Avvento 2020 perché nella tua verità io cammini

Sant’Agata in Monticello Brianza
Santa Maria della Purificazione in Torrevilla                           Giovedì 19 Novembre

Canto delle salite
Nella mia angoscia ho gridato al Signore
ed egli mi ha risposto.2 Signore, libera la mia vita
dalle labbra bugiarde,
dalla lingua ingannatrice.3 Che cosa ti darà,
come ti ripagherà,
o lingua ingannatrice?

4 Frecce acute di un prode
con braci ardenti di ginestra!

5 Ahimè, io abito straniero in Mesec,
dimoro fra le tende di Kedar!

6 Troppo tempo ho abitato
con chi detesta la pace.

7 Io sono per la pace,
ma essi, appena parlo,
sono per la guerra.

Signore, ho una grande tristezza dentro;
ho bisogno di sfogarmi con qualcuno
e mi rivolgo a te,
perché so che mi ascolti e mi sai capire.
Ad ogni ora, intorno a me tante notizie.
Tutti dicono la loro
e non so più distinguere chi dice il vero.
Liberami da questa confusione e dalle bugie.
Che ne hanno in cambio?
Quali interessi ci sono dietro? Chi ha ragione?
Intervieni tu, mio Dio, ricaccia loro in bocca
le parole false che hanno osato dire
La falsità diventa realtà,
la realtà si deforma e diventa cattiva.
Le parole feriscono, pungono, bruciano.
Il sospetto diventa la regola
e io mi sento come straniero in mezzo agli altri.
Chiedo troppo se chiedo la pace?
La pace è la mia sola preoccupazione,
ma quando ne parlo, mi sento incompreso,
a volte deriso e intorno a me sento il vuoto

Mentre leggiamo i salmi ricordiamoci sempre questo: sono parola di Dio.
Parole che egli rivolge a noi per suggerire parole con cui rivolgerci a Lui. Sono parole collaudate nella preghiera da infiniti uomini e donne che le hanno usate per farsi ascoltare da Dio, dando voce, nelle diverse circostanze, alla lode, alla supplica, alla rabbia, alla disperazione, al pentimento, alla gioia…
Sono parole che chiedono di essere pregate per noi e con lo sguardo aperto sul mondo e sugli uomini. Per questo sono parole sempre attuali che possiamo pregare quando non abbiamo parole.

