QUARESIMA 2021

esercizi 21

 

 

“va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello”

Esercizi spirituali 

Lunedì 22 febbraio – Caino e Abele – Il Signore gradì Abele  – Genesi 4, 1-16
Martedì 23 febbraio – Giuseppe e i suoi fratelli-Lo odiarono ancora di più–Genesi37
Mercoledì 24 febbraio – Marta e Maria- Dille dunque che mi aiuti – Luca 10, 38-42

Gli altri appuntamenti

LE SEI DOMENICHE DI QUARESIMA
Appuntamento fondamentale resta l’Eucarestia domenicale e l’ascolto della Parola.
La domenica delle tentazioni; della Samaritana; di Abramo; del cieco nato; di Lazzaro e la domenica della Palme che apre la settimana santa.

Nella Chiesa di Torrevilla    ore 9.00      MESSA            – ore 9.30   MEDITAZIONE
Nella Chiesa di Monticello   ore 20.30     VESPERO        – ore 21.00  MEDITAZIONE

CELEBRAZIONE DELLA VIA CRUCIS – ogni venerdì di Quaresima
nella Chiesa di Torrevilla alle 9.00
nella Chiesa di Cortenuova alle ore 15.00
nella Chiesa di Cortenuova e di Monticello alle ore 20.30

VESPERI DELLE DOMENICHE DI QUARESIMA
Nella Chiesa di Cortenuova, alle ore 15.00, ogni domenica di Quaresima celebrazione del vespero

ORARIO MESSE FERIALI PER IL TEMPO DI QUARESIMA
LUNEDÌ                                 ore 7.30                           Cortenuova
MARTEDÌ                             ore 7.30                           Cortenuova
                                                  ore 9.00                           Torrevilla
MERCOLEDÌ                       ore 7.30                           Cortenuova
                                                  ore 20.30                        Monticello Brianza
GIOVEDÌ                               ore 7.30                           Cortenuova
                                                  ore 9.00                           Torrevilla

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Ultima dopo l’Epifania

Parrocchia S. Agata – Monticello
Parrocchia S. Maria della Purificazione – Torrevilla

