Pasqua – 12 aprile 2020

Parrocchia S. Agata – Monticello Parrocchia S. Maria della Purificazione – Torrevilla

pasquaA2020Quasi tutte le favole hanno un lieto fine.  Il buono ha la meglio. Il cattivo a volte muore. Anche in molti film accade la stessa cosa. Il bene trionfa. Ci piacciono le storie con il lieto fine; aiutano ad affrontare la vita, ad aver meno paura del male. Pollicino ritrova la strada verso casa; anche Hansel e Gretel; Cappuccetto Rosso torna dalla nonna; il burattino Pinocchio diventa un bambino. L’orco, il lupo, il mostro possono essere sconfitti; alla fine è la strega a morire. Le favole insegnano l’ottimismo verso la vita: alla fine vivono tutti felici e contenti.
Anche il Vangelo ha un lieto fine. Anche il Triduo. Per questo, oltre che il Natale, ci piace la Pasqua.  Perché c’è il lieto fine. Gesù, il protagonista, ne patisce di tutti i colori, muore, come nelle peggiori delle favole, ma poi risorge e torna in vita. Titoli di coda. Ma siamo sicuri che sia proprio così?
Se la Pasqua è una storia a lieto fine, perché l’abbiamo celebrata, noi che stiamo ancora aspettando il lieto fine di questa tremenda storia in cui siamo finiti? Sappiamo che anche per questa emergenza ci sarà un lieto fine, cerchiamo di rassicurarci e di convincerci: andrà tutto bene. Rimandare la Pasqua sarebbe stato un bel modo per festeggiare al momento giusto il lieto fine. Perché l’abbiamo celebrata mentre ancora contiamo i morti senza nemmeno e senza neppure poter piangere con chi piange, mentre ancora siamo chiusi nelle nostre case e ci preoccupiamo delle sorti dell’economia? Non potevamo aspettare il lieto fine?
Se la Pasqua fosse solo un lieto fine, cosa avrebbe da dire Dio ad un tempo come il nostro ancora così tremendamente sospeso tra un presente minacciato e un futuro incerto e malconcio?
Troppi morti ormai perché la fine possa essere detta lieta.
Noi, i cristiani, celebriamo la Pasqua perché il Vangelo non è una favola e la resurrezione non è un semplice lieto fine. Il mondo forse ci chiama ingenui e sprovveduti, perditempo fuori dal mondo, gente che ha tempo da perdere con tutti i problemi che ci sono, ma noi, proprio perché sentiamo tutto il dolore del mondo, perché sappiamo che Dio intende farsene carico anche questa volta e non c’è tempo da perdere dietro favole, facili ottimismi e umane promesse che procurano più consenso che risultati, noi cristiani celebriamo la Pasqua.
Noi desideriamo celebrare la Pasqua non mossi dall’ottimismo di chi dice semplicemente che tutto andrà bene, ma sostenuti dalla promessa di Dio: Come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme a chi semina e il pane a chi mangia, così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero  e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata.
Noi celebriamo la Pasqua non quando avremo raggiunto la terra promessa, non quando la liberazione sarà arrivata, non quando i problemi saranno sistemati, ma mentre siamo in cammino verso la terra promessa e ancora i nostri piedi calpestano la sabbia rovente del deserto, i nostri occhi vedono il mare davanti e le nostre orecchie sentono i rumori dell’ostile esercito egiziano che si avvicina.
Non celebriamo la Pasqua pensando che così le cose andranno a posto; la prova dei fatti in questo modo avrebbe gioco facile nel distruggere la nostra stessa fede.
Noi celebriamo la Pasqua perché ci hanno testimoniato che Dio si è impegnato per la storia degli uomini e perciò possiamo incamminarci, come Abramo verso il nostro monte Moriah, con la legna, un coltello e l’unico figlio destinato al sacrificio senza altra garanzia che la promessa di Dio.
Noi celebriamo la Pasqua perché Abramo ci testimonia che il Signore vede e si fa vedere e mantiene le promesse; perché il Signore di giorno protegge con una colonna di nube e di notte con una colonna di fuoco.
A questa Pasqua prima ancora che un lieto fine e una gioia a buon mercato, chiediamo una buona provvista di fiducia nel Dio della Pasqua per poter camminare anche noi sicuri come Abramo, come il popolo di Israele, come Gesù incontro alla sua passione.
Una buona Pasqua non è solo un nostro augurio, ma è la promessa che Dio stesso mantiene.pasquaF020
Celebriamo Pasqua perché crediamo che Dio dopo aver creato il mondo con pazienza ed aver visto che era cosa buona, non lo lascerà andare alla malora senza impegnarsi; perché crediamo che Dio non ci permetterà semplicemente di rimettere insieme i pezzi come prima, una volta che tutto sarà andato bene.
Mi rattrista ogni volta la richiesta che Maria di Magdala fa al custode del giardino  «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Non è ancora abbastanza per celebrare Pasqua, per vedere il Risorto. Pasqua non è andare alla ricerca di ciò che è morto, ma è ricerca della vita.
Quando questa emergenza sarà finita, mi auguro che non ci accontenteremo di rimettere semplicemente al posto di prima ogni cosa. Mi auguro che proprio perché nel frattempo abbiamo celebrato la Pasqua vorremo tutti insieme andare a far risorgere un mondo nuovo, dove il nemico da combattere non sarà un semplice ma terribile virus, ma sarà il male in ogni sua forma: le ingiustizie, la povertà, le discriminazioni, la fame, le guerre, la corruzione, ogni forma di sfruttamento; nel nostro piccolo: le discordie, le gelosie, le prevaricazioni, i pettegolezzi, le chiusure.
Finché questo non accadrà, non andrà tutto bene, non ci sarà un lieto fine.
Per questo abbiamo celebrato la Pasqua, perché se dipendesse solo da noi non potremmo mai celebrarla.
La Pasqua è opera di quel Dio a cui chiediamo di accompagnarci in questa camminata nel deserto che abbiamo appena cominciato: il virus infatti sta seminando morte e dolore e ha creato le condizioni per altrettanto dolore e povertà.
Celebriamo la Pasqua per ricordarci che egli non ci abbandonerà finché non ci sarà un lieto fine per tutti.
Signore, abbiamo celebrato Pasqua perché sappiamo che tu non ci aspetti alla fine del cammino, ma discreto e amorevole ci scorti nel cammino, anche e soprattutto quando si fa impervio e faticoso, quando smarriamo la rotta e quando non capiamo dove stiamo andando. Ci sei accanto quando piangiamo e quando lottiamo.
Quando tutto sembra perduto, quando la notte della vita sembra buia come non lo è mai stata – sarà poi davvero così o siamo noi troppo fragili?? –  quando nella mente si fa sempre più strada la convinzione che “ormai non c’è più nulla da fare!”, e quando il cuore è schiacciato dalla pesante pietra del dolore e non trova la forza né di sperare né di amare, noi celebriamo la Pasqua, non perché siamo andati dietro a favole artificiosamente inventate, ma perché siamo stati testimoni oculari della sua grandezza. (2Pt 1,16), non perché sia già arrivato il lieto fine, ma perché il Signore è ancora certamente vivo in mezzo a noi!                                                                                             Buona straordinaria Pasqua

