Sant’Agata in Monticello Brianza
Santa Maria della Purificazione in Torrevilla Giovedì 17 dicembre
Salmi 125 e 126
Chi semina nelle lacrime
| 1 Canto delle salite. Chi confida nel Signore è come il monte Sion: non vacilla, è stabile per sempre. 2 I monti circondano Gerusalemme: il Signore circonda il suo popolo, da ora e per sempre. 3 Non resterà lo scettro dei malvagi sull’eredità dei giusti, perché i giusti non tendano le mani a compiere il male. 4 Sii buono, Signore, con i buoni e con i retti di cuore. 5 Ma quelli che deviano per sentieri tortuosi il Signore li associ ai malfattori. Pace su Israele!1 Quando il Signore ristabilì la sorte di Sion, ci sembrava di sognare. 2 Allora la nostra bocca si riempì di sorriso, la nostra lingua di gioia. Allora si diceva tra le genti: Il Signore ha fatto grandi cose per loro». 3 Grandi cose ha fatto il Signore per noi: eravamo pieni di gioia. 4 Ristabilisci, Signore, la nostra sorte, come i torrenti del Negheb. 5 Chi semina nelle lacrime mieterà nella gioia. 6 Nell’andare, se ne va piangendo, portando la semente da gettare, ma nel tornare, viene con gioia, portando i suoi covoni. |
Sorridere per quello che verrà Chi ha riposto la sua fiducia nel Signore è come l’uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia: nessuna difficoltà lo coglierà impreparato. Il Signore con la sua presenza abbraccia e protegge la sua vita in ogni circostanza presente e futura Quell’uomo non avrà invidia di chi con malizia e inganno conquista potere e fascino agli occhi del mondo. Non permettere però che il giusto si esasperi nella prova, cedendo a compromessi e cercando scorciatoie. Offri il tuo sostegno a chi volentieri costruisce pace e svela gli inganni dei disonesti. Concedi comunque a tutti la pace!Abbiamo ben presente quello che hai già fatto per noi, anche se quel giorno ci sembrava troppo bello per essere vero e abbiamo pensato di vivere un sogno. Il cuore sembrava scoppiare di gioia e avevamo bisogno di raccontarlo a tutti. La nostra riconoscenza è diventata preghiera: sei un grande, Dio! E fai cose grandi! Questo ci incoraggia a chiederti di nuovo di aiutarci con l’abbondanza di una cascata della tua grazia che faccia sbocciare ancora ciò che sembrava morente. E se la fatica e il sacrificio fossero inutili? E se stessimo buttando via il tempo presente in attesa di qualcosa che non verrà? Ci hai insegnato a sognare Signore, ci hai insegnato la fiducia e la speranza. Volentieri facciamo nostra la fatica di seminare, sapendo che la gioia del raccolto darà ragione a questa scelta. |
Il pellegrino con cui ci siamo messi in cammino nell’ascolto di questi salmi delle salite o delle ascensioni sembra essere arrivato finalmente alla sua meta. Egli ha invocato la presenza del Signore ad ogni passo, in ogni difficoltà, in ogni prova, in ogni momento di sconforto e di fastidio.
Ha affidato a Lui anche i propri desideri più profondi di pace, di giustizia, di sicurezza, di tranquillità.
Ha innalzato la propria richiesta di aiuto e di sostengo. Ora sembra voler godere, dall’alto di Gerusalemme, un attimo di questa pace. I suoi occhi contemplano il paesaggio intorno e la vista dei monti che circondano Gerusalemme ed esclamano: “Chi confida nel Signore è come il monte Sion: non vacilla, è stabile per sempre”. Quello che gli occhi vedono è in sintonia con quello che il cuore sente: un sentimento di protezione lo avvolge.
Guardare le cose dall’alto offre sempre una visione più chiara: si coglie l’insieme, si scoprono dettagli che erano sfuggiti, si colgono i collegamenti, si comprendono meglio le dimensioni delle cose e le proporzioni tra le stesse. Si vede molto più lontano. La solidità di Gerusalemme gli ricorda la stabilità di Dio, la sua fedeltà. Il monte Sion su cui è costruita e da cui ammira le altre cime lo fanno pensare a Dio e al suo modo di circondare il suo popolo e di offrire e garantire la sua protezione di nuovo proclamata e invocata: “il Signore circonda il suo popolo”.
Il cuore intuisce che quella protezione non è solo di un attimo, non è frutto di un singolo gesto di benevolenza da parte di Dio, ma è stile che si resiste allo scorrere del tempo: “da ora e per sempre”:
Si ricorda di tutte quelle volte in cui il suo piede è inciampato, di quando si è perso d’animo nell’incertezza della vita, si ricorda della sua infedeltà e fa di nuovo memoria del sostegno del Signore che “non lascerà vacillare il tuo piede, non si addormenterà”.