Il salmo 120, nel testo ebraico originale, si apre con l’invocazione di un nome: Signore. È la stessa dinamica della preghiera del Padre nostro. Si parte da una certezza: la prima parola non sono io, la mia angoscia, le mie paure o il mio dolore, ma Lui, il Signore, il Padre. Ecco il punto di partenza: lui è in ascolto prima ancora che io apra bocca. Per questo, se ho bisogno di sfogarmi, di buttar fuori la tristezza, la rabbia, come un qualsiasi altro sentimento lo posso fare: Nella mia angoscia ho gridato al Signore ed egli mi ha risposto. Ne ero certo. Per questo ho gridato. Pur nell’angoscia il salmista non dimentica questo: lui c’è e mi ascolta. L’autore del salmo non ha un nome, con umiltà parla di se stesso, lasciando intuire che la situazione che sta vivendo gli rende difficile anche capire chi è. Egli è alle strette, in difficoltà, vive male il suo rapporto con la società in cui è inserito, con il suo tempo. Lo tormentano e lo imprigionano labbra bugiarde e lingue ingannatrici. Per questo supplica: Signore, libera la mia vita. Le menzogne, l’ipocrisia da cui si sente circondato, oggi diremmo le fake news e il negazionismo, lo fanno sentire prigioniero e lo fanno star male Si domanda chi e cosa avrà da guadagnarci, ma non sa rispondere. Capisce che le bugie non sono solo il piccolo peccato dei bambini, ma il grande inganno di chi vuole sentirsi grande senza esserlo, di chi cerca il guadagno, non necessariamente economico, ma anche di fama, di successo, di potere, falsificando senza scrupolo la realtà. Come papa Francesco ha scritto: “Le motivazioni economiche e opportunistiche della disinformazione hanno la loro radice nella sete di potere, avere e godere, che in ultima analisi ci rende vittime di un imbroglio molto più tragico di ogni sua singola  manifestazione: quello del male, che si muove di falsità in falsità per rubarci la libertà del cuore”.
“Da smascherare c’è infatti quella che si potrebbe definire come “logica del serpente”, capace ovunque di camuffarsi e di mordere. Si tratta della strategia utilizzata dal «serpente astuto», di cui parla il Libro della Genesi (3,1-15), il quale, ai primordi dell’umanità, si rese artefice della prima “fake news” che portò alle tragiche conseguenze del peccato, concretizzatesi poi nel primo fratricidio e in altre innumerevoli forme di male contro Dio, il prossimo, la società e il creato.[…] Questo episodio biblico rivela dunque un fatto essenziale per il nostro discorso: nessuna disinformazione è innocua; anzi, fidarsi di ciò che è falso, produce conseguenze nefaste. Anche una distorsione della verità in apparenza lieve può avere effetti pericolosi”. (Messaggio del santo padre Francesco per la 52ma
giornata mondiale delle comunicazioni sociali).
La lingua, le labbra e le parole sono diventate sorgente avvelenata di menzogna e inganno che vivono di apparenze e danno al male l’aspetto del bene e viceversa. In mezzo alle menzogne, incapaci di distinguere la verità, si finisce per non credere più a nulla, a nessuno e neppure a Dio. Le menzogne sono arma potente che imprigionano e fanno male. Come è possibile fermarle e difendersi?
Il salmista non sembra voler condannare il mondo per questo, ma sente il bisogno di gridare il suo disagio; non fa giustizia da sé, ma si rimette al giudizio del Signore.
Dio farà tornare indietro quelle stesse parole di menzogna come frecce appuntite contro chi le ha scagliate. L’attualità del salmo è grande: proprio perché Parola di Dio è sempre attuale.
Davanti a Dio, colui che prega si sente straniero in un mondo che vive di menzogna; alla fine della preghiera vede con lucidità il pericolo di assumere gli stessi criteri del mondo violento in cui vive e trova il coraggio di fare la sua scelta. Non vuole rassegnarsi ad un mondo che non conosce Dio e non conosce verità.
Non sa più di chi fidarsi. Non è solo la menzogna che lo affligge ma anche l’ipocrisia nei rapporti personali: io abito straniero.
Questo lo fa sentire un estraneo. Il suo esilio non necessariamente è reale. Mesec e Kedar sono due regioni geograficamente lontane, abitate da popoli diversi, ma entrambi ritenute pericolose e spietate: ovunque io mi sento straniero, a destra e a sinistra non mi sento a casa, ovunque mi giri non trovo un volto amico che mi comprenda, con cui discutere, confrontarmi apertamente e lealmente. Il suo esilio non è tanto fisico, ma soprattutto spirituale. Anche le persone sono luoghi che abbiamo bisogno di abitare, frequentare, accogliere. Non vuole adeguarsi a quel mondo in cui non si riconosce, ma resta infelice. Capisce di abitare un tempo che sente come falso, ma nello stesso tempo potente.
È stanco, molto stanco: Troppo tempo ho abitato con chi detesta la pace.
Ma non demorde, non si scoraggia. Riafferma quello che vuole e scopre chi vuole essere: Io sono per la pace. Io sono pace. Affermarlo non è facile: essi, appena ne parlo, essi sono per la guerra. Il salmista vive il dramma di una pace che desidera, ma non può imporre; un dramma ben descritto da Charles Pèguy: “È sempre la stessa cosa, non siamo ad armi pari. La guerra fa guerra alla pace. E la pace naturalmente non fa guerra alla guerra. La pace lascia in pace la guerra. La pace si uccide con la guerra. E la guerra non si uccide con la pace.” C’è un solo modo per stare dentro questo dramma, mettersi in cammino. Diventare pellegrini.
Il primo passo è stato compiuto: Nella mia angoscia ho gridato al Signore ed egli mi ha risposto.
Il primo passo è questa dichiarazione di fiducia innalzata nell’angoscia. Dio risponde.
È facile, nell’angoscia, lasciarsi tentare dalla possibilità di scappare e cercare condizioni migliori altrove, giustificando magari la nostra fatica o mediocrità con l’alibi dell’ambiente o delle persone con cui ci è dato di vivere, lamentandoci di quel che ci riserva la vita d’ogni giorno, perché insoddisfacente, ripetitivo o banale. Non è quello che il salmista cerca. Sa chi vuole essere: io sono pace e voglio la pace, per questo grido a Dio, perché egli sostenga il mio passo e la mia vita.

