4 domenica di Avvento

Il Signore ne ha bisogno!

Il Signore ne ha bisogno!

Leggendo questo vangelo,  mi sono trovato a chieder: ma questo puledro avrà capito cosa è successo quel giorno a Gerusalemme? Me lo sono immaginato mentre vede arrivare e avvicinarsi due discepoli di Gesù che cominciano a slegare le briglie che lo tenevano legato; mentre sente il suo proprietario chiedere giustamente: “Perché lo slegate?”; mentre sente quegli uomini dire: “Il Signore ne ha bisogno”; e mi sono chiesto: cosa avrà pensato? Me lo sono immaginato mentre si vedeva ricoprire di mantelli la sua schiena e mi sono chiesto: cosa  avrà pensato? Ancora di più, me lo sono immaginato mentre avanza e si vede stendere davanti dei mantelli su cui camminare e attorno a sè una folla di discepoli che, pieni di gioia, cominciano a lodare Dio a gran voce per tutti i prodigi che avevano veduto, dicendo: «Benedetto colui che viene, il re, nel nome del Signore. Pace in cielo e gloria nel più alto dei cieli!». E anche qui, mi sono chiesto: avrà capito che non erano per lui tutte quelle attenzioni, quelle grida gioiose e quella festa? Avrà capito che i mantelli erano per rendere onore a chi stava sulla sua groppa e non per lui? Che i mantelli erano un segno di rispetto per il cavaliere più che per il cavallo? Perché qualche puledro presuntuoso, o forse anche solo sprovveduto ed ingenuo, l’ho conosciuto e certo lo sono anche io qualche volta. Io non so se questo puledro del Vangelo abbia capito qualcosa quel giorno. Oso pensare di sì, perché il Signore l’ha certo scelto bene il puledro per il suo ingresso in Gerusalemme e lo ha scelto puledro di asino perché capace di tanto lavoro e aspettarsi poco merito; So anche che è un attimo prendersi meriti che non ci appartengono, credersi importanti forse addirittura indispensabili, pensare che è proprio di me che hanno bisogno, prendersi applausi di altri o che quanto meno andrebbero condivisi con altri che magari hanno umilmente lavorato nel silenzio, con attenzione, con umiltà. Accade dentro casa, dentro le parrocchie, negli ambienti di lavoro, anche semplicemente nella cerchia di amici. Ecco, io credo che possa far bene oggi a ciascuno di noi, fare due chiacchiere con quel puledro. Ci può far bene chiedergli come si fa a rimanere puledri senza credersi cavalieri o principi o re; chiedergli la grazia di poter portare in giro Gesù, senza credersi Dio. Può essere utile anche chiedergli qualche consiglio su come si fa a mettersi a disposizione di quel che c’è da fare senza fare gli indispensabili o gli insostituibili; chiedergli come si fa a non montarsi la testa, pur impegnandosi al massimo per una causa che non è tutta e solo tua; darsi da fare per qualcosa che non hai deciso e voluto, per una gloria che non ti arriverà, per un’impresa per cui non verrai applaudito; come si fa a non tirarsi indietro quando nessuno ti dice grazie o quando non ti è riconosciuto alcun merito. Credo inoltre che scambiare qualche parola con questo puledro, faccia bene anche al Natale che stiamo preparando. Sia utile a ricordarci che tutto quello che stiamo preparando è appunto come quel puledro e quei mantelli: è ciò che porta su di sé il Natale e lo rende meglio visibile, ma non propriamente ciò di cui non possiamo fare a meno. Ne abbiamo bisogno! Ne ha bisogno anche il Signore come mezzo per passare, come quel giorno col puledro, purché rimanga il mezzo, non il fine. Ci è utile scambiare due parole con quel puledro per evitare mentre passa Gesù di guardare l’asino; per evitare di dedicarci alle cose, ma non alle persone; di preparare la festa, ma trascurare il festeggiato. Siamo oltre la metà di un Avvento; siamo ormai vicini ad un nuovo Natale. Pur assorbiti da tante occupazioni e distratti da tante preoccupazioni, è bello immaginare di poter essere quel puledro che umilmente aiuta Gesù a passare ancora in mezzo a noi; con semplicità, con umiltà, senza troppo chiasso e senza attirare troppa attenzione. “Il Signore ne ha bisogno”; Ha bisogno di noi. Perché tirarci indietro? Quel puledro in fondo è passato alla storia proprio facendo semplicemente il puledro e proprio caricando su di sé il Signore, permettendo agli altri di vederlo, di lodarlo, di benedirlo. Stiamo attenti a non lasciar passare questo Natale senza vedere e incontrare il Signore Gesù. Stiamo attenti a non rubare la scena al Signore.

