Tempo di Quaresima

È possibile prenotare al costo di 2,5 euro in vista del tempo di quaresima il libretto che accompagna la preghiera quotidiana
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5 domenica dopo l’Epifania

credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino

Un ufficiale del re, preoccupato per la malattia del figlio, mosso quindi dalla disperazione e dalla necessità di cercare un rimedio e una guarigione, si sobbarca il viaggio da Cafarnao a Cana; luoghi non tanto distanti, ma nemmeno dietro l’angolo. Aveva probabilmente sentito parlare di questo Gesù e dei miracoli di guarigione che aveva compiuto e chissà quante ne aveva già provate per evitare la morte del figlio. Non c’è in lui l’interesse verso la persona di Gesù, non è il desiderio di conoscerlo meglio e di sciogliere qualche dubbio come poteva essere stato per Nicodemo. Non c’era altro che la propria disperazione. Da quello che si sente in giro, questo Gesù è capace di compiere una simile guarigione, e questo padre aspira solo a questo: avere di nuovo suo figlio in salute.  
Le parole di Gesù che, come nell’occasione della festa di nozze, sembrano esprimere una certa indifferenza “Se non vedete segni e miracoli, voi non crederete”, non fermano quell’uomo che insiste: Scendi Signore prima che il mio bambino muoia! La sua insistenza sembra così smuovere Gesù che non segue l’uomo, ma si limita a poche parole di cui semplicemente fidarsi : vai, tuo figlio vive!
Provate a mettervi nei panni di quel padre: con che animo torno a casa? Con quali certezze? Non c’è tempo per questi “giochetti”.
Non so come, non so perché, ma quel padre decide di fidarsi. La parola di Gesù che si fa promessa, per il padre è sufficiente a convincerlo a ritornare verso casa.  Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino.
Quante volte a voi è capitato di mettervi in cammino, di prendere una decisione, di intraprendere un’azione dopo aver dato fiducia ad una parola del Vangelo? Solo dopo essersi fidato di quanto gli è stato detto, scopre che è tutto vero, che proprio quando la promessa della guarigione veniva pronunciata, il bambino cominciava a stare meglio… un’ora dopo mezzogiorno.
“Gesù dice” e quanto viene detto crea vita, crea nuove possibilità, fa uscire dal vicolo cieco della malattia. Scioglie la disperazione. Riporta la vita.
Questo racconto sposta l’attenzione su una fede che vive della parola che Gesù rivolge e non tanto del segno miracoloso. Ci chiede di considerare come un miracolo la possibilità di un uomo di fidarsi di Dio. Ci chiede di chiedere anche per noi miracoli che non riguardano solo cose, situazioni o problemi, ma di chiedere per noi il dono della fede.
Ci chiede di uscire da quel terreno sul quale abbiamo più confidenza, quello del vedere, del toccare, per camminare in un terreno su cui ci muoviamo con più fatica: quello della fiducia, dell’affidamento e in particolare dell’affidamento ad una parola: Va’, tuo figlio vive! Sappiamo noi affidarci alla parola che ci viene rivolta, come il padre di questo ragazzo si aggrappa alle parole di Gesù?  Giovanni presenta questo affidarsi alla parola di Gesù come questione di vita o di morte.  
Il miracolo è una specie di conseguenza dell’ascolto della Parola. Accade dove qualcuno è disposto a fidarsi della parola del Signore. È accaduto a Cana di Galilea dove i servi hanno obbedito alla parola come aveva suggerito Maria.La parola di Dio compie soprattutto il miracolo di aprire il cuore alla fede: e credette lui con tutta la sua famiglia.Il suo cuore ora sa di chi potersi fidare. Questo è il grande segno e miracolo che Giovanni ci tiene a raccontarci.

