VI domenica di Avvento

immagine 21-2020Parrocchia S. Agata – Monticello
Parrocchia S. Maria della Purificazione – Torrevilla

Fare spazio

In questa domenica della divina maternità, in quello che sembra un anticipo del Natale, voglio subito raccogliere un invito preciso che arriva a noi da san Paolo: quello che è vero, quello che è nobile, quello che è giusto, quello che è puro, quello che è amabile, quello che è onorato, ciò che è virtù e ciò che merita lode, questo sia oggetto dei vostri pensieri. È lo stesso ogni anno, ma credo che più che mai debba essere preso sul serio in questo particolare Natale del 2020, proprio per aiutarci a prendere sul serio il Natale stesso e a non scoraggiarci, facendo oggetto dei nostri pensieri altre preoccupazioni e altri pensieri.
In questo Natale che le nostre luminarie e i nostri addobbi non riescono a far brillare, in questo Natale in cui i nostri preparativi non sembrano essere sufficienti per renderlo sereno e gioioso, occorre proprio far spazio a questo altro genere di pensieri. Occorre far spazio ad un’altra luce e ad altre mani: quelle di Dio. Far spazio del resto è il gesto primo di ogni Natale.
Quando recuperiamo le scatole in cui abbiamo messo gli addobbi natalizi e le statuine del nostro presepe, se ci pensate, occorre sempre prima fare spazio. Occorre liberare una mensola, un angolo nella sala o in cucina, su un tavolo, a volte occorre spostare un mobile perché lì deve trovare spazio l’albero o il presepe.
La stessa cosa occorre farla con il cuore. Occorre far spazio anche lì. Più che mai, in questo Natale in cui il nostro cuore è gonfio di preoccupazioni, di timori, di tensioni e fastidi. Occorre sgombrare, non al modo di chi dimentica o sottovaluta, ma al modo di chi dirige il suo sguardo e la sua attenzione, il suo pensiero e il suo spirito su altro: quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, ciò che è virtù e ciò che merita lode.
Ogni donna che si prepara a diventar madre sa che il bambino deve prendere pian piano spazio dentro di lei: fisicamente, emotivamente, nei pensieri, nelle azioni quotidiane, nelle rinunce e nelle scelte. È accaduto a Maria con Gesù, accada anche a noi È proprio nel cuore che occorre far nascere la speranza che in questo Dio bambino prende corpo.
Diceva papa Francesco nell’Angelus del 29 novembre: «Sappiamo bene che la vita è fatta di alti e bassi, di luci e ombre. Ognuno di noi sperimenta momenti di delusione, di insuccesso e di smarrimento. Inoltre, la situazione che stiamo vivendo, segnata dalla pandemia, genera in molti preoccupazione, paura e sconforto; si corre il rischio di cadere nel pessimismo, il rischio di cadere in quella chiusura e nell’apatia. Come dobbiamo reagire di fronte a tutto ciò? Dio cammina al nostro fianco per sostenerci. Il Signore non ci
abbandona; In mezzo alle tempeste della vita, Dio ci tende sempre la mano e ci libera dalle minacce».
Ci siamo abituati a pensare e a vivere il Natale nel segno dell’abbondanza che ci siamo dimenticati che vi è una grande dignità anche nell’essenziale. Ci siamo lasciati convincere che fosse l’unico modo di viverlo e abbiamo lasciato che sotto l’abbondanza si smarrisse o perdesse di valore quello che conta.
Vivere il Natale è saper coltivare con fiducia l’attesa della fine di questa pandemia.
È saperla attendere senza fuggire o negare il problema. Significa prendere così sul serio il dramma di questa situazione da sapere che in ogni dramma quello che conta è non perdere la dignità, il rispetto degli altri e il rispetto di se stessi. Conta non perdere la calma e la ragione; non cedere alla rassegnazione e neppure allo sdegno e alla rabbia; non perdere di vista quello che conta e saper lasciar andare quello che è di più, cominciando anche semplicemente a gustare con calma e gioia quello che metteremo a tavola e soprattutto
la presenza di coloro che siederanno con noi. Mi è tornata in mente quella che viene solitamente chiamata la preghiera della serenità, di cui si conoscono forse meglio le prime righe: «Dio, concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio
di cambiare le cose che posso, e la saggezza per conoscerne la differenza. Vivendo un giorno per volta; assaporando un momento per volta; accettando la difficoltà come sentiero per la pace. Prendendo, come Lui ha fatto, questo mondo peccaminoso così com’è, non come io vorrei che fosse.
Confidando che Egli metterà a posto tutte le cose, se io mi arrendo al Suo volere. Che io possa essere ragionevolmente felice in questa vita, e infinitamente felice con Lui per sempre nella prossima.»
Donaci Signore in questi giorni la saggezza per conoscere cosa merita di essere oggetto dei nostri pensieri., accettando le cose che non possiamo cambiare.
Potremmo far nostra in questo modo la domanda di Maria all’angelo: “Come avverrà questo Natale?”. Non stupiamoci se la risposta che ci verrà data è la stessa di allora, quando l’angelo le rispose: “Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio”.
Facciamogli spazio in mezzo alle tante preoccupazioni. In mezzo alle tante mancanze di questo Natale, lasciamo che sia lui la presenza. Attendiamo il Natale, dunque.
Coltiviamo con fiducia l’attesa del Signore che viene. La luce si apprezza meglio nella notte.

