VI domenica Tempo di Pasqua

PaceDomenica 25 maggio 2014
vangelo Giovanni (Gv. 14, 25- 29)

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli: «Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.
Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate».

Commento

“Come sono consolanti le parole di Gesù: Vi lascio la pace. Vi do la mia pace.
Ci sembra quasi, in mezzo ai tumulti quotidiani, di respirare una tregua, di assaporare qualcosa che veramente ci aiuterebbe a recuperare la calma del cuore e l’agitarsi dei turbamenti dell’animo.
Eppure, c’è una chiave, una paroletta quasi insignificante, che definisce e in un certo senso delimita le parole di Gesù: è quell’aggettivo “mia”.”

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La cappellina a Magritto

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Ricordo una piccola cappella spoglia tinta di azzurro che mi capitava di visitare quando andavo a trovare i miei nonni negli anni 1955-1958. Allora Magritto era un cortile quadrato circondato da case e stalle che più remoto dal centro del paese non si poteva.
Mio zio affermava di avere partecipato alla costruzione della cappella, quindi in mancanza di migliori informazioni si può posizionarne la realizzazione negli anni 30-40 del secolo scorso.

Ritorno adesso a visitare questo ricordo della mia infanzia e trovo una cappelletta decisamente più ricca di quella che era nei miei ricordi, segno che la pietà che ha dato lo spunto alla sua costruzione ha dato lo spunto anche per migliorarla.

Chi avesse migliori informazioni non esiti a proporsi. Grazie

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V domenica Tempo di Pasqua

quaresimaDomenica 18 maggio 2014 vangelo Giovanni (Gv. 14, 21- 24)

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli: «Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».
Gli disse Giuda, non l’Iscariota: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?». Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato».

Commento

Quando noi amiamo veramente Gesù? Quando osserviamo le sue Parole. Chi non osserva le sue parole, di certo non lo ama. Se non lo ama, mai si potrà trasformare in natura divina, mai potrà amare secondo verità i suoi fratelli. Non conosce il vero amore, perché è rimasto nel regno del peccato e della morte. In questo regno non si ama. Il regno della morte ci fa egoisti, arroganti, prepotenti, invidiosi, accidiosi, ci fa cadere in un letargo di indifferenza e di egoismo. Se oggi l’uomo vede se stesso, non vede gli altri, cura i propri particolari interessi in ogni campo, non è perché non voglia amare. È invece perché si è reso incapace di amare. A quest’uomo non servono dei principi morali. Non li ascolta. Mai li ascolterà. Non ne è capace. È di natura insensibile

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Statua dedicata a Santa Maria della Purificazione a Torrevilla

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Nonostante l’importante funzione svolta come monumento ai caduti, la statua che si trova sul piccolo sagrato della chiesa di Torrevilla non era per niente appariscente: sembrava di modesta pietra molera e i lineamenti erano poco definiti e sembravano profondamente danneggiati dallo scorrere del tempo.

Un’attenta opera di restauro però ha fatto uscire da questa crisalide una farfalla molto bella, un monumento in marmo bianco che onora in modo molto più dignitoso la memoria dei nostri caduti.

Sul piedistallo della statua è riportata una iscrizione A.V.E.F.Z.S.I.709, sono in corso verifiche per risalire al messaggio che lo scultore ha voluto affidare alla pietra. E’ bello il gioco delle colombe che arricchisce l’insieme ai piedi della Madonna.

Un altro pezzo di storia della Monticello che fu che dobbiamo ricordare.

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IV domenica Tempo di Pasqua

Buon-PastoreDomenica 11 maggio 2014 vangelo Giovanni (Gv. 10, 11- 18)

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai farisei: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.
Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore. Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».

Commento

“La pecora conosce Gesù se ogni giorno si lascia inondare dall’amore del suo Pastore e risponde ad ogni richiesta del suo amore. Come Gesù per esaudire l’amore del Padre è andato in croce, ha attestato la profondità dell’amore del Padre con il sacrificio della sua vita, allo stesso modo la pecora deve lasciarsi crocifiggere per attestare al mondo l’infinito amore con il quale il suo Maestro la ama. La risposta all’amore è segno che il vero amore di Gesù regna nel cuore, governa lo spirito, dirige la storia.”

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La scalinata

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A Parigi c’è la famosa la scalinata di Montmartre, a Roma la scalinata di Trinità dei Monti, a Montevecchia la scalinata al Santuario della Madonna del Carmelo, a Monticello più semplicemente c’è “ la scalinata” che da Via Volta a Casirago raggiunge la Cascina Vela.

Ho percorso su e giù tante volte questi 136 gradini per andare a scuola o per andare in chiesa e come me molti lo hanno fatto: da ragazzi la facevamo di corsa e si arrivava in cima ansanti e trafelati; le persone più anziane facevano sosta a metà per tirare il fiato e parlare con altri compagni di viaggio fermi alla ricerca di uguale ristoro. Era frequentatissima.
Adesso è raro trovare un arrampicatore che si accompagni con noi nella salita, praticamente chi intraprende la salita è quasi sempre in solitario perchè la scalinata è diventato un percorso desueto.

Chi, quando e perchè l’hanno costruita?

Uno smottamento della collina negli anni 60 del secolo scorso aveva trascinato a valle una ventina di gradini, la cicatrice di questo evento è ancora visibile a causa dei diversi modelli di gradini usati in sostituzione degli originali nella parte collassata.

Speriamo che questa reliquia della “Monticello che fu” duri ancora taanti anni a testimonianza e ricordo di un modo di vivere definitivamente perduto.

