Venerdì 6 novembre 2020 alle ore 20.30, nella Chiesa Parrocchiale Sant’Agata di Monticello Brianza
VEGLIA DECANALE CARITAS
“Per non tornare indietro, nessuno sia lasciato indietro“
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Venerdì 6 novembre 2020 alle ore 20.30, nella Chiesa Parrocchiale Sant’Agata di Monticello Brianza
VEGLIA DECANALE CARITAS
“Per non tornare indietro, nessuno sia lasciato indietro“
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SOLENNITÀ DI TUTTI I SANTI – domenica 1 novembre
Sante Messe:
ore 9.30 – Chiesa Torrevilla
ore 11.00 – Chiesa Monticello
ore 15.00 – cimitero Monticello B.za
0re 18.00 – Chiesa Torrevilla
COMMEMORAZIONE DEI DEFUNTI – lunedì 2 novembre
Sante Messe:
ore 9.00 – Chiesa Torrevilla
ore 14.30 – Cimitero Monticello B.za
ore 20.30 – Chiesa Monticello
Dobbiamo prepararci ad un tempo incerto, ad una difficile attraversata di questo autunno e di un intero inverno che non si annuncia facile: al freddo di giornate che si accorciano siamo certo abituati, ma non siamo attrezzati a questa incertezza e questa fragilità che si distende su ogni cosa che facciamo e la spaventa.
Tra poco arriverà il tempo di Avvento che prepara al Natale e anche questo tempo e questa festa sempre così attesa e sentita rischia di essere segnata e condizionata dallo scoraggiamento e dalla tristezza.
Mi auguro che insieme sapremo attraversare tutto questo, sentendoci uniti in una preghiera che ci conforti e ci incoraggi, in comportamenti che ci proteggano e proteggono le persone che amiamo.
Cinque incontri il venerdì dalle ore 20,45 nella parrocchia di Monticello
Guarigione e sequela nel Vangelo di Matteo
23 ottobre 2020 – Il lebbroso, il pagano e la donna
Il Vangelo per chi vive ai margini (Mt – 8,1-17)
20 novembre 2020 – La tempesta sedata
Il miracolo della sequela (Mt – 8,18-27)
15 gennaio 2021 – Il paralitico rimesso in cammino
Il perdono che salva (Mt – 9,1-8)
29 gennaio 2021 – Vino nuovo in otri nuovi
Matteo la casa di Gesù (Mt – 9, 8-17)
19 febbraio 2021 – Il vangelo del regno
La vita nuova (Mt – 9,18- 38)
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La partecipazione agli incontri avverrà secondo le modalità usate per le messe: distanziamento e mascherina, senza prenotazione, fino ad un numero di partecipanti consentito di 78
Parrocchia S. Agata – Monticello
Parrocchia S. Maria della Purificazione – Torrevilla
La difficoltà di questa parabola credo sia nella sua stessa notorietà e nello stesso tempo ci è di aiuto il fatto che Gesù stesso la spiega ai suoi discepoli. Ma ci sono parole che Gesù nella sua spiegazione sembra non voler considerare, sulle quali vorrei fermarmi: Sono l’inizio stesso della parabola: il seminatore usci a seminare. Dio nel parlare di sé si immagina come un seminatore, non particolarmente bravo. Getta senza guardare dove getta e così il seme finisce in tre terreni dove non riesce a dare frutto.
Il dialetto ha un’espressione particolare per dire “risparmiare”: “tegn a mà”, “tenere a mano”.
L’espressione è riferibile proprio all’ambiente agricolo, e in particolare dal rituale della semina.
Quando si seminava a mano, spargendo il seme nei solchi tracciati dell’aratro, si prendeva una manciata di semi dalla sacca e si cominciava a spargerli a destra e sinistra, avendo cura di gettarli dove andavano gettati e soprattutto di non sprecarli, perché non sempre il seme abbondava per cui andava tenuto bene in pugno, gettato con attenzione: “tenuto a mano”, ben stretto in pugno e gettato laddove fosse veramente utile alla crescita del germoglio. L’esatto contrario di ciò che fa il Dio Seminatore della parabola di oggi, che proprio sembra non conoscere il concetto del “tenere a mano”; Dio “non tiene a mano” il seme, Dio è largo fino allo spreco; Dio non risparmia nulla di ciò che è in suo possesso, ma lo getta e lo offre per creare opportunità, incurante del risparmio.
La forza della Parola di Dio sta proprio nella sua abbondanza, nella sua seminagione senza risparmio, nella sua diffusione ad ogni costo, nella sua lotta al calcolo e al “tenere a mano”.