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Sacra famiglia

lo accolse tra le braccia e benedisse Dio

A quanti anni si diventa anziani? Chi di voi si sente anziano? Anche se il Vangelo non lo dice esplicitamente Simeone è certamente una persona anziana. Luca lo definisce uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui.
Quel giorno, quando per Maria furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore, proprio quel giorno, anche Simeone, mosso dallo Spirito si recò al tempo e accadde così, che incontrando quei due giovani sposi con il loro bimbo in braccio, diventati ancora di più famiglia, vide realizzarsi quella promessa che in cuor suo sentiva essergli stata fatta da Dio, di vedere la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore.
Non sappiamo quanti anni avesse Simeone. Non sappiamo quindi quanto abbia dovuto aspettare il realizzarsi di quella promessa, il poter essere presente in quel giorno, il poter fare quell’incontro e addirittura non solo vedere, ma prendere in braccio quel bambino e riconoscerlo come il Cristo del Signore, colui che lui stesso definisce salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele. Non lo sappiamo, ma sappiamo che lui c’era; che lui ha saputo attendere il realizzarsi di quella promessa.
Allora mi trovo a pensare che non c’è una età a cui si diventa vecchi.
Lo si può essere a 20 come a 40 anni. Lo si può perfino essere a 10 come a 60 perché non è la tua data di nascita a decidere se sei vecchio o no, non è la tua condizione di salute anche se quella aiuta.
A me viene da pensare e da dire che non diventa vecchio chi ha educato e allenato il suo cuore a lasciarsi sorprendere da Dio, a stupirsi di fronte alle cose della vita come se fosse la prima volta che le vedi, non perché la memoria comincia a farti brutti scherzi e te ne sei dimenticato, ma perché sai riconoscerle come nuove e le vivi con una maturità e uno spirito diverso.
Leggendo il Vangelo mi viene da pensare che non diventa vecchio chi, come Simeone, si lascia muovere dallo Spirito. Il cardinal Martini parlando di quello Spirito disse: c’è e sta operando, arriva prima di noi, lavora più di noi e meglio di noi; a noi non tocca né seminarlo né svegliarlo, ma anzitutto riconoscerlo, accoglierlo, assecondarlo, fargli strada, andargli dietro.
Non diventa vecchio chi dice continuamente agli altri e a se stesso, e alla fine si convince, che non può aspettarsi più niente dalla vita; che è troppo tardi; che non c’è più tempo; che ha aspettato fino adesso e ora è stanco; chi non crede in una promessa e che la vita stessa sia una promessa per quanto a volte contorta e capace di contorcere e strapazzare chiunque.
Non diventa vecchio chi sa ancora prendere in braccio non semplicemente un bambino, come se fosse questione di muscoli e di forza, ma sa prendere tra le braccia quel Bambino.
Chissà quanta gente aveva incontrato nella sua vita. Quanti genitori erano passati davanti ai suoi occhi, quanti bimbi aveva visto portare al tempio nel corso. E quante cose! Avrebbe ben potuto pensare che ora c’era solo la morte da attendere, ma nel suo cuore vive una promessa che tiene vivi: «Che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore». Non sono tutti uguali i giorni, ma per chi vive di una promessa così, tutti i giorni sono giusti. Non ci sono i giorni buoni e quelli storti. Chissà quante volte a sera si era detto: questo non era il giorno, ma è ben diverso dal dire come diciamo noi quando siamo di malumore: oggi non è giornata.
Ogni giorno poteva e sapeva pensare che quello fosse il giorno giusto.
Ho pensato questo leggendo il Vangelo e credo che siano pensieri buoni anche per vivere la festa della famiglia e viverla con quello spirito suggerito dal titolo di quest’anno di questa festa: che bello! È bello esserlo quando si custodisce la capacità di lasciarsi sorprendere dall’altro. Da un figlio che magari hai rimproverato 100 volte per lo stesso motivo ma quella volta no, ha deciso di far diverso dal solito e glielo riconosci e sorridi. 
Da un marito o da una moglie che a quel difetto sembra esserci affezionato, ma anche lui un giorno ha deciso che è capace di far di meglio e sorprende chi non ha smesso di attendere un cambiamento, un piccolo passo, chi non si è stancato di aspettare, chi non dice che è troppo tardi; che non gli interessa più; chi sa, come dice san Paolo, che c’è sempre qualcosa di cui ci si può lamentare gli uni con gli altri, ma c’è sempre anche l’amore che ci aiuta a sopportarci a vicenda e a perdonarci gli uni altri.
Allora essere famiglia è bello. Come per Simeone, non sono tutti uguali i giorni, ma per chi sente che la propria famiglia ha in sé una promessa, tutti i giorni sono giusti per il suo realizzarsi, tutti i giorni sono giusti per occuparsi della gioia degli altri e ricavarne gioia. 
A quel punto, come Simeone, ogni giorno ci incammineremo in pace, secondo la sua Parola, riconoscendo nelle persone che amiamo la salvezza del Signore.

