Domenica 11 maggio 2014 vangelo Giovanni (Gv. 10, 11- 18)
In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai farisei: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.
Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore. Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».
Commento
“La pecora conosce Gesù se ogni giorno si lascia inondare dall’amore del suo Pastore e risponde ad ogni richiesta del suo amore. Come Gesù per esaudire l’amore del Padre è andato in croce, ha attestato la profondità dell’amore del Padre con il sacrificio della sua vita, allo stesso modo la pecora deve lasciarsi crocifiggere per attestare al mondo l’infinito amore con il quale il suo Maestro la ama. La risposta all’amore è segno che il vero amore di Gesù regna nel cuore, governa lo spirito, dirige la storia.”



