Ultima domenica dopo Epifania

figl prodigDomenica 26 febbraio 2017
vangelo Luca ( Lc 15,11-32)

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

Commento

Potremmo continuare a discutere, identificandoci con un figlio o con l’altro. La questione è capire però cosa Gesù ci sta dicendo. Gesù ci sta dicendo che l’amore di Dio, il suo stesso perdono, può prendere le mosse proprio da situazioni come queste. Per-dono come dono superlativo. Che non ammette calcoli e non si lascia definire dentro una misura. Dono di sé all’ennesima potenza, come del resto proprio Lui ci ha dimostrato.

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Penultima domenica dopo Epifania

adulteraDomenica 19 febbraio 2017
vangelo Giovanni ( Gv 8,1-11)

In quel tempo. Il Signore Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

Commento

Chi è senza peccato scagli la prima pietra”. Espressione ormai conosciuta, ma profondamente vera. Pensiamo a questo brano ogni qualvolta ci poniamo nella dimensione del giudizio e non nella dimensione della delicata attenzione a un fratello o una sorella che si trova nell’errore. E’ facile accodarsi ai fanatici del moralismo è più difficile chinarsi sul modello di Gesù.

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VI domenica dopo Epifania

vangelo domenicaDomenica 12 febbraio 2017
vangelo Matteo ( Mt 12,9b-21)

In quel tempo. Il Signore Gesù andò nella sinagoga; ed ecco un uomo che aveva una mano paralizzata. Per accusarlo, domandarono a Gesù: «È lecito guarire in giorno di sabato?». Ed egli rispose loro: «Chi di voi, se possiede una pecora e questa, in giorno di sabato, cade in un fosso, non l’afferra e la tira fuori? Ora, un uomo vale ben più di una pecora! Perciò è lecito in giorno di sabato fare del bene». E disse all’uomo: «Tendi la tua mano». Egli la tese e quella ritornò sana come l’altra. Allora i farisei uscirono e tennero consiglio contro di lui per farlo morire.
Gesù però, avendolo saputo, si allontanò di là. Molti lo seguirono ed egli li guarì tutti e impose loro di non divulgarlo, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia:
Ecco il mio servo, che io ho scelto;
il mio amato, nel quale ho posto il mio compiacimento.
Porrò il mio spirito sopra di lui
e annuncerà alle nazioni la giustizia.
Non contesterà né griderà
né si udrà nelle piazze la sua voce.
Non spezzerà una canna già incrinata,
non spegnerà una fiamma smorta,
finché non abbia fatto trionfare la giustizia;
nel suo nome spereranno le nazioni.

Commento

Gesù viene per far trionfare la giustizia, viene per dare ad ogni uomo la conoscenza della volontà purissima del Padre suo. Si ascolta Cristo, si entra nella verità, si ama, si produce pace. Non si ascolta Cristo, si rimane nella falsità, si vive di ingiustizia, mai vi potrà essere pace. La pace è un frutto che produce l’albero della verità, dell’amore, della giustizia. La pace non è un dono di Dio fuori dell’amore, della verità, della giustizia. Mai potrà esserlo. Perché la pace è giustizia, è amore, è verità. La divisione, la discordia, la guerra è assenza di amore, giustizia, verità. Ma anche la giustizia è il frutto della verità e così anche l’amore. Dove vi è assenza di verità, vi è anche assenza di giustizia e di amore. La falsità genera ogni disordine fisico, spirituale, morale.

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V domenica dopo Epifania

VangeloDomenica 5 febbraio 2017
vangelo Giovanni ( Gv 4,46-54)

In quel tempo. Il Signore Gesù andò di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l’acqua in vino. Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafàrnao. Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e gli chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire. Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». Il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». Gesù gli rispose: «Va’, tuo figlio vive». Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino. Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi servi a dirgli: «Tuo figlio vive!». Volle sapere da loro a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: «Ieri, un’ora dopo mezzogiorno, la febbre lo ha lasciato». Il padre riconobbe che proprio a quell’ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive», e credette lui con tutta la sua famiglia. Questo fu il secondo segno, che Gesù fece quando tornò dalla Giudea in Galilea.

Commento

Quante volte abbiamo desiderato che Dio scendesse dentro le nostre miserie, i nostri problemi, le nostre ansie e le nostre paure di morte. Lui che pure è già disceso in mezzo a noi, prendendo dimora tra noi. Altro però è il Suo discendere e altro è il nostro salire verso di Lui. E ciò che importa è l’incontro. L’incontro tra il dono della vita del Figlio di Dio e il desiderio di vita di un padre per suo figlio morente. E là dove qualcuno soffre, là dove si piange e si muore, Dio c’è. Non ci ha mai abbandonato.