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3 domenica dopo l’Epifania

Questa sera saprete che il Signore vi ha fatto uscire dalla terra d’Egitto

Ritroviamo anche oggi, attraverso il racconto del libro dell’Esodo, il popolo di Israele impegnato a raggiungere la terra promessa da Dio, attraversando però il deserto in un viaggio che si rivela certo più lungo e impegnativo di quanto immaginasse e volesse. Nel deserto tutta la comunità degli Israeliti mormorò contro Mosè e contro Aronne. Gli Israeliti dissero loro: «Fossimo morti per mano del Signore nella terra d’Egitto, quando eravamo seduti presso la pentola della carne, mangiando pane a sazietà! Invece ci avete fatto uscire in questo deserto per far morire di fame tutta questa moltitudine»
È quasi un’imprecazione quella che viene rivolta a Mosè e Aronne: Fossimo morti per mano del Signore nella terra d’Egitto. Stavamo bene dove eravamo, schiavi ma con la carne nella pentola e pane a sazietà.
Invece tu Signore e quel tuo socio di Mosè ci avete fatto credere nella libertà, ci avete illuso e fatto credere in un futuro migliore di cui ora non c’è traccia. Troppo faticoso questo cammino, troppe privazioni…
E questa volta il Signore non si fa pregare troppo. Non chiede fiducia in qualche comando difficile, è strano da comprendere e da eseguire: parla alla roccia. Questa volta il Signore fa piovere abbondantemente manna dal cielo con il quale il popolo può soddisfare la propria fame. Ma c’è una regola da rispettare, un patto che stabilisce è preciso: il popolo uscirà a raccoglierne ogni giorno la razione di un giorno, perché io lo metta alla prova, per vedere se cammina o no secondo la mia legge perché si realizzasse questo principio: colui che ne aveva preso di più, non ne aveva di troppo; colui che ne aveva preso di meno, non ne mancava. Prima regola: la manna cadrà ogni giorno. Seconda regola: non raccoglietene più di quella che serve. Terza regola che contraddice le prime: c’è un giorno in cui non cadrà e quindi c’è un giorno, il sesto, in cui ne raccoglierete il doppio. Il comando di cui fidarsi è impegnativo: non raccoglierne più di quella che riesci a mangiare. Anche nei pressi di Betsaida qualcuno stava facendo i conti con una mancanza. È quella folla che aveva seguito Gesù e davanti alla quale Gesù parlò del Regno di Dio e cominciò a guarire quanti avevano bisogno di cure.
La soluzione proposta dai discepoli è la più logica: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta». La logica di chi è abituato a far di conto. Quello che abbiamo non è abbastanza, anzi quei cinque pani e due pesci sono poco anche solo per noi. Lasciali andare, ci penseranno loro. Metodi spicci, sbrigativi: mica vorrai che andiamo noi a comprare da mangiare per tutta questa gente?! La legge dei numeri è quella. La sproporzione è enorme. Ma anche qui Dio provvede e lo fa con abbondanza: tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.
Se metto uno accanto all’altro i due racconti, viene naturale considerare la grandezza della provvidenza di Dio che provvede al popolo di Israele, come alla fame della folla che circonda Gesù. È una grandezza cantata anche dal salmo: Si è sempre ricordato della sua alleanza, parola data per mille generazioni, Quando uscirono, gioì l’Egitto, che era stato colpito dal loro terrore.Mentre camminavano nel deserto, distese una nube per proteggerli e un fuoco per illuminarli di notte. Alla loro richiesta fece venire le quaglie e li saziò con il pane del cielo. Spaccò una rupe e ne sgorgarono acque: scorrevano come fiumi nel deserto.
Una bontà e una premura che non dovremmo mai dimenticare soprattutto quando i nostri calcoli e la nostra logica ci fanno giudicare il problema troppo grande e irrisolvibile. Ma una cosa che mi colpisce che trovo in entrambe i racconti è quell’abbondanza di manna e di pane davanti alla quale comunque l’uomo deve darsi una regola: non accumulare: furono portati via i pezzi loro avanzati.  Mi fa pensare questa notazione: il pane avanzato non viene dato alla folla perché se lo porti via; la manna presa in più marcisce. Quello che occorre portare via è la profonda fiducia in Dio!
Ciò che farà vivere Israele nel deserto non è il cibo a dismisura, ma il cibo accompagnato dalla misura. Anche e forse soprattutto nell’abbondanza occorre sapersi lasciare educare da Dio. Il momento del bisogno diventa occasione di fede, ma altrettanto deve essere il momento dell’abbondanza. Al bisogno non si rimedia accumulando, ma continuando a fidarsi delle “regole” del regno di Dio: colui che ne aveva preso di più, non ne aveva di troppo; colui che ne aveva preso di meno, non ne mancava. Non è dell’abbondanza che ci si deve fidare, ma di Dio.
Come non pensare alle parole che Gesù ci ha insegnato per la nostra preghiera: dacci oggi il nostro pane quotidiano. Se vuoi il pane chiedilo ogni giorno, e chiedilo in quella misura perché tutti ne abbiamo. È invito a mettere un limite al desiderio di possedere tutto ciò che ci è messo a disposizione, con  mettere un confine all’ingordigia e all’avidità e a credere senza limiti; a custodire la fede nel bisogno e nell’abbondanza.

