Solennità della Trinità

Santissima TrinitaParrocchia S. Agata – Monticello
Parrocchia S. Maria della Purificazione – Torrevilla

Considerate la vostra semenza

Ho moltissima simpatia, affetto e stima per il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, ma questa faccenda della Trinità l’ho sempre trovata difficile da capire: è uno, ma tre, una sostanza, tre persone.
Ma oggi percepisco che proprio in questa festa che celebriamo quest’anno, dopo e dentro un tempo così difficile e inedito, c’è una grazia particolare.
L’abbiamo chiamato “lockdown” per addolcire un termine che in italiano suona proprio male, duro: confinamento.  Isolamento. Ciascuno nella sua casa ha fatto esperienza del vivere come su un’isola su cui non aveva scelto di abitare, in cui si è trovato naufrago. Ci siamo adattati.  È abilità dell’uomo. Ci si adatta a tutto. Perfino i prigionieri dei campi di sterminio hanno imparato a farlo. Adattarsi o morire.  Sommersi o salvati. Noi non siamo stati certo in un campo di sterminio o in guerra, non ci siamo stati per anni.
Nondimeno, nel giro di poche settimane siamo stati messi tutti insieme, in una volta sola, di fronte alla dura realtà di una condizione umana che è di estrema fragilità. L’angoscia della malattia grave e della morte si è insinuata in tutti i rapporti sociali e li ha fatti vacillare.  L’insicurezza del presente e del futuro è diventata paura. Siamo stati costretti ad abbandonare l’idea malsana del “tanto non capiterà a me” con cui abbiamo giustificato molti comportamenti irresponsabili, prendendo atto che poteva capitare a chiunque.
È grazia allora celebrare oggi questa festa della Trinità che ricorda, a noi, uomini e donne creati ad immagine di Dio che non siamo fatti per vivere confinati dentro noi stessi e neppure dentro un piccolo spazio: Dio creò l’essere umano a sua immagine; a immagine di Dio lo creò (Gen 1,27)
Non siamo fatti per rimanere da soli e neppure con la sola compagnia di Dio: Non è bene che l’uomo sia solo. (Gen 2,18a).  Non siamo fatti per far tutto da soli: voglio fargli un aiuto che gli corrisponda. (Gen 2,18b).
Siamo fatti ad immagine di un Dio che è Trinità. Che è relazione e relazione di amore.
Non siamo fatti per vivere in una situazione di lockdown, isolati o confinati.
Quei confini che nella storia gli uomini hanno difeso con le armi si sono rivelati inutili, scavalcati da un virus che non ha guardato in faccia nessuno. Quei confini e distanziamenti che abbiamo posto a difesa del contagio ci hanno privati della presenza dell’altro e ce ne hanno fatto avvertire la necessità.
Abbiamo scoperto che ogni buona relazione è vicinanza e distanza, è parola e silenzio, è presenza e assenza. A chi è stato costretto a vivere da solo è mancata la parola, la vicinanza, la presenza, l’incontro, la compagnia. A chi è stato costretto a vivere in una obbligata e continua compagnia è mancata la distanza, il silenzio, l’assenza, il distacco, la solitudine.
Ci è di aiuto nel mettere in ordine questo tempo e questa esperienza, la qualità della relazione che vivono il Padre, il Figlio e lo Spirito. Non una somma di persone, semplicemente uno accanto all’altro, ma il vivere l’uno per l’altro.
La Trinità rivede il detto che sostiene che l’unione fa la forza e ci insegna che la comunione è più che l’unione.
La qualità di una relazione non è nello starci solo vicini, ma nell’essere l’uno per l’altro: questo fa la  forza.
La logica dell’unione vuole che 1+1+1 dia come risultato 3.
La logica della comunione vuole che 1x1x1 dia come risultato 1.
E anche la matematica è fatta salva, insieme alla logica di Dio.
Un Padre per il Figlio per lo Spirito fa un Dio. Il Dio della Trinità. Dove l’uno è per l’altro, a favore dell’altro, alla ricerca dell’altro. Dove il tutto è più della somma delle parti.
Perché l’amore funziona così. L’amore non mette solo insieme, moltiplica. L’amore non solo mette accanto, mette l’uno per l’altro. Così dovremmo tornare ad incontrarci, ad abbracciarci di nuovo.
Ogni parola con cui rompiamo il silenzio dovrebbe essere parola che vale quel silenzio. E ogni silenzio dovrebbe essere detto e ascoltato come parola buona. Ogni incontro dovrebbe essere impegno e promessa per l’altro e non distrazione e disimpegno.
Ogni abbraccio dovrebbe essere dono e premura e non solo gratificazione e fretta, tocco di anime e non solo di corpi. Ogni vicinanza dovrebbe essere accoglienza. Ogni lontananza dovrebbe essere attesa. Creati a sua immagine anche noi siamo più felici quando viviamo secondo questa logica d’amore: uno a favore dell’altro. Ciascuno sostenuto dall’altro e pronto a sostenere l’altro. Non solo pronti a spartirsi i compiti, ma pronti a sostenersi nei reciproci compiti, a prendersi cura l’uno dell’altro.
Non solo capiremo, ma saremo una spiegazione efficace della Trinità.
Credo che questo stile di relazioni sia quel peso che ancora non siamo capaci di portare, la verità pesante ma insieme leggera del Vangelo.  È grazia allora celebrare oggi questa festa della Trinità che ricorda che la differenza la fa sempre l’amore. Preghiamo il Padre perché ci insegni la tenerezza e la misericordia; il Figlio perché ci insegni la passione che è sacrificio e dono di sé; lo Spirito perché ci riempia del fuoco dell’Amore

Che belle quelle persone
che hanno occhio,
che chiedi loro una foto
e hanno il senso della fotografia,
hanno il senso dello spazio
ti fanno abbinare con la geometria del luogo
e sfruttano tutte le luci del sole
per dare al volto la luce che meriti
quelle persone che hanno occhio
così in gamba
che quando hai bisogno di una mano
si alzano in piedi
senza che tu chieda aiuto,
quelle persone che hanno lo sguardo allenato
a vedere le cose che non si vedono
che hanno fatto loro l’alfabeto del silenzio,
che belle quelle persone
che hanno occhio
che ti riempiono di punti di vista
quando chiedi loro un parere
che ti guardano senza distrarsi
e per ascoltarti non usano solo le orecchie
usano anche le mani
usano la pelle
ti ascoltano con le guance,
tutto il loro corpo a servizio della voce
che hai bisogno di uscire
che belle quelle persone
che si vestono
senza troppo impegno
perché hanno imparato
che il cuore sta bene con tutto. [Gio Evan]

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