Parrocchia S. Agata – Monticello
Parrocchia S. Maria della Purificazione – Torrevilla
Ecco: vidi una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua.
Una moltitudine immensa… così la definisce il libro dell’Apocalisse. Siamo portati a pensare che dobbiamo alzare lo sguardo al cielo per contemplare lo stesso spettacolo di questa moltitudine immensa che oggi celebriamo e ci dimentichiamo che quello della santità è certamente un traguardo che viene proclamato
raggiunto solo quando siam morti, ma che il cammino verso questo traguardo viene percorso su questa terra, così accidentata, così a volte pesante, così impolverata e nello stesso dura.
È su questa terra che dobbiamo avere il coraggio di muovere i nostri passi in quella direzione, nella direzione di quell’angolo di cielo dove abita quella moltitudine immensa.
Mi ricordo il titolo di una canzone: Sono una donna, non sono una santa. Canzonissima 1971. Il testo fa sorridere, il titolo fa pensare. Sembra che a volte il fatto di non essere santi, sia una scusante per rinunciare a volare alto; sia una scusante per non osare neppure pensare di percorrere quella strada che il Signore ci indica.
Dovresti essere più gentile: non son mica un santo Questa cosa dovresti farla tu: non son mica un santo Dovresti perdonare anche se ti ha offeso, anche se hai ragione: non sono mica un santo.
Non dovresti perdere così la pazienza, non dovresti alzare così la voce, dovresti smettere di…
Non sono mica un santo. Legittimo! Ma a volte è solo un buon paravento alla nostra pigrizia, alla nostra modestia, forse perfino alla nostra mediocrità.
“Non sono un santo”, rivela il modo di pensare di chi pone dei limiti innanzitutto a se stesso. Di chi si è arreso. Fin qui posso arrivare, oltre no. Non sono capace. Non voglio. “Non son mica un santo”.
“Non sono un santo” rivela il modo di pensare di chi ritiene che esserlo voglia dire subire e sottomettersi, di chi pensa che esserlo sia solo uno svantaggio perché finisce che tutti ne approfittano e ti sfruttano.
Molto strana la nostra concezione di santità che ci fa guardare ai santi in terra come a degli sciocchi che non sanno stare al mondo, salvo poi guardarli una volta in cielo come ad eroi o superuomini.
Il santo invece è uno che semplicemente non ha posto limiti non tanto alle sue possibilità, ma alle possibilità di Dio. Non ha messo freni e condizioni a quello che Dio può farci diventare, a quello di cui Dio può renderci capaci nella misura in cui noi ci affidiamo a Lui.
Il suo orizzonte di possibilità non è chiuso due metri davanti al proprio naso.
La sua possibilità di azione non si ferma a quello che lui sa fare.
La sua sapienza ha i confini della sua voglia di imparare.
I suoi pensieri sono capaci di dialogare con i pensieri di Dio.
Perché la vita ci è data per sperimentare e per apprendere; per cadere a terra e per rialzarci dopo le sconfitte; per irrobustire le fragilità ed esercitare i talenti; rafforzare i punti deboli e far leva su ; per essere di aiuto ma anche per chiedere aiuto; per aspirare alla santità che non è privilegio per pochi, ma è possibilità per tutti.
I Santi «ci dicono: fidatevi del Signore, perché Lui non delude! Con la loro testimonianza ci incoraggiano a non avere paura di andare controcorrente o di essere incompresi e derisi quando parliamo di Lui e del Vangelo; ci dimostrano con la loro vita che chi rimane fedele a Dio e alla sua Parola sperimenta già su questa terra il conforto del suo amore e il “centuplo” nell’eternità̀ ». (papa Francesco)
Sono una donna e vorrei provare ad essere santa. Sono un uomo e vorrei provarci anche io. Sono un ragazzo e non è mai troppo presto per cominciare. Sono ormai anziano, ma non è mai troppo tardi.
Tornando a papa Francesco nell’Esortazione Gaudete et exsultate, dedicata proprio alla santità, scrive: «Quando senti la tentazione di invischiarti nella tua debolezza, alza gli occhi al Crocifisso e digli: “Signore, io sono un poveretto, ma tu puoi compiere il miracolo di rendermi un poco migliore”».
Queste righe risultano essere l’unico punto del documento in cui compare il termine «miracolo»! Per chi è abituato ad associare il «santo» con i «miracoli», ci è ricordato che i miracoli sono quelli che compie Dio in noi e attraverso noi.
Che la via della santità è quella lungo la quale noi troviamo il modo più perfetto di vivere quello che già facciamo… compiere azioni ordinarie in modo straordinario.
Questa festa non è una vetrina in cui contemplare quelli bravi, ma una finestra su cui affacciarci per guardare il mondo che ha bisogno della nostra santità. Ne ha sempre avuto bisogno, ma ancora di più ne ha bisogno nei tempi difficili quando ci accorgiamo che occorre l’impegno e il contributo di tutti, non tanto aggiustare un mondo che sembra essersi rotto, ma per costruirlo più giusto e migliore di prima.