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Festa della famiglia

Parrocchia Sant’Agata – Monticello
Parrocchia Santa Maria della Purificazione – Torrevilla

COM’È BELLO!

ANNUNCIATE CON GIOIA LA BELLEZZA DELL’ESSERE FAMIGLIA

ore 11.00 Messa nella chiesa di Monticello
Pranzo condiviso al sacco in oratorio
Per motivi organizzativi , segnala la tua presenza: https://form.jotform.com/230192685984064
Momento di gioco e condivisione tra famiglie

Ore 15.30 momento di preghiera aperto a tutte le famiglie di ogni generazione
Ore 16.00 apertura bar e merenda in oratorio con figli, genitori, nonni a seguire giochi liberi

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COMUNITÀ IN FESTA

Parrocchia Sant’Agata – Monticello BrianzaParrocchia
Santa Maria della Purificazione – Torrevilla

 Festa della purificazione della Beata Vergine Maria

Parrocchia di Torrevilla 

Domenica 29 gennaio 2023
Ore 9.30        Messa solenne nella Chiesa di Torrevilla vendita dei ravioli dolci a favore delle opere parrocchiali 
Ore 11.00      Messa per la festa della famiglia nella Chiesa di Monticello 
Pranzo in oratorio e a seguire pomeriggio insieme

Mercoledì 1 febbraio 2023 ore 20.30 Messa di apertura delle giornate eucaristiche

Giovedì 2 febbraio 2023 Festa della presentazione del Signore
Ore 9.00            Santa Messa nella Chiesa di Torrevilla con la benedizione delle candele Ore 15.00         Vespero, adorazione e benedizione eucaristica nella chiesa di Torrevilla
Ore 20.30         Adorazione eucaristica nella Chiesa di Monticello fino alle 21.30