pasquaB2020La Pasqua è uno spiraglio di luce e di oro in una pagina nera,
quando tutto sembra essere perso.
Non è il lieto fine di una pagina tutta d’oro, senza tracce di tormento.
È un prezioso frammento d’oro nel tormento di una pagina nera

pasquaC2020Quel primo frammento di luce e di oro si moltiplica, si diffonde.
La lotta tra tenebre e luce è cominciata.
Dio è entrato in azione.
La pagina non è più tutta nera; ancora incombe un turbine minaccioso che sembra voler spazzare via ogni cosa  ma sono quei frammenti dorati a mettere ordine. (Illustrazioni dall’Evangeliario Ambrosiano)

Nell’oscurità assoluta del ventre del Pescecane, Pinocchio immerso nella notte, intrappolato e senza vie di fuga domanda al Tonno: Ed ora, che cosa dobbiamo fare qui al buio?
E in quest’oscurità s’interroga, va in profondità, cerca. Nel mentre di questa conversazione al buio, parve a Pinocchio di veder lontan lontano, una specie di chiarore.
Nel cuore della notte c’è sempre una stella che brilla e, sebbene il segnale sia così tenue, Pinocchio decide di seguirne le tracce e di attraversare tutto il corpo del Pescecane, in fondo al quale ritrova Geppetto:
Oh! babbino mio! finalmente vi ho ritrovato!  Ora poi non vi lascio più, mai più, mai più!

