Non è subito la fine! Se ancora non va bene, significa che non è ancora la fine. Per questo noi iniziamo un nuovo Avvento. Perché non è ancora la fine, è piuttosto l’inizio. Oggi l’evangelista Marco ci porta dentro questa seconda domenica di Avvento proprio con questa parola: inizio. Inizio di una buona notizia. Inizio della buona notizia. Sembra quasi una annotazione pratica, un semplice titolo esterno al racconto, un modo come un altro per cominciare un libro. Invece di scrivere “c’era una volta”, Marco decide di usare queste Parole: Inizio del Vangelo. Ma queste parole di Marco non sono parole qualsiasi perché subito aggiunge “di Gesù Cristo”, come a dire, in un solo attimo, che è l’inizio del vangelo di Gesù Cristo, ma anche che l’inizio del vangelo è Gesù Cristo. Marco dice che quella che si legge nel suo libro è la buona notizia, il Vangelo, ma soprattutto che Gesù è la buona notizia. Sembra volerci proprio dire che ciò a cui noi dobbiamo fare attenzione, se vogliamo che il nostro Avvento continui nel modo migliore, non sono semplicemente delle buone notizie: la buona notizia della fine della pandemia, la buona notizia di un prossimo Natale senza restrizioni, la buona notizia di una ripresa economica che valga per tutti e non solo per pochi… questi sono semplicemente dei buoni finali che non devono distrarci dal Vangelo! Quello che conta è il buon inizio! Ci è molto facile domandarci: come andrà a finire; ci è facile augurarci che finisca bene. Ma quanta attenzione mettiamo agli inizi? E quanto capaci di ricordarci che all’inizio c’è lui, il Signore Gesù, non semplicemente una buona notizia, ma la buona Notizia, spesso oscurata dalle nostre preoccupazioni e occupazioni, oscurata dalle cattive notizie e dalle previsioni scure? Ce ne accorgiamo anche in tv, di come i maggiori ascolti li fanno quei programmi che maneggiano con molta disinvoltura le cose che non vanno. Le cattive notizie sono buone per vendere i giornali, ma non servono a far buona la vita. Le cattive notizie non sempre insegnano qualcosa. Spaventano, ci rendono più paurosi, indecisi, incerti… ma non migliori. La paura ci rende più freddi, più chiusi, ci isola, ci allontana gli uni dagli altri. La paura è un nemico invisibile che dobbiamo imparare a vincere. E il Vangelo è la buona notizia; è la migliore arma che abbiamo contro questo nemico. Perché ci parla di una buona notizia che è Gesù e ci insegna a vedere le buone notizie di cui anche la nostra vita è piena, ci insegna a riconoscere fatti di Vangelo che solo lo sguardo della fede riconosce: la carezza di un figlio; la fatica sorridente di una mamma o del papà; la parola di un amico; il gesto gentile di una persona fatto senza tornaconto; un grazie detto o ricevuto… Troppe di queste cose ci passano davanti senza che ce ne accorgiamo. E per questo dobbiamo imparare a scrivere il nostro Vangelo: per tornare ad apprezzare la vita, per ricominciare a sognare, progettare, sperare… E quando le buone notizie scarseggiano, ricordarci che anche il perdono è una buona notizia che lava via il male dal cuore, mette un argine al suo dilagare. Abbiamo tutti bisogno di queste buone notizie, oggi come ieri, come sempre. Abbiamo bisogno di profeti. Isaia, come anche Giovanni Battista, è uomo che sa vedere la strada nel deserto, sa vedere speranza anche dove sembra assurdo sperare. Sa vedere segni di cambiamento anche là dove nulla sembra cambiare. Annuncia la vita dove sembra esserci solo sacrificio e dolore. Non ci deve importare come va a finire, ma dobbiamo essere capaci di inizi – direbbe papa Francesco – di avviare processi e non solo di occupare spazi. La buona notizia di Gesù è che Dio si fa vicino, è qui, dentro le cose di tutti i giorni, alla porta della nostra casa, ad ogni risveglio. Se ci pare che il mondo non vada per il meglio, non è certo perché il Signore sia ora distratto e meno attento alla nostra vita. I distratti siamo forse noi, che abbiamo dimenticato di quello che Gesù ci ha insegnato e ha messo in pratica per un mondo e una vita più bella. Mettiamo da parte la distrazione. Impariamo ad essere profeti, che non significa indovinare il futuro, ma vedere nel presente quel bene, anche piccolo, che fa sperare in un futuro e che allontana la paura. “Inizio” è la parola affidata ad ogni uomo; è la chiamata di ogni uomo e donna ad essere continuatori del Vangelo di Gesù. Chi inizia a leggere il Vangelo, sa di dover essere continuatore di quell’inizio. Non semplice lettore, ma protagonista del Vangelo stesso.
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