Un Dio libero dalla convenienza o dalla logica del merito… un Dio che genera opportunità, crea occasioni, non misura la sua fiducia. Offre opportunità anche dove la logica umana è portata a desistere e rinunciare; spera anche nei sassi, imprudente e fiducioso; sogna vita e vede futuro ovunque.
È vero che si è tutti in grado di distinguere una strada, da un terreno sassoso, da un terreno con i rovi, da un terreno che appare propizio per la semina
Ma è il seme che cade che disvela la qualità e la consistenza del terreno stesso.
È la parola che cade che disvela a noi stessi la qualità e la consistenza di noi stessi.
Nella lettera agli Ebrei al capitolo 12 troviamo scritto: la parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, fino alle giunture e alle midolla, e discerne i sentimenti e i pensieri del cuore. Non vi è creatura che possa nascondersi davanti a Dio, ma tutto è nudo e scoperto agli occhi di colui al quale noi dobbiamo rendere conto.
Come il seme mette allo scoperto le qualità del terreno, così la parola mette in luce le qualità delle nostre vite, dei nostri cuori, delle nostre menti, della nostra volontà, della nostra perseveranza, del nostro carattere. Ci fa conoscere Dio, ma ci fa conoscere a noi stessi. Conoscersi richiede la collaborazione di altri; di chi ha visto di me alcuni aspetti che io non conosco. Occorre evitare che altri, per svariati motivi, abbiano paura di rivelarmi ciò che di me vedono e comprendono. Questo richiede fiducia e trasparenza. Richiede sincerità a disponibilità a lasciarsi mettere in discussione.
Non devo temere sorprese perché la conoscenza di se stessi passa attraverso qualche sorpresa.
Talora si incontrano sorprese amare nell’ascoltare gli altri che ci fanno dire “non credevo di essere così”.
Richiede l’umiltà di sapere che non tutto mi è dato di sapere per ricerca personale.
Signore, tu mi scruti e mi conosci, tu conosci quando mi siedo e quando mi alzo, intendi da lontano i miei pensieri, osservi il mio cammino e il mio riposo, ti sono note tutte le mie vie.
La terra ha bisogno del seme, come noi abbiamo bisogno della Parola. Il buon seme della Parola ci parla di Dio, ma ci parla anche di noi. Siamo noi che abbiamo bisogno di lasciar cadere e accogliere quel seme perché ci esamini e ci misuri.
Per lasciare che metta alla prova la custodia del mio cuore rispetto all’agire del maligno; per mettere alla prova la mia perseveranza o incostanza e la mia capacità di resistere nelle tribolazioni o nelle persecuzioni a causa della Parola stessa; per vedere la mia reazione di fronte alle preoccupazioni del mondo e la seduzione della ricchezza;
Abbiamo bisogno della Parola perché ci dica chi siamo; perché ci sveli quello che crediamo di essere, ma non siamo. Quanto detto dalla profezia “ho chiamato e non avete risposto, ho parlato e non avete udito. Avete fatto ciò che è male ai miei occhi, ciò che non gradisco, l’avete scelto”, è un rischio molto più comune di quello che si pensi, un rischio a cui ciascuno di noi è sottoposto
Abbiamo bisogno di questa Parola che ci faccia conoscere Dio e far pace con noi stessi.
Parrocchia S. Agata – Monticello
Parrocchia S. Maria della Purificazione – Torrevilla
La parola di oggi apre davanti a noi un sentiero impegnativo lungo cui camminare e pone una domanda a cui ciascuno dovrà trovare una risposta: conviene credere in Dio? Conviene credere in questo Dio del vangelo? Quale vantaggio ne viene? Quale umana convenienza? Siamo provocati e accompagnati in questa domanda dalla vicenda di Giobbe e del servo della parabola del Vangelo a cui il padrone dopo una giornata di lavoro ordina ancora: “Prepara da mangiare, stringiti le vesti ai fianchi e servimi… e dopo mangerai e berrai tu”
Siamo abituati a conoscere Giobbe semplicemente come l’uomo dalla grande pazienza, l’uomo che di fronte alla disgrazia e alla tragedia persevera nella fede e continua ad affidarsi di Dio; l’uomo che nella prova rimane saldo, non si incattivisce e sopporta l’avversità con calma rassegnata Giobbe é in realtà molto di più. È l’uomo con una famiglia felice sulla quale si abbatte una bufera fatta di una serie impressionante di sciagure che lo lasciano nella miseria – perde tutto il suo bestiame-, nel lutto – muoiono i suoi figli – e nella malattia – si ricopre di piaghe dalla pianta dei piedi alla cima del capo. Una vicenda che per qualcuno può risultare simile a quella dei nostri giorni. Una vicenda resa ancora più misteriosa dal racconto di quella che sembra una scommessa tra Dio e il diavolo che sostiene che Giobbe benedica Dio solo perché la sua vita è colma di felicità e ricchezza: “Forse che Giobbe teme Dio per nulla? Tu hai benedetto il lavoro delle sue mani e i suoi possedimenti si espandono sulla terra. Ma stendi un poco la mano e tocca quanto ha, e vedrai come ti maledirà apertamente!”.