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Lodiamo te Alleluia

I giorni di questo triduo sono stati segnati dall’assenza di ciò a cui siamo sempre stati abituati. Cadute le abitudini abbiamo dovuto trovare altri modi.
Nelle nostre Chiese è regnato il silenzio che ha sottolineato il vuoto.
Ma questo tempo solo apparentemente è stato vuoto.
A raccontare che non è il vuoto a regnare, che non è la distanza a vincere, ma che nel nostro cuore c’è il desiderio di ritrovarci presto, incontrarci e incontrare insieme il Signore, c’è questo video che spero possa emozionarvi e portare quella gioia di cui abbiamo bisogno, quella compagnia che rompe la solitudine, dare la spinta per entrare nella festa… Ora entriamo dentro questa prossima Pasqua. Non è quella che avevamo immaginato un mese fa, non è quello che abbiamo continuamente sperato di poter celebrare, chiedendo il miracolo al Signore, ma è quella in cui il Signore ci invita a trovare la nostra gioia e soprattutto la forza per continuare a resistere fino alla fine di questa emergenza

 

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Sabato santo

Parrocchia sant’Agata di Monticello Brianza e santa Maria della Purificazione di Torrevilla

passione2020In attesa della resurrezione

Passione del Signore nostro Gesù Cristo secondo Matteo (27,62-66)
Il giorno seguente, quello dopo la Parasceve, si riunirono presso Pilato i capi dei sacerdoti e i farisei, dicendo: «Signore, ci siamo ricordati che quell’impostore, mentre era vivo, disse: “Dopo tre giorni risorgerò”. Ordina dunque che la tomba venga vigilata fino al terzo giorno, perché non arrivino i suoi discepoli, lo rubino e poi dicano al popolo: “È risorto dai morti”. Così quest’ultima impostura sarebbe peggiore della prima!». Pilato disse loro: «Avete le guardie: andate e assicurate la sorveglianza come meglio credete». Essi andarono e, per rendere sicura la tomba, sigillarono la pietra e vi lasciarono le guardie.

passione a 2020

SABATO 11 APRILE alle ore 21.00 potremo seguire la solenne Veglia pasquale presieduta dal nostro vescovo in diretta televisiva su TELENOVA – canale 14 del digitale terrestre o su CHIESA TV – canale 195 del digitale terrestre; su Radio Marconi;  su www.chiesadimilano.it e canale YouTube chiesadimilano.it

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Venerdì santo – 10 aprile 2020

Parrocchia S. Agata – Monticello Parrocchia S. Maria della Purificazione – Torrevilla