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A occhi aperti sul bisogno di tutti

latte

Ricondiamo che questa ultima settimana l’alimento suggerito da lasciare nella cesta in fondo alla Chiesa della Parrocchia di Monticello o della Parrocchia di Torrevilla  è un litro di latte

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Avvento 2020 perché nella tua verità io cammini

Sant’Agata in Monticello Brianza
Santa Maria della Purificazione in Torrevilla                                         Giovedì 17 dicembre

Salmi 125 e 126

Chi semina nelle lacrime

1 Canto delle salite.
Chi confida nel Signore è come il monte Sion:
non vacilla, è stabile per sempre.
2 I monti circondano Gerusalemme:
il Signore circonda il suo popolo,
da ora e per sempre.
3 Non resterà lo scettro dei malvagi
sull’eredità dei giusti,
perché i giusti non tendano le mani
a compiere il male.
4 Sii buono, Signore, con i buoni
e con i retti di cuore.
5 Ma quelli che deviano per sentieri tortuosi
il Signore li associ ai malfattori.
Pace su Israele!1 Quando il Signore ristabilì la sorte di Sion,
ci sembrava di sognare.
2 Allora la nostra bocca si riempì di sorriso,
la nostra lingua di gioia.
Allora si diceva tra le genti:
Il Signore ha fatto grandi cose per loro».
3 Grandi cose ha fatto il Signore per noi:
eravamo pieni di gioia.
4 Ristabilisci, Signore, la nostra sorte,
come i torrenti del Negheb.
5 Chi semina nelle lacrime
mieterà nella gioia.
6 Nell’andare, se ne va piangendo,
portando la semente da gettare,
ma nel tornare, viene con gioia,
portando i suoi covoni.
    Sorridere per quello che verrà
Chi ha riposto la sua fiducia nel Signore è come l’uomo saggio
che ha costruito la sua casa sulla roccia:
nessuna difficoltà lo coglierà impreparato.
Il Signore con la sua presenza abbraccia e protegge la sua vita
in ogni circostanza presente e futura
Quell’uomo non avrà invidia di chi con malizia e inganno
conquista potere e fascino agli occhi del mondo.
Non permettere però che il giusto si esasperi nella prova,
cedendo a compromessi e cercando scorciatoie.
Offri il tuo sostegno a chi volentieri costruisce pace
e svela gli inganni dei disonesti.
Concedi comunque a tutti la pace!Abbiamo ben presente quello che hai già fatto per noi,
anche se quel giorno ci sembrava
troppo bello per essere vero
e abbiamo pensato di vivere un sogno.
Il cuore sembrava scoppiare di gioia
e avevamo bisogno di raccontarlo a tutti.
La nostra riconoscenza è diventata preghiera:
sei un grande, Dio! E fai cose grandi!
Questo ci incoraggia a chiederti di nuovo di aiutarci
con l’abbondanza di una cascata della tua grazia
che faccia sbocciare ancora ciò che sembrava morente.
E se la fatica e il sacrificio fossero inutili?
E se stessimo buttando via il tempo presente
in attesa di qualcosa che non verrà?
Ci hai insegnato a sognare Signore,
ci hai insegnato la fiducia e la speranza.
Volentieri facciamo nostra la fatica di seminare,
sapendo che la gioia del raccolto darà ragione a questa scelta.