Fratelli non avversari

Il Signore Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri. Questo inizio potrebbe far subito dire che questa parabola non è rivolta a noi, che non siamo noi i destinatari della parabola perché non ci sentiamo affatto giusti e non disprezziamo nessuno.
Ma così facendo diventeremmo subito i destinatari di questo racconto, ritenendo noi stessi di essere appunto tra i giusti e magari pensando subito a chi dovrebbe proprio essere raccontata questa storia…
Allora mettiamoci in ascolto di questa parabola che come tutte le parabole ci sta offrendo innanzitutto un punto di osservazione esterno e perciò riparato, quasi un nascondiglio, da cui guardare e ascoltare senza voler immediatamente parlare di noi e giudicarci.
“O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”
Ascoltando le parole di quest’uomo la prima cosa che voglio pensare è che sia sincero.
Egli dice la verità. Sa di osservare scrupolosamente la Legge, anzi di fare più del necessario perché a proposito del digiuno, la Scrittura ci dice che questa pratica penitenziale era prevista dalla tradizione giudaica poche volte all’anno. Non tutti erano tenuti al pagamento della decima e nemmeno ad applicarla su tutto quanto si possedeva. Neppure quello che penso del pubblicano in fondo è falso.
Egli, dunque, è davvero una brava persona, eppure qualcosa stona in queste parole.
La preghiera di quest’uomo potremmo paragonarla allo specchio magico della favola di Biancaneve appartenente alla regina cattiva davanti al quale essa continuamente chiede: “Specchio, servo delle mie brame, chi è la più bella del reame?” per sentirsi continuamente rispondere: “O mia regina, al mondo non c’è nessuna che sia più bella di te”.
La preghiera di quest’uomo non sta sinceramente ringraziando Dio, ma sembra quasi aspettarsi il grazie di Dio per le opere compiute
Soprattutto è preghiera che non sa liberarsi del confronto con gli altri.
Come scrive il nostro vescovo nella lettera per la prossima Quaresima: “Non possiamo sopportare quella critica che non vuole correggere, ma corrodere la buona fama, la dignità delle persone; non possiamo sopportare quel modo di indicare errori e inadempienze che sfoga aggressività e risentimento.
Nel dibattito pubblico sono frequenti parole ingiuriose e toni sprezzanti che umiliano le persone, senza aiutare nessuno”.
Il confronto non siamo chiamati ad averlo con gli altri perché questo farebbe diventare ogni uomo un nostro avversario per una ipotetica classifica dei migliori agli occhi di Dio o per il campionato del mondo di corsa verso il paradiso. Maria molto chiaramente ci ricorda nel Magnificat che Dio disperde i superbi nei pensieri del loro cuore; rovescia i potenti dai troni, mentre innalza gli umili; Gesù stesso al termine di questa parabola ricorda a ciascuno di noi che chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece chi si umilia sarà esaltato.
Il confronto noi siamo chiamati ad averlo con Dio e con il suo amore, cosa che trasforma gli altri in nostri fratelli e alleati lungo la strada per il paradiso, lì dove si arriva insieme o non si arriva.
Nessuno è mai salito al cielo appoggiandosi sulle spalle degli altri.
E tu perché giudichi tuo fratello? chiede san Paolo ai fratelli della Chiesa di Roma. Quello e compito di Dio e noi credenti non possiamo che dire: per fortuna. Ed è strepitoso quanto ancora aggiunge san Paolo: “Ciascuno di noi renderà conto di se stesso a Dio. D’ora in poi non giudichiamoci più gli uni gli altri; piuttosto fate in modo di non essere causa di inciampo o di scandalo per il fratello”.
Noi siamo di inciampo sia quando cediamo al peccato sia quando cediamo al giudizio sugli altri.
Siamo a volte troppo veloci a puntare il dito contro l’altro, mettendo a nudo in modo impietoso i suoi difetti, le sue mancanze così come siamo altrettanto veloci a pretendere comprensione per le nostre…
Noi cristiani dobbiamo ricordarci che non ci serve vincere facile con gli altri, ma che siamo già vittoriosi per i meriti di Dio che ci ha guadagnato la salvezza sulla croce.
Che vita sarebbe se dovessimo conquistarci ogni cosa, ogni briciolo di pace, di speranza o di felicità con i nostri meriti o con i nostri sforzi? Le gioie più grandi sono sempre quello che ci arrivano in dono dagli altri e quella che ci arriva dal poterci donare agli altri.
Come fa il pubblicano che abbassa il capo, sapendo di non poter avere abbastanza nelle sue mani per comprare la salvezza o anche solo meritare uno sguardo da Dio. Egli sa solo di dover dipendere eternamente dall’eterna misericordia di Dio, ma sa che Dio gode di questa misericordia e si compiace di chi si lascia amare più ancora di chi si vanta di amarlo.
È con la forza di questa misericordia che noi siamo vittoriosi, senza bisogno di far confronti con nessuno.

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QUARESIMA 2021

Dalla lettera per il tempo di Quaresima
di mons Mario Delpini – Arcivescovo di Milano

