
Il racconto della Passione è ricominciato da dove l’avevamo interrotto. Ricominciamo anche Dave eravamo rimarti: tu l’hai detto. Sì – lascia intendere Gesù a Giuda – sei tu che tradirai. Sei capace di riconoscerlo. Non far finta di nulla, non fare l’offeso, non fare l’ingenuo. Non ti nascondere. Non è tutta colpa tua. Gesù non è morto in croce solo perché tu lo hai preferito a 30 denari. Siamo tutti complici. Forse più furbi e nascosti, forse meno sfacciati e anche meno coraggiosi, ma siamo tutti complici in qualche misura. Riascoltiamo di nuovo le parole di papa Francesco: Guardiamoci dentro. Se siamo sinceri con noi stessi, vedremo le nostre infedeltà. Quante falsità, ipocrisie e doppiezze! Quante buone intenzioni tradite! Quante promesse non mantenute! Quanti propositi lasciati svanire! Il Signore conosce il nostro cuore meglio di noi, sa quanto siamo deboli e incostanti, quante volte cadiamo, quanta fatica facciamo a rialzarci e quant’è difficile guarire certe ferite. E che cosa ha fatto per venirci incontro, per servirci? Quello che aveva detto per mezzo del profeta: «Io li guarirò dalla loro infedeltà, li amerò profondamente» (Os 14,5). Ci ha guariti prendendo su di sé le nostre infedeltà, togliendoci i nostri tradimenti. Così che noi, anziché scoraggiarci per la paura di non farcela, possiamo alzare lo sguardo verso il Crocifisso, ricevere il suo abbraccio e dire: “Ecco, la mia infedeltà è lì, l’hai presa Tu, Gesù. Mi apri le braccia, mi servi col tuo amore, continui a sostenermi… Allora vado avanti!”.
Di questo abbiamo bisogno. Di andare avanti. Nonostante sia molto comprensibile scoraggiarci. Ancora prima, è un attimo cadere nello sconforto dei nostri limiti.
È facile spaventarci per le conseguenze dei nostri errori.
È quello che è accaduto a Giuda. Ieri lo abbiamo sentito nel racconto della passione domandare in maniera quasi spudorata e imbarazzante: sono forse io? Incapace di riconoscersi nei panni del traditore, Giuda è forse perfino incapace di riconoscere se stesso. Sono davvero io quello che ha fatto questo? Sono davvero io quello che è arrivato fino a questo punto? Quando te lo domandi così, il dolore e la vergogna possono diventare insostenibili. Oggi lo ritroviamo nei panni del pentito: Giuda – colui che lo tradì –, vedendo che Gesù era stato condannato, preso dal rimorso, riportò le trenta monete d’argento ai capi dei sacerdoti e agli anziani, dicendo: «Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente».Capita che il peso dei nostri errori dopo essere finito sulle spalle degli altri, finisca sulle nostre; che il rimorso riempia di amarezza il cuore e la vita intera.
Non è sempre facile e non sempre possibile tornare indietro. Occorre, come dice papa Francesco, andare avanti. Quando finalmente e dolorosamente scopriamo e comprendiamo di non essere sempre all’altezza di ciò che la vita chiede e di non essere che l’ombra di quello che vogliamo essere, fa male ammetterlo, ma l’unica via di uscita possibile è arrendersi ad un perdono che non possiamo mai darci, ma possiamo sempre chiedere.
Occorre che qualcuno ti rimanga accanto e che non capiti, come a Giuda, di ritrovarsi soli dopo che gli altri ti hanno detto: «A noi che importa? Pensaci tu!».Ti sei cacciato nei guai? Te l’avevo detto. Hai sbagliato? Dovevi pensarci prima.
Occorre stare davanti a quel Dio che oggi sta con le braccia spalancate sulla croce, occorre alzare lo sguardo verso il Crocifisso per chiedere a lui di trasformare ogni rimorso in perdono che restituisce pace. Qualsiasi sia il nostro sbaglio e il nostro tradimento, qualsiasi sia il rimorso che ci punge il cuore, lo sbaglio sempre più grande è quello di credere che nessuno – neppure Dio – potrà perdonarci.
Il gesto liturgico e rituale anche forse tradizionale del Venerdì Santo è il bacio a Gesù crocifisso. Siamo invitati a farlo al termine di questa celebrazione.
Per compiere questo gesto abbiamo bisogno di raccogliere davanti a Lui la nostra storia, la nostra vita e la nostra fede; le nostre ferite, i nostri dolori, i nostri dispiaceri e le nostre rabbie, insieme ai nostri desideri migliori e alle nostre speranze; al nostro desiderio di bene e di pace. Rimaniamo sotto la croce con tutto questo. Come ci ha insegnato il cardinal Martini: l’esperienza realistica della vita ci dice che il dolore, la sofferenza, la morte riempiono di sé la nostra storia. Gesù non ha inventato la croce: l’ha trovata anche lui sul proprio cammino, come ogni uomo. La novità che egli ha inventato è stata quella di mettere nella croce un germe di amore.
Amico per questo sei qui: per quel bacio.
Sappiamo di non essere affidabili, neppure nell’amore, per questo confidiamo nell’amore di Dio.



