Domenica di Pasqua

gesu_risortoDomenica 5 Aprile 2015
vangelo Giovanni (Gv 20,11-18)

In quel tempo. Maria di Màgdala stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”». Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.

Commento

E’ Risorto! Via le paure, via le tristezze, via le angosce che circondano la nostra vita. Trasformiamoci e facciamo che la nostra fede ci renda dei risorti.

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Domenica delle Palme

domenica-delle-palme2014Domenica 29 Marzo 2015
vangelo Giovanni (Gv 11,55-12,11)

In quel tempo. 11,55Era vicina la Pasqua dei Giudei e molti dalla regione salirono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi. 56Essi cercavano Gesù e, stando nel tempio, dicevano tra loro: «Che ve ne pare? Non verrà alla festa?». 57Intanto i capi dei sacerdoti e i farisei avevano dato ordine che chiunque sapesse dove si trovava lo denunciasse, perché potessero arrestarlo.
Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo. Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché ella lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me».
Intanto una grande folla di Giudei venne a sapere che egli si trovava là e accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Lazzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.

Commento

La Domenica delle Palme segna l’inizio di una settimana importante. Oggi esultiamo insieme con Gesù per il suo ingresso trionfale in Gerusalemme. Nei prossimi giorni con Lui saremo invitati a contemplare la Via del Calvario.
Spesso esultiamo nelle grandi occasioni ma poi quando ci fa comodo, per non andare controcorrente, rimaniamo indifferenti o preferiamo seguire l’onda.
“Perdiamo un po’ di tempo per Gesù” e farà bene alla nostra vita e farà bene ai nostri fratelli.

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Correva l’anno 1957….

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molto tempo è passato dalla giornata in cui i monticellesi salutarono per la prima volto il nuovo parroco don Natale PANIZZA.

Questa vecchia foto ritrae i componenti del corteo che lo accompagnarono in paese. (clicca la foto per ingrandire)

Non avevo ancora 10 anni e ricordo vagamente l’evento, molte delle persone qui fotografate hanno già alzato le vele per altri lidi lontani.
Ma forse qualcuno c’e’ ancora e può ancora raccontarci particolari di quella giornata di festa…

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V Domenica di Quaresima

LazzaroDomenica 22 Marzo 2015
vangelo Giovanni (Gv 11,1-53)

In quel tempo. Un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato».
All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui».
Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, si è addormentato; ma io vado a svegliarlo». Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!».
Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».
Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro.
Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?».
Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare».
Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui. Ma alcuni di loro andarono dai farisei e riferirono loro quello che Gesù aveva fatto.
Allora i capi dei sacerdoti e i farisei riunirono il sinedrio e dissero: «Che cosa facciamo? Quest’uomo compie molti segni. Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui, verranno i Romani e distruggeranno il nostro tempio e la nostra nazione». Ma uno di loro, Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno, disse loro: «Voi non capite nulla! Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!». Questo però non lo disse da se stesso, ma, essendo sommo sacerdote quell’anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione; e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi. Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo.

Commento

La storia è il palcoscenico sul quale Dio si manifesta con potenza. Tutti osservano il lato umano. Nessuno riesce ad innalzarsi su un piano soprannaturale eterno, divino. Spesso accade proprio così: ci attardiamo a riflettere sulle cose della terra, manchiamo della visione secondo verità celeste. Così agendo, la storia ci sfugge di mano. Diamo ad essa un significato profano, non le diamo invece quello esatto, voluto e stabilito da Dio fin dall’eternità. Il vero significato lo può conoscere solo chi vive in perfetta comunione di grazia e di verità con lo Spirito Santo.

