
A quanti anni si diventa anziani? Chi di voi si sente anziano? Anche se il Vangelo non lo dice esplicitamente Simeone è certamente una persona anziana. Luca lo definisce uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui.
Quel giorno, quando per Maria furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore, proprio quel giorno, anche Simeone, mosso dallo Spirito si recò al tempo e accadde così, che incontrando quei due giovani sposi con il loro bimbo in braccio, diventati ancora di più famiglia, vide realizzarsi quella promessa che in cuor suo sentiva essergli stata fatta da Dio, di vedere la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore.
Non sappiamo quanti anni avesse Simeone. Non sappiamo quindi quanto abbia dovuto aspettare il realizzarsi di quella promessa, il poter essere presente in quel giorno, il poter fare quell’incontro e addirittura non solo vedere, ma prendere in braccio quel bambino e riconoscerlo come il Cristo del Signore, colui che lui stesso definisce salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele. Non lo sappiamo, ma sappiamo che lui c’era; che lui ha saputo attendere il realizzarsi di quella promessa.
Allora mi trovo a pensare che non c’è una età a cui si diventa vecchi.
Lo si può essere a 20 come a 40 anni. Lo si può perfino essere a 10 come a 60 perché non è la tua data di nascita a decidere se sei vecchio o no, non è la tua condizione di salute anche se quella aiuta.
A me viene da pensare e da dire che non diventa vecchio chi ha educato e allenato il suo cuore a lasciarsi sorprendere da Dio, a stupirsi di fronte alle cose della vita come se fosse la prima volta che le vedi, non perché la memoria comincia a farti brutti scherzi e te ne sei dimenticato, ma perché sai riconoscerle come nuove e le vivi con una maturità e uno spirito diverso.
Leggendo il Vangelo mi viene da pensare che non diventa vecchio chi, come Simeone, si lascia muovere dallo Spirito. Il cardinal Martini parlando di quello Spirito disse: c’è e sta operando, arriva prima di noi, lavora più di noi e meglio di noi; a noi non tocca né seminarlo né svegliarlo, ma anzitutto riconoscerlo, accoglierlo, assecondarlo, fargli strada, andargli dietro.
Non diventa vecchio chi dice continuamente agli altri e a se stesso, e alla fine si convince, che non può aspettarsi più niente dalla vita; che è troppo tardi; che non c’è più tempo; che ha aspettato fino adesso e ora è stanco; chi non crede in una promessa e che la vita stessa sia una promessa per quanto a volte contorta e capace di contorcere e strapazzare chiunque.
Non diventa vecchio chi sa ancora prendere in braccio non semplicemente un bambino, come se fosse questione di muscoli e di forza, ma sa prendere tra le braccia quel Bambino.
Chissà quanta gente aveva incontrato nella sua vita. Quanti genitori erano passati davanti ai suoi occhi, quanti bimbi aveva visto portare al tempio nel corso. E quante cose! Avrebbe ben potuto pensare che ora c’era solo la morte da attendere, ma nel suo cuore vive una promessa che tiene vivi: «Che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore». Non sono tutti uguali i giorni, ma per chi vive di una promessa così, tutti i giorni sono giusti. Non ci sono i giorni buoni e quelli storti. Chissà quante volte a sera si era detto: questo non era il giorno, ma è ben diverso dal dire come diciamo noi quando siamo di malumore: oggi non è giornata.
Ogni giorno poteva e sapeva pensare che quello fosse il giorno giusto.
Ho pensato questo leggendo il Vangelo e credo che siano pensieri buoni anche per vivere la festa della famiglia e viverla con quello spirito suggerito dal titolo di quest’anno di questa festa: che bello! È bello esserlo quando si custodisce la capacità di lasciarsi sorprendere dall’altro. Da un figlio che magari hai rimproverato 100 volte per lo stesso motivo ma quella volta no, ha deciso di far diverso dal solito e glielo riconosci e sorridi.
Da un marito o da una moglie che a quel difetto sembra esserci affezionato, ma anche lui un giorno ha deciso che è capace di far di meglio e sorprende chi non ha smesso di attendere un cambiamento, un piccolo passo, chi non si è stancato di aspettare, chi non dice che è troppo tardi; che non gli interessa più; chi sa, come dice san Paolo, che c’è sempre qualcosa di cui ci si può lamentare gli uni con gli altri, ma c’è sempre anche l’amore che ci aiuta a sopportarci a vicenda e a perdonarci gli uni altri.
Allora essere famiglia è bello. Come per Simeone, non sono tutti uguali i giorni, ma per chi sente che la propria famiglia ha in sé una promessa, tutti i giorni sono giusti per il suo realizzarsi, tutti i giorni sono giusti per occuparsi della gioia degli altri e ricavarne gioia.
A quel punto, come Simeone, ogni giorno ci incammineremo in pace, secondo la sua Parola, riconoscendo nelle persone che amiamo la salvezza del Signore.