Venerdì-Santo-2020Preghiamo, fratelli carissimi, Dio Padre onnipotente perché salvi l’umanità da ogni male; allontani le epidemie, vinca la fame e l’ignoranza, abbatta i muri di ogni separazione, liberi gli oppressi, protegga chi è in viaggio, conceda il ritorno ai lontani da casa, la consolazione ai tribolati, la salute ai malati, ai morenti la salvezza eterna. Sono le parole della decima preghiera universale elevata dalla Chiesa ambrosiana il venerdì santo davanti al Signore Gesù sulla croce. Chissà quante volte l’ho ascoltata e chissà quante volte letta, ma oggi la mia attenzione è andata a quelle parole: Dio Padre allontani le epidemie…
Subito mi sono detto: i liturgisti hanno dato voce alla realtà e cambiato i testi. Poi ho controllato sul libretto che tenevo tra le mani e ho visto che quelle parole sono sempre state lì: oggi, lo scorso anno, ogni venerdì santo la Chiesa le ha elevate insieme a tutte le altre davanti al Signore Gesù crocifisso.
E mi sono sentito meschino. Mi sono chiesto se fossi stato troppo distratto prima o se al contrario oggi fossi troppo concentrato… su di me, sul presente, sulla preoccupazione e il bisogno mio e di questo tempo.
Questo venerdì santo mi richiama a due possibili funeste tentazioni: essere troppo distratto ed essere troppo concentrato su di me.
Questo venerdì santo mi richiama a quella che è un’unica tentazione: non saper rinnegare me stesso.
Mi richiama a parole e pensieri già espressi nella domenica del cieco nato: Non è questo che hai sempre chiesto a chi voleva dirsi discepolo? “Se qualcuno vuole venire dietro a me, smetta di conoscere e di preoccuparsi solo di se stesso, prenda la sua croce e mi segua”.
Abbiamo curato più il nostro amor proprio che l’amor per il prossimo, ma il discepolo che vuole essere partecipe di ogni venerdì santo non può essere uomo distratto e disattento di fronte al dolore del mondo, non può essere assente rispetto ai bisogni dei suoi fratelli, al contrario deve farsi prossimo almeno a qualcuno e non a chi si è scelto, ma a chi gli si è fatto incontro. Il discepolo non è uomo che fa del proprio benessere il motivo della propria distrazione. È uomo che cerca la beatitudine e non il divertimento.
Il discepolo nello stesso modo e per lo stesso motivo non è uomo troppo concentrato su di sé.
Il nostro vescovo ci ha accompagnato alle ore 6.28 ogni mattina di questa quaresima con un invito preciso a pregare per la pace in tanti luoghi del mondo… e ogni volta io so di aver corso il rischio di dire: “si, ma noi adesso…”. Quel “sì, ma noi” che facilmente diventa un “sì, ma io”.
Quel io a cui se manca solo una piccola d, rappresenta comunque per noi facilmente il nostro d-io.
Certo, il mondo è troppo grande per entrare tutto dentro di noi, con i suoi problemi, con le sue sofferenze, con le sue ingiustizie, a volte con la sua cattiveria, con la sua meschinità, con i suoi soprusi di cui possiamo essere vittime, spettatori, ma anche protagonisti. Ci vogliono le tue braccia per accoglierlo tutto, ci vuole il tuo cuore capace di lasciarsi trafiggere per amarlo e salvarlo.
Inconsapevolmente aveva profetizzato bene Caifa: «Voi non capite nulla; e non considerate che conviene per noi che un sol uomo muoia per il popolo e non perisca tutta la nazione».
Ma la nostra logica, tessuta di profezie e calcoli diversi, dice che non importa quello che accade a tutto il popolo e alla nazione, basta che non accada a noi. La nostra logica è la stessa per cui i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo mortificano e abbandonano Giuda alla sua disperazione: «A noi che importa? Pensaci tu!».
Ma ora un virus ci costringe ad accorgerci che siamo sulla stessa barca. Ora è accaduto anche a noi.
Ora se sentiamo la Chiesa pregare il Padre che allontani le epidemie capiamo che sta pregando per noi e ce ne accorgiamo, ma perché il Signore ci ascolti siamo chiamati a sentirci una cosa sola anche con chi patisce la fame e l’ignoranza; con chi subisce i muri di separazione; con chi è oppresso; per i lontani da casa, quelli che non aiutiamo a casa loro e non accogliamo a casa nostra a cui ora sentiamo ancora più legittimo e doveroso chiudere porte e porti; con chi è tribolato; con chi è in carcere e ha la nostra stessa paura di ammalarsi e il nostro stesso diritto di essere tutelato.
La Chiesa ha da sempre pregato il Padre di allontanare le epidemie, perché le epidemie ci sono sempre state e ci sono ancora in altri angoli del mondo che neppure sapremmo individuare sulla cartina, non hanno mai smesso di farsi portatrici di morte, di fame, di dolore, di povertà.
Signore, se alzo i miei occhi verso i tuoi occhi, mi scopro meschino, ma anche e soprattutto amato.
E mi fa bene provare quella vergogna di chi solo oggi si accorge che si prega ogni venerdì santo per le epidemie… e per la fame, per l’ignoranza, per ogni forma di povertà che sfigura l’umanità a cui apparteniamo e per cui hai dato la vita. Questo amore crocifisso è la nostra speranza. Non abbiamo altro a cui ora valga la pena di aggrapparci. Non c’è altro che possa valere questo amore, men che meno gran parte delle cose a cui abbiamo sempre dato molto valore, men che meno gran parte delle certezze che ci siamo costruiti e che ora mostrano la loro inconsistenza.
Colui che cammina nelle tenebre, / senza avere luce, / confidi nel nome del Signore, / si affidi al suo Dio. (Don Marco)