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Perché nella tua verità io cammini

Parrocchia S. Agata – Monticello
Parrocchia S. Maria della Purificazione – Torrevilla

salmi giovedìOgni settimana di Avvento,
verrà reso disponibile sul sito della Parrocchia
la meditazione di un salmo.

Giovedì 19 novembre
Salmo 120
Nella mia angoscia ho gridato
Ci resta solo il tuo nome
Giovedì 26 novembre
Salmo 121
Alzo gli occhi verso i monti
Camminando con il custode di Israele
Giovedì 3 dicembre
Salmo 122
Chiedete pace per Gerusalemme
Nessun passo è stato inutile
Giovedì 10 dicembre
Salmi 123 e 124
Se il Signore non fosse stato con noi
La vita è dura
Giovedì 17 dicembre
Salmi 125 e 126
Chi semina nelle lacrime
Sorridere per quello che verrà

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A occhi aperti sul bisogno di tutti

Parrocchia S. Agata – Monticello
Parrocchia S. Maria della Purificazione – Torrevilla

Nota spesa per l’avvento: 5 Kg e mezzo di bontàscontrino

1 kg di pasta
1 kg di riso
3 scatolette di tonno (240 grammi)
3 scatole di passata pomodoro (1 , 2 kg)
3 scatole di piselli o fagiolini o fagioli (1 , 2 kg)
1 litro di latte

 

Ogni settimana proponiamo di mettere da parte un alimento possibilmente nell’ordine indicato dalla lista per le famiglie che hanno bisogno di una mano
Puoi portare tutto insieme alla fine dell’Avvento o puoi portare di settimana in settimana
l’alimento suggerito lasciandolo nella cesta in fondo alla Chiesa.

per non tornare indietro

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A occhi aperti

verso il natale

 Verso il Natale

Da oggi la liturgia ambrosiana ci accompagna dentro il tempo di un nuovo Avvento. Ecco qualche idea per sostenere e indirizzare il cammino attraverso tre parole chiave: carità, Eucarestia e preghiera

La messa

Per partecipare alle celebrazioni nelle regioni in zona rossa è oggi formalmente necessario portare con sé l’autocertificazione prevista, sulla quale si dichiara di «essere a conoscenza delle misure normative di contenimento del contagio […] concernenti le limitazioni alla possibilità di spostamento delle persone fisiche». I credenti sono quindi nella necessità di assumersi la responsabilità di ritenere la loro uscita di casa fondamentale, di fronte alla situazione in alcuni luoghi davvero drammatica. Non scartiamo questa opportunità di partecipare alla messa e valutiamola come possibile con la stessa sincerità con cui consideriamo fondamentali altre uscite che facciamo con più libertà e frequenza.
Le messe domenicali sono 4: alle 18.00 del sabato di vigilia e la domenica alle 11.00 a Monticello, alle 9.30 e alle 18.00 della domenica, a Torrevilla. La prenotazione consente di verificare la possibilità di trovare posto in Chiesa.