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La chiesa di Santa Maria a Torrevilla (5)

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E’ l’ultima pagina  sull’argomento, ancora tratto a solo scopo divulgativo dal libro “MONTICELLO BRIANZA PAESAGGI, UOMINI, CULTURE” edizione dell’Amministrazione Comunale di Monticello; testi di Ilaria Sironi, Laura Caspani, Virginio Longoni; fotografie di Pietro Redaelli.
…nella pagina precedente erano state riportate le fasi che hanno portato alla costruzione del campanile nella sua forma attuale…

Nel 1838 il campanile fu ultimato con la messa in opera di cinque campane e dell’orologio. L’evento fu celebrato da un articolo comparso il 6 ottobre 1838 sulla “Gazzetta privilegiata” di Milano, che con enfasi descriveva l’impegno dei terrieri (abitanti) di Torrevilla, lo zelo del parroco e la generosità dei conti Nava:

…. Che se il campanile fu ultimato con elegante disegno e preciso lavoro delle pietre, venne anche fornito di cinque campane di giusta intonazione, opera del rinomato fonditore Michele Comerio. Non vennero meno le forze ai terrieri di Torrevilla in così dispendioso impegno. L’operosa loro pietà produsse larghe offerte, nelle quali primeggia il rev.sig.parroco Gio.Decapitani, che consecrando ogni premura alle anzidette opere con zelo instancabile incoraggiava il suo popolo a condecorare la Chiesa della perfezionata torre colle cinque campane d’ottima riuscita. Furono esse condotte in luogo nella mattina del giorno 12 p.p.agosto dagli esultanti terrieri tra lo strepito di banda musicale, e benedetti dal M.R. sig. proposto Garavaglia di Missaglia assistito da numeroso clero, in mezzo ad una folla di gente accorsa dai vicini paesi edificata dalla cerimonia, ed ammiratrice delle insigni opere degli abitanti di Torrevilla, i quali riconoscenti ai distinti favori prestati dalla non mai abbastanza commendata generosità de’ signori Conti Nava fecero imprimere sulla campana maggiore le seguente iscrizione – Comitibus Ambrosio Nava Patruo et Nepote faventibus, 1838 -. (un traduttore online mi dà questa versione – Ad Ambrogio Nava zio ed al nipote che insieme furono propizi, 1838)
L’orologio su un campanile fu sempre riputato opera di pubblica utilità. Di ciò persuaso un pio Possidente del paese con larga offerta animò il progetto di collocar sul campanile l’orologio, che nel mentre serve d’abbellimento, giova agli abitanti ed anche ai passeggeri, che dalla strada potranno facilmente osservare il corso delle ore. Possa il lodevole operato de’signori Conti Nava, Parroco, Fabbricieri ed abitanti di Torrevilla servir d’esempio ad altri più popolosi paesi i quali devono ammirare in una piccola parrocchia le nobili imprese che onorano il culto, la patria, le arti.
Pte.V.P

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IV Domenica di Quaresima

Miracolo_cieco_natoDomenica 15 Marzo 2015
vangelo Giovanni (Gv 9,1-38b)

In quel tempo. Passando, il Signore Gesù vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo». Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Siloe» – che significa Inviato. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: “Va’ a Siloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so».
Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!».
Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!».
Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.
Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!».

Commento

Gesù è la vera luce del mondo. È luce di verità, giustizia, carità, misericordia, compassione, perdono, libertà. È luce che illumina ogni cammino dell’uomo, ogni sua occupazione, ogni religione, ogni altra opera che l’uomo compie sulla nostra terra.
Ogni uomo invece è in tutto simile a questo uomo che è cieco fin dalla nascita. È questa la nostra condizione: siamo spiritualmente nati ciechi.
Che il mondo sia cieco lo attesta la sua storia di morte, terrore, distruzione, devastazione, genocidi, olocausti e ogni altra diavoleria che quotidianamente consuma.
Il mondo ha necessariamente, vitalmente, bisogno della luce di Gesù Signore.
La croce per il cristiano è per la porta che lo introdurrà nella luce eterna del Padre, nel suo Cielo.