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Venerdì Santo

Parrocchia sant’Agata di Monticello Brianza e santa Maria della Purificazione di Torrevilla

venerdì santo 2020VOLGERANNO LO SGUARDO A CUI CHE HANNO TRAFITTO
Lettura del Vangelo secondo Giovanni
A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Costui chiama Elia». E subito uno di loro corse a prendere una spugna, la inzuppò di aceto, la fissò su una canna e gli dava da bere. Gli altri dicevano: «Lascia! Vediamo se viene Elia a salvarlo!». Ma Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emise lo spirito.
Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi, che erano morti, risuscitarono. Il centurione, e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, alla vista del terremoto e di quello che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: «Davvero costui era Figlio di Dio!».

venerdì santo a 2020

Venerdì 10 aprile alle ore 15.00 potremo seguire la Celebrazione della morte del Signore presieduta dal nostro vescovo in diretta televisiva su TELENOVA – canale 14 del digitale terrestre o su CHIESA TV – canale 195 del digitale terrestre; su Radio Marconi; su www.chiesadimilano.it e canale YouTube chiesadimilano.it;

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Giovedì santo – 9 aprile 2020

Parrocchia S. Agata – Monticello Parrocchia S. Maria della Purificazione – Torrevilla

ulivi2020Chi scappa. Chi si addormenta. Chi tradisce. Chi impugna la spada. Chi finge di non capire. Chi rinnega.
Ognuno risponde come può al Dio che parla.
Perché Dio parla. Siamo noi che in questi tempi ci siamo domandati smarriti: ma cosa sta facendo Dio in questo momento di prova? Perché non risponde alle nostre preghiere? Che dice di tutto questo? Perché sta in silenzio? Ma queste domande non sono conseguenza del semplice smarrimento e della paura della situazione. Hanno più profondamente origine nella paura della tua risposta.
Come il sommo sacerdote del racconto dell’evangelista Matteo, ci era più comodo dirti: non rispondi nulla? e coprire la tua voce, piuttosto che dare spazio e poi accoglienza a te che sei Parola.
Ma Dio parla, la sua Parola è più tagliente di qualunque spada a doppio taglio. Penetra a fondo, fino al punto dove si incontrano l’anima e lo spirito, fin là dove si toccano le giunture e le midolla. Conosce e giudica anche i sentimenti e i pensieri del cuore. Non c’è nulla che possa restar nascosto a Dio.
Dio parla e si fatica a volte a lasciarlo parlare e a dare ascolto alla sua voce.
Meglio scappare, addormentarsi, tradire, affidarsi ad una spada, rinnegare o anche solo fingere di non sentire o non capire. L’esperienza del resto insegna: non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.
Non siam cattivi, siam solo diffidenti. Come Pietro, colui che rinnega, ma ci ha anche insegnato una delle più belle e concise preghiere del discepolo: Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna.
In questo paradossale Giovedì santo, giorno in cui ricordiamo l’istituzione dell’Eucarestia, senza poter partecipare all’Eucarestia, le parole di Pietro diventino la nostra preghiera: Signore da chi andremo? Tu solo hai parole che resistono alle vicende del tempo.
La vicenda di Giona ci insegna che più scappiamo da te, più precipitiamo sul fondo: le acque mi hanno sommerso fino alla gola, l’abisso mi ha avvolto, l’alga si è avvinta al mio capo. Sono sceso alle radici dei monti, la terra ha chiuso le sue spranghe dietro a me per sempre.
Ma proprio da quel fondo Giona, prima ancora di essere liberato – prima non dopo – prega così: tu hai fatto risalire dalla fossa la mia vita, Signore, mio Dio. Quando in me sentivo venir meno la vita, ho ricordato il Signore. La mia preghiera è giunta fino a te, fino al tuo santo tempio. La salvezza viene dal Signore».
Il tempo di mezzo è chiaramente il più duro. Lo stiamo sperimentando.
Quando neppure potevamo immaginare questa prova, ci sentivamo forti.
Saremo ancora forti quando potremo nuovamente mettere mani al nostro mondo e ricomporre i pezzi.