Il pellegrino con cui ci siamo messi in cammino nell’ascolto di questi salmi delle salite o delle ascensioni sembra essere arrivato finalmente alla sua meta. Egli ha invocato la presenza del Signore ad ogni passo, in ogni difficoltà, in ogni prova, in ogni momento di sconforto e di fastidio.
Ha affidato a Lui anche i propri desideri più profondi di pace, di giustizia, di sicurezza, di tranquillità.
Ha innalzato la propria richiesta di aiuto e di sostengo.  Ora sembra voler godere, dall’alto di Gerusalemme, un attimo di questa pace.  I suoi occhi contemplano il paesaggio intorno e la vista dei monti che circondano Gerusalemme ed esclamano: “Chi confida nel Signore è come il monte Sion: non vacilla, è stabile per sempre”.  Quello che gli occhi vedono è in sintonia con quello che il cuore sente: un sentimento di protezione lo avvolge.
Guardare le cose dall’alto offre sempre una visione più chiara: si coglie l’insieme, si scoprono dettagli che erano sfuggiti, si colgono i collegamenti, si comprendono meglio le dimensioni delle cose e le proporzioni tra le stesse. Si vede molto più lontano.  La solidità di Gerusalemme gli ricorda la stabilità di Dio, la sua fedeltà. Il monte Sion su cui è costruita e da cui ammira le altre cime lo fanno pensare a Dio e al suo modo di circondare il suo popolo e di offrire e garantire la sua protezione di nuovo proclamata e invocata: “il Signore circonda il suo popolo”.
Il cuore intuisce che quella protezione non è solo di un attimo, non è frutto di un singolo gesto di benevolenza da parte di Dio, ma è stile che si resiste allo scorrere del tempo: “da ora e per sempre”:
Si ricorda di tutte quelle volte in cui il suo piede è inciampato, di quando si è perso d’animo nell’incertezza della vita, si ricorda della sua infedeltà e fa di nuovo memoria del sostegno del Signore che “non lascerà vacillare il tuo piede, non si addormenterà”.
Nello stesso tempo quella visione sembra riportarlo con i pensieri a quello che ha lasciato e a quello a cui dovrà tornare. Sa che quando la vita si fa dura, quando il giusto subisce senza motivo soprusi e cattiverie, il rischio è di abbandonare le vie della giustizia per combattere ad armi pari, ma come abbiamo già detto nel commento al salmo 120: “non siamo ad armi pari. La guerra fa guerra alla pace. E la pace non fa guerra alla guerra”. Solo il Signore può sollevare lo scettro dei malvagi, fermare la loro mano e custodire buono il cuore dei giusti che pur subendo il male non se ne devono lasciare sporcare l’animo. L’insegnamento di Gesù sarà ancora più chiaro: a voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. (Lc 6,27-28)
La presenza degli ingiusti e il loro agire può suggerire anche all’animo di buoni di cogliere l’opportunità di fare il male, di assumere metodi, strumenti e comportamenti di quelle persone.
Minacciati dallo scettro dei malvagi, viene spontaneo far proprie le parole del libro di Geremia: “Tu sei troppo giusto, Signore, perché io possa contendere con te, ma vorrei solo rivolgerti una parola sulla giustizia. Perché la via degli empi prospera? Perché tutti i traditori sono tranquilli?” Ger 12,1
Per questo occorre che il Signore vegli e non permetta l’esasperazione dei giusti.
Il momento della prova è sempre doloroso e difficile anche perché si è chiamati ad una scelta precisa, senza compromessi: da che parte sto? Di chi mi fido?
Il Signore non interverrà quasi mai a fermare direttamente la mano del tuo avversario e dell’avversità, molto più facilmente indicherà come via di uscita quella dell’esodo. Non una via di semplice fuga, ma una strada di salvezza, non una strategia di sopravvivenza, ma la via della vita.
Il male non è più forte, lo scettro dei malvagi non prevarrà sull’alleanza con Dio e non resterà a lungo sopra chi confida nel Signore, ma occorre incamminarsi: Abbiate cura di mettere in pratica tutti i comandi che oggi vi do, perché viviate…. Ricòrdati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto (Es  8,1-2). Potrebbe sembrare ingiusto che per uscire dalla prova, il buono debba pure vivere l’esperienza dell’esodo e conoscere il deserto, ma ad ogni passo di questo cammino egli guadagnerà una conoscenza e una confidenza con Dio sempre più grande e solida. Il suo animo diventa forte.
Mentre capisce che anche a lui è chiesto da che parte stare, chiede anche a Dio di schierarsi e di prendere posizione: Sii buono con i buoni e abbandona alla loro sorte chi va per strade tortuose e ambigue.
Il secondo salmo proclama la certezza che ogni esodo ha il suo termine, che ogni promessa di Dio è da Lui mantenuta, che ogni esilio ha il suo ritorno: è accaduto, Israele ne ha fatto esperienza. Troppo bello per essere vero, ci sembrava di sognare!  “Allora la nostra bocca si riempì di sorriso, la nostra lingua di gioia”.
Per il popolo di Israele l’esilio, l’esodo e il ritorno sono avvenimenti storici che hanno segnato un’epoca e hanno fatto la storia, per il credente sono situazione ed esperienze di vita.  Grazie allo sguardo amorevole di Dio sulle vicende umane, non ci sono situazioni senza speranza, cause perse, destini irrecuperabili.
Nel secondo versetto per due volte si dice un “allora” che colloca la gioia nel passato: “allora la nostra bocca si aprì al sorriso, la nostra lingua si sciolse in canti di gioia”; “allora si diceva tra i popoli: “Il Signore ha fatto grandi cose per loro”.  C’è una gioia già gustata di cui si fa memoria e che nel presente rende possibile chiedere al Signore di continuare quell’opera di liberazione: “Ristabilisci, Signore, la nostra sorte”.
L’aver sperimentato anche una volta sola una gioia da non credere, così imprevedibile che “ci sembrava di sognare” ha reso il pellegrino un sognatore: un uomo capace di seminare nelle lacrime e nella fatica, nel coraggio di gettare il seme per terra invece che destinarlo a cibo per la propria fame e la fame della sua famiglia, proprio perché sa sognare i covoni. “Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura.” I momenti più fecondi per una vita sono quelli che implicano passaggi stretti, crisi, ferite.
Anche nell’arida vallata del Negheb la vita tornerà portata dai torrenti gonfiati dalle piogge torrenziali che scendono abbondanti a febbraio e permettono all’erba e ai fiori di ricoprire il deserto.
Lo scorrere del tempo è segnato dalle stagioni, così la storia di ogni Israele e di ogni uomo: c’è il tempo dell’aridità e quello della fecondità, quello della semina e quello della raccolta, quello del riso e quello del pianto.
Questo salmo è un canto di resurrezione che dà voce alla gioia pasquale. «Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto». È canto di speranza che custodisce dentro ogni lacrima un seme di una gioia grande. Questo salmo è di fiducia e di supplica insieme in un movimento che assomiglia al respiro: si ricorda quanto già vissuto per tornare a riviverlo ancora in modo sempre più profondo e vero.
Si supplica il Signore perché si ricorda la gioia che già ci ha fatto gustare, e lo si fa nell’attesa fiduciosa di tornare a gustarla ancora.  Abbiamo bisogno di questo respiro per vivere e camminare come pellegrini su questa terra alla ricerca di quella gioia che cerchiamo con fede e attendiamo con speranza.

