3 domenica di Avvento

 

Sei Tu colui che viene!

Sei Tu colui che viene!

«Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». È la domanda che Giovanni il Battista affida ai suoi discepoli perché cerchino risposta da Gesù. E i suoi discepoli si rivolsero proprio così a Gesù: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Se tornate anche solo alle parole del Vangelo di domenica scorsa ricorderete Giovanni parlare di Gesù in questi termini: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo». Ed è comprensibile allora lo stato d’animo di Giovanni. È in carcere. L’aver preso posizione contro i comportamenti di Erode Antipa gli erano costati il carcere. Sappiamo come finirà. Nel frattempo, Giovanni non vede realizzato nessuno dei suoi annunci: nessuna pianta tagliata alla radice; nessuna ramazza a fare pulizia; nessuna gramigna bruciata. Quando interverrà e passerà all’azione? Cosa aspetta? Quando libererà anche me da questa ingiusta carcerazione? Comprensibile che prima di venire giustiziato voglia qualche risposta ad una domanda che può certo affacciarsi nel cuore di chiunque: ne è valsa la pena? Sei davvero tu quello che aspettavo o è un altro?  Dove ho sbagliato? Perché mi sta succedendo questo? Sono domande che nascono dalla delusione del “non è cambiato niente”, dallo smarrimento che tutto continui e anzi peggiori, come se Lui non ci fosse. Le stesse domande che ci facciamo quando anche noi ci sentiamo come in carcere, ovvero privati di una libertà, di una speranza, di un futuro, di una certezza: dove sei Dio? Perché non fai nulla? Perché non entri in azione e sistemi le cose, come pure pensiamo tu sappia fare? Domande che nascono forse ancora più dal cuore di chi crede che di chi non crede; che nascono dalla delusione di un’attesa fondata sulla convinzione che Dio ci voglia bene e che non abbia quindi interesse a vederci in difficoltà; nascono dal silenzio che accompagna la nostra preghiera. Quanto e in quanti abbiamo pregato per la fine di questa pandemia? Ogni religione ha pregato il suo Dio e nessun Dio è ancora intervenuto. «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». A te dobbiamo chiedere o dobbiamo rivolgerci a qualcun altro? E forse ancora di più: c’è un Dio a cui chiedere o dobbiamo arrangiarci da soli? La risposta di Gesù è in due parti ed è certo strana e forse provocatoria: In quello stesso momento Gesù guarì molti da malattie, da infermità, da spiriti cattivi e donò la vista a molti ciechi. Poi diede loro questa risposta: «Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciata la buona notizia. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!». Non fa nulla per Giovanni che infatti poi verrà ucciso; nessuna rassicurazione diretta del tipo: sì, sono io! Giovanni non ti sei sbagliato, stai tranquillo. Nessun: andrà tutto bene. Siamo troppo abituati a giudicare Dio per quello che fa per noi. Siamo troppo abituati a considerare noi stessi, la nostra esperienza, i nostri pensieri, le nostre opinioni e la nostra vita come il metro di misura di tutto e di tutti. Tutti vogliamo avere ragione.  Non ci fidiamo più di nessuno, ma Dio non è Dio solo quando fa le cose per me. La prima lettura ci racconta di come Dio a volte si serva perfino dei nostri nemici per procurarci un bene a volte insperato. Occorre imparare a contemplarlo in azione anche nella vita degli altri, nella storia degli uomini. Occorre imparare a contemplarlo quando si serve dei nemici per portare cose buone, quando dalle difficoltà fa nascere nuove possibilità, quando dalla morte fa rinascere la vita, quando dalla prova ci accompagna ad imparare ed essere migliori. È provocatoria questa risposta che Gesù offre a Giovanni perché lo costringe ad aprire gli occhi. A non considerare, misurare e giudicare l’azione di Dio solo guardando a se stessi. La speranza nasce anche dal vedere Dio che opera nella vita degli altri! È operare anche noi con Dio nella vita degli altri.  Mi piace pensare che Gesù sa che questa risposta possa bastare a Giovanni. In fondo Giovanni non aveva mandato i suoi discepoli da Gesù a chiedere di essere liberato. Aveva chiesto semplicemente di essere sostenuto nella sua difficile attesa: se sei Tu, io non mi arrendo, io resto, anche dentro un carcere! Io aspetterò.

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