Saremo perfino orgogliosi di raccontare di esserci stati, ma ora è il tempo più difficile: il tempo in cui si subisce e non si sa come reagire; il tempo della dolorosa impotenza; il tempo della passione, ovvero il tempo in cui non possiamo agire, ma “siamo agiti”. L’attesa ci snerva, ci innervosisce, ci fiacca: fino a quando Signore?
Ora è il tempo della fede, il tempo in cui chi ha fede prega come Giona: non per chiedere a Dio di salvare, ma per proclamarlo già come salvatore. Anche in questo tempo, anche nella fossa, anche quando l’abisso ci avvolge.
È il tempo in cui ci è chiesto di vedere la liberazione, prima ancora che appaia all’orizzonte.
Nel racconto di san Paolo dell’ultima cena fa rumore quella notazione: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi;
Nella notte in cui veniva tradito… si offre.
Non prima, non dopo. In quella notte. E quel pane spezzato è già come una luce nel cuore della notte.
Quando mi immagino l’atmosfera di quel cenacolo, penso ad un luogo con poca luce. Le tenebre della passione che deve ancora accadere sono già entrate in quella stanza e nei cuori. I discepoli non appaiono sereni e limpidi. Matteo racconta che profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore? In quella stanza si mischiano gesti straordinari che hanno fatto la storia e propositi meschini di tradimento. Sanno di non poter rendere una buona testimonianza di se stessi. Invocano da Dio una rassicurazione che non sanno dare: dimmi se sono forse io? Dimmi per favore che non sarò io.
Lo spirito è pronto, ma la carne è debole
Signore veglia allora tu sulla mia fedeltà che da solo non so custodire soprattutto in questo tempo di attesa così vuoto di possibilità e di opportunità.
In questo giovedì santo in cui non riceveremo l’Eucarestia nelle nostre mani, più che mai abbiamo bisogno di metterci nelle tue mani. Il mondo sembra averci tradito. Pensavamo fino a poco fa di doverlo salvare e invece scopriamo di non poter neppure salvare noi stessi.
Pensavamo di poter salvare noi stessi, programmando, correndo, facendo, accumulando e ora ci siamo resi conto che abbiamo bisogno di qualcuno che ci salvi. Credo possa presto essere spiegato così il senso di ogni Pasqua. Nessuno si salva da solo con le proprie mani. La salvezza viene dal Signore.
(Don Marco)

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Giovedì santo

Parrocchia sant’Agata di Monticello Brianza e santa Maria della Purificazione di Torrevilla

giovedì santoAmare è servire, servire è amare

Lettura del Vangelo secondo Giovanni (Gv 13,1-15)
Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo
mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine. Durante
la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di
tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da
Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo
cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei
discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto. Venne dunque da Simon
Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io
faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo».
Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti
laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi,
ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di
lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi
lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri». Quando ebbe lavato loro i piedi,
riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi?
Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il
Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli
altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».

Preghiamo 
Il catino di acqua sporca
Se dovessi scegliere
una reliquia della tua Passione
prenderei proprio
quel catino colmo d’acqua sporca.
Girare il mondo con quel recipiente
e ad ogni piede cingermi dell’asciugatoio
e curvarmi giù in basso,
non alzando mai la testa oltre il polpaccio
per non distinguere i nemici dagli amici
e lavare i piedi del vagabondo,
dell’ateo, del drogato,
del carcerato, dell’omicida,
di chi non mi saluta più,
di quel compagno per cui non prego mai, in silenzio,
finché tutti abbiano capito nel mio il tuo Amore.

di Madeleine Dêlbrel

Capite quello che ho fatto per voi?