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Prepararsi al Natale – Due proposte per ragazzi e famiglie

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Per prepararsi al Natale
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occhi del presepe 2020

Ore 16.30 In Chiesa A Monticello Novena di Natale nei giorni

Mercoledì 16 – Giovedì 17 – Venerdì 18
E poi ancora
Lunedì 21 – Martedì 22 –Mercoledì 23

Per i ragazzi di 5° elementare, mercoledì 16 (gruppo di Rosella) e venerdì 18 (gruppo di Antonella), al termine della novena sarà possibile celebrare il Sacramento della Riconciliazione.

 

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 Per vivere il Natale
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bambino 2020Venerdì 25 dicembre Ore 16.00 Chiesa di Monticello Santa messa Per i ragazzi e le loro famiglie

Ricordiamo che sia durante la Novena che la santa Messa è necessario e sarà perciò garantito il rispetto delle normative anticovid (distanziamento, mascherine, sanificazione mani e ambienti).

Per questo motivo, per evitare la presenza di un numero di persone superiore a quello consentito nella Chiesa di Monticello, per la partecipazione alla messa delle ore 16.00 di Natale è necessaria la prenotazione.

La prenotazione a questa messa sarà riservata alle famiglie dell’iniziazione cristiana fino al 20 dicembre, poi sarà aperta a tutti coloro che vorranno partecipare

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Calendario delle celebrazioni del tempo di Natale

natività2020

 

Parrocchie di S. Agata – Monticello
S. Maria della Purificazione – Torrevilla

 

Si ricorda per le messe festive e della vigilia è necessaria la prenotazione, calendario 

orari celebrazioni

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Se hai bisogno prendi la spesa

spesa 2020

 

 

In parrocchia è possibile portare alimenti, ricordiamo la spesa dell’avvento,  ma a chi serve, è anche possibile prenderla.