La celebrazione settimanale in famiglia

Un sussidio che potete scaricare per la preghiera settimanale in famiglia di tutto l’avvento, oppure scaricare di volta in volta la singola celebrazione settimanale, nell’attesa del Natale di Gesù. Esse non sostituiscono la liturgia eucaristica nelle nostre comunità; piuttosto, scaturiscono da essa (riprendendone parole, gesti, simboli), la prolungano (dando risonanza a qualche momento particolare) proposta dalla chiesa di Milano «Apri gli occhi… Guardati allo specchio» a questo LINK

5 minuti di preghiera ogni giorno

Quando hai letto nel titolo 5 minuti cosa hai pensato? Sono tanti? Ogni giorno ne hai a disposizione 1440. Sei ancora sicuro che cinque siano tanti? È il tempo che basta per un salmo, una decina di rosario, la ripresa di qualche parte della celebrazione settimanale o delle letture della messa… sono tanti i modi con cui possiamo chiedere a Dio di aiutarci a sostenere questo tempo senza perdere la fiducia e la forza d’animo.
Ogni settimana, ai bambini viene inviato e proposto, attraverso il telefono dei genitori, un foglio per la loro preghiera.  Aiutiamoli a vivere un momento di preghiera, non solo mettendo a disposizione il foglio, ma soprattutto il nostro tempo e la nostra partecipazione.
Ogni giorno anche il nostro vescovo ci incoraggia: «Siamo di fronte ad un’emergenza spirituale, non solo sanitaria e sociale. La preoccupazione e l’angoscia per il futuro causate dalla pandemia inaridiscono il nostro spirito. Ma possiamo reagire con la preghiera».
Attraverso “Il kaire delle 20.32”, ci offrirà un appuntamento di preghiera con le famiglie, per tutti i giorni di Avvento. L’intenzione dell’Arcivescovo è di riunirsi con chi vorrà accoglierlo per portare il conforto e la consolazione che può venire dalla grazia del Signore, come suggerisce lo stesso titolo di questi incontri: kaire infatti significa “rallegrati” ed è la prima parola che l’Arcangelo Gabriele rivolge a Maria a Nazareth per annunciarle che partorirà Gesù, il figlio di Dio. L’appuntamento quotidiano sarà trasmesso alle 20.32 su ChiesaTv (canale 195 del digitale terrestre), Radio Marconi, Radio Mater, e sul canale di Youtube della Chiesa di Milano

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I domenica di Avvento

Parrocchia S. Agata – Monticello
Parrocchia S. Maria della Purificazione – Torrevilla

