
Un ufficiale del re, preoccupato per la malattia del figlio, mosso quindi dalla disperazione e dalla necessità di cercare un rimedio e una guarigione, si sobbarca il viaggio da Cafarnao a Cana; luoghi non tanto distanti, ma nemmeno dietro l’angolo. Aveva probabilmente sentito parlare di questo Gesù e dei miracoli di guarigione che aveva compiuto e chissà quante ne aveva già provate per evitare la morte del figlio. Non c’è in lui l’interesse verso la persona di Gesù, non è il desiderio di conoscerlo meglio e di sciogliere qualche dubbio come poteva essere stato per Nicodemo. Non c’era altro che la propria disperazione. Da quello che si sente in giro, questo Gesù è capace di compiere una simile guarigione, e questo padre aspira solo a questo: avere di nuovo suo figlio in salute.
Le parole di Gesù che, come nell’occasione della festa di nozze, sembrano esprimere una certa indifferenza “Se non vedete segni e miracoli, voi non crederete”, non fermano quell’uomo che insiste: Scendi Signore prima che il mio bambino muoia! La sua insistenza sembra così smuovere Gesù che non segue l’uomo, ma si limita a poche parole di cui semplicemente fidarsi : vai, tuo figlio vive!
Provate a mettervi nei panni di quel padre: con che animo torno a casa? Con quali certezze? Non c’è tempo per questi “giochetti”.
Non so come, non so perché, ma quel padre decide di fidarsi. La parola di Gesù che si fa promessa, per il padre è sufficiente a convincerlo a ritornare verso casa. Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino.
Quante volte a voi è capitato di mettervi in cammino, di prendere una decisione, di intraprendere un’azione dopo aver dato fiducia ad una parola del Vangelo? Solo dopo essersi fidato di quanto gli è stato detto, scopre che è tutto vero, che proprio quando la promessa della guarigione veniva pronunciata, il bambino cominciava a stare meglio… un’ora dopo mezzogiorno.
“Gesù dice” e quanto viene detto crea vita, crea nuove possibilità, fa uscire dal vicolo cieco della malattia. Scioglie la disperazione. Riporta la vita.
Questo racconto sposta l’attenzione su una fede che vive della parola che Gesù rivolge e non tanto del segno miracoloso. Ci chiede di considerare come un miracolo la possibilità di un uomo di fidarsi di Dio. Ci chiede di chiedere anche per noi miracoli che non riguardano solo cose, situazioni o problemi, ma di chiedere per noi il dono della fede.
Ci chiede di uscire da quel terreno sul quale abbiamo più confidenza, quello del vedere, del toccare, per camminare in un terreno su cui ci muoviamo con più fatica: quello della fiducia, dell’affidamento e in particolare dell’affidamento ad una parola: Va’, tuo figlio vive! Sappiamo noi affidarci alla parola che ci viene rivolta, come il padre di questo ragazzo si aggrappa alle parole di Gesù? Giovanni presenta questo affidarsi alla parola di Gesù come questione di vita o di morte.
Il miracolo è una specie di conseguenza dell’ascolto della Parola. Accade dove qualcuno è disposto a fidarsi della parola del Signore. È accaduto a Cana di Galilea dove i servi hanno obbedito alla parola come aveva suggerito Maria.La parola di Dio compie soprattutto il miracolo di aprire il cuore alla fede: e credette lui con tutta la sua famiglia.Il suo cuore ora sa di chi potersi fidare. Questo è il grande segno e miracolo che Giovanni ci tiene a raccontarci.