Carissimi,
nell’anno 2020 le celebrazioni liturgiche del tempo di Pasqua sono state mortificate dal dilagare della pandemia che ha imposto il primo lockdown. Le celebrazioni del Triduo Pasquale sono avvenute in chiese deserte e sono state seguite a distanza, grazie ai mezzi di comunicazione disponibili. Alcune famiglie hanno vissuto celebrazioni domestiche adatte a fare memoria del mistero pasquale. Tutti i credenti hanno sentito la mancanza della celebrazione liturgica comunitaria.
Nell’anno 2021, a Dio piacendo, celebriamo di nuovo la Pasqua secondo la tradizione cattolica in rito ambrosiano e in rito romano. Vorremmo che non fosse solo una replica di abitudini acquisite: chiediamo la grazia non solo di celebrare di nuovo la Pasqua, ma piuttosto di celebrare una Pasqua nuova.
Infonda Dio sapienza nel cuore perché ci sia dato di conoscere con più intensa gratitudine e con più profonda commozione il mistero di Cristo. Secondo le suggestioni della proposta pastorale per l’anno 2020/2021, chiediamo al Signore di ascoltare la preghiera di Paolo: «Continuamente rendo grazie per voi ricordandovi nelle mie preghiere, affinché il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui» (Ef 1,17).
Il mistero della Pasqua, che voglio introdurre con questa lettera, è la rivelazione ultima e piena di quella sapienza che invochiamo: «Che il Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori, e così, radicati e fondati nella carità, siate in grado di comprendere con tutti i santi quale sia l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità, e di conoscere l’amore di Cristo che supera ogni conoscenza, perché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio» (Ef 3,17-19).
Solo persone nuove possono celebrare la Pasqua nuova, perché, ricolme della pienezza di Dio, si radunano, pregano, cantano, con cuore nuovo. Pertanto più seria e attenta dovrà essere la celebrazione della Quaresima, accogliendo la Parola che chiama a conversione.

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Lettera di papa Francesco e Arcivescovo di Milano per la Pasqua

Oggi, venerdì 12 febbraio è stato pubblicato il messaggio di papa Francesco per la Quaresima 2021 e il testo della lettera del nostro vescovo Mario.

Ecco i link:

Messaggio di Papa Francesco
Lettera per il tempo di Quaresima e il Tempo di Pasqua del Vescovo Mario Delfini

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Per la preghiera in famiglia

Per la preghiera personale della quaresima è possibile prenotare il libretto di preghiera che aiuterà anche a conoscere l’Enciclica di Papa Francesco Fratelli tutti. È possibile prenotarlo o sul foglio in chiesa.

libretto

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Penultima dopo l’Epifania

Parrocchia S. Agata – Monticello
Parrocchia S. Maria della Purificazione – Torrevilla

Voglio l’amore!

«Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!».
Così disse tra sé il fariseo di nome Simone che aveva invitato Gesù a mangiare in casa sua. Fermiamoci un attimo su questa frase perché ci rivela e ci dice molte cose.  Dice che quella donna è una peccatrice; che una peccatrice non merita attenzione; dice che Simone è ben informato sui compaesani: vien da pensare sia uno di quelli che sa vita, morte e miracoli di ciascuno; è uno ben informato e che la sa lunga.
Dice anche e soprattutto una certa delusione di Simone stesso nei confronti di Gesù: “Ho invitato questo Gesù a casa mia; so che in giro, tra la gente si è fatto conoscere, la gente pensa che sia Giovanni il Battista, altri Elia, altri uno degli antichi profeti che è risorto, ma non sa chi è quella donna? Veramente deludente come profeta! Un profeta non può non sapere chi è e di quale genere è la donna che lo tocca! Non si vergogna?”.  Parole sprezzanti verso la donna e ancor più verso Gesù e il suo atteggiamento, vero motivo della sua indignazione.
Quelle parole di Simone ci dicono che a suo modo di vedere uno mandato da Dio, un profeta, la prima cosa che deve sapere e deve giudicare è esattamente la fedina penale delle persone che ha davanti.
Raccontano quelle parole di un Dio molto più interessato ai nostri peccati più che alla nostra persona, ai nostri sbagli più che alla nostra vita, alla nostra condanna più che alla nostra liberazione, alla nostra malattia più che alla nostra guarigione. Raccontano di un Dio severo e che non può non sapere; di uno Dio che per essere Dio, deve occupare la maggior parte del tempo a vedere e a tener conto dei peccati che facciamo.
Ma quel giorno anche Gesù ha qualcosa da raccontare a proposito di Dio. Lo vuole raccontare a Simone, con tenerezza e pazienza: «Simone, ho da dirti qualcosa». Gesù sembra già smentire Simone. Conosce non solo questa donna, ma conosce anche i giudizi di Simone, di cui sente i pensieri che non aveva osato manifestare.
Se anche noi oggi sapremo dire con Simone: «Di’ pure, maestro», sentiremo allora Gesù raccontare di un Dio che certamente conosce bene i nostri peccati: quelli della donna, dirà Gesù stesso, sono molti.
Ma sentiremo raccontare anche di un Dio molto più interessato alla nostra persona e alla nostra vita che ai nostri sbagli, alla nostra liberazione più che alla nostra condanna, alla nostra guarigione più che alla nostra malattia. Esattamente un Dio opposto a quello conosciuto e raccontato da Simone. Suggerisce a Simone, per convincersene, di pensare a due uomini, debitori l’uno di cinquecento denari, l’altro di cinquanta.  Nessuno dei due ha modo di restituire quanto dovuto. C’è un solo modo per sistemare la situazione: il gesto del padrone di condonare il debito. Quel gesto spalanca una possibilità nuova. Ora è possibile pensare a costruire, non solo a riparare; ora è possibile guardare al futuro e non rimanere legati al passato. È possibile credere ancora in sé stessi e anche negli altri. Chi apprezzerà di più il gesto del creditore? La risposta appare scontata non solo a noi, ma anche a Simone. Certamente colui che aveva il debito più grande e difficile da restituire.
Di questo stesso Dio, ci parla anche la donna del vangelo che stando dietro, presso i piedi di lui, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo.
Ella senza temere il giudizio dei presenti presso cui sa bene quale fame gode, entra e compie dei gesti che la maggior parte della gente presente interpreta come gesti di seduzione, di conquista, gesti di chi offre amore, in sintonia con la sua reputazione, ma che Gesù solo riesce a comprendere come gesti di riconoscenza di chi si sente amata e compresa. La donna non ci stava “provando”, si stava fidando e affidando.
Questa donna ha capito meglio di tutti come non ci sia bisogno di conquistarsi i favori e le attenzioni di Dio, ma ci sia bisogno innanzitutto di fidarsi della sua bontà. In quella casa entra senza essere invitata. È sola. Sa di essere peccatrice e sa bene che quella è la sua reputazione. Non ha niente e nessuno dalla sua parte se non quel Gesù. Lo sa in anticipo. Non ha bisogno di chiedere permesso per esprimere la sua gratitudine e quell’affetto che dimostra prima e non dopo aver ricevuto comprensione. È come se nel suo cuore ci fosse e risuonasse già la certezza di quelle parole che solo dopo Gesù le rivolgerà: «I tuoi peccati sono perdonati». Queste parole sono per lei l’inizio di una vita nuova: «La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!». Certa di ottenere clemenza, mette da parte la vergogna. Mentre per farisei quel perdono è di scandalo – «Chi è costui che perdona anche i peccati?» – quella donna sembra l’unica a credere fino in fondo alle meravigliose parole del profeta Osea: “Voglio l’amore e non il sacrificio, la conoscenza di Dio più degli olocausti. E ancora prima: “Venite, ritorniamo al Signore: egli ci ha straziato ed egli ci guarirà… ci fascerà. Dopo due giorni ci ridarà la vita e il terzo ci farà rialzare, e noi vivremo alla sua presenza. Affrettiamoci a conoscere il Signore, la sua venuta è sicura come l’aurora. Verrà a noi come la pioggia d’autunno, come la pioggia di primavera che feconda la terra”.
Vedi questa donna Simone? Lei ha capito come non sia il peccato ad allontanarci davvero da Dio, ma l’incapacità ad ammetterlo e a lasciarsi perdonare. Lo sa un genitore e dovrebbe saperlo un figlio: l’errore commesso non è più forte dell’amore; lo sbaglio non riesce a cancellare l’amore; è l’amore che cancella lo sbaglio e restituisce pace. Ne abbiamo tanta di strada da fare, per avere una fede grande come la sua!

