete nel cuore è un imparaticcio di precetti umani. Avete mandato a memoria qualche nozione, avete fatto vostra qualche buona abitudine, avete nel cuore qualche buona tradizione, una qualche idea su Dio ve la siete fatta con qualche comandamento; oltre che a conoscerlo, lo rispettate. Quello che però dite con le labbra non nasce dal cuore che rimane lontano e devono ancora venire i giorni in cui coloro che al momento sono come sordi alla Parola di Dio potranno sentire e coloro che sono come ciechi possano vedere ed essere liberati dall’oscurità e dalle tenebre. Parole certo dure che farebbero immaginare duri provvedimenti da parte di Dio, severi castighi e punizioni. Se rileggete attentamente invece, non può sfuggirci e non meravigliarci come Dio reagisce e quel che Dio decide di fare proprio a seguito di questa lontananza da parte del popolo: perciò, eccomi, continuerò / a operare meraviglie e prodigi con questo popolo. Proprio così! La Parola ci racconta di un Dio che non si stanca di andare a cercare ogni uomo e non per rimproverare le mancanze, ma per meravigliarlo e stupirlo con prodigi sempre più grandi, nella straordinaria e divina convinzione che non è altro che l’amore di Dio verso l’uomo a generare la fede e a permettere a quel punto di rispondere all’uomo con l’amore verso Dio. Ma a quell’amore dobbiamo imparare ad esporci, perché ci raggiunga. Abbiamo bisogno di crederci e ancora prima di riconoscere che ne abbiamo bisogno. Guai a quanti vogliono sottrarsi alla vista del Signore per dissimulare i loro piani, a coloro che agiscono nelle tenebre, dicendo: «Chi ci vede? Chi ci conosce?». Ma attenzione che il primo prodigio che Dio compie è quello di portare alla luce quanto stolta sia la logica degli uomini, quanto sia insufficiente a leggere il senso della vita; è quello di svelare la stoltezza di coloro che si sono proclamati sapienti e intelligenti; di smontare la convinzione di superiorità di coloro che credevano di aver capito già tutto della vita. Sparirà l’arrogante, saranno eliminati quanti tramano iniquità, quanti con la parola rendono colpevoli gli altri, quanti alla porta tendono tranelli al giudice e rovinano il giusto per un nulla. Il primo prodigio che compirà è di rimettere in cammino coloro che sinceramente cercano Dio: Udranno in quel giorno i sordi le parole del libro; liberati dall’oscurità e dalle tenebre, gli occhi dei ciechi vedranno. Gli umili si rallegreranno di nuovo nel Signore, i più poveri gioiranno nel Santo d’Israele. Prodigio del Signore è avvicinare labbra e cuore. È diminuire la distanza, è rimuovere tutto ciò che ha occupato quello spazio non permettendo al discepolo una lode sincera, una professione di fede convinta e convincente, ostacolando quell’abbandono fiducioso a Dio che Giovanni il Battista sembra già essere capace di vivere ricavandone una gioia piena e facendogli dire ancora: lui deve crescere e io devo diminuire. Prodigio che il Signore può e noi dobbiamo desiderare si compia e quindi invocare, è proprio quello di svuotarci di quel io che credo occupi esattamente quello spazio tra il cuore e la bocca, non lascia posto a niente e nessuno, che a volte ci fa solo apparire senza essere e mostrarci per quel che non siamo, che interrompe il contatto e ci fa parlare senza sincerità, senza cuore appunto. Giovanni interrompe immediatamente il tentativo dei discepoli di contrapporlo a Gesù, quasi di ingelosirlo, di farlo sentire scavalcato e accompagna i suoi discepoli all’incontro con colui cui è venuto semplicemente a preparare la strada. Conosce il suo compito, non si lascia confondere neppure dal successo della sua azione e ora accompagna anche noi. Come viene spesso rappresentato nelle opere d’arte, anche oggi egli punta il dito verso Gesù, ci invita ad incamminarci verso di Lui, a lasciarlo crescere in noi, a liberare spazio, a ripristinare il contatto tra cuore e labbra perché nella nostra preghiera, nel nostro essere qui per l’eucarestia, nel nostro ritrovarsi di queste sere per la preghiera del rosario possiamo sentire lui vicino al cuore, possiamo lasciarlo agire e compiere i suoi prodigi a nostro favore. Possa, semplicemente, ravvivare la nostra fede proprio mentre ci rimettiamo in cammino dentro un nuovo anno pastorale.

Pubblicato in Vangelo della domenica | Lascia un commento