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icodemo, perché quella notte hai cercato Gesù? Dopo aver letto questo Vangelo, mi sono domandato a lungo quali potessero essere i motivi che hanno portato Nicodèmo, uno dei capi dei Giudei, dal Signore Gesù. Di notte. L’ora propizia per discorsi intimi, profondi e sinceri, ma anche l’ora di chi non vuole farsi vedere ed esporsi troppo. Forse più semplicemente l’ora di chi ha perso il momento buono del giorno per far le cose e si riduce all’ultimo. L’ora di chi ha perso l’occasione e tenta di rimediare rubando gli ultimi frammenti di giorno per rincorrere l’attimo. Mentre cercavo risposte, mi sono imbattuto in questa pagina del romanzo “Il calamaro gigante” di Fabio Genovesi attraverso la quale mi è parso sentire Nicodemo rispondere alla mia domanda: perché quella notte hai cercato Gesù?
“Già, eccola la parola assassina: ormai. Lei non passa mai di moda, e ora come allora serve a non partire, non fare, non provare mai a cambiare le cose intorno a noi. È una parola corta, ma basta a riempire una vita di scontento, giorno dopo giorno fino all’ultimo, raccontandoci che per essere felici è troppo tardi, ormai. Quante volte ci lamentiamo del lavoro, delle scelte, di mariti e mogli, fidanzati o compagni e insomma della vita tutta intorno e addosso a noi. E diciamo scemenze tipo che l’infanzia era l’età più bella, la più libera e spensierata. Ma non è mica vero: come può essere libera, un’età in cui per fare qualsiasi cosa devi chiedere il permesso a genitori, familiari, maestri, catechisti e adulti in generale? È quando diventi grande che sei libero davvero, non devi obbedire a nessuno, e disegnare la tua vita spetta a te. Solo che ce la disegniamo da schifo. Da bambini abbiamo un sacco di sogni, ma ce li teniamo dentro perchè è troppo presto, in attesa di diventare adulti e realizzarli. Poi però cresciamo, e decidiamo che i sogni sono roba da bambini, e al posto di quelli ci riempiamo i giorni di obblighi e doveri e altra roba che non ci piace e non ci fa felici, e vorremmo cambiare ma non cambiamo nulla di nulla, perchè è troppo tardi, ormai. La fregatura è proprio questa, che tra il troppo presto e il troppo tardi dovrebbe esserci un lungo tempo giusto, libero e luminoso per fare quello che vogliamo, però nessuno lo trova mai. Troviamo invece un sacco di scuse: siamo troppo giovani, o troppo vecchi, oppure siamo sfortunati, diversi, siamo nati nel posto sbagliato. O magari sono gli altri che sono cattivi, sono invidiosi, sono raccomandati, sono… sono tutte scuse, che ci raccontiamo per non fare nulla. E io non ho niente contro le scuse, anzi le amo. Sono preziose quando le usi con gli altri, per evitare cene noiose, ritrovi di parenti, riunioni di condominio e altri inaccettabili furti di vita. Ma che senso hanno le scuse, se le raccontiamo a noi stessi per non essere felici?”
Mi sono così scoperto simile a Nicodemo: nella scontentezza che a volte avvolge l’animo; nella rassegnazione che fa smettere di sognare; nello scoraggiamento che nasce dalle sconfitte o dalle incomprensioni. A Gesù non sarà stato necessario porre quella domanda a Nicodemo. L’evangelista Giovanni annota poco prima: “Gesù (…) conosceva tutti e non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull’uomo. Egli, infatti, conosceva quello che c’è nell’uomo”. Gesù conosceva Nicodemo e ciò che lo aveva portato a cercarlo nel cuore della notte e le sue parole vanno diritto al cuore, lo feriscono e provocano: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio». Il cuore ferito di Nicodemo reagisce, obiettando e contestando: «Come può nascere un uomo quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?». L’azione del nascere, sembra dire Nicodemo, non è azione che decidiamo noi; nessuno si concepisce da solo e nasce; solo qualcun’altro lo può fare. Altri sono decisivi nel momento del nostro venire al mondo. Non ci siamo entrati noi nel grembo di nostra madre la prima volta, figuriamoci la seconda… Come può un uomo nascere e farlo quando ormai è vecchio… ormai, la parola assassina è la parola che ha ucciso tanti nostri buoni propositi naufragati dolorosamente nelle tempeste della vita. Quando il presente non ci piace e ci lamentiamo, ci irrigidiamo nell’aggrapparci a quello che siamo e che abbiamo; quando siamo spaventati dal nuovo e la parola ORMAI ha preso casa nel nostro cuore forse è il momento come Nicodemo di andare a cercare Gesù; vincere quella resistenza al cambiamento che nasce dalla paura di perdere qualcosa, di perdere il controllo, di conservare almeno quello che abbiamo. È il momento di lasciarci pungere e provocare come Nicodemo: occorre rinascere. È il momento perché il vento soffia dove vuole e ne senti la voce”. È il momento di lasciarci sostenere da Isaia perchè in noi sarà infuso uno spirito dall’alto; allora il deserto diventerà un giardino e il giardino sarà considerato una selva. Nel deserto prenderà dimora il diritto e la giustizia regnerà nel giardino. Praticare la giustizia darà pace, onorare la giustizia darà tranquillità e sicurezza per sempre. Lasciarci incoraggiare da san Paolo perchè: l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato. Ci sono storie di resurrezioni meravigliose in questo mondo che dovrebbero meravigliarci e incoraggiarci. I giochi paraolimpici ne sono stata una recente testimonianza: storie di resilienza e di nuovi inizi. Replicò Nicodèmo: «Come può accadere questo?». Gli rispose Gesù: «Tu sei maestro d’Israele e non conosci queste cose? La Scrittura stessa è testimone di storie di nuovi inizi, ti sei dimenticato Nicodemo? La fede nella resurrezione mette in gioco la forza della vita che resiste alla tentazione della morte e della distruzione e ci dice che non solo è possibile una vita dopo la morte, ma è possibile anche ridare vita ad una vita che sembrava perduta, ritrovare speranza dove c’era disperazione, fiducia dove c’era tradimento. Il Signore doni anche a noi la possibilità di compiere quel cammino che è stato di Nicodemo perché anche noi possiamo ritrovare quella giovinezza e freschezza interiore che nasce dalla fede e che è fonte di vita e di pace.