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V Domenica di Avvento

albero natale TorrevillaParrocchia S. Agata – Monticello
Parrocchia S. Maria della Purificazione – Torrevilla

Crisi e speranze

Il profeta Isaia. L’autore della lettera agli Ebrei. Giovanni Battista! Tre voci, un unico messaggio: in ogni crisi c’è una speranza. Tre voci, un coro a cantare una melodia di speranza, di attesa, di promessa che risuona in mezzo a tempi difficili nel desiderio di indicare la strada e tenere alto lo sguardo.
* Spunterà un germoglio dal tronco di Iesse, non giudicherà secondo le apparenze e non prenderà decisioni per sentito dire e quando arriverà il lupo abiterà con l’agnello. Il leopardo si sdraierà accanto al capretto. Il leoncello invece di mangiarsi il vitello, pascolerà con lui. Il profeta Isaia offre questo annuncio di pace dentro un tempo faticoso: Israele patisce la minaccia del vicino regno assiro. Ieri come oggi è sempre più facile trovare ascolto con annunci di sventura. È più facile essere creduti seminando paura che dando speranza. È il potere delle cattive notizie e degli annunci di sventura che trovano sempre più ascolto e credibilità delle parole buone e piene di fiducia.
Se dici che possiamo comunque guardare avanti e sperare perché da ogni crisi si può uscire, rischi di passare per stupido, rischi generare irritazione e di essere giudicato un privilegiato, un radical chic; uno che dice che le cose andranno bene solo perché gli vanno già bene. Eppure il profeta Isaia per conto di Dio ha il coraggio di dire che le cose cambieranno. Chiede di guardare al germoglio che nascerà, di credere ad un tempo diverso e migliore del presente. Non minimizza le difficoltà, ma invita a resistere nella fede e a credere di far parte del cambiamento al modo di chi fa esattamente la sua parte. ll profeta sente come suo compito urgente, affidatogli da Dio, quello di portare speranza al popolo.
Quando sotto gli occhi di tutti appare imminente e certa la rovina, mentre tutti ritengono di essere davanti ad una sconfitta sicura, il profeta ricorda che Dio è fedele alla sua promessa: Nascerà un re anche nella desolazione.
* L’autore della lettera agli ebrei scrive ai primi cristiani, ad ebrei diventati cristiani che sono chiamati a riconoscere in Gesù il messia atteso, il figlio di Dio, e vivono quindi un tempo di notevole cambiamento, chiamati a passare “dall’antico al nuovo testamento”, a riconoscere in Gesù il nuovo garante di un’alleanza migliore. La fatica deve essere stata tanta. Sentiamo anche noi lo smarrimento rispetto a riti che non riusciamo più a vivere come eravamo abituati, ad abitudini stravolte, a modi nuovi di pregare a cui siamo stati costretti (pensate a quando la messa abbiamo dovuto “sentirla” in televisione). A loro e a noi l’autore della lettera indica semplicemente la persona di Gesù: è lui la via. È lui la  verità. È lui la vita. Ieri, oggi e per sempre egli vivo per intercedere a nostro favore. Non c’è
smarrimento per chi guarda a Lui.
* E infine Giovanni Battista. “Io sono voce di uno che grida nel deserto: preparate la strada al Signore”. Lo tempestano di domande, ma non ascoltano le risposte. Quasi lo aggrediscono e lui mite fa un passo indietro.
Non sono io il Cristo, non sono io il Messia.
La sua profezia cade nel vuoto. Una voce ha bisogno di orecchie per non svanire e ha bisogno di un cuore che dopo averla ascoltata la custodisca. Allora può diventare carne. Diventa rivoluzione. Cambia il mondo. Abbiamo bisogno di nuovi profeti: di nuovi Isaia; di uomini nuovi che aiutino la speranza a sfondare i cuori intimoriti e chiusi degli uomini. Abbiamo bisogno di uomini e donne che abbiano il coraggio di dire: ben vengano le crisi. Sì, a volte, non c’è niente di meglio di una buona crisi perché ogni crisi è il momento per tirar fuori il meglio invece che lasciarsi andare; per fare pulizia; per liberarsi da ciò che ci è di peso. Dalla crisi si esce, quando si impara a farne buon uso!
Oggi la voce che dobbiamo far entrare nel nostro cuore porta questo annuncio di speranza. E dopo essere entrata deve subito uscirne. Per arrivare ad altri. In mezzo a tutto quello che stiamo vivendo, la speranza è un lusso che possiamo ancora concederci e non per merito nostro, ma per grazia di Dio Le parole di speranza possono abitare ogni cuore e non solo nei cuori di coloro che non sono provati dalle dure prove della vita. Perché la speranza non è il privilegio di quelli che stanno bene, ma è il lusso che si deve concedere a chi sta messo male!
Scrive Hetty Hillesum: Non siate dunque inquieti per il domani, perché il domani avrà le sue inquietudini; a ciascun giorno basta la sua pena. Bisogna combatterle come pulci, le tante piccole preoccupazioni per il futuro che divorano le nostre migliori forze creative. Ci organizziamo l’indomani nei nostri pensieri, ma poi va tutto in modo diverso, molto diverso. A ciascun giorno basta la sua pena. Si devono fare le cose come vanno fatte e per il
resto non ci si deve lasciare contagiare dalle innumerevoli paure e preoccupazioni meschine, che sono altrettante mozioni di sfiducia nei confronti di Dio. Andrà tutto a posto […] In fondo, il nostro unico dovere morale è quello di dissodare in noi stessi vaste aree di tranquillità, di sempre maggiore tranquillità, fintanto che si sia in grado di irraggiare anche sugli altri. E più pace c’è nelle persone, più pace ci sarà in questo mondo
agitato