Così da una parte troviamo Giobbe che pur ridotto ad un rottame, mentre si gratta, immerso nella cenere e nella sporcizia, rimane saldo: Nudo uscii dal grembo di mia madre, e nudo vi ritornerò. Il Signore ha dato, il Signore ha tolto, sia benedetto il nome del Signore!».
Dall’altra parte troviamo la moglie che non si trattenne e gli grida: “Rimani ancora saldo nella tua integrità? Maledici Dio e poi muori!”, mentre i suoi amici cercano in tutti i modi di fargli ammettere che se è caduto in disgrazia, qualche colpa deve pure avercela per aver incattivito così Dio.
Così sulle labbra di Giobbe al capitolo 19 troverete questo grido disperato: Il mio fiato è ripugnante per mia moglie e faccio ribrezzo ai figli del mio grembo. Anche i ragazzi mi disprezzano: se tento di alzarmi, mi coprono di insulti. Pietà, pietà di me, almeno voi, amici miei, perché la mano di Dio mi ha percosso!
Chi ha ragione? Siamo tutti facilmente tentati di pensare che la fiducia abbia bisogno di un ritorno, di un guadagno, di una prova: che quel ritorno e quel guadagno lo debbano aver la fede, l’amore, l’amicizia.
Pensiamo anche solo a quante cose più convenienti del pregare e del dar retta a Dio facciamo ogni giorno. C’è sempre qualcosa di più conveniente di Dio a cui dedicarsi. Credi finché conviene.
Anche il servo della parabola che deve obbedire ad un padrone che dopo averlo fatto lavorare nei campi, invece di permettergli di lavarsi, mangiare e riposare gli dice: prima servi me, poi penserai a te stesso, ci provoca. L’immagine di Dio che pare emergere dalla parabola certo appare poco lusinghiera. Egli sembra paragonato a un padrone al quale il servo non può chiedere comprensione: che convenienza ha quest’uomo a stare al servizio di un padrone le cui richieste e pretese sono enormi e mai finite?
La storia di Giobbe, come quella del servo e del suo padrone, scuotono il senso della nostra fede e ci obbligano a far cadere la polvere perché ne esca più pulita e splendente dal confronto con questa parola.
Ci invitano a non misurare tutto sulla convenienza e a ritenere inutile pensare come servile il nostro rapporto con Dio: se diamo, dobbiamo ricevere.
Giobbe in compagnia del servo instancabile, ci costringe a purificare la nostra fede. Ci costringe a domandarci i motivi della fiducia che poniamo in Dio. Se non appoggia sulle giuste e solide basi, oggi più che mai rischia di crollare e venir meno, proprio mentre anche noi come Giobbe ci siamo ritrovati improvvisamente e tutti insieme in mezzo alla prova economica, sanitaria, relazionale.
Ci invita non a protestare contro le condizioni ingiuste del servo, come fossimo semplicemente avvocati difensori dei suoi diritti e a smetterla di sentirci servi che credono in Dio per avere la giusta paga e ricompensa; ad abbandonare il nostro servile rapporto con Dio troppe volte misurato nella sua bontà sulla convenienza per entrare dentro un rapporto filiale e amorevole. Il Vangelo ce lo dice in moltissimi modi; con la parabola dei servi dell’ultima ora raccontata da Matteo; con la parabola del padre misericordioso che non vuole servi, ma figli nella sua casa dove si non si entra alla ricerca di salario, ma per essere rivestiti di abiti e calzari nuovi e partecipare alla festa; con le parole di Gesù che dice ai suoi discepoli: non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici. Ancora nel Vangelo di Luca troviamo scritto: Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese… Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!
Liberiamoci dalla tentazione di vivere il rapporto con Dio in maniera servile. Anche oggi il Signore ci ha donato una Parola, un Pane, una presenza per poter presentarci davanti a lui come figli amati.
