Terza domenica di Avvento

Ascoltatemi, voi che siete in cerca di giustizia, voi che cercate il Signore

Terza domenica di Avvento. Terza pallina. Terza parola: ascolta! Un imperativo, un invito. Ad aprire le orecchie e ancora prima il cuore. A fidarsi. 
Ascoltare è uno dei due verbi che il dono della parola ci regala. L’altro è parlare.
Se ci pensate, è il primo che entra in funzione. Da piccoli abbiamo ascoltato per parecchi mesi prima di sapere e potere pronunciare la prima parola. Non ci è uscita forse neppure troppo bene, ma poi ne abbiamo imparate anche altre e abbiamo imparato a dirle bene e abbiamo poi imparato a metterle insieme, scoprendo la bellezza di avere non solo una voce, ma di avere voce in mezzo agli altri; la bellezza di poter dire i nostri bisogni, di poter essere compresi, di poter non solo essere accanto, ma di essere insieme, la bellezza del dialogo. È qualcosa che è accaduto a ciascuno di noi, come esseri umani, ma è qualcosa che è accaduto anche all’umanità intera, che ha trovato la possibilità di percorrere la strada dell’evoluzione proprio grazie al potere delle parole dette e ascoltate.
È affascinante questa cosa: l’homo sapiens ha soppiantato l’uomo di Neanderthal, che pure pare fosse più grosso, perché intorno a quel piccolo ossicino che si è ritrovato in gola, l’osso ioide, si è formato quel meraviglioso apparato di muscoli, cartilagini e corde vocali con cui ha imparato a parlare. Poi arriva il salto decisivo, quando, alla parola che permetteva la comunicazione diretta nel presente, si è affiancato l‘alfabeto, che ha permesso di tramandare le parole, le storie, le informazioni, le conoscenze nel futuro.
Il salto decisivo per l’umanità. 
L’autore del libro della Genesi è così consapevole della forza delle parole, che scrive che Dio ha creato il mondo parlando: Il mondo era vuoto e deserto, le tenebre coprivano gli abissi e un vento impetuoso soffiava su tutte le acque. Dio disse: ‘Vi sia la luce!’. E apparve la luce.
L’evangelista Giovanni, come ascolteremo nella notte di Natale, comincia così il suo vangelo: in principio era il Verbo. All’inizio di tutto c’è la Parola. 
Tornando a noi: da piccoli abbiamo preso così gusto nel parlare, che poi abbiamo un po’ perso l’abitudine di ascoltare. Abbiamo perso la consapevolezza che, per avere parole da dire, occorre continuamente farle entrare: ascoltando, leggendo. Capita così di incontrare più facilmente persone che hanno voglia di parlare piuttosto che di ascoltare. Quando uno sta in silenzio, la cosa appare così strana e fuori luogo, che capita che si senta domandare: “va tutto bene? Stai bene?” . Quando si è in mezzo agli altri e si dialoga, l’impressione è che ciascuno, più che ascoltare, stia aspettando il proprio turno di parlare.
L’accesa discussione nata tra Gesù e i Giudei dopo la guarigione dell’uomo malato da 38 anni, sembra un dialogo tra sordi.
Le parole di Gesù cadono nel vuoto, si scontrano contro la presunzione di quegli uomini, rimbalzano addosso alla loro testardaggine. Ma voi non avete mai ascoltato la sua voce né avete mai visto il suo volto, e la sua parola non rimane in voi. Non credete!
Non credete a quello che vi dice il Padre che mi ha mandato e ha dato testimonianza di me.
Non credete a Giovanni Battista: e voi solo per un momento avete voluto rallegrarvi alla sua luce.
Non credete a quello che vi dico: io ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni.
Non credete neppure a quello che vedete: le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato.
Non ascoltano e neppure vedono.
Ascoltare è osservare. Ascoltare è comprendere; è non giudicare; è rinunciare al nostro bisogno di esprimerci; è dedicare tempo e attenzione; è rispettare. Ascoltiamo troppo poco. Non chiediamo. Non diamo tempo.
Proviamo a farlo in questi giorni e nel resto di questo avvento.
Ascoltiamo noi stessi. Non è egoismo fermarsi ad ascoltarsi. Anche a noi stessi dobbiamo dare ascolto: alle nostre fatiche, prima che si facciano insostenibili; ai nostri sentimenti, prima che diventino confusi; alle nostre tensioni, prima che esplodano; alle nostre tristezze, prima che diventino afflizioni.
Ascoltiamo gli altri. Accogliamo quello che ci viene detto e anche quello che non ci viene detto.  Ascoltiamo per capire cosa vogliono da noi, di cosa hanno bisogno, come possiamo aiutarli, come possiamo sostenerli. Diamo importanza alle relazioni.
Ascoltiamo anche Dio. Così dice il Signore Dio: «Ascoltatemi, voi che siete in cerca di giustizia, voi che cercate il Signore. Solitamente non pretende tanto, ma le sue parole sono sempre preziose. Mettono ordine, mettono pace. Sono in grado di ridare tranquillità al cuore, di sciogliere nervosismi, di ridare il giusto peso alle nostre preoccupazioni, di consigliare nelle scelte. Ascoltatemi attenti, o mio popolo; o mia nazione, porgetemi l’orecchio.

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