Venerdì 3 febbraio 2023
Ore 9.00  Santa Messa nella Chiesa di Torrevilla benedizione della gola e dei pani ed adorazione eucaristica fino alle ore 10.30
Ore 16.30 Adorazione eucaristia per i ragazzi delle elementari
In chiesa a Torrevilla i ragazzi di 5° elementare                         
In chiesa a Monticello i ragazzi di 3° e 4° elementare
Ore 18.30         Adorazione eucaristia per gli adolescenti
Ore 20.30         Adorazione eucaristica nella Chiesa di Monticello fino alle 21.30

Sant’Agata festa patronale di
MONTICELLO BRIANZA

Sabato 4 febbraio 2023
Ore 16.30         Adorazione eucaristia libera
Ore 18.00         Messa vigiliare

Domenica 5 febbraio 2023
Memoria di sant’Agata vergine e martire
Ore 11.00         Messa solenne nella memoria di sant’Agata
Ore 15.00         Vespero, adorazione e benedizione eucaristica nella chiesa di Monticello

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2 domenica dopo l’Epifania

parla alla roccia

In quei giorni. Mancava l’acqua per la comunità. Ci fu un assembramento contro Mosè e contro Aronne che si allontanarono dall’assemblea per recarsi all’ingresso della tenda del convegno e non sapendo cosa fare e come risolvere il problema, decisero di rivolgersi al Signore e si prostrarono con la faccia a terra.
Alla festa di nozze a Cana di Galilea, venne a mancare il vino. Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino».
Accade così anche a noi. Quando sentiamo la nostra vita privata di qualcosa, minacciata da qualche mancanza ci rivolgiamo a Dio. 
Solitamente gli chiediamo di intervenire direttamente, di procurarci quello che non abbiamo, di liberarci dal pericolo, di risolvere i problemi. Siamo abbastanza sicuri di quella che è la soluzione e abbiamo un piano già in testa; se Dio non ci ascolta e non esegue lo giudichiamo inaffidabile o disinteressato.
È curioso però oggi andare a leggere nella prima lettura e nel Vangelo come Dio reagisce e risponde a Mosè e ad Aronne e leggere come Gesù reagisce e risponde a Maria.
Non dà acqua, facendola piovere dal cielo o aprendo improvvisamente una sorgente.
Non fa comparire in cantina le anfore con il vino.
A Mosè dice Prendi il bastone; tu e tuo fratello Aronne convocate la comunità e parlate alla roccia sotto i loro occhi, ed essa darà la sua acqua.
A Maria che lo ha interpellato risponde quasi infastidito «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Ai servi dice: «Riempite d’acqua le anfore» 
Sembrano risposte di un Dio burlone, che si diverte a confondere, che si prende gioco di chi si rivolge a lui, che rimane indifferente e quasi infastidito da chi lo prega, che illude e si fa beffa proprio chi si trova nel bisogno e per questo è più esposto e indifeso.
Dai non scherzare, Dio! come fai a dire a chi ti sta parlando a nome di un popolo assettato che sta attraversando nel deserto: parla alla roccia? Come fai a dire a dei servi di una festa dove manca vino di riempire di acqua le giare della purificazione? Forse non si sono spiegati bene? Sei tu che non hai capito quale è il problema? Come hanno pensato e detto anche i discepoli sulla barca in tempesta: non t’importa che moriamo?
Domande legittime che meritano una risposta e che mettono alla prova la nostra fede.
Quello che pare chiaro da questi racconti è che Dio raramente risolve in prima persona. Non è questa la sua strategia solitamente nei confronti dell’uomo forse perché Lui si fida di noi e delle nostre capacità più di quanto sappiamo fare noi.
