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Crisi e speranze
Il profeta Isaia. L’autore della lettera agli Ebrei. Giovanni Battista! Tre voci, un unico messaggio: in ogni crisi c’è una speranza. Tre voci, un coro a cantare una melodia di speranza, di attesa, di promessa che risuona in mezzo a tempi difficili nel desiderio di indicare la strada e tenere alto lo sguardo.
* Spunterà un germoglio dal tronco di Iesse, non giudicherà secondo le apparenze e non prenderà decisioni per sentito dire e quando arriverà il lupo abiterà con l’agnello. Il leopardo si sdraierà accanto al capretto. Il leoncello invece di mangiarsi il vitello, pascolerà con lui. Il profeta Isaia offre questo annuncio di pace dentro un tempo faticoso: Israele patisce la minaccia del vicino regno assiro. Ieri come oggi è sempre più facile trovare ascolto con annunci di sventura. È più facile essere creduti seminando paura che dando speranza. È il potere delle cattive notizie e degli annunci di sventura che trovano sempre più ascolto e credibilità delle parole buone e piene di fiducia.
Se dici che possiamo comunque guardare avanti e sperare perché da ogni crisi si può uscire, rischi di passare per stupido, rischi generare irritazione e di essere giudicato un privilegiato, un radical chic; uno che dice che le cose andranno bene solo perché gli vanno già bene. Eppure il profeta Isaia per conto di Dio ha il coraggio di dire che le cose cambieranno. Chiede di guardare al germoglio che nascerà, di credere ad un tempo diverso e migliore del presente. Non minimizza le difficoltà, ma invita a resistere nella fede e a credere di far parte del cambiamento al modo di chi fa esattamente la sua parte. ll profeta sente come suo compito urgente, affidatogli da Dio, quello di portare speranza al popolo.
Quando sotto gli occhi di tutti appare imminente e certa la rovina, mentre tutti ritengono di essere davanti ad una sconfitta sicura, il profeta ricorda che Dio è fedele alla sua promessa: Nascerà un re anche nella desolazione.
* L’autore della lettera agli ebrei scrive ai primi cristiani, ad ebrei diventati cristiani che sono chiamati a riconoscere in Gesù il messia atteso, il figlio di Dio, e vivono quindi un tempo di notevole cambiamento, chiamati a passare “dall’antico al nuovo testamento”, a riconoscere in Gesù il nuovo garante di un’alleanza migliore. La fatica deve essere stata tanta. Sentiamo anche noi lo smarrimento rispetto a riti che non riusciamo più a vivere come eravamo abituati, ad abitudini stravolte, a modi nuovi di pregare a cui siamo stati costretti (pensate a quando la messa abbiamo dovuto “sentirla” in televisione). A loro e a noi l’autore della lettera indica semplicemente la persona di Gesù: è lui la via. È lui la verità. È lui la vita. Ieri, oggi e per sempre egli vivo per intercedere a nostro favore. Non c’è
smarrimento per chi guarda a Lui.
* E infine Giovanni Battista. “Io sono voce di uno che grida nel deserto: preparate la strada al Signore”. Lo tempestano di domande, ma non ascoltano le risposte. Quasi lo aggrediscono e lui mite fa un passo indietro.
Non sono io il Cristo, non sono io il Messia.
La sua profezia cade nel vuoto. Una voce ha bisogno di orecchie per non svanire e ha bisogno di un cuore che dopo averla ascoltata la custodisca. Allora può diventare carne. Diventa rivoluzione. Cambia il mondo. Abbiamo bisogno di nuovi profeti: di nuovi Isaia; di uomini nuovi che aiutino la speranza a sfondare i cuori intimoriti e chiusi degli uomini. Abbiamo bisogno di uomini e donne che abbiano il coraggio di dire: ben vengano le crisi. Sì, a volte, non c’è niente di meglio di una buona crisi perché ogni crisi è il momento per tirar fuori il meglio invece che lasciarsi andare; per fare pulizia; per liberarsi da ciò che ci è di peso. Dalla crisi si esce, quando si impara a farne buon uso!
Oggi la voce che dobbiamo far entrare nel nostro cuore porta questo annuncio di speranza. E dopo essere entrata deve subito uscirne. Per arrivare ad altri. In mezzo a tutto quello che stiamo vivendo, la speranza è un lusso che possiamo ancora concederci e non per merito nostro, ma per grazia di Dio Le parole di speranza possono abitare ogni cuore e non solo nei cuori di coloro che non sono provati dalle dure prove della vita. Perché la speranza non è il privilegio di quelli che stanno bene, ma è il lusso che si deve concedere a chi sta messo male!
Scrive Hetty Hillesum: Non siate dunque inquieti per il domani, perché il domani avrà le sue inquietudini; a ciascun giorno basta la sua pena. Bisogna combatterle come pulci, le tante piccole preoccupazioni per il futuro che divorano le nostre migliori forze creative. Ci organizziamo l’indomani nei nostri pensieri, ma poi va tutto in modo diverso, molto diverso. A ciascun giorno basta la sua pena. Si devono fare le cose come vanno fatte e per il
resto non ci si deve lasciare contagiare dalle innumerevoli paure e preoccupazioni meschine, che sono altrettante mozioni di sfiducia nei confronti di Dio. Andrà tutto a posto […] In fondo, il nostro unico dovere morale è quello di dissodare in noi stessi vaste aree di tranquillità, di sempre maggiore tranquillità, fintanto che si sia in grado di irraggiare anche sugli altri. E più pace c’è nelle persone, più pace ci sarà in questo mondo
agitato



