Venerdì santo – 10 aprile 2020

Parrocchia S. Agata – Monticello Parrocchia S. Maria della Purificazione – Torrevilla

Venerdì-Santo-2020Preghiamo, fratelli carissimi, Dio Padre onnipotente perché salvi l’umanità da ogni male; allontani le epidemie, vinca la fame e l’ignoranza, abbatta i muri di ogni separazione, liberi gli oppressi, protegga chi è in viaggio, conceda il ritorno ai lontani da casa, la consolazione ai tribolati, la salute ai malati, ai morenti la salvezza eterna. Sono le parole della decima preghiera universale elevata dalla Chiesa ambrosiana il venerdì santo davanti al Signore Gesù sulla croce. Chissà quante volte l’ho ascoltata e chissà quante volte letta, ma oggi la mia attenzione è andata a quelle parole: Dio Padre allontani le epidemie…
Subito mi sono detto: i liturgisti hanno dato voce alla realtà e cambiato i testi. Poi ho controllato sul libretto che tenevo tra le mani e ho visto che quelle parole sono sempre state lì: oggi, lo scorso anno, ogni venerdì santo la Chiesa le ha elevate insieme a tutte le altre davanti al Signore Gesù crocifisso.
E mi sono sentito meschino. Mi sono chiesto se fossi stato troppo distratto prima o se al contrario oggi fossi troppo concentrato… su di me, sul presente, sulla preoccupazione e il bisogno mio e di questo tempo.
Questo venerdì santo mi richiama a due possibili funeste tentazioni: essere troppo distratto ed essere troppo concentrato su di me.
Questo venerdì santo mi richiama a quella che è un’unica tentazione: non saper rinnegare me stesso.
Mi richiama a parole e pensieri già espressi nella domenica del cieco nato: Non è questo che hai sempre chiesto a chi voleva dirsi discepolo? “Se qualcuno vuole venire dietro a me, smetta di conoscere e di preoccuparsi solo di se stesso, prenda la sua croce e mi segua”.
Abbiamo curato più il nostro amor proprio che l’amor per il prossimo, ma il discepolo che vuole essere partecipe di ogni venerdì santo non può essere uomo distratto e disattento di fronte al dolore del mondo, non può essere assente rispetto ai bisogni dei suoi fratelli, al contrario deve farsi prossimo almeno a qualcuno e non a chi si è scelto, ma a chi gli si è fatto incontro. Il discepolo non è uomo che fa del proprio benessere il motivo della propria distrazione. È uomo che cerca la beatitudine e non il divertimento.
Il discepolo nello stesso modo e per lo stesso motivo non è uomo troppo concentrato su di sé.
Il nostro vescovo ci ha accompagnato alle ore 6.28 ogni mattina di questa quaresima con un invito preciso a pregare per la pace in tanti luoghi del mondo… e ogni volta io so di aver corso il rischio di dire: “si, ma noi adesso…”. Quel “sì, ma noi” che facilmente diventa un “sì, ma io”.
Quel io a cui se manca solo una piccola d, rappresenta comunque per noi facilmente il nostro d-io.
Certo, il mondo è troppo grande per entrare tutto dentro di noi, con i suoi problemi, con le sue sofferenze, con le sue ingiustizie, a volte con la sua cattiveria, con la sua meschinità, con i suoi soprusi di cui possiamo essere vittime, spettatori, ma anche protagonisti. Ci vogliono le tue braccia per accoglierlo tutto, ci vuole il tuo cuore capace di lasciarsi trafiggere per amarlo e salvarlo.
Inconsapevolmente aveva profetizzato bene Caifa: «Voi non capite nulla; e non considerate che conviene per noi che un sol uomo muoia per il popolo e non perisca tutta la nazione».
Ma la nostra logica, tessuta di profezie e calcoli diversi, dice che non importa quello che accade a tutto il popolo e alla nazione, basta che non accada a noi. La nostra logica è la stessa per cui i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo mortificano e abbandonano Giuda alla sua disperazione: «A noi che importa? Pensaci tu!».
Ma ora un virus ci costringe ad accorgerci che siamo sulla stessa barca. Ora è accaduto anche a noi.
Ora se sentiamo la Chiesa pregare il Padre che allontani le epidemie capiamo che sta pregando per noi e ce ne accorgiamo, ma perché il Signore ci ascolti siamo chiamati a sentirci una cosa sola anche con chi patisce la fame e l’ignoranza; con chi subisce i muri di separazione; con chi è oppresso; per i lontani da casa, quelli che non aiutiamo a casa loro e non accogliamo a casa nostra a cui ora sentiamo ancora più legittimo e doveroso chiudere porte e porti; con chi è tribolato; con chi è in carcere e ha la nostra stessa paura di ammalarsi e il nostro stesso diritto di essere tutelato.
La Chiesa ha da sempre pregato il Padre di allontanare le epidemie, perché le epidemie ci sono sempre state e ci sono ancora in altri angoli del mondo che neppure sapremmo individuare sulla cartina, non hanno mai smesso di farsi portatrici di morte, di fame, di dolore, di povertà.
Signore, se alzo i miei occhi verso i tuoi occhi, mi scopro meschino, ma anche e soprattutto amato.
E mi fa bene provare quella vergogna di chi solo oggi si accorge che si prega ogni venerdì santo per le epidemie… e per la fame, per l’ignoranza, per ogni forma di povertà che sfigura l’umanità a cui apparteniamo e per cui hai dato la vita. Questo amore crocifisso è la nostra speranza. Non abbiamo altro a cui ora valga la pena di aggrapparci. Non c’è altro che possa valere questo amore, men che meno gran parte delle cose a cui abbiamo sempre dato molto valore, men che meno gran parte delle certezze che ci siamo costruiti e che ora mostrano la loro inconsistenza.
Colui che cammina nelle tenebre, / senza avere luce, / confidi nel nome del Signore, / si affidi al suo Dio. (Don Marco)

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