Sant’Agata in Monticello Brianza
Santa Maria della Purificazione in Torrevilla Giovedì 19 Novembre
| Canto delle salite Nella mia angoscia ho gridato al Signore ed egli mi ha risposto.2 Signore, libera la mia vita dalle labbra bugiarde, dalla lingua ingannatrice.3 Che cosa ti darà, come ti ripagherà, o lingua ingannatrice? 4 Frecce acute di un prode 5 Ahimè, io abito straniero in Mesec, 6 Troppo tempo ho abitato 7 Io sono per la pace, |
Signore, ho una grande tristezza dentro; ho bisogno di sfogarmi con qualcuno e mi rivolgo a te, perché so che mi ascolti e mi sai capire. Ad ogni ora, intorno a me tante notizie. Tutti dicono la loro e non so più distinguere chi dice il vero. Liberami da questa confusione e dalle bugie. Che ne hanno in cambio? Quali interessi ci sono dietro? Chi ha ragione? Intervieni tu, mio Dio, ricaccia loro in bocca le parole false che hanno osato dire La falsità diventa realtà, la realtà si deforma e diventa cattiva. Le parole feriscono, pungono, bruciano. Il sospetto diventa la regola e io mi sento come straniero in mezzo agli altri. Chiedo troppo se chiedo la pace? La pace è la mia sola preoccupazione, ma quando ne parlo, mi sento incompreso, a volte deriso e intorno a me sento il vuoto |
Mentre leggiamo i salmi ricordiamoci sempre questo: sono parola di Dio.
Parole che egli rivolge a noi per suggerire parole con cui rivolgerci a Lui. Sono parole collaudate nella preghiera da infiniti uomini e donne che le hanno usate per farsi ascoltare da Dio, dando voce, nelle diverse circostanze, alla lode, alla supplica, alla rabbia, alla disperazione, al pentimento, alla gioia…
Sono parole che chiedono di essere pregate per noi e con lo sguardo aperto sul mondo e sugli uomini. Per questo sono parole sempre attuali che possiamo pregare quando non abbiamo parole.
Il salmo 120, nel testo ebraico originale, si apre con l’invocazione di un nome: Signore. È la stessa dinamica della preghiera del Padre nostro. Si parte da una certezza: la prima parola non sono io, la mia angoscia, le mie paure o il mio dolore, ma Lui, il Signore, il Padre. Ecco il punto di partenza: lui è in ascolto prima ancora che io apra bocca. Per questo, se ho bisogno di sfogarmi, di buttar fuori la tristezza, la rabbia, come un qualsiasi altro sentimento lo posso fare: Nella mia angoscia ho gridato al Signore ed egli mi ha risposto. Ne ero certo. Per questo ho gridato. Pur nell’angoscia il salmista non dimentica questo: lui c’è e mi ascolta. L’autore del salmo non ha un nome, con umiltà parla di se stesso, lasciando intuire che la situazione che sta vivendo gli rende difficile anche capire chi è. Egli è alle strette, in difficoltà, vive male il suo rapporto con la società in cui è inserito, con il suo tempo. Lo tormentano e lo imprigionano labbra bugiarde e lingue ingannatrici. Per questo supplica: Signore, libera la mia vita. Le menzogne, l’ipocrisia da cui si sente circondato, oggi diremmo le fake news e il negazionismo, lo fanno sentire prigioniero e lo fanno star male Si domanda chi e cosa avrà da guadagnarci, ma non sa rispondere. Capisce che le bugie non sono solo il piccolo peccato dei bambini, ma il grande inganno di chi vuole sentirsi grande senza esserlo, di chi cerca il guadagno, non necessariamente economico, ma anche di fama, di successo, di potere, falsificando senza scrupolo la realtà. Come papa Francesco ha scritto: “Le motivazioni economiche e opportunistiche della disinformazione hanno la loro radice nella sete di potere, avere e godere, che in ultima analisi ci rende vittime di un imbroglio molto più tragico di ogni sua singola manifestazione: quello del male, che si muove di falsità in falsità per rubarci la libertà del cuore”.