Parrocchia Sant’Agata di Monticello Brianza
Parrocchia Santa Maria della Purificazione Torrevilla
Invitiamo:
I ragazzi di classe 3 primaria
Mercoledì 7 ottobre alla ore 20.30 nella Chiesa di Monticello per vivere insieme la santa messa e il rito della consegna ai ragazzi del VANGELO
Venerdì 9 ottobre alle ore 16.30 aspettiamo i ragazzi in oratorio per ricominciare gli incontri.
I ragazzi di classe 4 primaria
Mercoledì 14 ottobre alla ore 20.30 nella Chiesa di Monticello per vivere insieme la santa messa e il rito della consegna ai ragazzi del padre nostro
Venerdì 16 ottobre alle ore 16.30 aspettiamo i ragazzi in oratorio per ricominciare gli incontri.
NORMATIVE ANTI COVID-19 E IL PATTO DI RESPONSABILITÀ RECIPROCA
Sarà necessario che la Parrocchia e la famiglia del minore sottoscrivano un patto per il rispetto delle regole ai fini del contrasto alla diffusione del virus. Il modulo è scaricabile dal sito internet delle Parrocchie di Monticello www.parrocchiemonticello.it e dovrà essere riconsegnato il giorno del primo incontro oppure è possibile richiederlo la sera del 7 ottobre. Se un minore frequenta più attività parrocchiali (ad esempio, catechismo e gruppo chierichetti) è sufficiente che la famiglia firmi una sola copia del Patto di responsabilità reciproca.
I genitori e gli adulti coinvolti (catechisti, educatori, animatori…) saranno invitati ad un continuo automonitoraggio delle condizioni di salute proprie e del proprio nucleo familiare. In caso di comparsa di sintomi sospetti di COVID-19 dovrà essere tempestivamente informato il medico. Tutti si atterrano quindi alle successive indicazioni dell’Autorità sanitaria nel rispetto della riservatezza.
In caso di malattia è possibile rientrare solo con certificato medico.
Non potrà prendere parte agli incontri:
chi ha temperatura corporea superiore ai 37,5°C o altri sintomi influenzali;
chi è in quarantena o in isolamento domiciliare;
chi è entrato in contatto con una persona affetta da COVID-19 nei 14 giorni precedenti.
In oratorio, ai genitori e agli accompagnatori sarà permesso l’accesso fino alla zona di accoglienza oltre la quale non è consentito andare. All’ingresso in aula sarà chiesta la sanificazione delle mani e i ragazzi, durante l’incontro, dovranno indossare correttamente la mascherina.
PATTO DI RESPONSABILITÀ RECIPROCA COVID-19 – ANNO 2020/2021
TRA LA PARROCCHIA E LE FAMIGLIE DEI MINORI
Modulo da scaricare e consegnare in parrocchia

Domenica 20 Settembre
Si parte la mattina alle 9.00 dall’Oratorio si pranza a Montevecchia con un panino si rientra per la Messa delle 18.00 a Torrevilla!
RiprendiamoCI insieme
Parrocchia S. Agata – Monticello
Parrocchia S. Maria della Purificazione – Torrevilla
Due domeniche fa abbiamo sentito nel racconto evangelico Erode domandare: chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?». Le risposte che aveva ricevuto dalla folla sono le stesse che riceve Gesù quando di se stesso chiede: «Le folle, chi dicono che io sia?».
In giro c’è chi dice che Gesù è “Giovanni risorto dai morti”, altri dicono: «È apparso Elia», e altri ancora: «È risorto uno degli antichi profeti».
La questione di chi è Gesù è importante per chiunque e soprattutto per chi voglia dirsi credente e cristiano. È allora interessante che ciascuno provi a rispondere a questa domanda: ma chi è costui? Chi è questo Gesù?
Probabilmente le risposte che abbiamo imparato a catechismo sono sufficienti a farci dire che è figlio di Dio; che è nato da Maria; che è vissuto 2000 anni fa circa; che è morto in croce, ma poi ha fregato tutti perché è risorto. Poi è tornato in cielo. L’ultima cena.
Probabilmente ci ricordiamo anche qualche frase dei discorsi più famosi e mettiamo dentro anche qualche miracolo. Dovessimo però mettere in ordine gli episodi della vita che conosciamo, qualche difficoltà cominceremmo ad averla. Del resto, siamo sinceri, chi di noi ha mai letto un vangelo per intero, dal primo all’ultimo capitolo?
