Parrocchia S. Agata – Monticello
Parrocchia S. Maria della Purificazione – Torrevilla
Fare spazio
In questa domenica della divina maternità, in quello che sembra un anticipo del Natale, voglio subito raccogliere un invito preciso che arriva a noi da san Paolo: quello che è vero, quello che è nobile, quello che è giusto, quello che è puro, quello che è amabile, quello che è onorato, ciò che è virtù e ciò che merita lode, questo sia oggetto dei vostri pensieri. È lo stesso ogni anno, ma credo che più che mai debba essere preso sul serio in questo particolare Natale del 2020, proprio per aiutarci a prendere sul serio il Natale stesso e a non scoraggiarci, facendo oggetto dei nostri pensieri altre preoccupazioni e altri pensieri.
In questo Natale che le nostre luminarie e i nostri addobbi non riescono a far brillare, in questo Natale in cui i nostri preparativi non sembrano essere sufficienti per renderlo sereno e gioioso, occorre proprio far spazio a questo altro genere di pensieri. Occorre far spazio ad un’altra luce e ad altre mani: quelle di Dio. Far spazio del resto è il gesto primo di ogni Natale.
Quando recuperiamo le scatole in cui abbiamo messo gli addobbi natalizi e le statuine del nostro presepe, se ci pensate, occorre sempre prima fare spazio. Occorre liberare una mensola, un angolo nella sala o in cucina, su un tavolo, a volte occorre spostare un mobile perché lì deve trovare spazio l’albero o il presepe.
La stessa cosa occorre farla con il cuore. Occorre far spazio anche lì. Più che mai, in questo Natale in cui il nostro cuore è gonfio di preoccupazioni, di timori, di tensioni e fastidi. Occorre sgombrare, non al modo di chi dimentica o sottovaluta, ma al modo di chi dirige il suo sguardo e la sua attenzione, il suo pensiero e il suo spirito su altro: quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, ciò che è virtù e ciò che merita lode.
Ogni donna che si prepara a diventar madre sa che il bambino deve prendere pian piano spazio dentro di lei: fisicamente, emotivamente, nei pensieri, nelle azioni quotidiane, nelle rinunce e nelle scelte. È accaduto a Maria con Gesù, accada anche a noi È proprio nel cuore che occorre far nascere la speranza che in questo Dio bambino prende corpo.
Diceva papa Francesco nell’Angelus del 29 novembre: «Sappiamo bene che la vita è fatta di alti e bassi, di luci e ombre. Ognuno di noi sperimenta momenti di delusione, di insuccesso e di smarrimento. Inoltre, la situazione che stiamo vivendo, segnata dalla pandemia, genera in molti preoccupazione, paura e sconforto; si corre il rischio di cadere nel pessimismo, il rischio di cadere in quella chiusura e nell’apatia. Come dobbiamo reagire di fronte a tutto ciò? Dio cammina al nostro fianco per sostenerci. Il Signore non ci
abbandona; In mezzo alle tempeste della vita, Dio ci tende sempre la mano e ci libera dalle minacce».
Ci siamo abituati a pensare e a vivere il Natale nel segno dell’abbondanza che ci siamo dimenticati che vi è una grande dignità anche nell’essenziale. Ci siamo lasciati convincere che fosse l’unico modo di viverlo e abbiamo lasciato che sotto l’abbondanza si smarrisse o perdesse di valore quello che conta.
Vivere il Natale è saper coltivare con fiducia l’attesa della fine di questa pandemia.
È saperla attendere senza fuggire o negare il problema. Significa prendere così sul serio il dramma di questa situazione da sapere che in ogni dramma quello che conta è non perdere la dignità, il rispetto degli altri e il rispetto di se stessi. Conta non perdere la calma e la ragione; non cedere alla rassegnazione e neppure allo sdegno e alla rabbia; non perdere di vista quello che conta e saper lasciar andare quello che è di più, cominciando anche semplicemente a gustare con calma e gioia quello che metteremo a tavola e soprattutto
la presenza di coloro che siederanno con noi. Mi è tornata in mente quella che viene solitamente chiamata la preghiera della serenità, di cui si conoscono forse meglio le prime righe: «Dio, concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio
di cambiare le cose che posso, e la saggezza per conoscerne la differenza. Vivendo un giorno per volta; assaporando un momento per volta; accettando la difficoltà come sentiero per la pace. Prendendo, come Lui ha fatto, questo mondo peccaminoso così com’è, non come io vorrei che fosse.
Confidando che Egli metterà a posto tutte le cose, se io mi arrendo al Suo volere. Che io possa essere ragionevolmente felice in questa vita, e infinitamente felice con Lui per sempre nella prossima.»
Donaci Signore in questi giorni la saggezza per conoscere cosa merita di essere oggetto dei nostri pensieri., accettando le cose che non possiamo cambiare.
Potremmo far nostra in questo modo la domanda di Maria all’angelo: “Come avverrà questo Natale?”. Non stupiamoci se la risposta che ci verrà data è la stessa di allora, quando l’angelo le rispose: “Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio”.
Facciamogli spazio in mezzo alle tante preoccupazioni. In mezzo alle tante mancanze di questo Natale, lasciamo che sia lui la presenza. Attendiamo il Natale, dunque.
Coltiviamo con fiducia l’attesa del Signore che viene. La luce si apprezza meglio nella notte.