Nel film “Un’impresa da Dio” a un certo punto Dio dice alla moglie di Evan -l’uomo scelto e incaricato di costruire una nuova Arca, proprio come fece Noè̀- : “A chi pregando chiede pazienza, credi che Dio dia pazienza? O dia invece l’opportunità di essere paziente? A chi chiede coraggio, Dio lo concede… o dà l’opportunità di essere coraggiosi? A chi chiede la gioia di una famiglia più unita, credi che Dio regali sentimenti rassicuranti o l’opportunità di dimostrare amore?”.
Quando manca l’acqua Dio non fa piovere dal cielo, non ti dice dove scavare, ma ti offre l’occasione di trovare l’acqua attraverso la fiducia che devi dare ad un comando che pare ridicolo: parla alla roccia.
Non diversamente quando qualcuno ti percuote la guancia: tu porgi anche l’altra. O quando hai un nemico: tu prega per lui.
In qualche modo Maria deve avere capito che le cose con Dio funzionano così.
Innanzitutto, quando si rivolge a Dio, si limita a far presente il problema, a dir cosa manca, non a dire di cosa ha bisogno. Le sue parole a Gesù non sono una richiesta di miracolo, sono l’ammissione di una mancanza a cui non si sa porre rimedio. Cosa non trascurabile penso possa essere anche il fatto che non sta chiedendo per se stessa, ma per quegli sposi che li avevano invitati alla loro festa.
Ma soprattutto Maria sa cogliere l’opportunità che sta dentro quelle parole in apparenza sgarbate di Gesù: cosa vuoi?
Voglia una parola buona, che illumini la situazione, che tracci un sentiero che si possa percorrere anche senza immediatamente vedere l’arrivo. Una parola che indichi quale è il primo passo.
Voglio una parola a cui dare fiducia e a cui dare obbedienza, una parola da mettere in pratica: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela». Voglio una parola e la capacità di esserle obbediente anche e soprattutto quanto più si stacca dalle mie certezze, dalla mia logica, dai miei progetti. Una parola che ci conduca ad essere obbedienti alla verità, al Vangelo, all’amore. 
Parla alla roccia, metti acqua in quelle anfore… il Signore non ci prende mai in giro, non si diverte a vederci fare cose sciocche. Mosè alzò la mano, percosse la roccia con il bastone due volte e ne uscì acqua in abbondanza; ne bevvero la comunità e il bestiame. 
Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto chiamò lo sposo e gli disse: hai tenuto da parte il vino buono finora.
Cosa vuoi? Il Signore lo chiede anche a noi, ma chiede anche di mettere in conto la disponibilità alla fiducia.
Il salmo oggi ci ha rinnovato un invito preciso:Se ascoltaste oggi la sua voce!
«Non indurite il cuore come a Merìba,
come nel giorno di Massa nel deserto,
dove mi tentarono i vostri padri:
mi misero alla prova pur avendo visto le mie opere»

Videro i fatti e le opere di Dio e dubitarono comunque! Voglio allora che tu, Dio, mi dica una Parola e che quella Parola sia lampada ai miei passi. Non voglio un Dio maggiordomo che esegua i miei ordini, ma una Dio sapiente e maestro che faccia di me un allievo.
Anche se noi facilmente ribaltiamo i ruoli, è bene rimanere discepoli così che a lui chiedano Parole e lasciare che sia Lui a volere da noi che quelle parole diventino fatti.

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Cena Sant’Agata 2023

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Festa per la Pace

Palazzetto Fiorenzo Magni – palestra scuole medie – Via Diaz 2 Monticello Brianza LC
22 gennaio 2023 dalle 14:30 alle 18:00

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Battesimo del Signore Gesù

Cercate il Signore, mentre si fa trovare!