Comprensibile e naturale quindi che qualche difficoltà ci sia, ma dovrebbe essere per noi anche imbarazzante pensare di credere in uno di cui conosciamo così poco. Pensare di essere cristiani e conoscere così poco di questo Gesù Cristo da cui la nostra fede prende il nome: fede cristiana.
E la seconda questione è che Gesù non sta facendo una interrogazione sulla sua vita. Infatti la prima domanda ai suoi discepoli è su cosa pensano le folle: chi dicono che io sia?
Ma la seconda domanda si fa assolutamente più personale: «Ma voi, chi dite che io sia?».
Bisogna cercare ancora e più a fondo; cercare non fuori, ma dentro se stessi. Di fronte a questa domanda non ci è possibile fare come Erode che pur avendo tanto sentito parlare di lui, non sapeva cosa pensare.
Chi sono io per te? La domanda ora non è più nell’ordine delle opinioni, ma nell’ordine dell’amore.
La risposta non può stare nelle parole d’altri e nemmeno sui libri.
Per sapere cosa rispondere devi provare a chiedere a te stesso: ma cosa mi è successo quando ho incontrato il Signore? Che strade mi ha aperto? Chi sono diventato?
L’innamorato a queste domande pensando all’amata, certamente risponderà: la mia vita è cambiata, non è più la stessa e non riesco a pensare ad un domani senza te; non vedo più le cose nello stesso modo.
Ma quanti di noi sono pronti a rispondere così, pensando al Signore?
Sentir parlare di Dio, non è come sentir parlare Dio. Parlare di Dio, non è come parlare a Dio! Leggere parole su Dio, non è come leggere la Parola di Dio.
È interessante anche guardare all’esperienza di Paolo.
Più conosce il Signore più conosce se stesso. Scopre chi è il nuovo Paolo: se prima ero un bestemmiatore, un persecutore e un violento… ora grazie a quel Dio mi ha giudicato degno di fiducia, mettendomi al suo servizio, sono diventato un altro.
E a questo Dio, rende grazie, ad un Dio che lo ha reso forte. Un Dio che si è fatto conoscere, lo ha chiamato per nome e gli ha fatto conoscere se stesso.
Noi abituati a pensare che la preghiera sia parlare a Dio, sia dire a lui le parole che abbiamo imparato a memoria e che magari lui stesso ci ha insegnato, o dire le parole che abbiamo nel cuore, dovremmo ogni tanto fare esercizio di semplice ascolto. Dovremmo sospendere le nostre domande e lasciare che sia lui a interrogarci; ad interpellarci; a provocarci.
Se ci pensate, il libro della Genesi ci racconta di come la prima domanda che Dio rivolge all’uomo è “dove sei?”
Adamo aveva appena trasgredito al comando di Dio e Dio non gli chiede “cosa hai fatto”, ma “dove sei?”
Sono andato a cercare e ho scoperto che nel vangelo troviamo più di 200 domande poste da Gesù.
Chi cercate? Che cosa vuoi che io faccia per te? Chi sono io per te?
È la bellezza di un Dio che illumina l’animo degli ascoltatori, allarga gli orizzonti mentali, raddrizza sentieri sbagliati di pensiero, che nel dialogo spiazza l’interlocutore e lo costringe a rivolgere lo sguardo su se stesso, sul proprio desiderio, sulla propria ricerca del senso del vivere.
Parrocchia Sant’Agata di Monticello Brianza
sabato 5 settembre – ore 20.00 – rosario meditato
sulla piazza della chiesa parrocchiale di Torrevilla
domenica 6 settembre – ore 20.00 – rosario meditato
nel cortile di casa san Carlo – via Bocconi 33
lunedì 7 settembre – ore 20.00 – rosario meditato
nel cortile di Magritto davanti alla cappellina
MARTEDÌ 8 SETTEMBRE – NATIVITÀ DELLA B.V. MARIA,
Ore 20.30 Santa Messa in Chiesa Parrocchiale
mercoledì 9 settembre – ore 20.00 – rosario meditato
nel cortile famiglie Maranesi in via 4 novembre 9
giovedì 10 settembre – ore 20.00 – rosario meditato
in piazza san Giovanni XXIII
venerdì 11 settembre – ore 20.00 – rosario meditato
a Casirago davanti alla cappellina di via XXV aprile
DOMENICA 13 SETTEMBRE
Ore 11.00 Santa Messa solenne
Ore 20.00 Rosario meditato in Oratorio
LUNEDÌ 14 SETTEMBRE
Ore 20.00 Messa al cimitero in suffragio di tutti i defunti
DOMENICA 20 SETTEMBRE
Ore 16.00 Rosario meditato nel parco della Casa di Riposo
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