Ultima dopo l’Epifania

Parrocchia S. Agata Monticello
Parrocchia S. Maria della Purificazione Torrevilla

Fratelli non avversari

Il Signore Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri. Questo inizio potrebbe far subito dire che questa parabola non è rivolta a noi, che non siamo noi i destinatari della parabola perché non ci sentiamo affatto giusti e non disprezziamo nessuno.
Ma così facendo diventeremmo subito i destinatari di questo racconto, ritenendo noi stessi di essere appunto tra i giusti e magari pensando subito a chi dovrebbe proprio essere raccontata questa storia…
Allora mettiamoci in ascolto di questa parabola che come tutte le parabole ci sta offrendo innanzitutto un punto di osservazione esterno e perciò riparato, quasi un nascondiglio, da cui guardare e ascoltare senza voler immediatamente parlare di noi e giudicarci.
“O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”
Ascoltando le parole di quest’uomo la prima cosa che voglio pensare è che sia sincero.
Egli dice la verità. Sa di osservare scrupolosamente la Legge, anzi di fare più del necessario perché a proposito del digiuno, la Scrittura ci dice che questa pratica penitenziale era prevista dalla tradizione giudaica poche volte all’anno. Non tutti erano tenuti al pagamento della decima e nemmeno ad applicarla su tutto quanto si possedeva. Neppure quello che penso del pubblicano in fondo è falso.
Egli, dunque, è davvero una brava persona, eppure qualcosa stona in queste parole.
La preghiera di quest’uomo potremmo paragonarla allo specchio magico della favola di Biancaneve appartenente alla regina cattiva davanti al quale essa continuamente chiede: “Specchio, servo delle mie brame, chi è la più bella del reame?” per sentirsi continuamente rispondere: “O mia regina, al mondo non c’è nessuna che sia più bella di te”.
La preghiera di quest’uomo non sta sinceramente ringraziando Dio, ma sembra quasi aspettarsi il grazie di Dio per le opere compiute
Soprattutto è preghiera che non sa liberarsi del confronto con gli altri.
Come scrive il nostro vescovo nella lettera per la prossima Quaresima: “Non possiamo sopportare quella critica che non vuole correggere, ma corrodere la buona fama, la dignità delle persone; non possiamo sopportare quel modo di indicare errori e inadempienze che sfoga aggressività e risentimento.
Nel dibattito pubblico sono frequenti parole ingiuriose e toni sprezzanti che umiliano le persone, senza aiutare nessuno”.
Il confronto non siamo chiamati ad averlo con gli altri perché questo farebbe diventare ogni uomo un nostro avversario per una ipotetica classifica dei migliori agli occhi di Dio o per il campionato del mondo di corsa verso il paradiso. Maria molto chiaramente ci ricorda nel Magnificat che Dio disperde i superbi nei pensieri del loro cuore; rovescia i potenti dai troni, mentre innalza gli umili; Gesù stesso al termine di questa parabola ricorda a ciascuno di noi che chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece chi si umilia sarà esaltato.
Il confronto noi siamo chiamati ad averlo con Dio e con il suo amore, cosa che trasforma gli altri in nostri fratelli e alleati lungo la strada per il paradiso, lì dove si arriva insieme o non si arriva.
Nessuno è mai salito al cielo appoggiandosi sulle spalle degli altri.
E tu perché giudichi tuo fratello? chiede san Paolo ai fratelli della Chiesa di Roma. Quello e compito di Dio e noi credenti non possiamo che dire: per fortuna. Ed è strepitoso quanto ancora aggiunge san Paolo: “Ciascuno di noi renderà conto di se stesso a Dio. D’ora in poi non giudichiamoci più gli uni gli altri; piuttosto fate in modo di non essere causa di inciampo o di scandalo per il fratello”.
Noi siamo di inciampo sia quando cediamo al peccato sia quando cediamo al giudizio sugli altri.
Siamo a volte troppo veloci a puntare il dito contro l’altro, mettendo a nudo in modo impietoso i suoi difetti, le sue mancanze così come siamo altrettanto veloci a pretendere comprensione per le nostre…
Noi cristiani dobbiamo ricordarci che non ci serve vincere facile con gli altri, ma che siamo già vittoriosi per i meriti di Dio che ci ha guadagnato la salvezza sulla croce.
Che vita sarebbe se dovessimo conquistarci ogni cosa, ogni briciolo di pace, di speranza o di felicità con i nostri meriti o con i nostri sforzi? Le gioie più grandi sono sempre quello che ci arrivano in dono dagli altri e quella che ci arriva dal poterci donare agli altri.
Come fa il pubblicano che abbassa il capo, sapendo di non poter avere abbastanza nelle sue mani per comprare la salvezza o anche solo meritare uno sguardo da Dio. Egli sa solo di dover dipendere eternamente dall’eterna misericordia di Dio, ma sa che Dio gode di questa misericordia e si compiace di chi si lascia amare più ancora di chi si vanta di amarlo.
È con la forza di questa misericordia che noi siamo vittoriosi, senza bisogno di far confronti con nessuno.

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