Parrocchia S. Agata – Monticello
Parrocchia S. Maria della Purificazione – Torrevilla
Oggi la liturgia ci dona di celebrare la festa della sacra Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe. Questa festa diventa sempre l’occasione per celebrare anche la festa delle nostre famiglie, affidandole alla benedizione e alla protezione del Signore. Proviamo però anche a chiedere al vangelo di darci qualche suggerimento per la vita concreta di ciascuno di noi e per la vita concreta delle nostre famiglie. Sono due gli spunti che vorrei raccogliere da questo Vangelo che ci racconta del ritrovamento di Gesù al tempio.
La famiglia di Giuseppe e Maria aveva delle abitudini; come ogni famiglia, abitudini di vita e abitudini di fede. Luca dice chiaramente che si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Il precetto raccomandava che ogni buon israelita dovesse presentarsi davanti al Signore in occasione delle tre feste ebraiche principali: la festa di Pasqua, la festa di Pentecoste e la festa delle capanne. Tenendo conto che Nazareth dista circa 120 km da Gerusalemme, è facile capire come questo non fosse un precetto così facile da onorare. Luca ci dice anche che, seguendo le usanze del tempo, una volta compiuti i 12 anni e quindi raggiunta la maggiore età, Gesù comincia a far parte a pieno titolo della comunità dei credenti e fa proprio l’obbligo di seguire i comandamenti. Così quella volta andò anche lui a Gerusalemme con i suoi genitori, secondo la consuetudine della festa. Ma, il racconto dice che, improvvisamente, Gesù rompe le abitudini. Disobbedisce. “Trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero”. Accade così a volte, o forse deve accadere così. Alcune cose nella vita non possono essere fatte solo per consuetudini. Occorre farle per convinzione. Occorre attraversare quel passaggio difficile dalla consuetudine alla convinzione dentro il quale ci si può anche perdere, ma grazie al quale si può anche crescere e ritrovare.
Quanto dolore e fatica quando dei genitori si sentono dire per la prima volta dai figli: non voglio venire a messa. Quante domande nascono nel cuore: perché non sono stato capace di trasmettere ai miei figli quanto anche io ho ricevuto? Dove ho sbagliato? Il vangelo ci dice che quel passaggio deve accadere: dall’abitudine alla scelta, dalla consuetudine alla convinzione. Dalle tradizioni di famiglia, quelle di vita e quelle di fede, a volte occorre allontanarsi per farle diventare scelta e non solo obbligo.
È quello che accade a Gesù che si stacca, lasciando che la comitiva prosegua il viaggio verso casa, per tornare lì, nel tempio, dove i suoi genitori lo avevano accompagnato, per starci di più, per approfondire e capire, per ascoltare e interrogare, domandare e rispondere. Non è saggio abbandonare tradizioni senza averne prima capito il senso. Saggio è invece lasciarsi custodire dalle tradizioni, comprese, fatte nostre e fatte nuove. Ciascuna famiglia è fatta anche di tradizioni e sane abitudini da cui è custodita e difesa. Sono tanti i momenti della vita in famiglia che si ripetono ogni giorno: la sveglia del mattino, il coricarsi, il momento dei pasti, dell’uscire e del rientrare a casa; cose che si possono fare insieme: lo stendere i panni, l’apparecchiare la tavola, lo stirare, fare un dolce, il guardare il programma preferito, la partita di calcio, la visita ad un nonno o un parente, perché no il pregare … sono solo alcuni dei momenti soliti della vita che possono diventare momenti del ritrovarsi; occasioni di una parola confidata, di un gesto di tenerezza, di un abbraccio di gioia, di un bacio, di uno scherzo. Gesù ci insegna a rompere le abitudini per farle diventare qualcosa di ancora più personale e motivato di cose che siamo semplicemente obbligati a fare.
Ancora, Gesù ci insegna che l’unica disobbedienza meritevole è quella alla pigrizia. La scelta di Gesù di rimanere a Gerusalemme e di rimanerci da solo è certamente una scelta contraria alla pigrizia che avrebbe invece suggerito di ritornare alle proprie case, alle proprie comodità, alla propria vita di sempre.
La casa in fondo è anche quello: il luogo in cui stiamo bene, abbiamo le nostre occupazioni, le nostre comodità; è il luogo confortevole in cui a volte ci impigriamo e in cui a volte non diamo esattamente il meglio di noi stessi. In casa e in famiglia usiamo termini che non osiamo usare fuori casa, parliamo a volte con toni e modi che fuori casa, con persone estranee o anche un amico, non oseremmo usare senza vergognarcene.
Gesù ci insegna a non occuparci solo delle nostre cose e dei nostri comodi, dei nostri interessi, delle nostre abitudini. Ci sono le cose del Padre. Gesù ci insegna a disobbedire alla pigrizia. A non percorrere sempre e solo le strade conosciute. Insegna ai suoi genitori e a noi che ci si può fermare anche un poco più del dovuto alla presenza di Dio, che non c’è fretta di tornare a casa.
Infine Gesù ci insegna anche a disobbedire all’ovvio. Maria e Giuseppe lo perdono di vista perché pensano che Gesù sia nella carovana, in ritorno verso casa: dove deve essere altrimenti, lì deve stare, lì è. Ma questo non è sempre così: le persone a cui vogliamo bene non sono sempre dove noi pensiamo. Disobbedire all’ovvio vuol dire rimanere concentrati sull’altro e non su noi stessi. La famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe nella rottura di una abitudine rifatta nuova, nella disobbedienza alla pigrizia e all’ovvio, si ritrova. Mi paiono dei buoni suggerimenti di cui fare tesoro e per cui ringraziare oggi il vangelo e il Signore.