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III Domenica di Quaresima

abramoDomenica 8 Marzo 2015
vangelo Giovanni (Gv 8,31-59)

In quel tempo. il Signore Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: “Diventerete liberi”?». Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro». Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo». Disse loro Gesù: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l’ha fatto. Voi fate le opere del padre vostro». Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!». Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato. Per quale motivo non comprendete il mio linguaggio? Perché non potete dare ascolto alla mia parola. Voi avete per padre il diavolo e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli era omicida fin da principio e non stava saldo nella verità, perché in lui non c’è verità. Quando dice il falso, dice ciò che è suo, perché è menzognero e padre della menzogna. A me, invece, voi non credete, perché dico la verità. Chi di voi può dimostrare che ho peccato? Se dico la verità, perché non mi credete? Chi è da Dio ascolta le parole di Dio. Per questo voi non ascoltate: perché non siete da Dio».
Gli risposero i Giudei: «Non abbiamo forse ragione di dire che tu sei un Samaritano e un indemoniato?». Rispose Gesù: «Io non sono indemoniato: io onoro il Padre mio, ma voi non onorate me. Io non cerco la mia gloria; vi è chi la cerca, e giudica. In verità, in verità io vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno». Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: “Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno”. Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?». Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: “È nostro Dio!”, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia». Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquantanni e hai visto Abramo?». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono». Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.

Commento

Il modello che la Chiesa ambrosiana ci offre oggi è quello di Abramo, da lui impariamo:
– l’ascolto della voce di Dio e la sua messa in pratica,Abramo si fida di Dio, ne riconosce onnipotenza, sapienza e bontà.
– la conoscenza delle cose col buon senso, ma nello stesso tempo ci vuole Dio. Guai se ci limitassimo al solo buon senso.
– C’è in Abramo l’obbedienza della fede che presuppone l’ascolto. Non un semplice atteggiamento passivo, ma un coinvolgimento totale al progetto di Dio.
Abbiamo bisogno di vincere le tiepidezze e le paura della fede. Il tempo di Quaresima dovrebbe essere occasione giusta per gareggiare con noi stessi per ottenere questa vittoria.

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La chiesa di Santa Maria a Torrevilla (4)

 

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E’ una pagina di informazioni sul campanile della chiesa. E’ ancora tratta a solo scopo divulgativo dal libro “MONTICELLO BRIANZA PAESAGGI, UOMINI, CULTURE” edizione dell’Amministrazione Comunale di Monticello; testi di Ilaria Sironi, Laura Caspani, Virginio Longoni; fotografie di Pietro Redaelli.

La vista della chiesa riportata qui sopra è stata recuperata in internet, nella speranza di non infrangere eventuali diritti.

…nelle 3 pagine precedenti avevamo ricordato gli eventi che hanno portato alla costruzione dell’edificio ed effettuata una rapida carrellata delle opere al suo interno. Al campanile viene dedicata una pagina perche’ nella forma attuale è stato realizzato solo in un secondo tempo.

Il campanile, in parte già costruito insieme alla chiesa, venne completato nel 1838. Nell’archivio parrocchiale di Torrevilla sono conservati numerosi documenti che ci raccontano la cronaca di questo avvenimento.
L’iniziativa fu promossa dal conte Ambrogio Nava che, avendo studiato e praticando l’architettura (Ignazio Cantù lo definì coltissimo sostenitore delle belle arti) realizzò personalmente il progetto per l’elevazione del campanile.

Il Nava fece innalzare il campanile di 6 braccia (circa 3 metri), completandolo con una cella campanaria a forma di tempietto corinzio, coronata da una cupola in rame. Nella stesura del progetto accompagnò la descrizione dei lavori con l’elenco dettagliato di tutte le spese previste, dai ponteggi alla fornitura di pietra molera che sarebbe servita per le cornici e le decorazioni, affidata allo scalpellino Massimiliano Pirovano di Viganò.
L’autorizzazione ai lavori giunse nel settembre 1836 e il campanile fu portato a termine rapidamente in due mesi. Ancora oggi lo vediamo nelle sue forme classicheggianti, ispirate all’antico: gli elementi decorativi, in particolare le colonne corinzie e il cornicione con fregio dentellato, appartergono infatti al linguaggio neoclassico, ampiamente diffuso nell’edilizio religiosa e civile della Brianza ottocentesca.

PROSEGUE

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II Domenica di Quaresima

SamaritanaDomenica 1 Marzo 2015
vangelo Giovanni (Gv 4,5-42)

In quel tempo. il Signore Gesù giunse a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunse una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete: ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna -, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».
In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui.
Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ha da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: “Ancora quattro mesi e poi viene la mietitura”? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica».
Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».