Oggi è Giovedì santo, il giorno in cui ricordiamo l’ultima cena in cui Gesù istituisce l’Eucarestia e ci dice: fate questo in memoria di me.
Potremo essere partecipi della celebrazione dell’Eucarestia solo attraverso le immagini, ma, come se le nostre case fossero la sala dell’ultima cena, potremo certo con l’aiuto della celebrazione sul sussidio, celebrare il rito della lavanda dei piedi e rivivere quel gesto d’accoglienza e di amore attraverso cui Gesù ci insegna che una delle cose più belle della vita è servire, cioè aiutare gli altri per renderli felici e mostrare quanto li amiamo.
Il Maestro è colui che serve e dona la vita per i suoi amici e per il mondo intero. È colui che dona la sua vita come nutrimenti per gli altri. I discepoli e noi con loro possiamo imparare da lui cosa significhino amore e servizio: vi ho dato un esempio,  infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi
Per dare forza alla celebrazione di questa sera, sarà bello provare durante la giornata di scambiarci dei piaceri o delle gentilezze a sorpresa.

giovedì santo 2

Celebrazione domestica per famiglie con bambini e ragazz. scarica sussidio
Celebrazione domestica per famiglie con adolescenti e giovani. scarica sussidio

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Celebrazioni del Triduo Pasquale

vescovo settimana Santa2020Per chi volesse seguire le celebrazioni diocesane presiedute dal nostro vescovo Mario Delpini, vi ho inviato il programma e soprattutto il libretto con i testi liturgici delle celebrazioni pasquali.

 

  • Giovedì 9 aprile – Messa nella Cena del Signore
  • Venerdì 10 aprile – Celebrazione della Passione del Signore
  • Sabato 11 aprile – Veglia Pasquale nella Notte Sante
  • Domenica 12 aprile – Pasqua di resurrezione

Modalità per seguire in diretta
diretta su Telenova – canale 14 del digitale terrestre, Chiesa Tv – canale 195 del digitale terrestre, Radio Marconi, www.chiesadimilano.it e canale YouTube chiesadimilano.it

Possibile scaricare il sussidio per seguire le celebrazioni – Sussidio

Per chi volesse seguire invece le celebrazioni presiedute da Papa Francesco, ecco le indicazioni di orari e i link per scaricare i diversi libretti con i testi liturgici in rito romano.  Link 

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Una Pasqua straordinaria

Un  messaggio del Parroco Don Marco

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Domenica Delle Palme liturgia

domenica palme20202Parrocchia S. Agata – Monticello
Parrocchia S. Maria della Purificazione – Torrevilla