Ho avuto un’idea. Non è molto originale, ve lo dico subito: salviamo il Natale.
Non è molto originale perché leggo i giornali e vedo che molte altre persone l’hanno avuta.
Salviamo il Natale. Così Babbo natale potrà portare i regali a tutti i bambini del mondo.
Lo ha promesso il primo ministro Conte che così ha risposto al piccolo Tommaso di 5 anni: Babbo natale mi ha garantito che già possiede un’autocertificazione internazionale: può viaggiare dappertutto e distribuire regali a tutti i bambini del mondo. Senza nessuna limitazione. Mi ha poi confermato che usa sempre la mascherina e mantiene la giusta distanza per proteggere se stesso e tutte le persone che incontra Salviamo il natale perché molti negozianti riescono a tenere aperte le loro attività, grazie agli acquisti che si
fanno nei mesi di novembre e dicembre.
Salviamo il natale perché “natale con i tuoi” non è solo un modo di dire, ma è la regola e la preoccupazione di non potersi sedere a tavola quel giorno con i nostri cari è certamente grande. Allora salviamo il Natale. Ma salviamolo davvero. E allora mi verrebbe da dire scherzando: oggi io emano un decreto parrocchiale.
Viviamo questo tempo che ci separa dal 25 dicembre come un tempo in cui ogni giorno ci ricordiamo che per salvare il natale bisogna preparare il Natale; un tempo in cui ci ricordiamo che siccome il Natale, come ci ripetiamo ogni anno, è innanzitutto ricordare e rivivere la gioia di un Dio che si fa uomo per farsi vicino a noi, allora a quel Dio dobbiamo ben preparare il suo posto.
Questo posto non può essere premura di Babbo Natale prepararlo, lui ha un altro compito; non può essere nemmeno premura del presidente del Consiglio e di tutto il parlamento, maggioranza e opposizione insieme: anche loro hanno un altro compito che è quello di far funzionare bene gli ospedali, di sostenere l’economia, di far in modo che le scuole rimangano aperte, che si possa andare a lavorare e un sacco di altre cose…
Questo posto deve essere premura di ciascuno di noi prepararlo.
Il mio decreto allora vuole stabilire queste due semplici cose.
Reagiamo con la preghiera. Diamo importanza a questa azione. Nemmeno questo primo punto è molto originale. Lo diciamo sempre, ma credo che ora più che mai abbia la sua importanza. Ce lo ricorda anche il nostro vescovo: «Siamo di fronte ad un’emergenza spirituale, non solo sanitaria e sociale. La preoccupazione e l’angoscia per il futuro causate dalla pandemia inaridiscono il nostro spirito. Ma possiamo reagire con la preghiera».
È vero: siamo stanchi. In primavera non sapevamo a cosa stavamo andando incontro, ma abbiamo reagito e anche bene. Ci siamo uniti perché abbiamo capito che dovevamo remare tutti nella stessa direzione. Abbiamo pregato tanto, questo non è bastato a scacciare il virus, ma è servito a renderci più forti nella lotta contro il virus. Ora è anche legittimo sentirci stanchi, ma non possiamo arrenderci darci per sconfitti e il nostro modo migliore per salvare il Natale e il nostro animo è trovare nella preghiera la forza per dare il nostro meglio.
Papa Francesco scrive nella nuova Enciclica Fratelli tutti: “Il bene, come anche l’amore, la giustizia e la solidarietà, non si raggiungono una volta per sempre; vanno conquistati ogni giorno. Non è possibile accontentarsi di quello che si è già ottenuto nel passato e fermarsi, e goderlo come se tale situazione ci facesse ignorare che molti nostri fratelli soffrono ancora situazioni di ingiustizia che ci interpellano tutti”.
Nella storia degli uomini il male non si debella per sempre, si sconfigge ogni volta di nuovo con tenacia.
Come abbiamo ascoltato nel vangelo: chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato.
Perseveriamo nella carità. Abbiamo già dato prova di questo nei mesi di marzo e aprile. Viviamo la carità perché essa rende autentica la fede, perché è il modo migliore per testimoniare che ogni Eucarestia a cui abbiamo partecipato e a cui partecipiamo ci aiuta a diventare uomini e donne che si fanno pane spezzato per i fratelli perché si sentono nutriti del Pane spezzato che è Gesù. “. La proposta che vi faccio è molto semplice: 5 kg e mezzo di alimenti da ogni famiglia che può, per una famiglia che non può.
Reagiamo con la preghiera e perseveriamo nella carità. Di nuovo il nostro orizzonte e i nostri confini si sono ristretti, ma dentro quei piccoli spazi in cui siamo costretti ad abitare seminiamo il bene. È il regalo di Natale che possiamo anticipare che ci possiamo fare gli uni con gli altri, vincendo la paura, vincendo la preoccupazione così ben descritta dalle letture di oggi, dentro le quali comunque risuona la promessa: vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Vedremo e vivremo il Natale se lo
avremo preparato.
Salviamo il Natale, entrando dentro questo tempo di Avvento, sciogliendo le nostre ansie e preoccupazioni con la preghiera, risolvendo i problemi concreti che questo tempo ha creato con la carità e la gentilezza.
Voglia il Signore al termine di questo tempo farci vivere un Natale di grazia e di gioia e voglia il Signore darci gli occhi giusti per riconoscere e accogliere i doni che certamente egli ha preparato per noi.
Entriamo dentro questo tempo di Avvento con fiducia e il Signore salverà il Natale

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Festa degli anniversari di matrimonio

Parrocchia S. Agata – Monticello
Parrocchia S. Maria della Purificazione – Torrevilla

FESTA DEGLI ANNIVERSARI DI MATRIMONIO

anelli-matrimonio-croce

 

Salvo diverse disposizioni AntiCovid vorremmo dare la possibilità alle coppie che ricordano il loro Anniversario di Matrimonio di fare festa e ringraziare nella celebrazione dell’Eucaristia

Domenica 15 novembre Santa Messa alle ore 15:00 nella chiesa di Torrevilla
Domenica 29 novembre Santa Messa alle ore 15 nella chiesa di Monticello