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A occhi aperti sul bisogno di tutti

scatole pomodoro

 

Ricondiamo che questa settimana l’alimento suggerito da lasciare nella cesta in fondo alla Chiesa della Parrocchia di Monticello o della Parrocchia di Torrevilla  sono 3 scatolette di pomodoro

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Prepariamo un presepe

prepariamo il presepe1Prepariamo un presepe che ci rappresenti tutti nell’attesa della Venuta di Gesù

Nel cuore di tutti c’è la voglia di stare insieme, di sentirci uniti. Allora potremmo stare tutti insieme dentro ad un presepe realizzato con la partecipazione di ciascuno.

L’oratorio e le catechiste fanno questa proposta:

I ragazzi dei gruppi di catechismo e quelli della 2^ el, che inizieranno presto il loro cammino, prepareranno, a casa, in famiglia, ciascuno una statuina e si sono divisi i compiti per non far mancare nessuno in questo presepe. I bimbi ella scuola materna prepareranno le stelle che illumineranno il cielo del presepe. I più grandi hanno preparato la capanna, le montagne, il prato. I bambini porteranno le loro statuine venendo a Messa o passando in chiesa, a Monticello, a partire da domenica 13.

Stiamo preparando, col desiderio di lavorare insieme, perché l’avere un’idea comune da realizzare spinga avanti il nostro sguardo e ci aiuti a incontrare Gesù che viene.

E quando tutto sarà pronto, fermarci AD OCCHI APERTI a guardare questo presepe, ci farà pensare che saremo lì tutti insieme, a lasciarci guardare ed abbracciare da Gesù.

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Avvento 2020 perché nella tua verità io cammini

Sant’Agata in Monticello Brianza
Santa Maria della Purificazione in Torrevilla                                         Giovedì 10 dicembre

Salmo 123 e 124 (122 e 123)

Se il Signore non fosse stato con noi

1 Canto dei pellegrinaggi.
A te alzo i miei occhi,
a te che siedi nei cieli!
2 Ecco, come gli occhi dei servi
guardano alla mano dei loro padroni,
come gli occhi di una schiava
alla mano della sua padrona,
così i nostri occhi al Signore, al nostro Dio,
finché egli abbia pietà di noi.
3 Pietà di noi, Signore, pietà di noi,
siamo già troppo sazi di disprezzo,
4 troppo sazi noi siamo
dello scherno dei gaudenti,
del disprezzo dei superbi

1  Se il Signore non fosse stato per noi
– lo dica Israele -,
2 se il Signore non fosse stato per noi,
quando eravamo assaliti,
3 allora ci avrebbero inghiottiti vivi,
quando divampò contro di noi la loro collera.
4 Allora le acque ci avrebbero travolti,
un torrente ci avrebbe sommersi;
5 allora ci avrebbero sommersi
acque impetuose.
6 Sia benedetto il Signore,
che non ci ha consegnati in preda ai loro denti.
7 Siamo stati liberati come un passero
dal laccio dei cacciatori:
il laccio si è spezzato e noi siamo scampati.
8 Il nostro aiuto è nel nome del Signore:
egli ha fatto cielo e terra.