Commento

 Dio è un “dono” che viene offerto a chi lo ricerca con sincerità e in profondità e non si sofferma sulle precisazioni cultuali e campanilistiche come se fossero essenziali a questa ricerca.
Il tema dell’acqua viva, che disseta sia Gesù che la dà sia la samaritana che la riceve, è un impetuoso richiamo alla vita: non può esistere fede vera se non “zampilla” come vita, una vita permanente, una vita che non muore.
Chi vi attinge -ma è acqua viva per tutti- non può, a sua volta, che traboccare di vita e correre a condividere l’incontro sorprendente e inaspettato con gli abituali compagni di vita e di cammino, con gli abitanti della città. Perché la vita è per tutti e una donna lo sa.
Perché ciò che conta è giungere direttamente a conoscere il Signore e capire che è il “salvatore del mondo”.

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La chiesa di Santa Maria a Torrevilla (3)

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Osvaldo Bignami
Presentazione di Gesù al tempio.
Olio su tela, 1918.
Chiesa parrocchiale di S.Maria, cappella della Vergine della Purificazione

 

 

 

 

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San Carlo Borromeo e San Francesco di Paola in adorazione davanti all’altare.
Olio su tela.
Chiesa parrocchiale di S.Maria, cappella del Sacro Cuore.

 

 

 

 

Continuo la trascrizione a solo scopo divulgativo della descrizione della chiesa parrocchiale di Torrevilla, come riportata dal libro “MONTICELLO BRIANZA , PAESAGGI, UOMINI E CULTURE” edizione dell’Amministrazione Comunale di Monticello, testi Ilaria Sironi, Laura Caspani Virginio Longoni, fotografie Pietro Redaelli.

In precedenza sono stati riportati alcuni degli eventi che hanno portato alla costruzione dell’edificio.

L’interno della chiesa, così come appare oggi è il frutto di campagne decorative susseguitesi negli anni.

L’altare maggiore venne realizzato con marmi di Carrara nel 1822, l’ultimo anno di vita del curato don Peroni. E’ stato smantellato nel 1972 durante l’adeguamento del presbiterio alle norme del Concilio Vaticano II, e in parte spostato nella cappella laterale meridionale, dove la mensa e il secondo gradino sono stati riutilizzati per l’altare del Sacro Cuore.  Nella cappella maggiore, dietro la mensa d’altare moderna, rimane il tempietto del tabernacolo poggiante sul paliotto d’argento e di bronzo realizzato dalla ditta Bertarelli nel 1938.

La cappella laterale meridionale era originariamente dedicata alla Purificazione della Beata Vergine Maria, con un quadro che ne raffigurava il mistero; quella settentrionale era dedicata a San Carlo e San Francesco di Paola  e vi si trovava il quadro raffigurante i due santi che oggi è posto nell’attuale cappella del Sacro Cuore a sinistra dell’altare. Attualmente nella cappella della Vergine della Purificazione è posta una statua lignea della vergine realizzata nel 1970. L’altare invece è pregevole manufatto in stile barocco curiosamente proveniente dalla chiesa prepositurale di Varenna, dove era dedicato a  San Giuseppe. Fu venduto al curato di Torrevilla nel 1969 per la somma di 375.000 lire; nell’archivio parrocchiale ne è conservato il disegno.

Sulla parete a destra dell’altare vi è una tela raffigurante la presentazione di Gesù al tempio, realizzata da Osvaldo Bignami nel 1918 mentre le decorazioni ad affresco risalgono agli anni ’30 del ‘900.

L’attuale decorazione pittorica della chiesa risale quasi interamente agli anni ’20 e ’30 del secolo scorso. Nel presbiterio vediamo l’affresco di S.Carlo che visita gli appestati, realizzato da Giovanni Regorda di Seregno nel 1928, sulla parete nord, e la cena in Emmaus affrescata sulla parete sud da Giovanni Briani, degli Artigianelli di Monza, nel 1937. Nello stesso anno Briani fu incaricato della realizzazione delle “quadrature” che decorano le volte del presbiterio e della navata. Sempre di mano di Briani gli affreschi nella cappella del Sacro Cuore (San Sebastiano e San Luigi, 1935).

(PROSEGUE)

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