Chiediamo gentilmente di voler segnalare la vostra adesione scaricando la locandina e contattando i referenti presenti nella locandina

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Cristo Re

Cristo_ReParrocchia S. Agata – Monticello
Parrocchia S. Maria della Purificazione – Torrevilla

I re, oggi come allora, ci fanno immaginare potere e fascino. Forza e bellezza. Ci fanno immaginare ricchezza e privilegi. Per questo motivo la festa di oggi potrebbe certo essere condizionata da questo immaginario da sogno, un immaginario favoloso e fiabesco. I re della terra sono gloriosi e potenti e suscitano ambizione in chi li guarda;
Ma a sgombrare il campo da questo equivoco, oggi basta il vangelo. Basta uno sguardo anche veloce a questo Gesù trascinato davanti a Pilato con l’accusa di essere il re dei Giudei.
Il Cristo re è senza fascino e potere. Senza forza e bellezza; senza ricchezza e privilegi. Così lontano, a differenza di tutti gli altri re, dall’essere ammirabile e invidiabile, da creare in Pilato insieme curiosità e sconcerto; ma prima e più ancora che in Pilato, da creare sconcerto e turbamento in molti altri.
Pensate a Giuda. Al suo desiderio, così simile al nostro, di un Messia potente; capace di ridare libertà al popolo di Israele e ancora di più di scacciare dalla terra di Palestina l’invasore. Alla corte di quel re aveva già preso la cattiva abitudine di approfittare del potere: ruba dalla cassa si dice nel vangelo; tradisce quando intuisce che non ha molto da guadagnare nel continuare ad essere suo discepolo. Tanto vale guadagnarci qualcosa e cambiar bandiera.
Pensate a Pietro. Non arriva a tradire, ma certo rinnega: “non lo conosco”. Il fascino di un messia potente aveva conquistato anche lui, tanto che, ascoltato l’annuncio della passione, – Gesù cominciò a dire apertamente ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei sommi sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risuscitare il terzo giorno – la sua reazione è immediata e decisa: «Dio te ne scampi, Signore; questo non ti accadrà mai». Un messia non può essere debole e indifeso.
Il senso di impotenza è atteggiamento scomodo e difficile, diventa facilmente scoraggiamento e rassegnazione. È difficile accettare i silenzi di Dio e i suoi tempi a volte lunghi.
Pensate alla gente. Lo aveva anche cercato per farlo re dopo essersi saziata dei pani moltiplicati. Gesù aveva dimostrato anche di saper guarire dalle malattie. Il desiderio di un mondo rimesso in ordine dall’alto da un “Dio aggiusta tutto” è sempre di moda; lo è anche oggi.
La reazione di Pilato l’abbiamo appena ascoltata e solitamente la rappresentiamo in un gesto preciso: se ne lava le mani. Preferisce non averci a che fare e non lasciarsi scomodare.
E noi? Come reagiamo noi, di fronte a questo Dio così inoffensivo e disarmato?
Quanta parte di Giuda c’è in noi? Così invidiosi del potere e affascinati dalla ricchezza e dal successo; così affascinati dall’uomo forte, da essere disposti a metterci ai suoi piedi in cambio di un poco di protezione e di qualche favore.
Quanta parte del nostro cuore occupa invece Pietro? Quando siamo infastiditi da questa croce così scomoda e agli occhi del mondo così inutile? Quando il nostro cuore invece è affollato dai pensieri della gente così preoccupata dai bisogni materiali da non lasciar spazio ad altro?
Quanto siamo simili a Pilato, incapaci di prendere posizione, impauriti da quel che pensano gli altri e poco interessati a quel che pensa Dio, cristiani, a differenza di quel che raccomanda Paolo, digiuni di quella piena conoscenza della sua volontà, di sapienza e intelligenza spirituale e quindi così poco disposti a comportarci in maniera degna del Signore, per piacergli in tutto, portando frutto in ogni opera buona e crescendo nella
conoscenza di Dio?
Davanti a Pilato il mondo sta giudicando il modo di Dio di governare il mondo, ma senza rendersi conto che è Dio che sta giudicando il mondo. Lo sta facendo mostrando la distanza che c’è tra la regalità di Gesù che dice: non sono venuto per essere servito, ma per servire, una regalità completamente al servizio degli uomini e la regalità dei potenti che si servono degli uomini. A giudizio e a confronto c’è il modo regale di Gesù di abitare la terra e quell’idea di potere e di comando dove vince il più forte, va avanti chi è più ricco, riesce
nella vita chi è più furbo anche, se necessario, a discapito degli altri.
Il regno di Cristo non ha fatto la fine dei gloriosi regni umani che si sono succeduti nella storia. La regalità di Cristo non perde mai il contatto con la vita reale delle persone, mostrando all’uomo di oggi il volto di un Dio che si fa servo, che si umilia, che offre la propria vita per amore dell’uomo. Il suo è un regno dove comanda chi serve gli altri e non dove chi si serve degli altri. Hanno molto da imparare da questo re coloro che vogliono governare. Abbiamo da imparare anche noi per scegliere bene da chi farci governare.
Il suo non è esercizio di potere, ma espressione della potenza del servizio e dell’amore, la logica del dono gratuito che capovolge le regole del mondo e ci pone davanti a quello che vale davvero e rimane per sempre.
È questa la bellezza della sua regalità; è questo il suo fascino e la sua forza: quella di un re da cui ci si può lasciar comandare sapendo che questo è il suo comandamento: amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi.