La vita è dura

Con i miei occhi ti cerco Signore
Mi rivolgo a te con piena fiducia
che non ripongo in nessun altro.
Il mio sguardo non osa cercare il tuo,
eppure, so di essere guardato
e così cerco anche solo la tua mano,
attendendo con la stessa intensità
una carezza o un comando
finche il tuo amore non riempia il mio animo.
Ho bisogno di questo sguardo
perché sono stanco di quelli che intorno a me
si comportano in maniera presuntuosa e superficiale,
disprezzando la mia fede e la mia persona
facendosi beffa dei poveri e dei semplici.

Io so che in tanti momenti davvero difficili
tu sei stato con noi e per noi
– riconosciamolo amici miei!
Non facciamo finta di niente, evitiamo di essere smemorati.
Poteva finire proprio male, abbiamo avuto paura,
ma tu Signore non hai permesso che accadesse.
Non ci hai abbandonato quando la rabbia
ha guidato i nostri discorsi e le nostre discussioni.
Non ci hai dimenticato
quando non sapevamo neppure da che parte girarci
per trovare una soluzione ai guai
in cui noi stessi ci eravamo cacciati;
quando siamo caduti nei nostri soliti errori
da cui non siamo capaci di liberarci.
Lentamente è tornata la calma e abbiamo ritrovato fiducia,
La forza di rimanerti fedele ci è venuta da Te, Signore,
che guidi la nostra vita
che continuamente invochiamo.