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Vendita Panettoni

scuyola dell'infanziaDopo il grande successo del Natale scorso tornano i deliziosi Panettoni dell’Asilo Bocconi. chi fosse interessato può compilare il Form  entro 9 Dicembre
Troverete 3 diverse scelte di ritiro.
Il costo è di 10 euro a Panettone. Il ricavato sarà destinato all’acquisto di materiali di consumo per i nostri bambini.
La confezione sarà poi arricchita e resa unica dalle mani preziose dei nostri piccoli aiutanti.
A presto e grazie per il vostro sostegno.

Qui puoi scaricare il volantino

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3 domenica di Avvento

 

Sei Tu colui che viene!

Sei Tu colui che viene!

«Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». È la domanda che Giovanni il Battista affida ai suoi discepoli perché cerchino risposta da Gesù. E i suoi discepoli si rivolsero proprio così a Gesù: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Se tornate anche solo alle parole del Vangelo di domenica scorsa ricorderete Giovanni parlare di Gesù in questi termini: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo». Ed è comprensibile allora lo stato d’animo di Giovanni. È in carcere. L’aver preso posizione contro i comportamenti di Erode Antipa gli erano costati il carcere. Sappiamo come finirà. Nel frattempo, Giovanni non vede realizzato nessuno dei suoi annunci: nessuna pianta tagliata alla radice; nessuna ramazza a fare pulizia; nessuna gramigna bruciata. Quando interverrà e passerà all’azione? Cosa aspetta? Quando libererà anche me da questa ingiusta carcerazione? Comprensibile che prima di venire giustiziato voglia qualche risposta ad una domanda che può certo affacciarsi nel cuore di chiunque: ne è valsa la pena? Sei davvero tu quello che aspettavo o è un altro?  Dove ho sbagliato? Perché mi sta succedendo questo? Sono domande che nascono dalla delusione del “non è cambiato niente”, dallo smarrimento che tutto continui e anzi peggiori, come se Lui non ci fosse. Le stesse domande che ci facciamo quando anche noi ci sentiamo come in carcere, ovvero privati di una libertà, di una speranza, di un futuro, di una certezza: dove sei Dio? Perché non fai nulla? Perché non entri in azione e sistemi le cose, come pure pensiamo tu sappia fare? Domande che nascono forse ancora più dal cuore di chi crede che di chi non crede; che nascono dalla delusione di un’attesa fondata sulla convinzione che Dio ci voglia bene e che non abbia quindi interesse a vederci in difficoltà; nascono dal silenzio che accompagna la nostra preghiera. Quanto e in quanti abbiamo pregato per la fine di questa pandemia? Ogni religione ha pregato il suo Dio e nessun Dio è ancora intervenuto. «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». A te dobbiamo chiedere o dobbiamo rivolgerci a qualcun altro? E forse ancora di più: c’è un Dio a cui chiedere o dobbiamo arrangiarci da soli? La risposta di Gesù è in due parti ed è certo strana e forse provocatoria: In quello stesso momento Gesù guarì molti da malattie, da infermità, da spiriti cattivi e donò la vista a molti ciechi. Poi diede loro questa risposta: «Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciata la buona notizia. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!». Non fa nulla per Giovanni che infatti poi verrà ucciso; nessuna rassicurazione diretta del tipo: sì, sono io! Giovanni non ti sei sbagliato, stai tranquillo. Nessun: andrà tutto bene. Siamo troppo abituati a giudicare Dio per quello che fa per noi. Siamo troppo abituati a considerare noi stessi, la nostra esperienza, i nostri pensieri, le nostre opinioni e la nostra vita come il metro di misura di tutto e di tutti. Tutti vogliamo avere ragione.  Non ci fidiamo più di nessuno, ma Dio non è Dio solo quando fa le cose per me. La prima lettura ci racconta di come Dio a volte si serva perfino dei nostri nemici per procurarci un bene a volte insperato. Occorre imparare a contemplarlo in azione anche nella vita degli altri, nella storia degli uomini. Occorre imparare a contemplarlo quando si serve dei nemici per portare cose buone, quando dalle difficoltà fa nascere nuove possibilità, quando dalla morte fa rinascere la vita, quando dalla prova ci accompagna ad imparare ed essere migliori. È provocatoria questa risposta che Gesù offre a Giovanni perché lo costringe ad aprire gli occhi. A non considerare, misurare e giudicare l’azione di Dio solo guardando a se stessi. La speranza nasce anche dal vedere Dio che opera nella vita degli altri! È operare anche noi con Dio nella vita degli altri.  Mi piace pensare che Gesù sa che questa risposta possa bastare a Giovanni. In fondo Giovanni non aveva mandato i suoi discepoli da Gesù a chiedere di essere liberato. Aveva chiesto semplicemente di essere sostenuto nella sua difficile attesa: se sei Tu, io non mi arrendo, io resto, anche dentro un carcere! Io aspetterò.

