
Capiteranno cose spiacevoli e dolorose. Gesù non lo nasconde ai discepoli, ma suggerisce di non preoccuparsi in anticipo. Quando accadranno, lui ci sarà! A chi non è mai capitato di preoccuparsi di qualcosa che potrebbe; o preoccuparsi di qualcosa che potrebbe non succedere, di ritrovarsi a dire vedrai che succederò questo, succederà quello, vedrai che succede così, vedrai che succede cosà, cosa farò, cosa non farò. A chi non è mai capitato di vivere male il tempo presente per paura del futuro e di quello che potrebbe succedere, di vivere quindi più preoccupati che occupati del domani. La nostra vita scorre nel tempo, è misurata dal tempo. Una realtà misteriosa che non è neppure facile definire. C’è chi dice che il tempo è la vita stessa. C’è chi dice che il tempo è denaro. C’è chi dice che il tempo è un’illusione; c’è chi dice che è una convenzione sociale, per dare una misura comune allo scorrere della vita e rendere possibile il vivere insieme e anche il solo incontrarsi. È qualcosa che possiamo perdere, possiamo guadagnare, possiamo sfruttare e usare, possiamo ammazzare il tempo e puoi organizzare il tempo; puoi spenderlo bene o spenderlo male; può essere libero o può essere vuoto; può essere sprecato e può essere risparmiato; puoi prendere tempo e puoi bruciare sul tempo.
Ieri, oggi, domani diventano concetti facili che fin da bambini impariamo. Passato, presente e futuro sono altri concetti che ne derivano e con cui siamo chiamati a fare i conti. Soprattutto siamo chiamati a fare i conti con l’oggi perché è lì che accade la vita. È lì che ciascuno raccoglie e fa i conti con le conseguenze del passato, positive o negative che siano, è lì che prepara e si occupa del futuro. Il vangelo oggi mi pare ci suggerisca di farlo con semplicità e prudenza, ma ancora più precisamente con una grande fiducia nel Signore nella provvidenza.
È diventato celebre, grazie al film L’attimo fuggente, il verso della poesia di Orazio: carpe diem, cogli l’attimo. Come spesso capita, poche parole tolte dal contesto, sono diventate quasi un manifesto dei nostri tempi: goditi il presente, cogli l’occasione, non perdere l’attimo, fino così velocemente da portarci a vivere l’istante più che l’attimo e a diventare quasi impulsivi, addirittura aggressivi e voraci nel nutrirci di attimi. Nel frattempo i nostri tempi non sono più quelli dell’attimo, ma addirittura quelli dell’istante. Perfino la nostra capacità di attenzione e di concentrazione si è fatta breve. I video più popolari sono quelli brevi. Tik tok: il rumore della lancetta dei secondi è diventato il social più diffuso. Ma sia per Orazio – per quel che ricordo degli studi di allora – che per il vangelo, cogliere l’attimo è anche saper cogliere il profondo legame che esso ha con la provvidenza divina. Non puoi vivere l’attimo se non sai anche legarlo ad una promessa, ad una speranza, se non lo governi e lo dirigi con prudenza e semplicità, dice oggi il vangelo: siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe.
Non puoi cogliere l’attimo se non hai mai sperimentato la grazia di Dio che accompagna il presente, ogni attimo, e non hai saputo custodire nella memoria i suoi benefici, credendo che nelle prove future il Signore ti accompagnerà e sosterrà nella stessa maniera. Arriveranno momenti difficili. In quei momenti non confidate negli uomini e nemmeno troppo in voi stessi. È ingenuo pensare che non sia così e per il timore del futuro godersi semplicemente il presente, come la cicala della fiaba che passa l’estate a cantare Fai come vuoi, formica mia. Io intanto mi godo questa meravigliosa giornata standomene qui rilassata a riposare – e la cicala riprese a cantare un’altra canzone.
È altrettanto controproducente pensare però di poter pianificare tutto, di preparare ogni cosa, di superare con ogni calcolo all’ombra temibile e minacciosa di “quello che può succedere”.Quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire.
Il tempo è un dono. È il dono della vita che ci viene continuamente consegnato dal Signore e quotidianamente viene custodita sotto il suo sguardo. Non è denaro. Non è buono solo se è felice o se è consumato; lo è se è donato e se è condiviso; non puoi accumularlo o risparmiarlo, puoi solo usarlo per vivere.
Con semplicità: nella capacità di dare il giusto peso e il giusto valore alle cose e ancora di più ad ogni persona, ad ogni situazione e ad ogni circostanza, contenti di quello che si ha, lontani dalla preoccupazione di accumulare o consumare.
Con prudenza: capaci di valutare, capire, misurare, decidere, scegliere e agire di conseguenza. Senza farsi ingannare dalle apparenze, riconoscendo quando occorre affrettarsi e quando fermarsi. Secondo il criterio del bene e non della convenienza.
Come ha scritto Madeleine Delbrel: Noi crediamo che niente di necessario ci manca. Perché se questo necessario ci mancasse Dio ce lo avrebbe già dato, quel Dio che è mia roccia, mia fortezza, mio liberatore, mia rupe, in cui mi rifugio; mio scudo, mia potente salvezza e mio baluardo.