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Vendita mele per le missioni

meleVENDITA MELE

Data l’impossibilità di passare porta porta per la consueta vendita delle mele è possibile prenotarle utilizzando questo link.

https://form.jotform.com/203012372763346 

Il ricavato sarà devoluto alle missioni

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Solennità di tutti i santi

Parrocchia S. Agata – Monticello
Parrocchia S. Maria della Purificazione – Torrevilla

Ecco: vidi una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua.
Una moltitudine immensa… così la definisce il libro dell’Apocalisse. Siamo portati a pensare che dobbiamo alzare lo sguardo al cielo per contemplare lo stesso spettacolo di questa moltitudine immensa che oggi celebriamo e ci dimentichiamo che quello della santità è certamente un traguardo che viene proclamato
raggiunto solo quando siam morti, ma che il cammino verso questo traguardo viene percorso su questa terra, così accidentata, così a volte pesante, così impolverata e nello stesso dura.
È su questa terra che dobbiamo avere il coraggio di muovere i nostri passi in quella direzione, nella direzione di quell’angolo di cielo dove abita quella moltitudine immensa.
Mi ricordo il titolo di una canzone: Sono una donna, non sono una santa. Canzonissima 1971. Il testo fa sorridere, il titolo fa pensare. Sembra che a volte il fatto di non essere santi, sia una scusante per rinunciare a volare alto; sia una scusante per non osare neppure pensare di percorrere quella strada che il Signore ci indica.
Dovresti essere più gentile: non son mica un santo Questa cosa dovresti farla tu: non son mica un santo Dovresti perdonare anche se ti ha offeso, anche se hai ragione: non sono mica un santo.
Non dovresti perdere così la pazienza, non dovresti alzare così la voce, dovresti smettere di…
Non sono mica un santo. Legittimo! Ma a volte è solo un buon paravento alla nostra pigrizia, alla nostra modestia, forse perfino alla nostra mediocrità.
“Non sono un santo”, rivela il modo di pensare di chi pone dei limiti innanzitutto a se stesso. Di chi si è arreso. Fin qui posso arrivare, oltre no. Non sono capace. Non voglio. “Non son mica un santo”.
“Non sono un santo” rivela il modo di pensare di chi ritiene che esserlo voglia dire subire e sottomettersi, di chi pensa che esserlo sia solo uno svantaggio perché finisce che tutti ne approfittano e ti sfruttano.
Molto strana la nostra concezione di santità che ci fa guardare ai santi in terra come a degli sciocchi che non sanno stare al mondo, salvo poi guardarli una volta in cielo come ad eroi o superuomini.
Il santo invece è uno che semplicemente non ha posto limiti non tanto alle sue possibilità, ma alle possibilità di Dio. Non ha messo freni e condizioni a quello che Dio può farci diventare, a quello di cui Dio può renderci capaci nella misura in cui noi ci affidiamo a Lui.
Il suo orizzonte di possibilità non è chiuso due metri davanti al proprio naso.
La sua possibilità di azione non si ferma a quello che lui sa fare.
La sua sapienza ha i confini della sua voglia di imparare.
I suoi pensieri sono capaci di dialogare con i pensieri di Dio.
