Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe

famiglia festaDomenica 29 gennaio 2017
vangelo Luca ( Lc 2,22-33)

In quel tempo. Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui.

Commento

Inizia in questo modo la salvezza di Gesù, il salvatore. Quell’atto di sottomissione alla legge ebraica che finirà con le braccia distese sulla croce per attenersi alla legge dei romani. Non una presa di distanza, non la segnalazione di un disagio. Così inizia la salvezza che viene da Dio. Con una azione di sottomissione che attraversa da dentro le nostre leggi e le nostre liturgie. Senza pretendere di imporre nulla, ma trasformando prescrizioni e divieti lavorandoli da dentro. Partendo dal basso. Facendo dell’obbedienza la virtù che avanza cambiando, trasformando e salvando.

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