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Festa della famiglia

santa-famigliaParrocchia S. Agata – Monticello
Parrocchia S. Maria della Purificazione – Torrevilla

Oggi la liturgia ci dona di celebrare la festa della sacra Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe. Questa festa diventa sempre l’occasione per celebrare anche la festa delle nostre famiglie, affidandole alla benedizione e alla protezione del Signore. Proviamo però anche a chiedere al vangelo di darci qualche suggerimento per la vita concreta di ciascuno di noi e per la vita concreta delle nostre famiglie. Sono due gli spunti che vorrei raccogliere da questo Vangelo che ci racconta del ritrovamento di Gesù al tempio.
La famiglia di Giuseppe e Maria aveva delle abitudini; come ogni famiglia, abitudini di vita e abitudini di fede. Luca dice chiaramente che si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Il precetto raccomandava che ogni buon israelita dovesse presentarsi davanti al Signore in occasione delle tre feste ebraiche principali: la festa di Pasqua, la festa di Pentecoste e la festa delle capanne. Tenendo conto che Nazareth dista circa 120 km da Gerusalemme, è facile capire come questo non fosse un precetto così facile da onorare.  Luca ci dice anche che, seguendo le usanze del tempo, una volta compiuti i 12 anni e quindi raggiunta la maggiore età, Gesù comincia a far parte a pieno titolo della comunità dei credenti e fa proprio l’obbligo di seguire i comandamenti. Così quella volta andò anche lui a Gerusalemme con i suoi genitori, secondo la consuetudine della festa. Ma, il racconto dice che, improvvisamente, Gesù rompe le abitudini. Disobbedisce. “Trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero”. Accade così a volte, o forse deve accadere così. Alcune cose nella vita non possono essere fatte solo per consuetudini. Occorre farle per convinzione. Occorre attraversare quel passaggio difficile dalla consuetudine alla convinzione dentro il quale ci si può anche perdere, ma grazie al quale si può anche crescere e ritrovare.
Quanto dolore e fatica quando dei genitori si sentono dire per la prima volta dai figli: non voglio venire a messa. Quante domande nascono nel cuore: perché non sono stato capace di trasmettere ai miei figli quanto anche io ho ricevuto? Dove ho sbagliato? Il vangelo ci dice che quel passaggio deve accadere: dall’abitudine alla scelta, dalla consuetudine alla convinzione. Dalle tradizioni di famiglia, quelle di vita e quelle di fede, a volte occorre allontanarsi per farle diventare scelta e non solo obbligo.
È quello che accade a Gesù che si stacca, lasciando che la comitiva prosegua il viaggio verso casa, per tornare lì, nel tempio, dove i suoi genitori lo avevano accompagnato, per starci di più, per approfondire e capire, per ascoltare e interrogare, domandare e rispondere. Non è saggio abbandonare tradizioni senza averne prima capito il senso. Saggio è invece lasciarsi custodire dalle tradizioni, comprese, fatte nostre e fatte nuove.  Ciascuna famiglia è fatta anche di tradizioni e sane abitudini da cui è custodita e difesa. Sono tanti i momenti della vita in famiglia che si ripetono ogni giorno: la sveglia del mattino, il coricarsi, il momento dei pasti, dell’uscire e del rientrare a casa; cose che si possono fare insieme: lo stendere i panni, l’apparecchiare la tavola, lo stirare, fare un dolce, il guardare il programma preferito, la partita di calcio, la visita ad un nonno o un parente, perché no il pregare … sono solo alcuni dei momenti soliti della vita che possono diventare momenti del ritrovarsi; occasioni di una parola confidata, di un gesto di tenerezza, di un abbraccio di gioia, di un bacio, di uno scherzo. Gesù ci insegna a rompere le abitudini per farle diventare qualcosa di ancora più personale e motivato di cose che siamo semplicemente obbligati a fare.
Ancora, Gesù ci insegna che l’unica disobbedienza meritevole è quella alla pigrizia. La scelta di Gesù di rimanere a Gerusalemme e di rimanerci da solo è certamente una scelta contraria alla pigrizia che avrebbe invece suggerito di ritornare alle proprie case, alle proprie comodità, alla propria vita di sempre.
La casa in fondo è anche quello: il luogo in cui stiamo bene, abbiamo le nostre occupazioni, le nostre comodità; è il luogo confortevole in cui a volte ci impigriamo e in cui a volte non diamo esattamente il meglio di noi stessi. In casa e in famiglia usiamo termini che non osiamo usare fuori casa, parliamo a volte con toni e modi che fuori casa, con persone estranee o anche un amico, non oseremmo usare senza vergognarcene.
Gesù ci insegna a non occuparci solo delle nostre cose e dei nostri comodi, dei nostri interessi, delle nostre abitudini. Ci sono le cose del Padre. Gesù ci insegna a disobbedire alla pigrizia. A non percorrere sempre e solo le strade conosciute. Insegna ai suoi genitori e a noi che ci si può fermare anche un poco più del dovuto alla presenza di Dio, che non c’è fretta di tornare a casa.
Infine Gesù ci insegna anche a disobbedire all’ovvio. Maria e Giuseppe lo perdono di vista perché pensano che Gesù sia nella carovana, in ritorno verso casa: dove deve essere altrimenti, lì deve stare, lì è. Ma questo non è sempre così: le persone a cui vogliamo bene non sono sempre dove noi pensiamo. Disobbedire all’ovvio vuol dire rimanere concentrati sull’altro e non su noi stessi. La famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe nella rottura di una abitudine rifatta nuova, nella disobbedienza alla pigrizia e all’ovvio, si ritrova. Mi paiono dei buoni suggerimenti di cui fare tesoro e per cui ringraziare oggi il vangelo e il Signore.