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Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe

famiglia festaDomenica 29 gennaio 2017
vangelo Luca ( Lc 2,22-33)

In quel tempo. Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui.

Commento

Inizia in questo modo la salvezza di Gesù, il salvatore. Quell’atto di sottomissione alla legge ebraica che finirà con le braccia distese sulla croce per attenersi alla legge dei romani. Non una presa di distanza, non la segnalazione di un disagio. Così inizia la salvezza che viene da Dio. Con una azione di sottomissione che attraversa da dentro le nostre leggi e le nostre liturgie. Senza pretendere di imporre nulla, ma trasformando prescrizioni e divieti lavorandoli da dentro. Partendo dal basso. Facendo dell’obbedienza la virtù che avanza cambiando, trasformando e salvando.

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III domenica dopo Epifania

moltiplicazione20paniDomenica 22 gennaio 2017
vangelo Luca ( Lc 9,10b-17)

In quel tempo. Il Signore Gesù prese i suoi discepoli con sé e si ritirò in disparte, verso una città chiamata Betsàida. Ma le folle vennero a saperlo e lo seguirono. Egli le accolse e prese a parlare loro del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure.
Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta». Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». C’erano infatti circa cinquemila uomini. Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa». Fecero così e li fecero sedere tutti quanti. Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla. Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.

Commento

Non si tratta solamente di essere capaci di accogliere l’altro, spezzare il pane con il povero, l’affamato; condividere con lui il pranzo. In altre parole, rendersi conto che seguire il Signore implica una responsabilità. La nostra vita è capace di annunciare la vita nuova solamente nella misura in cui è rivelazione, manifestazione dello Spirito. Lo Spirito, la presenza di Dio in noi, dona gusto alla nostra vita e una luminosità piena e serena.

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II domenica dopo Epifania

Nozze CanaDomenica 15 gennaio 2017
vangelo Giovanni ( Gv 2,1-11)

In quel tempo. Vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela».
Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta e centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono. Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora».
Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.

Commento

Si può dire che i segni del Messia, non sono urlati. Quasi non dovesse attrarre la spettacolarità del segno, ma altro, l’anima del segno. Il segno di Cana certamente allude alla venuta del Messia, una venuta che si può raccontare con l’immagine del matrimonio, come se fosse segno di un Dio che sposa la terra, segno di un Dio innamorato di questa umanità, di questa terra. Di noi.

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Battesimo del Signore

battesimo-di-gesuDomenica 8 gennaio 2017
vangelo Matteo ( Mt 3,13-17)

In quel tempo. Il Signore Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui. Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare. Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».

Commento

Vi è una giustizia scritta e una non scritta. La giustizia scritta è l’osservanza di ogni norma del Signore, ma la giustizia scritta non è la sola su cui si deve fondare, costruire la vita l’uomo di Dio. Per noi tutto il Nuovo Testamento è giustizia scritta. Non è però giustizia attuale. Questa viene dalla volontà di Dio che ci viene manifestata di volta in volta da Lui, secondo vie da Lui scelte.

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Ottava del Natale del Signore – Circoncisione del Signore

circoncisioneDomenica 1 gennaio 2017
vangelo Luca ( Lc 2,18-21)

In quel tempo. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.
Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo

Commento

Nelle tre letture della Messa di questo primo giorno dell’anno, c’è un riferimento puntuale, quasi insistente, al “nome”, il nome legato a volti. Al bambino fu dato il ‘nome’ di “Gesù”.
Se non si è consumati dall’abitudine, nel dire un nome si accendono ricordi e tenerezze. Nel sentirsi chiamati per nome ci si sente come sfiorati, quasi ci si sentissi d’un tratto strappati all’anonimato. Quasi ci dicessereo: “Per lui abbiamo un nome”.

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Natale del Signore

natale-1Domenica 25 dicembre 2016
vangelo Luca ( Lc 2,1-14)

In quei giorni. Un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta. Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio.
C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia». E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva:
«Gloria a Dio nel più alto dei cieli
e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».

Commento

La storia è sempre distratta dalla verità, perché sempre attratta dalla falsità, dall’inganno, dalla superbia, dalla cattiveria e malvagità dell’uomo. Dio vive nell’umiltà. La storia nella superbia. Cristo nasce scegliendo il livello più basso della scala sociale, l’ultimo e anche quando muore sceglie l’ultimo posto, quello riservato ai non uomini. Gesù non nasce nel lusso, ma nella povertà. Non viene alla luce in una casa, ma in una stalla. Lui, il re del Cielo e della terra, il Signore dell’universo! Lui attraverso il quale il Padre aveva fatto l’universo non si fa una casa per sé.

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