“Da smascherare c’è infatti quella che si potrebbe definire come “logica del serpente”, capace ovunque di camuffarsi e di mordere. Si tratta della strategia utilizzata dal «serpente astuto», di cui parla il Libro della Genesi (3,1-15), il quale, ai primordi dell’umanità, si rese artefice della prima “fake news” che portò alle tragiche conseguenze del peccato, concretizzatesi poi nel primo fratricidio e in altre innumerevoli forme di male contro Dio, il prossimo, la società e il creato.[…] Questo episodio biblico rivela dunque un fatto essenziale per il nostro discorso: nessuna disinformazione è innocua; anzi, fidarsi di ciò che è falso, produce conseguenze nefaste. Anche una distorsione della verità in apparenza lieve può avere effetti pericolosi”. (Messaggio del santo padre Francesco per la 52ma
giornata mondiale delle comunicazioni sociali).
La lingua, le labbra e le parole sono diventate sorgente avvelenata di menzogna e inganno che vivono di apparenze e danno al male l’aspetto del bene e viceversa. In mezzo alle menzogne, incapaci di distinguere la verità, si finisce per non credere più a nulla, a nessuno e neppure a Dio. Le menzogne sono arma potente che imprigionano e fanno male. Come è possibile fermarle e difendersi?
Il salmista non sembra voler condannare il mondo per questo, ma sente il bisogno di gridare il suo disagio; non fa giustizia da sé, ma si rimette al giudizio del Signore.
Dio farà tornare indietro quelle stesse parole di menzogna come frecce appuntite contro chi le ha scagliate. L’attualità del salmo è grande: proprio perché Parola di Dio è sempre attuale.
Davanti a Dio, colui che prega si sente straniero in un mondo che vive di menzogna; alla fine della preghiera vede con lucidità il pericolo di assumere gli stessi criteri del mondo violento in cui vive e trova il coraggio di fare la sua scelta. Non vuole rassegnarsi ad un mondo che non conosce Dio e non conosce verità.
Non sa più di chi fidarsi. Non è solo la menzogna che lo affligge ma anche l’ipocrisia nei rapporti personali: io abito straniero.
Questo lo fa sentire un estraneo. Il suo esilio non necessariamente è reale. Mesec e Kedar sono due regioni geograficamente lontane, abitate da popoli diversi, ma entrambi ritenute pericolose e spietate: ovunque io mi sento straniero, a destra e a sinistra non mi sento a casa, ovunque mi giri non trovo un volto amico che mi comprenda, con cui discutere, confrontarmi apertamente e lealmente. Il suo esilio non è tanto fisico, ma soprattutto spirituale. Anche le persone sono luoghi che abbiamo bisogno di abitare, frequentare, accogliere. Non vuole adeguarsi a quel mondo in cui non si riconosce, ma resta infelice. Capisce di abitare un tempo che sente come falso, ma nello stesso tempo potente.
È stanco, molto stanco: Troppo tempo ho abitato con chi detesta la pace.
Ma non demorde, non si scoraggia. Riafferma quello che vuole e scopre chi vuole essere: Io sono per la pace. Io sono pace. Affermarlo non è facile: essi, appena ne parlo, essi sono per la guerra. Il salmista vive il dramma di una pace che desidera, ma non può imporre; un dramma ben descritto da Charles Pèguy: “È sempre la stessa cosa, non siamo ad armi pari. La guerra fa guerra alla pace. E la pace naturalmente non fa guerra alla guerra. La pace lascia in pace la guerra. La pace si uccide con la guerra. E la guerra non si uccide con la pace.” C’è un solo modo per stare dentro questo dramma, mettersi in cammino. Diventare pellegrini.
Il primo passo è stato compiuto: Nella mia angoscia ho gridato al Signore ed egli mi ha risposto.
Il primo passo è questa dichiarazione di fiducia innalzata nell’angoscia. Dio risponde.
È facile, nell’angoscia, lasciarsi tentare dalla possibilità di scappare e cercare condizioni migliori altrove, giustificando magari la nostra fatica o mediocrità con l’alibi dell’ambiente o delle persone con cui ci è dato di vivere, lamentandoci di quel che ci riserva la vita d’ogni giorno, perché insoddisfacente, ripetitivo o banale. Non è quello che il salmista cerca. Sa chi vuole essere: io sono pace e voglio la pace, per questo grido a Dio, perché egli sostenga il mio passo e la mia vita.



