Parrocchia S. Agata – Monticello
Parrocchia S. Maria della Purificazione – Torrevilla
I vostri passi siano un massaggio per la terra
È piuttosto difficile esultare per una festa che celebra una partenza e una distanza! Gesù se ne va, sparisce dalla nostra vista, e ai suoi discepoli dice che è inutile continuare a guardare il cielo: ritornerò.
Sì, ma quando? E come? E dove? Ma se tu fossi stato qui… e perché non torni?
Forse per questo la solennità dell’Ascensione non è molto sentita e non ci trova granchè partecipi.
Matteo si sbarazza presto del problema: conclude il suo vangelo con parole che rassicurano: «Io sono con voi tutti i giorni». Sono: verbo al presente.
Il punto è comprendere che questa “separazione” assicura una “unione” più profonda, universale e continua.
Domanda molto attuale non solo per il nostro rapporto con il Signore, ma anche per i rapporti tra noi.
#distantimauniti è più facile da dire che da vivere.
Il tempo dopo l’Ascensione e i giorni che viviamo non sono vuoti. Non è tempo perso.
Non è un tempo insignificante o senza contenuto, non un tempo in cui abbandonarsi alla disperazione.
Come gli apostoli a quel tempo domandavano: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?», noi oggi potremmo chiedere: ma quando finirà questa prova, quando la situazione e la nostra vita ritroveranno la loro tranquillità?
La risposta è quella di sempre: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra».
Il tempo dopo l’Ascensione, il tempo che viviamo è tempo della speranza, una speranza che non delude perché il Signore è con noi.
Credo sia importante fermarci proprio su questa considerazione: il tempo in cui viviamo è anche per noi tempo di questa attesa, così come lo fu già per i discepoli.
Non un tempo in cui abbandonarsi a rimpianti, non un tempo in cui abbandonarsi irresponsabili al destino, non un tempo in cui cedere alla disperazione.
Il tempo in cui viviamo non è un ladro che ci ruba qualcosa.
Non è necessario allora affrontarlo a muso duro, sulla difensiva, armati e incattiviti, corazzati e arrabbiati: “i vostri passi devono diventare un massaggio per la terra, non un calcio”.
Abbiamo cominciato l’anno con l’invito a considerare ogni situazione come un’occasione.
“I cristiani sono il popolo della Pasqua, il popolo dell’Alleluia. La loro gioia è quella perfetta letizia che commuove nei fioretti di san Francesco. Cantano l’Alleluia non perché hanno avuto successo, non perché hanno visto realizzarsi i loro progetti, non perché sono benestanti e in buona salute. La gioia e il canto dei cristiani è nella fede, perché il Signore Gesù è risorto dai morti, perciò è vivo, è vicino.” Queste sono le parole del nostro vescovo nella lettera per il tempo pasquale.
La festa dell’Ascensione ci ricorda che la terra non è luogo di minaccia e la vita non scorre nel tempo di perdita in perdita, ma è il luogo della fiducia e della fede nella presenza del Signore che riempie tutte le cose.
Scelti da Dio, santi e amati, rivestitevi dunque di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità, sopportandovi a vicenda e perdonandovi gli uni gli altri, se qualcuno avesse di che lamentarsi nei riguardi di un altro. Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi. Ma sopra tutte queste cose rivestitevi della carità, che le unisce in modo perfetto. Col 3,12-14
È il tempo in cui vivere la virtù della pazienza che ci introduce alla capacità di cogliere quando è prudente aspettare e quando è necessario avere coraggio, quando un gesto, un’azione o una parola sono prematuri o quando sono affrettati; quando è troppo presto e quando si rischia di arrivare tardi, quando bisogna riflettere e quando bisogna agire.
Nell’attesa del Signore è ancora possibile anche per ciascuno di noi rinunciare a ciò che dà
soddisfazione nell’oggi per preparare le grandi cose di domani. Sia anche per noi questo il tempo di questa attesa del ritorno del Signore, il tempo della fede, della fiducia in Dio Padre. Il tempo della carità.
Trattate tutti con cura
adesso che uscite di nuovo,
non tornate a sconsolarvi a parole
non fatevi prendere dall’ovvio
e non fate come se niente fosse,
iniziate a vivere come se tutto fosse
non esultate con il corpo
non spaccate il mondo
per festeggiare la libertà,
esultate composti, a cuore giunto,
anche gli occhi fanno una luce forte
che manco le palle da discoteca,
imparate ad usarli
iscrivetevi a lezioni di comprensione,
prendete appunti alla facoltà dello sguardo
muovetevi in punta di piedi
ora che uscite,
non per paura e diffidenza,
fatelo per restare con la danza per terra,
per non fare troppo rumore
intorno a chi ne è ancora ferito,
muovetevi in punta di piedi
per presentare la leggerezza come rimedio al danno,
i vostri passi devono diventare
un massaggio per la terra,
non un calcio
dobbiamo continuare
ora più che mai a salvarci a vicenda,
abbiamo la grande occasione
di praticare la misericordia,
il servizio, l’aiuto
questi sono momenti d’oro,
finalmente usciamo tutti allo scoperto
ovvero: fragili.
e non importa che la mascherina
nasconde il sorriso,
ribellatevi anche a questo
e praticate il sorriso contrario, quello degli occhi,
quando gli occhi sorridono, infatti,
si chinano verso giù
fanno l’opposto delle labbra
sono il semicerchio che chiude il cerchio della bocca,
e allora educhiamoci tutti al sorriso di su
quello che piega verso giù
e chiudiamo il cerchio della felicità
trattate tutti con cura
adesso che tornate ad uscire,
che dentro le persone ci sono guerre così forti
che se doveste vivere anche un solo loro boato
non avreste orecchie a sufficienza per reggere l’impatto,
non sopportereste nemmeno il suono dello sparo
del proiettile che vive in loro
e se proprio non ce la fate
ad aiutare gli altri
a reggere loro un po’ di lotte che abbiamo in comune
se proprio non riuscite a stare accanto
alle guerre interiori degli altri,
almeno non ricordategliele. (Gio Evan)