Non voglio banalizzare le parole del profeta Isaia, ma, leggendole, ho pensato che non deve essere molto divertente giocare a nascondino con Dio. Se tocca a te andare a nasconderti mentre Dio sta sotto e comincia a contare, non è difficile immaginare che Dio ti trovi subito. È Dio! Vedo tutti e tutto, sa tutto. Vuoi che non sappia dove sei andato a nasconderti!?
Se tocca a te a star sotto e a contare mentre Dio si nasconde, a togliere il divertimento ci sono le parole di Isaia che ci dice che a Dio piace farsi trovare. Cercate il Signore, mentre si fa trovare, invocatelo, mentre è vicino. Me la immagino proprio la scena: hai finito di contare, Dio si è nascosto, tu lo chiami e lui vien fuori e ti rovina il divertimento.
Ora, senza buttarla troppo sul ridere, io credo che sia una considerazione importante da farsi: non è divertente giocare a nascondino con Dio, perché se c’è una cosa che lo fa contento, è proprio farsi trovare da chi lo cerca.
Il problema è piuttosto allora domandarsi chi ancora lo cerca; chi lo invoca.
Il problema è che per farsi notare Dio abbia ultimamente bisogno di effetti speciali – ma forse è da sempre così. Deve aprire il mar Rosso. Deve far piovere manna o quaglie nel deserto. Deve far sgorgare acqua dalla roccia. Deve mandare la Madonna ad apparire in qualche luogo su cui si possa costruire un santuario; deve far lacrimare il volto di qualche statua.
Insomma, deve proprio impegnarsi per bene per farci accorgere della sua presenza e farsi riconoscere perché pare che ci siamo dimenticati di quelle parole profetiche: Cercate il Signore, mentre si fa trovare, invocatelo, mentre è vicino.
Ci siamo dimenticati di quanto si racconta di Elia a cui Dio dice: «Esci e férmati sul monte alla presenza del Signore». Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna. Dio era lì.
In questa festa del Battesimo, mi pare ci venga proprio ricordato il mistero di questa vicinanza di Dio che in diversi modi ci viene oggi testimoniata dalla Parola stessa di Dio. 
Abbiamo sentito san Paolo: voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio e ancora di più aggiunge: nel Signore; in lui anche voi venite edificati insieme per diventare abitazione di Dio per mezzo dello Spirito. Come puoi giocare a nascondino con un Dio che ti fa diventare sua abitazione e prende posto dentro di te? 
Anche il racconto evangelico del momento del battesimo fa pensare a quanto sia grande il desiderio di Dio di stare vicino ad ogni uomo. Così grande che anche Giovanni ne rimane spiazzato e sorpreso: il Signore Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui. Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?».
Tu vieni da me! La nostra fede penso abbia da guadagnarsi se riuscissimo a recuperare esattamente questo stupore e questa meraviglia. Dio ci cerca! Viene lui da me! Se ci nascondiamo è in grado di ritrovarci, ma a lui piace molto di più farsi cercare e poi trovare, non perché si sia nascosto e si diverta a vederci smarriti, ma perché lui ha già fatto il suo passo, ha già fatto di tutto per farsi vedere, per farsi riconoscere.
Egli è già venuto da me! Forse ero ancora lì a pensare che dovevo passare io a trovarlo, perché – come dice Giovanni Battista – sono io che ho bisogno, ma aspettavo l’attimo giusto, l’occasione, aspettavo di essere presentabile perché mi vergognavo e volevo prima sistemare tutto da solo, dimenticandoci che sono i giusti che hanno messo in imbarazzo Gesù e mai i peccatori, tanto da ritrovarlo oggi con loro davanti a Giovanni Battista nel Giordano per ricevere il Battesimo.
Siamo così seriamente ma anche tristemente impegnati a cercarlo fuori di noi che ci dimentichiamo di cercarlo dentro di noi dove egli già abita proprio dal giorno del nostro Battesimo.
Siamo così impegnati a cercare vita fuori di noi stessi che spesso finiamo con l’essere fuori di noi, fatichiamo a riconoscerci. Ci aiuti la grazia di Dio a credere alle parole di Paolo: In lui tutta la costruzione cresce ben ordinata.
Senza di lui, abbastanza facilmente facciamo solo pasticci.

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