Ogni buona serie televisiva prima di mandare in onda una puntata nuova, propone un riassunto delle precedenti, che sei libero di guardare o saltare a secondo della tua memoria. Oggi, anche se ormai abbiamo già letto la “puntata” di vangelo di oggi, credo che, per comprendere meglio quanto ascoltato, sia cosa buona fare un passo indietro, alla “puntata” precedente, per comprendere il dove siamo, il quando e i fatti che hanno generato questa discussione tra Giovanni e i Giudei perché di discussione si tratta visto che come scrive Giovanni al versetto 18: i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo, perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio. La guarigione di un uomo paralizzato da 38 anni avvenuta di sabato era diventato il pretesto di questa avversione: non puoi prendere il tuo lettuccio e portarlo in giro: l’accusa all’uomo guarito. Non puoi guarire di sabato: l’accusa a Gesù. Quello che abbiamo appena ascoltato possiamo immaginarlo proprio come un processo che i giudei fanno a Gesù colpevole di quella trasgressione e, come in ogni buon processo, ognuno porta i suoi testimoni dal momento che nessuno può discolparsi da solo: “se fossi io a render testimonianza a me stesso, la mia testimonianza non sarebbe vera; ma c’è un altro che mi rende testimonianza, e so che la testimonianza che egli mi rende è verace”. Gesù ne convoca quattro. Giovanni Battista: Voi avete inviato messaggeri da Giovanni ed egli ha reso testimonianza alla verità. Se non vi basta, dice Gesù, ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni. Il Padre, che mi ha mandato, ha dato testimonianza di me. Ancora poi testimoniano a mio favore tutte le Scritture. Infine le opere che compio: i miracoli, che confermano ciò che dico! Ma dopo essersi difeso, Gesù sembra voler chiedere anche ai suoi accusatori di fare altrettanto… voi non avete mai ascoltato la sua voce – la sua parola non rimane in voi; non credete a colui che egli ha mandato. Ma voi non volete venire a me… vi conosco: non avete in voi l’amore di Dio. voi che ricevete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene dall’unico Dio. Tocca loro ora discolparsi e chiamare a difesa dei testimoni. Tocca ora forse anche a noi provare a pensare: chi potrebbe testimoniare a difesa del mio essere cristiano. Chi potrei chiamare per dire: sì, mi sento di dire che quest’uomo è un cristiano. Lo capisco da come parla e da come a volte non parla, custodendo con il silenzio la carità e la verità; lo capisco da come prega; da come pensa, dalle scelte quotidiane che fa, dal fatto che in lui abitano i frutti dello spirito: amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé. Chi è il vostro Giovanni Battista che può testimoniare che voi siete un buon cristiano? Vostra moglie potrebbe essere un buon testimone? Vostro marito? I vostri figli? I vostri colleghi di lavoro, i vostri parenti? I vostri amici sanno che siete cristiani? Non un perfetto cristiano, ma un buon cristiano: che ci prova, sbaglia, ma siccome crede davvero nel perdono e nella sua forza, quel perdono lo chiede e lo accoglie, si rialza e ci prova ancora; un buon cristiano che non si accontenta di quello che sa, ma dedica tempo e attenzione alla sua fede perché cresca, perchè la sua conoscenza non rimanga limitata a quello che ha imparato a catechismo da bambino; perché la sua fede, come abbiamo ascoltato settimana scora nella prima lettura, non sia un imparaticcio di precetti umani; un uomo che si dedica alla preghiera nella consapevolezza che a pregare si impara pregando, perché non accada mai di farlo solo con la bocca e con le labbra. Quali sono le opere che testimoniano che siete un buon cristiano? Quali scelte raccontano la vostra fede, quali offerta del proprio tempo, dei propri talenti, della propria gentilezza? Quale parola di vangelo potrebbe essere il buon riassunto di chi siete, quale versetto potrebbe essere un giorno scritto sulla vostra tomba a ricordare quale uomo saggio siete ora che dopo aver ascoltato la parola l’ha messa in pratica? Per dirla con le parole del teologo tedesco Bonhofer: “Se ti accusassero di essere cristiano, troverebbero prove contro di te?”. O siamo anche noi, come dice nell’Evangelii Gaudium Papa Francesco, semplicemente amanti della mondanità spirituale, nascosti dietro apparenze di religiosità e persino di amore alla Chiesa, ma assetati della gloria umana, amanti del proprio benessere personale, preoccupati più dei propri interessi che non di quelli del Signore. Facciamo nostre le parole del profeta Isaia perché diventino la nostra invocazione: Perché, Signore, ci lasci vagare lontano dalle tue vie e lasci indurire il nostro cuore, così che non ti tema? Ritorna per amore dei tuoi servi, per amore delle tribù, tua eredità». E le parole del salmo diventino la nostra preghiera: Fa’ splendere il tuo volto, Signore, e noi saremo salvi.
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