Solennità di Pentecoste

chiesa monticello 2020Parrocchia S. Agata – Monticello
Parrocchia S. Maria della Purificazione – Torrevilla

Tu respirami vicino
Togli loro lo spirito, muoiono e ritornano nella loro polvere. Sono questi gli effetti devastanti che hanno sperimentato molti di coloro che hanno contratto l’infezione da Covid 19, ma quando il salmista scriveva queste parole non pensava certo all’epidemia in cui siamo precipitati.
Più facilmente pensava alla fragilità della nostra vita, alla consapevolezza della nostra piccolezza, alla continua possibilità di ritrovarci a fare i conti con la debolezza, la precarietà e l’insicurezza.
A chi se lo era dimenticato, questo virus lo ha ricordato in maniera beffarda e crudele.
Basta un niente a volte; non sempre sai spiegarti cosa sia veramente successo. Il perché sia successo rimane poi la domanda a cui non è proprio possibile dare risposta e che pure tormenta l’animo e che conviene abbandonare il prima possibile. Pensava soprattutto alla fragilità non immediatamente come qualcosa da sfidare, ma qualcosa innanzitutto da accogliere, non come qualcosa contro cui lottare, ma qualcosa da affidare al Signore. Non come ad un ostacolo, ma come ad una opportunità di speranza.
Togli loro il respiro: muoiono, e ritornano nella loro polvere…
Mandi il tuo spirito, sono creati, e rinnovi la faccia della terra.
Il sentirsi come polvere, il sentirsi smarriti è la condizione del cristiano, ma ancor più dell’uomo, semplicemente dell’uomo, di fronte a tante situazioni incomprensibili, faticose, dolorose.
La nostra vita è davvero fragile al punto da essere appesa a volte ad un respiro. Spesso non ci facciamo caso, siamo abituati a tener duro, a resistere e a non arrenderci.
Ci vergogniamo a farci vedere deboli, ci vergogniamo delle nostre lacrime.
Ci vergogniamo ad ammettere che a volte abbiamo bisogno di un abbraccio, di un sorriso, di una parola; che abbiamo bisogno di una mano perché da soli non ce la facciamo. Nessuno di noi basta a se stesso.
Il rimedio a questa mancanza non è nell’opera delle nostre mani, non è nemmeno dentro di noi, ma come ci suggerisce la parola di Dio è proprio in quelle parole del salmo: Mandi il tuo spirito, sono creati, e rinnovi la faccia della terra. È del respiro di Dio che abbiamo bisogno, della sua presenza.
“Anche se il mondo è un gran casino, tu respirami vicino e mi vedrai spiccare il volo” canta Marco Mengoni.
Potremmo pregare così oggi il Signore: “tu respirami vicino” proprio sapendo che non è possibile fuggire dalla fragilità; che ignorarla sarebbe un errore e non cambierebbe la nostra situazione; che se crediamo di non essere fragili lo diventiamo di più, ma se sappiamo di esserlo, possiamo esserlo dignitosamente e stare dignitosamente di fronte alla fragilità di altri e possiamo soprattutto fare i conti con l’unica domanda possibile: chi ci salverà? Non vi lascerò orfani: verrò da voi; voi mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete.
Il Padre ci darà un Paraclito. Ecco il nostro aiuto. Lo spirito difensore grazie al quale non abbiamo bisogno di cercare altre alleanze, grazie al quale non dobbiamo temere alcun nemico.
Il nostro aiuto è nel nome del Signore, in quel Gesù che dice: io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre.
Il nostro aiuto è in quello Spirito che oggi invochiamo e che ha come compito proprio quello di fare memoria di questa speranza preziosa per la nostra vita più di qualsiasi altra ricchezza.
Oggi, al termine del tempo pasquale o meglio al compimento della Pasqua, questo stesso Spirito Consolatore è comunicato a ciascuno di noi. A lui possiamo affidare questo tempo: Lo Spirito non cancella la nostra fragilità, non ci sottrae ad essa, ma ci abilita a fare delle nostre ferite luoghi di comprensione, di ascolto, di solidarietà con gli altri, di apertura alla speranza.
Il vangelo di domenica scorsa ci ha ricordato come i due discepoli di Emmaus riconoscono Gesù nello spezzare il pane. Quel pane spezzato di cui siamo tornati a nutrirci sostiene il cammino del cristiano. Quel pane, se non è fragile non si spezza e non è commestibile. Ma il suo spezzarsi non significa rompersi e diventare inservibile, ma diventare servibile alla tavola degli uomini. È la condizione del suo potersi donare e diventare vita.
Questa fragilità che stiamo sperimentando, visitata e animata dal respiro di Dio, diventi occasione di fecondità e creatività, di lealtà e di coraggio, di generosità e di grandezza di cuore.
Non venga contagiato il nostro cuore dalla meschinità e dal disinteresse, dalla paura dell’altro e dalla mediocrità. Oggi ci è donato il respiro di Gesù, perché anche il nostro respiro affannato ritrovi vigore, ritrovi forza, recuperi finalmente speranza.
Rinnoviamo allora insieme, gli uni per gli altri, con fiducia la preghiera della Sequenza del Veni Creator: «Vieni, Santo Spirito, manda a noi dal cielo un raggio della tua luce.
Vieni, consolatore perfetto, ospite dolce dell’anima, dolcissimo sollievo.
Vieni, tu che sei riposo nella fatica, riparo nella calura, conforto nel pianto. Vieni, Santo Spirito».

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