Leggendo questo vangelo, mi sono trovato a chieder: ma questo puledro avrà capito cosa è successo quel giorno a Gerusalemme? Me lo sono immaginato mentre vede arrivare e avvicinarsi due discepoli di Gesù che cominciano a slegare le briglie che lo tenevano legato; mentre sente il suo proprietario chiedere giustamente: “Perché lo slegate?”; mentre sente quegli uomini dire: “Il Signore ne ha bisogno”; e mi sono chiesto: cosa avrà pensato? Me lo sono immaginato mentre si vedeva ricoprire di mantelli la sua schiena e mi sono chiesto: cosa avrà pensato? Ancora di più, me lo sono immaginato mentre avanza e si vede stendere davanti dei mantelli su cui camminare e attorno a sè una folla di discepoli che, pieni di gioia, cominciano a lodare Dio a gran voce per tutti i prodigi che avevano veduto, dicendo: «Benedetto colui che viene, il re, nel nome del Signore. Pace in cielo e gloria nel più alto dei cieli!». E anche qui, mi sono chiesto: avrà capito che non erano per lui tutte quelle attenzioni, quelle grida gioiose e quella festa? Avrà capito che i mantelli erano per rendere onore a chi stava sulla sua groppa e non per lui? Che i mantelli erano un segno di rispetto per il cavaliere più che per il cavallo? Perché qualche puledro presuntuoso, o forse anche solo sprovveduto ed ingenuo, l’ho conosciuto e certo lo sono anche io qualche volta. Io non so se questo puledro del Vangelo abbia capito qualcosa quel giorno. Oso pensare di sì, perché il Signore l’ha certo scelto bene il puledro per il suo ingresso in Gerusalemme e lo ha scelto puledro di asino perché capace di tanto lavoro e aspettarsi poco merito; So anche che è un attimo prendersi meriti che non ci appartengono, credersi importanti forse addirittura indispensabili, pensare che è proprio di me che hanno bisogno, prendersi applausi di altri o che quanto meno andrebbero condivisi con altri che magari hanno umilmente lavorato nel silenzio, con attenzione, con umiltà. Accade dentro casa, dentro le parrocchie, negli ambienti di lavoro, anche semplicemente nella cerchia di amici. Ecco, io credo che possa far bene oggi a ciascuno di noi, fare due chiacchiere con quel puledro. Ci può far bene chiedergli come si fa a rimanere puledri senza credersi cavalieri o principi o re; chiedergli la grazia di poter portare in giro Gesù, senza credersi Dio. Può essere utile anche chiedergli qualche consiglio su come si fa a mettersi a disposizione di quel che c’è da fare senza fare gli indispensabili o gli insostituibili; chiedergli come si fa a non montarsi la testa, pur impegnandosi al massimo per una causa che non è tutta e solo tua; darsi da fare per qualcosa che non hai deciso e voluto, per una gloria che non ti arriverà, per un’impresa per cui non verrai applaudito; come si fa a non tirarsi indietro quando nessuno ti dice grazie o quando non ti è riconosciuto alcun merito. Credo inoltre che scambiare qualche parola con questo puledro, faccia bene anche al Natale che stiamo preparando. Sia utile a ricordarci che tutto quello che stiamo preparando è appunto come quel puledro e quei mantelli: è ciò che porta su di sé il Natale e lo rende meglio visibile, ma non propriamente ciò di cui non possiamo fare a meno. Ne abbiamo bisogno! Ne ha bisogno anche il Signore come mezzo per passare, come quel giorno col puledro, purché rimanga il mezzo, non il fine. Ci è utile scambiare due parole con quel puledro per evitare mentre passa Gesù di guardare l’asino; per evitare di dedicarci alle cose, ma non alle persone; di preparare la festa, ma trascurare il festeggiato. Siamo oltre la metà di un Avvento; siamo ormai vicini ad un nuovo Natale. Pur assorbiti da tante occupazioni e distratti da tante preoccupazioni, è bello immaginare di poter essere quel puledro che umilmente aiuta Gesù a passare ancora in mezzo a noi; con semplicità, con umiltà, senza troppo chiasso e senza attirare troppa attenzione. “Il Signore ne ha bisogno”; Ha bisogno di noi. Perché tirarci indietro? Quel puledro in fondo è passato alla storia proprio facendo semplicemente il puledro e proprio caricando su di sé il Signore, permettendo agli altri di vederlo, di lodarlo, di benedirlo. Stiamo attenti a non lasciar passare questo Natale senza vedere e incontrare il Signore Gesù. Stiamo attenti a non rubare la scena al Signore.
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