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III Domenica Tempo di Pasqua

3 d pasquaDomenica 4 maggio 2014 vangelo Giovanni (Gv. 1, 29 – 34)

In quel tempo. Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».
Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».

Commento

“Il brano del Vangelo, è una lettura che si presenta con la prossimità degli eventi del battesimo.
Giovanni il Battista indica Gesù come Agnello di Dio e vede su di Lui posarsi come una colomba lo Spirito Santo.
Questa icona si pone a metà dell’anno liturgico e ci pone degli interrogativi importanti, con un intenso periodo quaresimale ricche di proposte formative, una Settimana Santa con importanti eventi celebrativi e una Pasqua segnata anche dalla canonizzazione di due grandi Santi, sulla nostra capacità di indicare il Maestro.
Questi interrogativi dobbiamo porgerli approfittando in queste settimane di esaminarle alla Luce della preghiera con Maria, la Madre di Gesù, che ha il compito di portarci a Lui.
Maria sa indicarci le verità del nostro cuore e chiediamo a Lei di mettere ordine nella nostra vita”

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I busti in pietra del belvedere Martizay

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Anche se usciamo dal tema della religiosità, non è possibile non citare gli 8 busti in pietra molera che dal belvedere Martizay sovrastano con sguardo solenne la piazza di Monticello  .

Si legge nella documentazione disponibile sulla cava di molera di Viganò : “ ..Altri ne fanno uso anche per la statuaria e per opere monumentali, tra’ quali il signor Conte Ambrogio Nava pittore e buon disegnatore, sul peristilio della propria Villa di Monticello ha posto otto gran busti…”

E ancora, nella GUIDA PEI MONTI DELLA BRIANZA E PER LE TERRE CIRCONVICINE pubblicato nel 1837 “ …l’attuale proprietario conte Ambrogio Nava, coltissimo sostenitore delle belle arti, artista anch’egli, adornò questo campestre soggiorno con una serra di suo disegno, con lunghi cancelli che difendono, ma che non tolgono ai passeggeri il vago aspetto dei giardini, dei fiori, e presentano sopra equidistanti pilastri i busti di Monti, Appiani, Romagnosi, Manzoni, Cagnola, Volta, Albertolli ed Oriani….”.

Chi furono questi personaggi allora così illustri da meritare un busto che ha raggiunto la nostra epoca?

Vincenzo Monti (1754-1828) è stato un poeta, scrittore, drammaturgo e traduttore. Famosa la sua traduzione dell’Iliade.
Andrea Appiani (1754-1817) è stato un pittore. Famoso è il suo ritratto di Napoleone, re d’Italia
Gian Domenico Romagnosi (1761-1835) è stato un giurista, filosofo, fisico. Famosi i suoi scritti di diritto penale e civile. E’ sepolto nel cimitero di Carate.
Alessandro Manzoni (1785-1873) è stato uno scrittore, poeta e drammaturgo. Famoso è il suo romanzo “I Promessi Sposi”.
Marchese Luigi Cagnola (1762-1833) è stato un architetto. Progettò l’Arco della Pace a Milano.
Conte Alessandro Volta (1745-1827) è stato un fisico conosciuto soprattutto per l’invenzione della pila, il primo generatore elettrico mai realizzato.
Giocondo Albertolli (1742-1839) è stato un architetto e decoratore svizzero-italiano. Progettò la famosa “Villa Melzi d’Eril” di Bellagio.
Barnaba Oriani (1752-1832) è stato un matematico e astronomo. Fu direttore dell’Osservatorio di Brera a Milano e stabilì l’orbita di Urano, pochi giorni dopo la sua scoperta.

Purtroppo i busti non sono in buone condizioni avendo subito pesantemente l’usura del tempo.

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Scalinata dal piano della Biblioteca al sagrato della Chiesa a Monticello.

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L’opera è stata ben restaurata negli scorsi anni ed ora rappresenta un più che degno punto di accesso per chi si vuole recare a piedi dalla piazza del paese al sagrato della chiesa.

Non si può non segnalare il pilastro che si trova alla partenza, al livello della Biblioteca.
In granito, alto circa 3 metri e forse più, porta come culmine un ornamento che mi ricorda una pigna, lo stesso modello che abbiamo già trovato a Torrevilla sulla scalinata che porta al sagrato della chiesa.
Anche lo stile con cui è stato realizzato ricorda molto lo stesso pilastro già visto. Che sia opera della stessa mano?               Quando, perchè, da chi sono stati messi in opera?

Nella cartolina della Monticello d’antan il pilastro viene parzialmente impallato da arbusti ma è parzialmente visibile, se lo si cerca con un pò d’attenzione. Cliccate sulla foto per ingrandirla.

Probabilmente erano presenti scritte nella parte superiore del pilastro, se ciò fosse vero, tuttavia, esse sono state rese illeggibili dal trascorrere del tempo.

Chi avesse migliori informazioni non esisti a proporsi.

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II Domenica Tempo Pasqua

incredulità TommasoDomenica 27 aprile 2014  vangelo Giovanni (Gv. 20,19 – 31)

In quel tempo. La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

Commento

“Quanto avviene nel Cenacolo è ciò che i discepoli dovranno compiere fino alla consumazione dei secoli. Essi sono stati creati nuovi. Dovranno creare nuovo il mondo intero, facendo nuovo ogni uomo. Questa nuova creazione inizia con la conversione, frutto ed opera dello Spirito che vive ed agisce con potenza in essi, e con il perdono dei peccati nella susseguente rigenerazione nelle acque del battesimo. Non solo dovranno fare nuovo ogni uomo, dovranno giorno dopo giorno aiutarlo perché in questa novità cresca e produca veri frutti di vita eterna.”

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