1 domenica di Avvento

non è subito la fine

non è subito la fine

Vi ricordate le prime settimane e i primi mesi della pandemia con quali parole ci facevamo coraggio? “Andrà tutto bene”. I bambini ci disegnavano vicino un arcobaleno. Erano parole che riassumevano la speranza di uscire presto da una situazione in cui siamo precipitati quasi da un giorno all’altro; erano parole di incoraggiamento; era il primo vaccino contro lo sconforto, la cura contro la paura, una piccola medicina per l’anima. Una frase al futuro, che ti fa già star bene nel presente. Erano le parole buone che sostituivano gli abbracci che non ci potevamo dare, era il motivo per cui abbiamo accettato restrizioni e distanze: così andrà tutto bene. Anche John Lennon anni prima aveva usato parole simile: «Alla fine tutto andrà bene. E se non va bene, significa che non è ancora la fine». Senza far torto alla potenza della Parola di Dio, queste parole mi sono tornate in mente leggendo questo Vangelo della prima domenica di Avvento che oggi ci ricorda: non è subito la fine. Certamente «verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta». Ma non è subito la fine. Sentirete di guerre e di rivoluzioni. Ma non è subito la fine.Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze. Ma non è subito la fine Metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno. Ma non è subito la fine. Sentiamo ancora parlare di profughi e di guerre. Ma non è subito la fine. Sentiamo ancora parlare di pandemia e non vediamo l’ora che finisca. Ma non è subito la fine. Se le cose non vanno bene, è perché non è ancora la fine. Ed è paradossalmente proprio questa la buona notizia di Vangelo. La fine è quando si smette di sperare. La fine è quando si smette di amare, di lottare, di dare il meglio di sé, di vivere quella carità che in questo Avvento ci proponiamo di vivere con la stessa intensità tratteggiata da Paolo nella lettera ai Corinzi. La fine è quando si smette di attendere la fine di ogni prova, di ogni contrarietà, di ogni avversità. La fine è quando difendi la tua libertà con un accanimento che confina con l’egoismo; la fine è quando hai a cuore la difesa dei tuoi diritti e dimentichi quali sono i tuoi doveri, verso te stesso e ancora prima verso gli altri perché come diceva una vecchia canzone, tanto prima o poi gli altri siamo noi. La fine è quando non c’è qualcosa e qualcuno da attendere. Per questo desideriamo, consapevoli che ci farà solo bene, cominciare un tempo di Avvento, di attesa. Un nuovo Avvento per tornare ad imparare, ad attendere e a sperare; a perseverare e a sognare. Per ritrovare vigore alle nostre mani, per ritrovare forza nel cuore: risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina. Non arriverà quella liberazione senza l’impegno di ciascuno, senza il sacrificio di qualcosa a cui pure abbiamo diritto nel nome di un dovere da esercitare: quello di amare. Le parole di san Paolo risuonano chiare: Fratelli, fatevi imitatori di Dio, quali figli carissimi, e camminate nella carità, nel modo in cui anche Cristo ci ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore. Piuttosto rendete grazie! Ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come figli della luce; ora il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità. Cercate di capire ciò che è gradito al Signore. Non partecipate alle opere delle tenebre, che non danno frutto. No, non abbiamo ancora finito di farci imitatori. Non abbiamo ancora finito di imparare, non abbiamo ancora finito di diventare migliori proprio dentro la situazione più favorevole per diventarlo e più sincera per dimostrarlo: la prova. Nella difficoltà, ognuno avrà modo davvero di capire e far capire quanto vale. Sia come sia, stiamo andando incontro al Signore che viene incontro a noi. Non è ancora la fine e per questo noi oggi viviamo un nuovo inizio, un nuovo avvento, per far nuova l’attesa se mai si fosse lasciata mortificare dalle difficoltà presenti. Questo Vangelo ci ricorda che i cristiani stanno nel mondo come coloro che attendono la fine: il ritorno del Signore, il giudizio finale, la resurrezione. Il Vangelo è chiaro: le catastrofi, le carestie, le guerre, i terremoti, le pandemie… sono da sempre presenti, perché l’uomo stesso ne è responsabile, ma la fine è ben altra cosa, perché la fine della storia appartiene a Dio. I cristiani per questo stanno nel mondo senza essere complici della sua fine, ma facendosi complici solo della carità che porta il mondo a quel finale voluto da Dio dove tutto andrà bene. E se ancora non va bene, significa che non è ancora la fine. Per questo noi iniziamo un nuovo Avvento. Perché non è ancora la fine, è piuttosto l’inizio.

Questa voce è stata pubblicata in Riflessioni, Vangelo della domenica. Contrassegna il permalink.