Nello stesso tempo quella visione sembra riportarlo con i pensieri a quello che ha lasciato e a quello a cui dovrà tornare. Sa che quando la vita si fa dura, quando il giusto subisce senza motivo soprusi e cattiverie, il rischio è di abbandonare le vie della giustizia per combattere ad armi pari, ma come abbiamo già detto nel commento al salmo 120: “non siamo ad armi pari. La guerra fa guerra alla pace. E la pace non fa guerra alla guerra”. Solo il Signore può sollevare lo scettro dei malvagi, fermare la loro mano e custodire buono il cuore dei giusti che pur subendo il male non se ne devono lasciare sporcare l’animo. L’insegnamento di Gesù sarà ancora più chiaro: a voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. (Lc 6,27-28)
La presenza degli ingiusti e il loro agire può suggerire anche all’animo di buoni di cogliere l’opportunità di fare il male, di assumere metodi, strumenti e comportamenti di quelle persone.
Minacciati dallo scettro dei malvagi, viene spontaneo far proprie le parole del libro di Geremia: “Tu sei troppo giusto, Signore, perché io possa contendere con te, ma vorrei solo rivolgerti una parola sulla giustizia. Perché la via degli empi prospera? Perché tutti i traditori sono tranquilli?” Ger 12,1
Per questo occorre che il Signore vegli e non permetta l’esasperazione dei giusti.
Il momento della prova è sempre doloroso e difficile anche perché si è chiamati ad una scelta precisa, senza compromessi: da che parte sto? Di chi mi fido?
Il Signore non interverrà quasi mai a fermare direttamente la mano del tuo avversario e dell’avversità, molto più facilmente indicherà come via di uscita quella dell’esodo. Non una via di semplice fuga, ma una strada di salvezza, non una strategia di sopravvivenza, ma la via della vita.
Il male non è più forte, lo scettro dei malvagi non prevarrà sull’alleanza con Dio e non resterà a lungo sopra chi confida nel Signore, ma occorre incamminarsi: Abbiate cura di mettere in pratica tutti i comandi che oggi vi do, perché viviate…. Ricòrdati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto (Es 8,1-2). Potrebbe sembrare ingiusto che per uscire dalla prova, il buono debba pure vivere l’esperienza dell’esodo e conoscere il deserto, ma ad ogni passo di questo cammino egli guadagnerà una conoscenza e una confidenza con Dio sempre più grande e solida. Il suo animo diventa forte.
Mentre capisce che anche a lui è chiesto da che parte stare, chiede anche a Dio di schierarsi e di prendere posizione: Sii buono con i buoni e abbandona alla loro sorte chi va per strade tortuose e ambigue.
Il secondo salmo proclama la certezza che ogni esodo ha il suo termine, che ogni promessa di Dio è da Lui mantenuta, che ogni esilio ha il suo ritorno: è accaduto, Israele ne ha fatto esperienza. Troppo bello per essere vero, ci sembrava di sognare! “Allora la nostra bocca si riempì di sorriso, la nostra lingua di gioia”.
Per il popolo di Israele l’esilio, l’esodo e il ritorno sono avvenimenti storici che hanno segnato un’epoca e hanno fatto la storia, per il credente sono situazione ed esperienze di vita. Grazie allo sguardo amorevole di Dio sulle vicende umane, non ci sono situazioni senza speranza, cause perse, destini irrecuperabili.
Nel secondo versetto per due volte si dice un “allora” che colloca la gioia nel passato: “allora la nostra bocca si aprì al sorriso, la nostra lingua si sciolse in canti di gioia”; “allora si diceva tra i popoli: “Il Signore ha fatto grandi cose per loro”. C’è una gioia già gustata di cui si fa memoria e che nel presente rende possibile chiedere al Signore di continuare quell’opera di liberazione: “Ristabilisci, Signore, la nostra sorte”.
L’aver sperimentato anche una volta sola una gioia da non credere, così imprevedibile che “ci sembrava di sognare” ha reso il pellegrino un sognatore: un uomo capace di seminare nelle lacrime e nella fatica, nel coraggio di gettare il seme per terra invece che destinarlo a cibo per la propria fame e la fame della sua famiglia, proprio perché sa sognare i covoni. “Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura.” I momenti più fecondi per una vita sono quelli che implicano passaggi stretti, crisi, ferite.
Anche nell’arida vallata del Negheb la vita tornerà portata dai torrenti gonfiati dalle piogge torrenziali che scendono abbondanti a febbraio e permettono all’erba e ai fiori di ricoprire il deserto.
Lo scorrere del tempo è segnato dalle stagioni, così la storia di ogni Israele e di ogni uomo: c’è il tempo dell’aridità e quello della fecondità, quello della semina e quello della raccolta, quello del riso e quello del pianto.
Questo salmo è un canto di resurrezione che dà voce alla gioia pasquale. «Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto». È canto di speranza che custodisce dentro ogni lacrima un seme di una gioia grande. Questo salmo è di fiducia e di supplica insieme in un movimento che assomiglia al respiro: si ricorda quanto già vissuto per tornare a riviverlo ancora in modo sempre più profondo e vero.
Si supplica il Signore perché si ricorda la gioia che già ci ha fatto gustare, e lo si fa nell’attesa fiduciosa di tornare a gustarla ancora. Abbiamo bisogno di questo respiro per vivere e camminare come pellegrini su questa terra alla ricerca di quella gioia che cerchiamo con fede e attendiamo con speranza.