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2 domenica di avvento

ogni giorno è un inizio

ogni giorno è un inizio

Non è subito la fine! Se ancora non va bene, significa che non è ancora la fine. Per questo noi iniziamo un nuovo Avvento. Perché non è ancora la fine, è piuttosto l’inizio. Oggi l’evangelista Marco ci porta dentro questa seconda domenica di Avvento proprio con questa parola: inizio. Inizio di una buona notizia. Inizio della buona notizia.  Sembra quasi una annota­zione pratica, un semplice titolo esterno al racconto, un modo come un altro per cominciare un libro. Invece di scrivere “c’era una volta”, Marco decide di usare queste Parole: Inizio del Vangelo.  Ma queste parole di Marco non sono parole qualsiasi perché subito aggiunge “di Gesù Cristo”, come a dire, in un solo attimo, che è l’inizio del vangelo di Gesù Cristo, ma anche che l’inizio del vangelo è Gesù Cristo. Marco dice che quella che si legge nel suo libro è la buona notizia, il Vangelo, ma soprattutto che Gesù è la buona notizia.  Sembra volerci proprio dire che ciò a cui noi dobbiamo fare attenzione, se vogliamo che il nostro Avvento continui nel modo migliore, non sono semplicemente delle buone notizie: la buona notizia della fine della pandemia, la buona notizia di un prossimo Natale senza restrizioni, la buona notizia di una ripresa economica che valga per tutti e non solo per pochi… questi sono semplicemente dei buoni finali che non devono distrarci dal Vangelo! Quello che conta è il buon inizio! Ci è molto facile domandarci: come andrà a finire; ci è facile augurarci che finisca bene. Ma quanta attenzione mettiamo agli inizi? E quanto capaci di ricordarci che all’inizio c’è lui, il Signore Gesù, non semplicemente una buona notizia, ma la buona Notizia, spesso oscurata dalle nostre preoccupazioni e occupazioni, oscurata dalle cattive notizie e dalle previsioni scure? Ce ne accorgiamo anche in tv, di come i maggiori ascolti li fanno quei programmi che maneggiano con molta disinvoltura le cose che non vanno. Le cattive notizie sono buone per vendere i giornali, ma non servono a far buona la vita. Le cattive notizie non sempre insegnano qualcosa. Spaventano, ci rendono più paurosi, indecisi, incerti… ma non migliori. La paura ci rende più freddi, più chiusi, ci isola, ci allontana gli uni dagli altri. La paura è un nemico invisibile che dobbiamo imparare a vincere. E il Vangelo è la buona notizia; è la migliore arma che abbiamo contro questo nemico. Perché ci parla di una buona notizia che è Gesù e ci insegna a vedere le buone notizie di cui anche la nostra vita è piena, ci insegna a riconoscere fatti di Vangelo che solo lo sguardo della fede riconosce: la carezza di un figlio; la fatica sorridente di una mamma o del papà; la parola di un amico; il gesto gentile di una persona fatto senza tornaconto; un grazie detto o ricevuto… Troppe di queste cose ci passano davanti senza che ce ne accorgiamo. E per questo dobbiamo imparare a scrivere il nostro Vangelo: per tornare ad apprezzare la vita, per ricominciare a sognare, progettare, sperare… E quando le buone notizie scarseggiano, ricordarci che anche il perdono è una buona notizia che lava via il male dal cuore, mette un argine al suo dilagare. Abbiamo tutti bisogno di queste buone notizie, oggi come ieri, come sempre. Abbiamo bisogno di profeti. Isaia, come anche Giovanni Battista, è uomo che sa vedere la strada nel deserto, sa vedere speranza anche dove sembra assurdo sperare. Sa vedere segni di cambiamento anche là dove nulla sembra cambiare. Annuncia la vita dove sembra esserci solo sacrificio e dolore. Non ci deve importare come va a finire, ma dobbiamo essere capaci di inizi – direbbe papa Francesco – di avviare processi e non solo di occupare spazi. La buona notizia di Gesù è che Dio si fa vicino, è qui, dentro le co­se di tutti i giorni, alla porta della nostra casa, ad ogni risveglio.  Se ci pare che il mondo non vada per il meglio, non è certo perché il Signore sia ora distratto e meno attento alla nostra vita. I distratti siamo forse noi, che abbiamo dimenticato di quello che Gesù ci ha insegnato e ha messo in pratica per un mondo e una vita più bella. Mettiamo da parte la distrazione. Impariamo ad essere profeti, che non significa indovinare il futuro, ma vedere nel presente quel bene, anche piccolo, che fa sperare in un futuro e che allontana la paura. “Inizio” è la parola affidata ad ogni uomo; è la chiamata di ogni uomo e donna ad essere continuatori del Vangelo di Gesù.  Chi inizia a leggere il Vangelo, sa di dover essere continuatore di quell’inizio. Non semplice lettore, ma protagonista del Vangelo stesso.