Il nome dato a questa domenica – delle palme – ci fa pensare soprattutto all’ingresso di Gesù in Gerusalemme; alla folla che esultante accoglie e canta: “Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d’Israele!”.
Ci fa immaginare questa festa come l’inizio di un trionfo inarrestabile.
Ma è sufficiente tornare indietro di qualche versetto, all’altro vangelo proclamato in quella che è detta la messa del giorno, che subito siamo ricondotti ad un’altra realtà. Il racconto si apre con la notizia che “i capi dei sacerdoti e i farisei avevano dato ordine che chiunque sapesse dove si trovava Gesù lo denunciasse, perché potessero arrestarlo” e si chiude con questa: “i capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Lazzaro”. Questo ingresso
di Gesù in Gerusalemme non è affatto l’inizio di un trionfo inarrestabile. Dio rimane incompreso fino in fondo.
Mi interroga soprattutto quella decisione di uccidere Lazzaro. Tanta fatica per nulla!
Dio fa e l’uomo disfa. Dio dona e ridona la vita, l’uomo, per i più disparati interessi, finisce per spegnerla. Dio si è fatto uomo, e l’uomo vuole ucciderlo. Quante volte capita!
Come può essere tanto delicata e indifesa l’opera di Dio? Come può essere tanto delicata e indifesa la sua stessa presenza tra noi?
Ci siamo attaccati tanto in queste settimane al buon Dio, proprio perché ci dimostrasse la sua bontà e ci liberasse da questo invisibile ma terribile virus che sembra dominare il mondo, ma quanto durerà questa fiducia?
Riuscirà a resistere la nostra fede quando scopriremo che il suo modo di salvarci non è sconfiggere il virus, ma il nostro peccato? La lettera agli Ebrei ci incoraggia a percorrere una strada precisa: Fratelli, avendo deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo
sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento.
Il vangelo ci mette in guardia e ci testimonia che la fiducia della folla in Gesù non è durata molto. Il canto dell’Osanna benedetto colui che viene, diventerà presto un grido atroce: «Togli di mezzo costui! Rimettici in libertà Barabba!». «Via! Via! Crocifiggilo!» Dio fa e l’uomo disfa. Neppure tra i discepoli troviamo di meglio. Giuda, uno di loro, ci viene ricordato nel vangelo, sta per tradire questo Dio così delicato e indifeso che permette ad una donna di sprecare il prezioso olio di puro nardo, cospargendolo sui suoi piedi. Si poteva vendere, farci dei bei soldi… a suoi occhi, Maria è poco più che una sprovveduta.
Il senso pratico di Giuda! Tutto il vangelo a volte ne sembra sprovvisto; Dio stesso ne sembra sprovvisto e tutta la vicenda della passione e della morte in croce sembra esserne la prova: era necessario arrivare a tanto? Non si poteva ottenere lo stesso risultato con qualcosa di meno che la morte in croce? Ma buon Dio, che scarso senso pratico! Neppure la resurrezione sembra essere sufficiente a giustificare e legittimare quello spreco: il finale è certo entusiasmante, ma era necessario amare e amare fino alla fine? Non si poteva fare con meno?
Ma buon Dio, non si poteva salvare diversamente questo mondo?
Quando il criterio e lo scopo sono il risparmio e il guadagno, l’uomo si illude di fare, ma sta facilmente solo disfacendo o quanto meno costruendo sulla sabbia: cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti, arrivò un virus… e si abbatterono su quella casa. La casa costruita sulla sabbia e quella sulla roccia non la distingui prima, ma quando soffiano i venti, allora la differenza balza drammaticamente agli occhi!
C’è un solo modo per essere partecipi dell’opera di creazione di Dio. Fare con lui e come lui. Il pratico discepolo che si preoccupa e borbotta dello spreco di 300 denari in quella casa riempita dell’aroma di quel profumo di cui non sa gioire e godere, venderà direttamente Gesù per 30 monete d’argento.
Tutto ha un prezzo per l’uomo pratico. Non solo gli altri, ma perfino la propria persona e la propria dignità hanno un prezzo. O la borsa o la vita: è la tradizionale minaccia del malvivente. Quanto ci deve essere nella borsa per scegliere la vita? Il prestigioso settimanale Economist pare essere stato tra i primi a porre la domanda: fino a quando potremo permetterci di dire che una vita umana non ha prezzo? Solo fino a quando la vita messa in discussione è quella degli altri?
Entrare nella settimana santa, celebrare la Pasqua; significa accettare di partecipare all’opera di Dio; significa accettare che la misura del nostro amore sia la totalità; significa accettare lo spreco anche di ciò che è prezioso; significa accettare che se non sei disposto a perdere la tua vita non la salverai mai. Siamo ammirati dall’impegno di medici, infermieri, personale paramedico che giorno dopo giorno, senza tregua, si spendono, ma saremo degni con la nostra vita e il nostro impegno, nel nostro piccolo, di meritare altrettanta
ammirazione? Ci promettiamo che ne usciremo migliori, ma quale prezzo saremo disposti a pagare? A cosa sapremo rinunciare? O continueremo a tenerci stretta la borsa, come Giuda teneva stretta la cassa? Se non vogliamo vedere di nuovo crollare tutto, credo dobbiamo da subito imparare a costruire con Dio e come
Dio. Questa Pasqua che ci prepariamo a celebrare, al tempo del Coronavirus, non sarà per noi il momento in cui potremo ancora dire che tutto è andato bene, ma proviamo a desiderare che diventi il momento in cui lasciamo a Dio di dirci cosa è bene. Sperare non è semplice esercizio di ottimismo, ma il modo con cui noi chiediamo a Dio che le cose vadano come vuole lui. Chiedere che sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra è esercizio di speranza grazie al quale non solo andrà tutto bene, ma andrà tutto meglio.

dopo il vangelo52020

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