
Niente finisce in niente! Potremmo ridire in questa maniera lo straordinario evento per cui noi questa sera siamo qui, lo straordinario evento che sentiamo essere capace di riempire il nostro cuore di gioia, lo straordinario evento che stiamo celebrando in questa notte di Pasqua! In questa notte che a differenza di tutte le altre notti non fa paura, in questa notte in cui celebriamo la grande Veglia Pasquale ci viene annunciato che possiamo non avere paura. L’angelo disse alle donne: «Voi non abbiate paura!
Veglia è una parola a cui non siamo più tanto abituati. Ci è più famigliare la parola veglione che è la consumazione della festa. Veglia è l’attesa della festa.
Eppure, dovrebbe essere una parola cara a noi cristiani perché il vangelo ci raccomanda spesso di vegliare: Vegliate e pregate per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole.
Non è semplicemente un invito a stare svegli! Svegli si può stare perché magari non si riesce a prendere sonno a causa di pensieri difficili e tormentati, di preoccupazioni di cui non si riesce a venire a capo durante il giorno, di timori che si affollano confusi nella nostra testa, rendendo difficile il riposo.
È l’invito a rimanere svegli, desti come coloro che vivono aspettando! Come coloro che l’amore rende pronti!
Questa sera la liturgia della Parola ci ha fatto meditare alcune delle grandi veglie della storia dell’uomo che la Scrittura ha raccolto nelle sue pagine come momenti sacri.
Nella prima lettura abbiamo ascoltato la prima grande veglia che ha dato inizio alla storia degli uomini: In principio Dio creò il cielo e la terra. La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque Dio disse: «Sia la luce!».La prima veglia che vede coinvolto il cielo e la terra al termine della quale è donata la luce! La grande veglia di creazione: la prima alba della storia mentre lo Spirito di Dio danza sulle acque e tutto prende vita!
La grande veglia di Abramo che attraversa la prova più difficile. L’attesa di un segno di grazia Dio che rassicuri il suo cuore di padre e che gli faccia ritrovare quello che sembra essere perduto!
La veglia di liberazione del popolo di Israele che riceve indicazioni precise per l’attesa: procuratevi un agnello e cominciate a sperare e desiderare la fine della schiavitù d’Egitto! Nemmeno l’esercito del Faraone sarà in grado di interrompere quella veglia.
Ancora, se fate scorrere con calma le letture, potrete scoprire le tracce di attesa che sono raccontate.
L’attesa di un’abbondanza di bene che rassicuri sul fatto che Dio ha concesso benedizione al suo popolo: ascoltatemi e mangerete cose buone e gusterete cibi succulenti. Io stabilirò per voi un’alleanza eterna!
La veglia e l’attesa di un perdono che guarisca a risani le ferite! Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve
Ma queste non sono le uniche veglie! Ci sono poi, non meno importanti quelle che la Scrittura non racconta, ma che stanno nel nostro cuore.
Quelle veglie, quelle attese che anche per noi sono di vita, di speranza, di benedizione, di un perdono, di termine di una prova, di un dolore, di una lontananza, di un pianto, di una guarigione, di una fatica, di una stanchezza! L’attesa di una pace che per quanto preghiamo e speriamo non arriva.
In ciascuna di queste veglie oggi noi possiamo sentirci meno soli e meno abbattuti.
La Pasqua è la risposta di Dio al cuore dell’uomo che veglia, che attende, che sfida la notte, rimanendo in attesa dell’alba, senza lasciare che la paura vinca il suo cuore, senza lasciare che la disperazione gli faccia perdere il sonno, senza perdere la fiducia.
Questa è la sera buona per chiedere a Dio di colmare la nostra attesa, di farci arrivare ancora pronti a vedere il termine della nostra veglia.
Di darci la speranza di attendere e resistere tutto il tempo che serve per vedere la nostra resurrezione. Un angelo del Signore, infatti, sceso dal cielo, si avvicinò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come folgore e il suo vestito bianco come neve.
Il Padre che ha fatto di questa notte una notte di vita, di speranza e di resurrezione ci verrà incontro anche nella nostra notte, prendendoci per mano. Non abbiate paura della notte perché nella notte Dio è all’opera. Anche nella notte, c’è qualcuno che mi ama talmente da farmi sentire pieno di vita persino nella debolezza.
Ricordatevi di questa Veglia dentro le notti della vostra vita! Questa resurrezione che oggi celebriamo entrerà allora prepotente dentro la nostra vita quotidiana! Vedremo rinascere una speranza: dove le tenebre ricoprono l’abisso come prima della creazione, lo spirito di Dio ancora è capace di danzare e di dire: sia la luce.Dove tutto fa pensare che dovremo sacrificare ciò che abbiamo di più caro, il Signore provvederà! Dio non si è dimenticato di noi. Dio si ricorda. Anche nella notte Dio vede e si fa vedere!
Voi non abbiate paura: dice l’angelo! Anche la nostra notte avrà un termine. Anche il nostro vegliare conoscerà un’alba nuova. Possiamo vivere ancora: Gesù ci precede sulle strade della vita. So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto.
Niente finisce in niente