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Alla scuola dei salmi

Parrocchia S. Agata – Monticello
Parrocchia S. Maria della purificazione – Torrevilla

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La carità è generosa

Per la Spesa domenica 21 novembre portiamo un litro di latte a lunga conservazione.

Troveremo un cesto in chiesa dove depositarlo

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1 domenica di Avvento

non è subito la fine

non è subito la fine

Vi ricordate le prime settimane e i primi mesi della pandemia con quali parole ci facevamo coraggio? “Andrà tutto bene”. I bambini ci disegnavano vicino un arcobaleno. Erano parole che riassumevano la speranza di uscire presto da una situazione in cui siamo precipitati quasi da un giorno all’altro; erano parole di incoraggiamento; era il primo vaccino contro lo sconforto, la cura contro la paura, una piccola medicina per l’anima. Una frase al futuro, che ti fa già star bene nel presente. Erano le parole buone che sostituivano gli abbracci che non ci potevamo dare, era il motivo per cui abbiamo accettato restrizioni e distanze: così andrà tutto bene. Anche John Lennon anni prima aveva usato parole simile: «Alla fine tutto andrà bene. E se non va bene, significa che non è ancora la fine». Senza far torto alla potenza della Parola di Dio, queste parole mi sono tornate in mente leggendo questo Vangelo della prima domenica di Avvento che oggi ci ricorda: non è subito la fine. Certamente «verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta». Ma non è subito la fine. Sentirete di guerre e di rivoluzioni. Ma non è subito la fine.Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze. Ma non è subito la fine Metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno. Ma non è subito la fine. Sentiamo ancora parlare di profughi e di guerre. Ma non è subito la fine. Sentiamo ancora parlare di pandemia e non vediamo l’ora che finisca. Ma non è subito la fine. Se le cose non vanno bene, è perché non è ancora la fine. Ed è paradossalmente proprio questa la buona notizia di Vangelo. La fine è quando si smette di sperare. La fine è quando si smette di amare, di lottare, di dare il meglio di sé, di vivere quella carità che in questo Avvento ci proponiamo di vivere con la stessa intensità tratteggiata da Paolo nella lettera ai Corinzi. La fine è quando si smette di attendere la fine di ogni prova, di ogni contrarietà, di ogni avversità. La fine è quando difendi la tua libertà con un accanimento che confina con l’egoismo; la fine è quando hai a cuore la difesa dei tuoi diritti e dimentichi quali sono i tuoi doveri, verso te stesso e ancora prima verso gli altri perché come diceva una vecchia canzone, tanto prima o poi gli altri siamo noi. La fine è quando non c’è qualcosa e qualcuno da attendere. Per questo desideriamo, consapevoli che ci farà solo bene, cominciare un tempo di Avvento, di attesa. Un nuovo Avvento per tornare ad imparare, ad attendere e a sperare; a perseverare e a sognare. Per ritrovare vigore alle nostre mani, per ritrovare forza nel cuore: risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina. Non arriverà quella liberazione senza l’impegno di ciascuno, senza il sacrificio di qualcosa a cui pure abbiamo diritto nel nome di un dovere da esercitare: quello di amare. Le parole di san Paolo risuonano chiare: Fratelli, fatevi imitatori di Dio, quali figli carissimi, e camminate nella carità, nel modo in cui anche Cristo ci ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore. Piuttosto rendete grazie! Ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come figli della luce; ora il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità. Cercate di capire ciò che è gradito al Signore. Non partecipate alle opere delle tenebre, che non danno frutto. No, non abbiamo ancora finito di farci imitatori. Non abbiamo ancora finito di imparare, non abbiamo ancora finito di diventare migliori proprio dentro la situazione più favorevole per diventarlo e più sincera per dimostrarlo: la prova. Nella difficoltà, ognuno avrà modo davvero di capire e far capire quanto vale. Sia come sia, stiamo andando incontro al Signore che viene incontro a noi. Non è ancora la fine e per questo noi oggi viviamo un nuovo inizio, un nuovo avvento, per far nuova l’attesa se mai si fosse lasciata mortificare dalle difficoltà presenti. Questo Vangelo ci ricorda che i cristiani stanno nel mondo come coloro che attendono la fine: il ritorno del Signore, il giudizio finale, la resurrezione. Il Vangelo è chiaro: le catastrofi, le carestie, le guerre, i terremoti, le pandemie… sono da sempre presenti, perché l’uomo stesso ne è responsabile, ma la fine è ben altra cosa, perché la fine della storia appartiene a Dio. I cristiani per questo stanno nel mondo senza essere complici della sua fine, ma facendosi complici solo della carità che porta il mondo a quel finale voluto da Dio dove tutto andrà bene. E se ancora non va bene, significa che non è ancora la fine. Per questo noi iniziamo un nuovo Avvento. Perché non è ancora la fine, è piuttosto l’inizio.

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Santa Polenta

Oratorio di Torrevilla – Domenica 21 novembre alle ore 12.30 ” Santa Polenta”.

santa polenta

Per accedere al modulo di prenotazione

Accedi | Paderna Clador

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Avvento 2021

RITIRO DI AVVENTO
per giovani e adulti

ritiro avvento 21Àlzati, prendi con te il bambino – Mt 2,13-21
Con cuore di padre

Domenica 14 novembre 2021 ore 15.00 – 17.00 meditazione di don Marco Crippa nella Chiesa di Cortenuova via san Michele Monticello Brianza

Dalle 14.30 alle 17.30, così da permettere ai genitori di raggiungere la Chiesa di Cortenuova, i bambini e ragazzi sono invitati a partecipare ad un pomeriggio di animazione con i gruppi ACR del Decanato nell’Oratorio di Viganò – Via della Vittoria, 16, Viganò

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La carità è generosa

la carità è generosa 1

Parrocchia S. Agata – Monticello
Parrocchia S. Maria della purificazione – Torrevilla

Ogni settimana vi chiediamo di aggiungere alla tua spesa l’alimento proposto, per le famiglie che hanno bisogno di una mano. Lo puoi lasciare nelle ceste che trovi nelle chiese.

Iniziamo con 1Kg di zucchero da portare domenica 14 novembre

Le parola di Papa Francesco:

” Siamo tutti sulla stessa barca: ci si può salvare solo insieme”

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