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Nuovi Chirichetti

Domenica 24 gennaio la Comunità ha accolto sei nuovi chierichetti

chirichetti 21

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Festa patronale di TORREVILLA

Parrocchia Santa Maria della Purificazione – Torrevilla

COMUNITÀ IN FESTA

biscotti 21Quest’anno, per via della situazione e delle restrizioni, non si è potuto preparare i tradizionali ravioli dolci frutto del lavoro di molte mani.
In collaborazione con la Pasticceria Renzo sono stati preparati dei sacchetti di biscotti che saranno messi in vendita a favore delle opere parrocchiali, ma l’alternativa speriamo trovi il vostro gradimento!

I sacchetti di biscotti, dal costo di 5 euro, possono essere prenotati entro venerdì 29 gennaio al link https://form.jotform.com/210214707474349

quercode biscotti

 

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COMUNITÀ IN FESTA

Parrocchia Sant’Agata – Monticello Brianza
Parrocchia Santa Maria della Purificazione – Torrevilla

Festa patronale di TORREVILLA
Festa della purificazione della Beata Vergine Maria

Domenica 31 gennaio 2021torrevilla festa21
Ore 9.30 Santa Messa solenne presieduta da monsignor Maurizio Rolla
Ore 15.00 Vesperi solenni e benedizione
In collaborazione con la Pasticceria Renzo
vendita dei sacchetti di biscotti a favore delle opere parrocchiali
Martedì 2 febbraio 2021
Festa della presentazione del Signore
Ore 9.00 Santa Messa nella Chiesa di Torrevilla
con la benedizione delle candele
Mercoledì 3 febbraio 2021
Ore 20.30 Santa Messa nella Chiesa di Monticello e adorazione eucaristica fino alle 21.30
Giovedì 4 febbraio 2021
Ore 9.00 Santa Messa nella Chiesa di Torrevilla
ed adorazione eucaristica fino alle ore 10.30

Festa patronale di MONTICELLO BRIANZA
Memoria di sant’Agata

Venerdì 5 febbraio 2021
Memoria di sant’Agata vergine e martire
Ore 10.30 Santa Messa solenne nella Chiesa di Monticello
Ore 15.00 Vespero e adorazione eucaristica fino alle 16.00
Ore 16.30 Adorazione eucaristia per i ragazzi delle elementari
In chiesa a Torrevilla i ragazzi di 4° elementare
In chiesa a Monticello i ragazzi di 3° e 5° elementare
Sabato 6 febbraio 2021
Ore 17.00 Adorazione eucaristica a precedere la Messa
Domenica 7 febbraio 2021
Ore 11.00 Santa Messa solenne presieduta da monsignor Maurizio Rolla

Ricordiamo che durante ogni celebrazione e incontro di preghiera è necessario e sarà perciò garantito il rispetto delle normative anticovid (distanziamento, mascherine, sanificazione mani e ambienti).

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