2 Domenica dopo Pentecoste

la vita è tanto bella e ricca. Lo è al punto che potresti credere in Dio

Provate ad immaginare questa scena. Gesù, invitato nello studio di Bruno Vespa o di Mario Giordano, oppure di Lilli Gruber o di Nicola Porro o se preferite di Barbara d’Urso. L’argomento potrebbe essere la guerra in Ucraina o l’emergenza migranti; l’insicurezza nelle città e la violenza nelle strade.
Comincia a parlare e dice: «Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».Lascio a voi immaginare che piega potrebbe prendere il confronto con gli altri ospiti. Sarei curioso di vedere il giorno dopo l’audience di quella puntata; i commenti sui giornali; le dichiarazioni dei politici. Quelli di destra e quelli di sinistra e perché no di quelli di centro, di centrodestra e di centro sinistra. Me li vedo più o meno tutti quanti accumunati nel definire Gesù un ingenuo; un radical chic che se ne sta nel suo nell’attico in cielo e non sa come va il mondo; uno che predica bontà, ma che non sa nulla della vita reale. Forse qualcuno, sia di destra che di sinistra, sapendo che tutto sommato è il Figlio di Dio, comincerebbe a tirarlo dalla sua parte: ha ragione, lo diciamo anche noi da sempre, la pensa come noi.   Ma nessuno mai lo metterebbe in lista sapendo che, se anche i suoi insegnamenti potessero forse interessare qualche convinto credente o qualche sognatore rivoluzionario, non porterebbe a casa molti voti con dichiarazione del genere!  Altri comincerebbero semplicemente a contestarlo. 
Dopo qualche giorno, comunque, l’eco di quelle parole si smorzerebbe per lasciar spazio a qualche altra polemica, a qualche tragico fatto di cronaca da raccontare nei particolari, a qualche pettegolezzo o semplicemente al racconto delle mete preferite dagli italiani per le prossime vacanze. Accade sempre così; il pensiero chiede tempo e quello che ci manca sempre. Troppo rivoluzionarie e provocatorie quelle parole: i nemici non si amano, si combattono; si sconfiggono e si mettono nella condizione di non poter far del male. Ha ragione la legge antica: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico e non c’è proprio bisogno di una legge nuova per di più inconcepibile: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano.
Che posto possono avere queste parole in un tempo in cui si mina e si fa saltare una diga o in cui si minaccia l’uso dell’atomica? In un mondo in cui il diritto internazionale non ha saputo impedire o porre dei limiti ad alcuna guerra e in cui solo la reciproca paura di annientamento ha funzionato come limite? 
Per farla corta oggi sarebbe definito un buonista: uno che crede che si possa cambiare e salvare il mondo con la bontà.  Come un buonista è il padre di figlio che scappa di casa con mezza eredità e non contento, quando torna a mani vuote, lo accoglie di nuovo in casa, senza una punizione e gli fa pure una festa. Buonista è un dio che fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Ai figli non puoi lasciar fare tutto quello che vogliono. Le offese si vendicano, i torti si riparano, chi sbaglia paga e ripaga; prima i nostri e poi se avanza ci pensiamo. Questa è la logica, da sempre.
La parola, buonismo, è diventata una specie di scudo contro qualsiasi tentativo di dialogo e di pensiero ragionevole, contro qualsiasi riflessione in grado di andare oltre le urla, la rabbia e l’istinto.  È stata presa una parola sacra come “bontà”, e l’abbiamo chiusa dentro un contesto del tutto estraneo: un buon modo per mettere limiti alla bontà.
In giro e nei cuori c’è tanta paura e smarrimento e queste parole del Vangelo a prima vista non sembrano una buona soluzione ai problemi del mondo. In realtà se non ci fermiamo alle apparenze, se non lasciamo spegnere in noi la forza di queste parole, ci accorgeremmo che questo Vangelo offre una risposta alla nostra paura. Sono le parole di quel Gesù che è stato l’unico vero ribelle che abbia camminato su questa terra.
Scriveva Etta Hillesum: Se invece non dai un opportuno ricovero al dolore, ma concedi maggior spazio all’odio e ai piani di vendetta – da cui nascerà ulteriore dolore per altri -, be’, allora il dolore non finirà mai in questo mondo ma crescerà soltanto. Quando avrai concesso al dolore il posto e lo spazio che le sue nobili origini richiedono, allora sì che potrai dire: la vita è tanto bella e ricca. Lo è al punto che potresti credere in Dio…
Una pace futura potrà esser veramente tale solo se prima sarà stata trovata da ognuno in sé stesso – se ogni uomo si sarà liberato dall’odio contro il prossimo, di qualunque razza o popolo, se avrà superato quest’odio e l’avrà trasformato in qualcosa di diverso, forse alla lunga in amore se non è chiedere troppo.  l’unica soluzione possibile…  Sono una persona felice e lodo questa vita, la lodo proprio, nell’anno del Signore 1942, l’ennesimo anno di guerra. –
Non trovi spazio in noi l’odio, non trovi casa il rancore. Amate, pregate, non salutate solo quelli che vi salutano, non aspettate ricompensa all’amore. Aspirate ad essere misericordiosi e perfetti come il Padre nostro celeste. 

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