Parrocchia S. Agata – Monticello
Parrocchia S. Maria della Purificazione – Torrevilla
Due domeniche fa abbiamo sentito nel racconto evangelico Erode domandare: chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?». Le risposte che aveva ricevuto dalla folla sono le stesse che riceve Gesù quando di se stesso chiede: «Le folle, chi dicono che io sia?».
In giro c’è chi dice che Gesù è “Giovanni risorto dai morti”, altri dicono: «È apparso Elia», e altri ancora: «È risorto uno degli antichi profeti».
La questione di chi è Gesù è importante per chiunque e soprattutto per chi voglia dirsi credente e cristiano. È allora interessante che ciascuno provi a rispondere a questa domanda: ma chi è costui? Chi è questo Gesù?
Probabilmente le risposte che abbiamo imparato a catechismo sono sufficienti a farci dire che è figlio di Dio; che è nato da Maria; che è vissuto 2000 anni fa circa; che è morto in croce, ma poi ha fregato tutti perché è risorto. Poi è tornato in cielo. L’ultima cena.
Probabilmente ci ricordiamo anche qualche frase dei discorsi più famosi e mettiamo dentro anche qualche miracolo. Dovessimo però mettere in ordine gli episodi della vita che conosciamo, qualche difficoltà cominceremmo ad averla. Del resto, siamo sinceri, chi di noi ha mai letto un vangelo per intero, dal primo all’ultimo capitolo?
Comprensibile e naturale quindi che qualche difficoltà ci sia, ma dovrebbe essere per noi anche imbarazzante pensare di credere in uno di cui conosciamo così poco. Pensare di essere cristiani e conoscere così poco di questo Gesù Cristo da cui la nostra fede prende il nome: fede cristiana.
E la seconda questione è che Gesù non sta facendo una interrogazione sulla sua vita. Infatti la prima domanda ai suoi discepoli è su cosa pensano le folle: chi dicono che io sia?
Ma la seconda domanda si fa assolutamente più personale: «Ma voi, chi dite che io sia?».
Bisogna cercare ancora e più a fondo; cercare non fuori, ma dentro se stessi. Di fronte a questa domanda non ci è possibile fare come Erode che pur avendo tanto sentito parlare di lui, non sapeva cosa pensare.
Chi sono io per te? La domanda ora non è più nell’ordine delle opinioni, ma nell’ordine dell’amore.
La risposta non può stare nelle parole d’altri e nemmeno sui libri.
Per sapere cosa rispondere devi provare a chiedere a te stesso: ma cosa mi è successo quando ho incontrato il Signore? Che strade mi ha aperto? Chi sono diventato?
L’innamorato a queste domande pensando all’amata, certamente risponderà: la mia vita è cambiata, non è più la stessa e non riesco a pensare ad un domani senza te; non vedo più le cose nello stesso modo.
Ma quanti di noi sono pronti a rispondere così, pensando al Signore?
Sentir parlare di Dio, non è come sentir parlare Dio. Parlare di Dio, non è come parlare a Dio! Leggere parole su Dio, non è come leggere la Parola di Dio.
È interessante anche guardare all’esperienza di Paolo.
Più conosce il Signore più conosce se stesso. Scopre chi è il nuovo Paolo: se prima ero un bestemmiatore, un persecutore e un violento… ora grazie a quel Dio mi ha giudicato degno di fiducia, mettendomi al suo servizio, sono diventato un altro.
E a questo Dio, rende grazie, ad un Dio che lo ha reso forte. Un Dio che si è fatto conoscere, lo ha chiamato per nome e gli ha fatto conoscere se stesso.
Noi abituati a pensare che la preghiera sia parlare a Dio, sia dire a lui le parole che abbiamo imparato a memoria e che magari lui stesso ci ha insegnato, o dire le parole che abbiamo nel cuore, dovremmo ogni tanto fare esercizio di semplice ascolto. Dovremmo sospendere le nostre domande e lasciare che sia lui a interrogarci; ad interpellarci; a provocarci.
Se ci pensate, il libro della Genesi ci racconta di come la prima domanda che Dio rivolge all’uomo è “dove sei?”
Adamo aveva appena trasgredito al comando di Dio e Dio non gli chiede “cosa hai fatto”, ma “dove sei?”
Sono andato a cercare e ho scoperto che nel vangelo troviamo più di 200 domande poste da Gesù.
Chi cercate? Che cosa vuoi che io faccia per te? Chi sono io per te?
È la bellezza di un Dio che illumina l’animo degli ascoltatori, allarga gli orizzonti mentali, raddrizza sentieri sbagliati di pensiero, che nel dialogo spiazza l’interlocutore e lo costringe a rivolgere lo sguardo su se stesso, sul proprio desiderio, sulla propria ricerca del senso del vivere.



