V domenica dopo Epifania

VangeloDomenica 5 febbraio 2017
vangelo Giovanni ( Gv 4,46-54)

In quel tempo. Il Signore Gesù andò di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l’acqua in vino. Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafàrnao. Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e gli chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire. Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». Il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». Gesù gli rispose: «Va’, tuo figlio vive». Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino. Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi servi a dirgli: «Tuo figlio vive!». Volle sapere da loro a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: «Ieri, un’ora dopo mezzogiorno, la febbre lo ha lasciato». Il padre riconobbe che proprio a quell’ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive», e credette lui con tutta la sua famiglia. Questo fu il secondo segno, che Gesù fece quando tornò dalla Giudea in Galilea.

Commento

Quante volte abbiamo desiderato che Dio scendesse dentro le nostre miserie, i nostri problemi, le nostre ansie e le nostre paure di morte. Lui che pure è già disceso in mezzo a noi, prendendo dimora tra noi. Altro però è il Suo discendere e altro è il nostro salire verso di Lui. E ciò che importa è l’incontro. L’incontro tra il dono della vita del Figlio di Dio e il desiderio di vita di un padre per suo figlio morente. E là dove qualcuno soffre, là dove si piange e si muore, Dio c’è. Non ci ha mai abbandonato.

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