
Ritroviamo anche oggi, attraverso il racconto del libro dell’Esodo, il popolo di Israele impegnato a raggiungere la terra promessa da Dio, attraversando però il deserto in un viaggio che si rivela certo più lungo e impegnativo di quanto immaginasse e volesse. Nel deserto tutta la comunità degli Israeliti mormorò contro Mosè e contro Aronne. Gli Israeliti dissero loro: «Fossimo morti per mano del Signore nella terra d’Egitto, quando eravamo seduti presso la pentola della carne, mangiando pane a sazietà! Invece ci avete fatto uscire in questo deserto per far morire di fame tutta questa moltitudine»
È quasi un’imprecazione quella che viene rivolta a Mosè e Aronne: Fossimo morti per mano del Signore nella terra d’Egitto. Stavamo bene dove eravamo, schiavi ma con la carne nella pentola e pane a sazietà.
Invece tu Signore e quel tuo socio di Mosè ci avete fatto credere nella libertà, ci avete illuso e fatto credere in un futuro migliore di cui ora non c’è traccia. Troppo faticoso questo cammino, troppe privazioni…
E questa volta il Signore non si fa pregare troppo. Non chiede fiducia in qualche comando difficile, è strano da comprendere e da eseguire: parla alla roccia. Questa volta il Signore fa piovere abbondantemente manna dal cielo con il quale il popolo può soddisfare la propria fame. Ma c’è una regola da rispettare, un patto che stabilisce è preciso: il popolo uscirà a raccoglierne ogni giorno la razione di un giorno, perché io lo metta alla prova, per vedere se cammina o no secondo la mia legge perché si realizzasse questo principio: colui che ne aveva preso di più, non ne aveva di troppo; colui che ne aveva preso di meno, non ne mancava. Prima regola: la manna cadrà ogni giorno. Seconda regola: non raccoglietene più di quella che serve. Terza regola che contraddice le prime: c’è un giorno in cui non cadrà e quindi c’è un giorno, il sesto, in cui ne raccoglierete il doppio. Il comando di cui fidarsi è impegnativo: non raccoglierne più di quella che riesci a mangiare. Anche nei pressi di Betsaida qualcuno stava facendo i conti con una mancanza. È quella folla che aveva seguito Gesù e davanti alla quale Gesù parlò del Regno di Dio e cominciò a guarire quanti avevano bisogno di cure.
La soluzione proposta dai discepoli è la più logica: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta». La logica di chi è abituato a far di conto. Quello che abbiamo non è abbastanza, anzi quei cinque pani e due pesci sono poco anche solo per noi. Lasciali andare, ci penseranno loro. Metodi spicci, sbrigativi: mica vorrai che andiamo noi a comprare da mangiare per tutta questa gente?! La legge dei numeri è quella. La sproporzione è enorme. Ma anche qui Dio provvede e lo fa con abbondanza: tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.
Se metto uno accanto all’altro i due racconti, viene naturale considerare la grandezza della provvidenza di Dio che provvede al popolo di Israele, come alla fame della folla che circonda Gesù. È una grandezza cantata anche dal salmo: Si è sempre ricordato della sua alleanza, parola data per mille generazioni, Quando uscirono, gioì l’Egitto, che era stato colpito dal loro terrore.Mentre camminavano nel deserto, distese una nube per proteggerli e un fuoco per illuminarli di notte. Alla loro richiesta fece venire le quaglie e li saziò con il pane del cielo. Spaccò una rupe e ne sgorgarono acque: scorrevano come fiumi nel deserto.
Una bontà e una premura che non dovremmo mai dimenticare soprattutto quando i nostri calcoli e la nostra logica ci fanno giudicare il problema troppo grande e irrisolvibile. Ma una cosa che mi colpisce che trovo in entrambe i racconti è quell’abbondanza di manna e di pane davanti alla quale comunque l’uomo deve darsi una regola: non accumulare: furono portati via i pezzi loro avanzati. Mi fa pensare questa notazione: il pane avanzato non viene dato alla folla perché se lo porti via; la manna presa in più marcisce. Quello che occorre portare via è la profonda fiducia in Dio!
Ciò che farà vivere Israele nel deserto non è il cibo a dismisura, ma il cibo accompagnato dalla misura. Anche e forse soprattutto nell’abbondanza occorre sapersi lasciare educare da Dio. Il momento del bisogno diventa occasione di fede, ma altrettanto deve essere il momento dell’abbondanza. Al bisogno non si rimedia accumulando, ma continuando a fidarsi delle “regole” del regno di Dio: colui che ne aveva preso di più, non ne aveva di troppo; colui che ne aveva preso di meno, non ne mancava. Non è dell’abbondanza che ci si deve fidare, ma di Dio.
Come non pensare alle parole che Gesù ci ha insegnato per la nostra preghiera: dacci oggi il nostro pane quotidiano. Se vuoi il pane chiedilo ogni giorno, e chiedilo in quella misura perché tutti ne abbiamo. È invito a mettere un limite al desiderio di possedere tutto ciò che ci è messo a disposizione, con mettere un confine all’ingordigia e all’avidità e a credere senza limiti; a custodire la fede nel bisogno e nell’abbondanza.