La vita è dura! Per fortuna il Signore è per noi! È questo il cuore del messaggio dei salmi 123 e 124 che intendono dare voce ad un uomo che, evocati i pericoli attraverso cui è passato, vuole proclamare che è il Signore ad averlo condotto illeso attraverso la prova e lo ha liberato dal male. Andiamo con ordine.
Il canto si apre con un’ invocazione ancora più precisa di quella del salmo 120. Gli occhi ora non si levano genericamente verso i monti, ma proprio verso il Signore, colui che abita nei cieli.
È una preghiera fatta di sguardi e non di parole, fatta con gli occhi più che con le labbra. Per chiarire questa capacità degli occhi di aiutare, sostenere e guidare la preghiera, ecco il paragone con gli occhi dei servi che si volgono anche solo alle mani del loro signore; delle ancelle che si volgono a cercare le mani della propria signora. Non hanno l’ardire di cercare lo sguardo, ma con umiltà fissano le mani. Al lettore comune che non abita palazzi regali e immagina il servitore come una figura dimessa, può sembrare una mancanza di confidenza o un’eccessiva sottomissione quella evocata da queste immagini, ma la Scrittura ci ricorda che il “titolo” di servo è fatto proprio da Maria: L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. Ancora di più, ci ricorda san Paolo, è la condizione assunta dal figlio di Dio fattosi uomo in Gesù: pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. (Ef 2,6-7)
Mentre invita a cercare con gli occhi il Signore, il salmo invita anche a far proprio, con serenità e fiducia, quell’atteggiamento che è stato di Maria e di Gesù; a far proprio il sentimento di essere creatura che cerca il Creatore; ad attendere da Dio quella pietà che non è compatimento e commiserazione, ma misericordia e benevolenza. Mentre umilmente cerchiamo le mani di Dio e una sua carezza, ci sentiamo guardati, custoditi e protetti da Lui. L’invocazione è subito ripetuta: Pietà di noi, Signore, pietà di noi. È la stessa preghiera che la liturgia specialmente ambrosiana ci fa ripetere con insistenza in diversi momenti: Kyrie eleison, Signore volgi verso di noi uno sguardo di bontà, di accoglienza e di perdono.
Questa richiesta si accompagna ora ad uno sfogo che il salmo trasforma comunque in preghiera: non ne possiamo più di coloro che invece vivono con superbia, che si vantano del loro essersi fatti da sé, che ti guardano e sembrano dirti: non sai chi sono io! Di coloro che vivono la vita alla ricerca esasperata del benessere, della soddisfazione, della realizzazione personale.
Il salmo li chiama: superbi e gaudenti. Possiamo chiamarli gli arroganti, i prepotenti, gli egoisti, i benpensanti, i presuntuosi, i violenti, i rissosi. Tutti costoro guardano dall’alto al basso colui che, umile si affida al Signore, parla di Dio, di vangelo, di servizio, di sacrificio, di bontà, di accoglienza.
Il salmo invita a non scendere al loro livello e non fa questo elenco; non li giudica, ma dice che è sazio. Ne ha piena l’anima e per svuotarla non urla o non si contrappone: alza gli occhi; invoca pietà. Lui vuole la pace e augura pace.
Il secondo salmo sembra voler motivare e raccontare da dove nasce il sentimento di umiltà e affidamento.
Può essere pregato come un ex-voto: la preghiera di gratitudine di chi ha chiesto aiuto, l’ha attenuto e ora intende tornare per ringraziare. Diciamolo e diciamolo tutti insieme, lo dica Israele: se il Signore non fosse stato con noi… Per due volte si innalza, all’inizio della preghiera, a questa confessione: quando siamo stati nella prova e nei pasticci è stato il Signore a tirarci fuori. Avrebbe potuto accadere il peggio, ma non è accaduto, avremmo potuto non essere qui a raccontarlo, ma siamo qui ed è un dovere del cuore farlo.
L’assalitore non ha un volto, non si sta pensando ad un nemico particolare: il male ha tante facce e tanti volti, a volte.
La precedente traduzione che ritroviamo ancora in alcuni testi di preghiera suonava così: il Signore non fosse stato con noi. Più opportunamente la nuova traduzione, più fedele al testo ebraico, dice: per noi. Viene così meglio esplicitato come la presenza del Signore non sia nei termini di una semplice compagnia, ma sia proprio una vera alleanza. Egli è dalla nostra parte, a nostro favore e combatte con noi e per noi.
Questa non è per il pellegrino solo una bella teoria, ma è il fondamento della fede: in questo salmo viene cantata e proclamata come esperienza vissuta. Per ben due volte viene esclamato un “allora” che vuole alludere ad una situazione precisa che torna alla mente con il brivido ancora nel cuore – quasi fosse ancora presente – del pericolo in cui ci si è trovati.
I nemici hanno il volto simbolico dell’acqua, del fuoco, del predatore e del laccio del cacciatore. L’acqua travolge, il fuoco consuma, i denti feriscono, il laccio imprigiona.  Sono immagini vive, come vivo è il ricordo e la paura scampata, ma viva a maggior ragione è la gratitudine che ora si sperimenta e si proclama.
Quante volte viene purtroppo taciuta questa gratitudine! Quante volte il pericolo scampato diventa un vanto da esibire quasi fossimo stati gli eroi della situazione e viene a mancare la consapevolezza che se ne siamo usciti solo per grazia. Noi valiamo più di molti passeri! Il laccio non lo abbiamo rotto noi e neppure si è spezzato da solo: è stato il Signore ha romperlo.
Il nemico non ha un volto preciso perché a volte sta dentro di noi.
La presunzione che tanto aveva stancato, a volte rinasce dentro e divora la nostra stessa umanità facendoci credere di essere onnipotenti.
A volte la fiamma della collera si accende in noi e divora non solo chi abbiamo davanti, ma consuma noi stessi.
Altre volte le nostre stesse decisioni, prese con superficialità, sufficienza se non con presunzione ci conducono dentro situazione che finiscono per travolgerci e ribaltarci come acqua impetuose, senza che da soli sappiamo approdare ad alcuna riva.
Altre volte ci ritroviamo prigionieri di lacci che neppure sappiamo come si sono chiusi su di noi e neppure sappiamo come si possano aprire.  I lacci sono le lusinghe e attrattive a cui cediamo, sono i vizi in cui indulgiamo, sono le seduzioni affascinanti del mondo, sono le pretese e desideri non certo “all’altezza” di un cuore umile. L’intero salmo sembra voler richiamare decisamente alla memoria l’esperienza di Mosè e del popolo di Israele davanti al mar Rosso. Allora, proprio in quel giorno, se il Signore non fosse stato con noi, stretti tra il mare davanti e l’esercito alle spalle, saremmo morti. Valgono ancora le parole di Mosè rivolte al popolo intimorito: ”Non abbiate paura! Siate forti e vedrete la salvezza del Signore, il quale oggi agirà per voi; perché gli Egiziani che voi oggi vedete, non li rivedrete mai più! Il Signore combatterà per voi, e voi starete tranquilli». (Es 14,13-14).

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