Perché la vita ci è data per sperimentare e per apprendere; per cadere a terra e per rialzarci dopo le sconfitte; per irrobustire le fragilità ed esercitare i talenti; rafforzare i punti deboli e far leva su ; per essere di aiuto ma anche per chiedere aiuto; per aspirare alla santità che non è privilegio per pochi, ma è possibilità per tutti.
I Santi «ci dicono: fidatevi del Signore, perché Lui non delude! Con la loro testimonianza ci incoraggiano a non avere paura di andare controcorrente o di essere incompresi e derisi quando parliamo di Lui e del Vangelo; ci dimostrano con la loro vita che chi rimane fedele a Dio e alla sua Parola sperimenta già su questa terra il conforto del suo amore e il “centuplo” nell’eternità̀ ». (papa Francesco)
Sono una donna e vorrei provare ad essere santa. Sono un uomo e vorrei provarci anche io. Sono un ragazzo e non è mai troppo presto per cominciare. Sono ormai anziano, ma non è mai troppo tardi.
Tornando a papa Francesco nell’Esortazione Gaudete et exsultate, dedicata proprio alla santità, scrive: «Quando senti la tentazione di invischiarti nella tua debolezza, alza gli occhi al Crocifisso e digli: “Signore, io sono un poveretto, ma tu puoi compiere il miracolo di rendermi un poco migliore”».
Queste righe risultano essere l’unico punto del documento in cui compare il termine «miracolo»! Per chi è abituato ad associare il «santo» con i «miracoli», ci è ricordato che i miracoli sono quelli che compie Dio in noi e attraverso noi.
Che la via della santità è quella lungo la quale noi troviamo il modo più perfetto di vivere quello che già facciamo… compiere azioni ordinarie in modo straordinario.
Questa festa non è una vetrina in cui contemplare quelli bravi, ma una finestra su cui affacciarci per guardare il mondo che ha bisogno della nostra santità. Ne ha sempre avuto bisogno, ma ancora di più ne ha bisogno nei tempi difficili quando ci accorgiamo che occorre l’impegno e il contributo di tutti, non tanto aggiustare un mondo che sembra essersi rotto, ma per costruirlo più giusto e migliore di prima.

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Pregare il vuoto

preghieraPregare il vuoto
di José Tolentino Mendonça in “Avvenire” del 30 ottobre 2020
Insegnaci, Signore, a pregare questo vuoto. Il vuoto portato da una paura che non conoscevamo e che sembra adesso un inquilino della nostra anima. Il vuoto degli spazi in isolamento. Il vuoto della vita che si fa sentire come sospesa. Il vuoto delle ore che chi è nella solitudine conta in maniera differente. Il vuoto delle incertezze che si accumulano e delle quali non abbiamo ancora parlato. Il vuoto degli occhi di coloro che vediamo soffrire e il vuoto dei tanti che soffrono senza che noi li vediamo. Il vuoto di tutto ciò che, da un attimo all’altro, viene procrastinato. Il vuoto di quella donna anziana che passa il giorno intero col viso contro il vetro della finestra. Il vuoto del rifugiato che vede la sua speranza negata da un timbro. Il vuoto del giovane davanti a un futuro che sfugge sempre più, come un pensiero distante. Il vuoto che ci raggiunge come un avviso di sfratto dalla vita autentica. Il vuoto degli incontri e delle conversazioni di cui avremmo bisogno ora. Il vuoto di cui si accorgono gli amici. Il vuoto delle risate. Il vuoto di tutti gli abbracci non dati. Il vuoto della prossimità vietata. Il vuoto in cui non ti vediamo.

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